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Etichettatura dei prodotti alimentari biologici e garanzie per i consumatori

Etichettatura dei prodotti alimentari biologici e garanzie per i consumatori

 

La garanzia che ci troviamo di fronte ad un prodotto alimentare biologico, ci viene data dall’etichettatura. Da mero elemento decorativo, qual era inizialmente, l’etichetta costituisce oggi un oggetto di particolare importanza nella circolazione dei prodotti alimentari. A livello comunitario, la scelta di disciplinare la materia dell’etichettatura dei prodotti alimentari risale già alla fine degli anni Settanta attraverso la direttiva 79/112/CEE, con la quale il legislatore fornì la prima chiave di armonizzazione in materia, applicabile ai prodotti alimentari destinati al consumatore finale. Esistono disposizioni specifiche di etichettatura per determinate categorie di prodotti adottate dal legislatore UE per le peculiarità degli stessi, ed i prodotti biologici rientrano tra questi.

E’ il Regolamento (CE) n. 834/2007 a disciplinarne, in via generale, l’etichettatura, agli articoli 23-26. Ad esso si affianca il Regolamento (CE) n. 889/2008, recante modalità applicative del primo.

I regolamenti ed i Documenti a cui ci si riferisce quando si parla di biologico sono:

Regolamento CE 834/07 e CE 889/08 Regolamenti attualmente in vigore per l’Agricoltura biologica
Regolamento CE 271/10 Regolamento che definisce l’uso del logo europeo e modifica alcune norme di etichettatura.

Le fascette, le etichette, gli imballaggi primari e secondari che accompagnano il prodotto fino al consumatore costituiscono “etichetta”, pertanto le indicazioni relative al metodo di produzione biologico, devono sempre rispettare quanto previsto dai Reg. CE 834/07 e CE 889/08 ed essere autorizzate da un organismo di controllo a sua volta autorizzato dal Ministero delle politiche agricole e forestali (Mi.P.P.A.F.) (AIAB, 2008).

I consumatori devono essere consapevoli che l’agricoltura biologica è l’unica forma di agricoltura controllata in base a leggi europee e nazionali; non ci si basa su autodichiarazioni del produttore ma su di un Sistema di Controllo uniforme in tutta l’Unione Europea. Un azienda che volesse avviare la produzione biologica deve notificare la sua intenzione alla regione e ad uno degli Organismi di controllo certificati; tale Organismo procede all’ispezione con i propri tecnici specializzati che esaminano l’azienda e prendono visione degli appezzamenti, controllandone la corrispondenza con i documenti catastali, dei magazzini, delle stalle e di ogni altra struttura aziendale. Se dall’ispezione l’azienda risulta idonea si avvia un periodo di conversione, nel quale i terreni vengono disintossicati dai prodotti chimici usati in precedenza; solo concluso questo periodo, il prodotto può essere commercializzato come biologico. L’Organismo provvede a più ispezioni all’anno anche a sorpresa, e preleva campioni da sottoporre ad analisi; inoltre le aziende agricole che producono con il metodo biologico devono poi documentare ogni passaggio su appositi registri predisposti dal Ministero, per assicurarne la tracciabilità. Gli Organismi che possono effettuare i controlli e la certificazione delle produzioni biologiche sono riconosciuti con decreto del Ministero delle politiche agricole e forestali, e sono sottoposti a loro volta al controllo dello stesso Ministero e delle regioni; in Italia sono nove: ICEA (ex AIAB), BIOAGRICERT, BIOS, C.C.P.C. , CODEX, ECOCERT, I.M.C. , QC&I, SUOLO E SALUTE, BIOZERT (AIAB, 2008).

Le indicazioni che si riferiscono al metodo di produzione biologico (biologico, bio, eco) dovranno necessariamente comparire sull’etichetta o sulla confezione, in modo da essere facilmente visibili e chiaramente leggibili. In particolare l’etichetta di un prodotto alimentare biologico deve contenere:

  • il codice ISO che identifica la nazione (IT);
  • il metodo di produzione (BIO);
  • il codice dell’organismo di controllo preceduto dalla dicitura: “Organismo di Controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche Agrarie e Forestali (Mi.P.A.A.F.);
  • il codice dell’operatore;
  • il riferimento all’ultimo certificato di conformità rilasciato con la data dell’ultima revisione (Cortobio, 2013).

Accanto a queste informazioni, è presente il luogo di coltivazione del/dei prodotti; le indicazioni previste sono: Agricoltura UE – per prodotti coltivati in uno dei paesi comunitari; Agricoltura non UE –  per prodotti coltivati in paesi terzi; Agricoltura UE / NON UE – per prodotti coltivati in parte in Europa e in parte in paesi terzi. Se un prodotto è costituito da ingredienti coltivati nello stesso paese (ad es. solo in Italia), la dicitura Agricoltura UE può essere sostituita dalla dicitura Agricoltura Italia.

Un’altra indicazione che dovrà necessariamente essere presente sulla confezione (per gli alimenti confezionati) sarà il logo comunitario.

Fonte: www.euroleaf.org

I requisiti del logo biologico (Euro leaf) sono stabiliti dal Reg. 889/2008; all’allegato XI dello stesso è possibile individuare le caratteristiche tecniche del logo medesimo.

Il logo europeo deve avere queste caratteristiche (AIAB, 2008): altezza almeno 9 mm; larghezza 13,5 mm; proporzione tra altezza e larghezza deve essere 1:1,5; per le confezioni molto piccole la dimensione minima può essere ridotta a 6 mm per l’altezza; il colore di riferimento in pantone è verde n. 376 e se usiamo la quadricromia il verde ottenuto con 50% ciano + 100% giallo. Il logo può essere stampato anche in bianco e nero quando non sia possibile farlo a colori. Il suddetto logo si deve apporre ai prodotti chiusi, confezionati ed etichettati, con una percentuale prodotto di origine agricola biologica di almeno 95%, ed è proibito nei prodotti con una percentuale inferiore. Tale logo può essere facoltativo per i prodotti con le stesse caratteristiche ma provenienti da paesi terzi, e lo stesso vale per i prodotti esportati dall’UE a paesi terzi. Il logo europeo può essere affiancato da loghi privati e da descrizioni e riferimenti testuali che descrivano l’agricoltura biologica, purchè tali elementi non vadano in contrasto con l’art. 58 del Regolamento.

 


© L’acquisto di prodotti alimentari biologici. Analisi di modelli estesi della Teoria del Comportamento Pianificato  – Dott. Filippo Barretta


 

I prodotti alimentari biologici contro i prodotti alimentari convenzionali

I prodotti alimentari biologici contro i prodotti alimentari convenzionali

 

Foto di Couleur da Pixabay

 

Uno studio molto interessante dell’inglese Soil Association ha messo in evidenza aspetti riguardanti le differenze tra i cibi coltivati secondo gli standard dell’agricoltura biologica e quelli coltivati in maniera convenzionale; in particolare lo studio ha esaminato quattro aree:

  • food safety (sicurezza alimentare): in che misura i cibi biologici e non biologici contengono componenti indesiderati e potenzialmente dannosi per la salute (prodotti chimici, agenti patogeni, etc.);
  • primary nurients (nutrienti primari): quale contributo i cibi biologici e non biologici danno in termini di vitamine e minerali essenziali al fine di mantenere una buona salute;
  • secondary nutrients (elementi nutritivi secondari): possono le pratiche agricole influenzare la concentrazione di elementi secondari nella pianta (antiossidanti) e quindi le proprietà salutari che il cibo porta;
  • observed health effects (effetti osservati sulla salute): la capacità di un alimento di sostenere la salute, la crescita e la riproduzione.

Lo studio, riguardante la sicurezza alimentare, evidenzia che anche se prove certe di collegamenti tra pesticidi e malattie sono tutt’ora oggetto di ricerca, è evidente che un’esposizione prolungata a pesticidi e fertilizzanti può avere effetti sulla salute umana; mangiare cibo biologico riduce al minimo l’esposizione a residui di pesticidi. Non ci sono prove che sostengono l’idea che le colture biologiche, a causa del divieto di utilizzo di pesticidi, siano più esposti agli attacchi di funghi e quindi da aflatossine. Riguardo agli OGM (organismi geneticamente modificati), si evidenzia come la generale preoccupazione riguardo ad essi persista tra scienziati e studiosi.

Sempre lo stesso studio mette in evidenza come l’uso di ruotine di antibiotici in zootecnia non biologica, per prevenire malattie negli animali o come promotori di crescita, sta aumentando il rischio nella specie umana di resistenza batterica. Mentre più di 500 tipi di additivi (coloranti, conservanti, aromi, etc.) sono consentiti nei prodotti non biologici, in quelli biologici sono solo 30; inoltre ingredienti come i grassi idrogenati, che fanno aumentare il rischio di malattie cardiache, sono proibiti in agricoltura biologica. Il contenuto di nitrato potenzialmente tossico è minore in prodotti coltivati in agricoltura biologica; è interessante anche notare come la vitamina C, che aiuta ad inibire l’effetto dannoso dei nitrati, è minore negli alimenti convenzionali rispetto a quelli biologici.

Sui nutrienti primari, la letteratura presenta molte ricerche condotte però con metodi e risultati abbastanza insoddisfacenti per definire i cibi biologici più nutrienti di quelli convenzionali (solo 27 su 99 studi sono stati ritenuti validi per spiegare tale differenza); in generale le prove scientifiche valide hanno dimostrato una chiara tendenza verso il fatto che frutta e verdura biologica abbiano livelli più elevati di componenti desiderabili come fibra, minerali essenziali e vitamina C rispetto alla frutta e verdura non biologica.

A causa delle restrizioni sull’uso di pesticidi e fungicidi, gli agricoltori sono più propensi a selezionare prodotti alimentati biologici, con maggiore resistenza a parassiti e malattie e che presentano livelli più elevati di elementi nutritivi secondari (fitonutrienti).

Ci sono segnalazioni sugli effetti positivi che gli alimenti biologici hanno sulla salute degli esseri umani che ne consumano: minor esposizione a raffreddori ed influenza, convalescenza più rapida, miglior salute in generale, minor rischio di infortuni durante lo sport, pelle chiara e più sana, miglioramento della salute dentale, etc. inoltre effetti positivi si sono visti in terapie contro il cancro), e nella qualità del seme aumentandone la concentrazione media (Soil Association, 2002).

Anche se è molto difficile illustrare le incidenze che i prodotti alimentari biologici hanno sugli essere umani, a causa di molti altri fattori intervenenti che rendono complicati lo studio e la ricerca, qui si è voluto sottolineare come l’agricoltura biologica possa portare benefici sia a noi sia alla natura che ci circonda, con prodotti migliori qualitativamente, più sani e con un gusto migliore dei prodotti convenzionali (Soil Association, 2002).

 


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Focus: i prodotti alimentari biologici. Cosa sono? 

Focus: i prodotti alimentari biologici. Cosa sono?

 

 

I prodotti biologici comprendono una vasta gamma di prodotti: alimentari, di cosmesi e per la cura della pelle, prodotti per la casa, vestiti e calzature, etc.

I prodotti alimentari biologici vanno in netta contrapposizione ai prodotti geneticamente modificati (OGM), i quali sono studiati e creati appositamente per soddisfare il più possibile i gusti e preferenze dei consumatori favorendone la commercializzazione ed il profitto; i prodotti alimentari biologici mantengono un contatto con le tradizioni e le radici, nel rispetto della natura.

I prodotti alimentari biologici che si possono trovare in commercio possono essere: carne e carni conservate (insaccati); frutta e derivati (succhi, confetture, etc.); verdure e derivati (salse, sughi, zuppe, etc.); vino e birra; alimenti per bambini; latte; yogurt; prodotti di pasticceria; pane e pasta; prodotti per la colazione (cereali, biscotti, etc.); legumi.

I prodotti alimentari biologici trasformati sono prodotti che utilizzano ingredienti biologici di base: olio di oliva, salsa di pomodoro, marmellata, verdure sottaceto, piatti preparati, cereali per la colazione; tali prodotti dovrebbero essere ottenuti mediante processi atti a garantire la persistenza dell’integrità biologica e delle qualità essenziali del prodotto in tutte le fasi della catene di produzione.

Relativamente alla trasformazione della materia prima, è escluso l’utilizzo di aromi, di tutti i coloranti, gli edulcoranti, gli esalatori di sapidità; è escluso l’uso di conservanti nei trasformati vegetali, sono drasticamente ridotti gli altri additivi e coadiuvanti tecnologici; è escluso l’uso di radiazioni ionizzanti (Reg. Ce 834/07 e Reg. CE 889/08 Normativa Europea).

 


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Regolamentazione dell’agricoltura biologica

Regolamentazione dell’agricoltura biologica

Foto di kangbch da Pixabay

 

La tappa fondamentale che vede l’agricoltura biologica riconosciuta  a livello legislativo è l’entrata in vigore, nel 1993, del Reg. (CEE) 2092/91 che stabilisce le norme relative alla produzione, trasformazione, commercializzazione ed etichettatura dei prodotti biologici.

Questo regolamento, al quale sono seguite numerose modifiche negli anni successivi, considera le motivazioni che sono alla base della necessità della Comunità Europea di regolamentare il settore, mettendo in luce il substrato politico e culturale da cui il Regolamento nasce.

Ad esempio la prima considerazione sottolinea che: i consumatori richiedono in misura sempre maggiore prodotti agricoli e derrate alimentari ottenuti con metodi biologici… e che questo fenomeno sta quindi creando un nuovo mercato peri prodotti agricoli”(Consiglio UE. Regolamento (CEE) del Consiglio n°2092/91 del 24 giugno 1991. Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. L 198 del 22/07/1991 pag. 01- 15 inINIPA, AGER S.r.l. ed ANAGRIBIOS, 2004).

Appare evidente che durante la stesura del Regolamento era precisa la consapevolezza che l’intera materia fosse in corso di determinazione; si trattava quindi di definire l’impalcatura di un sistema di controllo, di tutte le fasi della produzione e della commercializzazione, alla quale si sarebbero aggiunte le specifiche determinazioni tecniche.

Tale regolamento, con le sue successive modifiche e integrazioni, ha disciplinato il settore in tutti gli stati membri dell’Unione Europea fino al dicembre 2008. Dal gennaio 2009 è subentrato il Regolamento (CE) 834/07, attualmente in vigore.


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Agricoltura biologica: Ifoam

Agricoltura biologica: IFOAM

 

Nel 1972 nasce in Francia l’IFOAM (International Federation of Organic Agricolture Movements), un’organizzazione internazionale che raggruppa le Associazioni operanti in agricoltura biologica.

Lo scopo di fondo di tale associazione era di produrre cibi sani e di elevata qualita?, nel rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi.

I membri associati possono essere singole personalita? come ricercatori, agronomi, operatori agricoli, esperti di economia, sociologia, ecologia e nutrizione, che hanno un ruolo consultivo senza diritto di voto; i soci effettivi sono individuati nelle associazioni senza scopo di lucro che hanno come obiettivo quello di sostenere e sviluppare sistemi di agricoltura compatibili con l’ambiente.

L’assemblea generale dei soci ha cadenza biennale ed indica le vie di sviluppo della Federazione, che devono essere svolte da un Comitato Direttivo, eletto dall’assemblea. Le attivita? dell’IFOAM sono affidate a vari gruppi di lavoro, ad esempio: il gruppo “Agro Cole” si occupa della diffusione delle tecniche biologiche nei paesi in via di sviluppo; il Comitato Tecnico ha il compito di aggiornare biennalmente la normativa relativa al disciplinare di produzione nella quale di definiscono gli standards di produzione che qualificano i prodotti biologici in commercio; il Comitato Scientifico promuove convegni sui singoli temi; infine un Comitato per i rapporti con la CEE ha collaborato a lungo con gli addetti della comunita? per la prima proposta di regolamento in materia di agricoltura biologica (INIPA, AGER S.r.l. ed ANAGRIBIOS, 2004).

 


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Nascita dell’agricoltura biologica

Nascita dell’agricoltura biologica

 

Foto di lumix2004 da Pixabay

 

Fu il filosofo austriaco Rudolf Steiner, nel suo “Corso di Agricoltura” nel 1924, ad introdurre il concetto di agricoltura biodinamica ed a gettare le basi per quella che oggi viene chiamata agricoltura biologica; secondo il filosofo suolo, colture, allevamenti, ambiente, flora e fauna fanno parte di un unico “organismo” (azienda agricola) nel quale interagiscono in equilibrio con le forze terrestri e cosmiche e pertanto nelle varie pratiche colturali devono essere impiegati solo metodi e prodotti naturali, tenendo presenti i ritmi naturali della Terra e del cosmo.

Successivamente negli anni ’40 si sviluppa un movimento basato sulle teorie del “Testamento agricolo” di Sir Howard (1940), secondo il quale la sostanza organica assume un ruolo di primaria importanza (organic farming). Dopo la seconda guerra mondiale fino agli ’50 si sviluppa in Svizzera il Movimento dei giovani agricoltori, fondato da Hans Peter Rusch e Hans Müller, nel quale viene posta attenzione all’humus ed alla sostanza organica, nonché sulle lavorazioni del terreno le quali devono essere ridotte al minimo per non modificarne la composizione microbica. Negli anni a seguire l’agricoltura organica aumenta in Europa e nel resto del mondo, trovando comunque alcuni ostacoli negli anni ’60 e ’70 specialmente grazie all’incremento dell’uso di prodotti chimici; negli anni ’60 infatti c’è un forte utilizzo della meccanizzazione e di prodotti chimici in quella che è chiamata “rivoluzione verde”, consistente nel massimo profitto ottenibile dalla produzione agricola, fortemente in contrasto con i principi “etico-ecologici” proposti. Il panorama però cambia negli anni ’70 ed i movimenti rivolti ad una maggiore ricerca della coscienza ambientale prendono nuovo vigore, anche a seguito dei problemi derivati dall’eccessivo impiego della chimica in agricoltura (es. DDT) e della crisi petrolifera (Benvenuto e Malossini, 2007).

 


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Comportamento di acquisto: Cos’è l’agricoltura biologica

Comportamento di acquisto: Cos’è l’agricoltura biologica

Foto di andreyalpha da Pixabay

 

Il termine “agricoltura biologica”, come descrive l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB, 2008), indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi); significa quindi sviluppare un metodo di produzione che eviti lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, in particolare del suolo, dell’acqua e dell’aria, utilizzando invece tali risorse all’interno di un modello di sviluppo che possa durare nel tempo. E’ un metodo di produzione definito dal punto di vista legislativo a livello comunitario inizialmente con il Regolamento CEE 2092/91, e successivamente sostituito dai Reg. CE 834/07 e 889/08 ed a livello nazionale con il D. M. 18354/09.

Nelle coltivazioni, si provvede innanzitutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate come per esempio: la rotazione delle colture, non coltivando consecutivamente nello stesso terreno la stessa pianta in modo da sfruttare meno intensivamente il terreno; la piantumazione di siepi e alberi che danno ospitalità a predatori naturali di parassiti e fungono da barriera fisica a possibili inquinamenti esterni; la consociazione, coltivando in parallelo piante sgradite l’una ai parassiti dell’altra. I fertilizzanti impiegati sono naturali come il letame opportunamente compostato e altre sostanze organiche compostate e sovesci, cioè incorporazioni nel terreno di piante appositamente seminate, come trifoglio o senape. Per la difesa delle colture in caso di necessità si interviene con sostanze naturali vegetali, animali o minerali: estratti di piante, insetti che predano parassiti, farina di roccia o minerali naturali. Qualora si ritenesse necessario intervenire per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale espressamente autorizzate e dettagliate dal Regolamento europeo.

Per quanto riguarda la zootecnia, il metodo di produzione biologico segue i criteri normativi definiti dall’Unione Europea (Regolamento CE 1804/99) ed a livello nazionale (D. M. 91436 del 4 Agosto 2000). Gli animali devono essere alimentati secondo i loro fabbisogni con prodotti vegetali ottenuti con metodo di produzione biologico; il numero di capi allevabili è strettamente legato alla superficie disponibile; i sistemi di allevamento adottati devono soddisfare i bisogni etologici e fisiologici degli animali e cioè consentire loro di esprimere il loro comportamento naturale con sistemi di vita adeguati; il trapianto degli embrioni e l’uso degli ormoni per regolare l’ovulazione sono vietati eccetto in caso di trattamento veterinario, ed è inoltre vietato l’impiego di razze ottenute mediante manipolazione genetica; il trasporto degli animali deve essere il meno lungo possibile ed è vietato l’uso di tranquillanti durante il tragitto; al momento della macellazione o dell’abbattimento deve esserci un trattamento in modo da limitare la tensione degli animali e offrire garanzie sulla separazione di quelli biologici da quelli convenzionali.

Nella scelta delle razze, è preferibile allevare razze autoctone ben adattate alle condizioni ambientali locali, resistenti alle malattie e adatte alla stabulazione all’aperto.

Le strutture per l’allevamento devono essere salubri e dimensionate al carico di bestiame; inoltre devono consentire l’isolamento dei capi che necessitano di cure mediche. Lo spazio libero minimo a disposizione degli animali per ogni specie e categoria viene definito nel Regolamento CE 1804/99, sia al coperto che all’esterno. La dieta del bestiame dovrebbe essere composta totalmente da cibi biologici, e bilanciata in accordo con i fabbisogni nutrizionali degli animali; non possono mai essere somministrati agli animali allevati con metodo biologico: stimolatori di crescita o stimolatori dell’appetito sintetici, conservanti e coloranti, urea, sottoprodotti animali (es. residui di macello o farine di pesce) ai ruminanti ed agli erbivori monogastrici fatta eccezione per il latte ed i prodotti lattiero-caseari, escrementi o altri rifiuti animali, alimenti sottoposti a trattamenti con solventi (es. panelli di soia o altri semi oleosi) o addizionati di agenti chimici in genere, organismi geneticamente modificati, vitamine sintetiche.

 


© L’acquisto di prodotti alimentari biologici. Analisi di modelli estesi della Teoria del Comportamento Pianificato  – Dott. Filippo Barretta


 

Comportamento di acquisto: introduzione

Comportamento di acquisto: introduzione

 

 

La ricerca oggetto di questa tesi ha l’obiettivo di indagare il comportamento d’acquisto di prodotti alimentari provenienti da agricoltura biologica.

In opposizione al calo di consumi registrati negli ultimi anni nel settore agroalimentare, a causa anche della crisi economica che ha colpito fortemente gran parte dei paesi occidentali, inclusa l’Italia, il mercato del settore biologico continua a crescere confermando un trend positivo che dura da circa una decina d’anni. Si stima un fatturato mondiale del biologico pari a 63,8 miliardi di dollari (nel 2012). Nel nostro paese, nei primi cinque mesi del 2014, gli acquisti di prodotti alimentari biologici hanno avuto un incremento che risulta essere il più alto degli ultimi dodici anni. Inoltre, la forte concorrenza di prodotti a basso prezzo, provenienti dai paesi emergenti (Cina, India, Paesi dell’Est, etc.) sta mettendo in discussione alcuni paradigmi legati al settore agricolo occidentale. Uno dei principali strumenti per la sopravvivenza dell’agricoltura nei Paesi più “ricchi” è rappresentato dall’offerta di prodotti di qualità (gustosi, salubri,  che permettano una sostenibilità ambientale, etc.). In questo contesto si inserisce l’agricoltura biologica che pone da sempre, come finalità del proprio metodo, di ottenere prodotti di alto livello qualitativo, nel massimo rispetto per l’ambiente.

Proprio per quest’ultima caratteristica di sostenibilità ambientale, l’acquisto di prodotti alimentari biologici viene spesso associato a quella categoria di comportamenti che la psicologia ambientale definisce “ecologici”, come ad esempio tutti quei comportamenti che contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente (separare i rifiuti domestici, utilizzare i mezzi pubblici anziché privati, etc.).

Il presente lavoro, con l’obiettivo di ricercare le determinanti psicologiche del comportamento ecologico preso in esame cioè l’acquisto dei prodotti alimentari biologici, si è basato su uno specifico paradigma della ricerca psicologica sociale, cioè la Teoria del Comportamento Pianificato (Theory of Planned Behaviour, TPB) (Ajzen, 1991; Ajzen e Madden, 1986).

Il primo capitolo di questo elaborato è dedicato a definire cosa sono i prodotti alimentari biologici, cosa li differenzia dai prodotti convenzionali in termini di coltivazione e certificazione, e come si è sviluppato il consumo e la produzione di questi prodotti globalmente ed in Italia. Verranno poi presentati alcuni dati di mercato e di regolamentazione per l’import di questi prodotti da paesi terzi.

Il secondo capitolo approfondirà le teorie che mettono in relazione gli atteggiamenti con il comportamento: si partirà col presentare il Modello Aspettativa-Valore (Fishbein e Ajzen, 1975), si continuerà con la Teoria dell’Azione Ragionata (Theory of Reasoned Action, TRA) (Ajzen e Fishbein, 1980) e il suo sviluppo  successivo, la Teoria del Comportamento Pianificato (Theory of Planned Behaviour, TPB) (Ajzen, 1991; Ajzen e Madden, 1986) e modelli estesi di questa teoria. Verranno poi prese in considerazione alcune applicazioni della TPB allo studio dell’acquisto dei cibi biologici.

Nel terzo capitolo saranno illustrati gli obiettivi della ricerca, il metodo e lo strumento utilizzato. Descriveremo inoltre le caratteristiche dei rispondenti che hanno partecipato alla ricerca.

Il quarto capitolo invece, è dedicato all’analisi dei risultati della ricerca. Mostreremo i dati relativi alle credenze emerse dallo studio pilota, in seguito sono presentate le analisi sulle statistiche descrittive delle variabili della TPB, approfondendo il ruolo che le credenze hanno sull’atteggiamento. Infine verrà testata l’efficacia della TPB e di alcuni modelli estesi, nel prevedere l’intenzione e il comportamento d’acquisto.

 


© L’acquisto di prodotti alimentari biologici. Analisi di modelli estesi della Teoria del Comportamento Pianificato  – Dott. Filippo Barretta


 

Psicologia delle decisioni: Discussione ed Implicazioni

Psicologia delle decisioni: Discussione ed Implicazioni 

I risultati mostrano che nella condizione di valutazione congiunta i partecipanti valutano come più positiva e più attraente la scommessa certa rispetto a quella incerta. Questo risultato concorda con quanto già osservato da Allais (1953), ovverosia una tendenza da parte  delle persone a preferire un evento certo rispetto ad uno solo probabile. Tuttavia, i partecipanti che valutavano le due diverse scommesse in SE non mostrano una chiara preferenza per l’una piuttosto che per l’altra. Inoltre, mentre la valutazione della scommessa incerta non cambia significativamente da una condizione all’altra, l’alternativa certa viene giudicata meno positivamente quando è presentata da sola. Di conseguenza, i risultati dell’esperimento condotto in questa tesi mostrano una violazione dell’effetto certezza nella condizione SE, ovverosia quando il contesto di valutazione è di tipo non comparativo. Si ottengono, invece, dei risultati coerenti con l’effetto JE/SE (Hsee, 1996) in cui le persone mostrano un’incoerenza indotta dal contesto di valutazione. In secondo luogo, il fatto che i partecipanti valutino l’alternativa certa come più positiva e più attraente quando è presentata a fianco di quella incerta dimostra che la possibilità di confrontare due alternative ha un ruolo determinante nell’indurre le persone a conformare i propri giudizi  all’effetto certezza.

In particolare, risultati di questo esperimento estendono la dimostrazione dell’ignoranza comparativa (Fox e Tversky, 1995) anche a situazioni in cui le alternative presentate si differenziano in base al grado di rischio: alternativa certa vs. alternativa incerta. Inoltre,  vengono anche replicati ed estesi i risultati trovati da Rubaltelli, Rumiati e Slovic (2010), che nel contesto dell’avversione all’ambiguità, mostrano come le emozioni guidino l’effetto dell’ignoranza comparativa. Questi risultati concordano con Pham (2007).

Si evidenzia una discrepanza tra questi risultati ed altre ricerche relative alle reazioni emotive (si veda Peters, 2006). Una possibilità è che ciò dipenda dal fatto che nei rispettivi studi ci possano essere variabili latenti differenti. In questo caso una variabile che potrebbe spiegare i risultati di questa tesi è il senso di responsabilità.

Questo tipo di fattore non è stato preso in considerazione in questo esperimento, tuttavia si può ipotizzare che una persona che si sente responsabile di una sua scelta sia più coinvolta affettivamente rispetto a quando il senso di responsabilità manca o è sensibilmente ridotto nel contesto in cui avviene la valutazione. Ad esempio, la condizione di valutazione congiunta potrebbe aumentare il senso di responsabilità inducendo le persone ad anticipare l’emozione di disappunto che potrebbe derivare dal fatto di ottenere un risultato insoddisfacente (Mellers, Schwartz, Ritov, 1999).

Al contrario, nella condizione di valutazione separata, non essendoci nessuna alternativa disponibile per fare un confronto è più difficile anticipare le emozioni legate ad un risultato insoddisfacente. Questo dovrebbe quindi ridurre il senso di responsabilità che le persone provano davanti alla possibilità di rimanere senza niente in mano.

Oltre alla necessità di studiare i fattori che possano spiegare il diverso effetto delle reazioni emotive nelle due condizioni è anche auspicabile un estensione dei risultati al frame negativo. Infatti, in questa tesi sono state considerate solamente alternative con esiti positivi, mentre si potrebbero fare ipotesi simili per alternative caratterizzate da esiti negativi, cioè dalla possibilità di perdere. In questo caso, però, si dovrebbe trovare che  una scommessa induce emozioni meno negative di una perdita certa quando esse vengono valutate insieme. Non si dovrebbe invece trovare nessuna differenza quando le due alternative con esiti negativi sono presentate in un contesto non comparativo. Queste previsioni sarebbero in linea sia con l’effetto riflesso descritto nella Teoria del Prospetto da Kahneman e Tversky (1979) ed anche con l’ipotesi dell’ignoranza comparativa proposta da Fox e Tversky (1995).

Se queste ipotesi relative ad alternative con esiti negativi venissero confermate, ciò significherebbe che sia per il frame positivo sia per il frame negativo le persone non fanno differenza tra alternative certe e rischiose quando sono presentate in contesti non comparativi. Di conseguenza per entrambe le situazioni (guadagni e perdite) si otterrebbe una violazione dell’effetto certezza in SE ed anche dell’effetto riflesso.

In aggiunta, potrebbe essere utile estendere il paradigma della valutazione congiunta e separata anche alle scommesse miste, ovverosia a scommesse che offrono più esiti, solitamente sia guadagni sia perdite. Se il confronto tra alternative è fondamentale nel caso delle scommesse semplici come quelle utilizzate in questa tesi non è detto che lo stesso valga anche per scommesse che offrono più risultati. Infatti, in questo secondo caso, le persone potrebbero operare un confronto tra la probabilità di vincere e la probabiltà di perdere all’interno di una singola scommessa (Glöckner e Herbold, 2010). In questo caso, la possibilità di fare dei confronti tra gli esiti offerti da una singola scommessa dovrebbe rendere meno rilevante il confronto tra scommesse in condizione congiunta e allo stesso tempo, rendere più valutabili le scommesse miste presentate in condizioni non comparative. Mi aspetterei quindi di trovare delle valutazioni più coerenti  nei due contesti valutativi e un’ assenza dell’effetto di interazione mostrato in questa tesi. Ciò costituirebbe una prova importante che i risultati ottenuti in questo lavoro sono dovuti alla mancanza di un’opportunità di confronto in valutazione separata.

Inoltre, i risultati presentati in questa tesi mostrano che l’emozione anticipata ha un ruolo centrale nell’influenzare l’effetto certezza e di conseguenza anche nel determinare l’avversione alle perdite. Dunque, la tendenza a preferire un investimento obbligazionario piuttosto che azionario potrebbe verificarsi quando il gestore di titoli presenta al risparmiatore non esperto le due opzioni affiancate ma non quando gli presenta solo la possibilità di investire in azioni o solo quella di investire in obbligazioni. Molto spesso gli investitori preferiscono investire in modo sicuro, ma facendo così rinunciano alla possibilità di ottenere guadagni maggiori. In alcuni casi questa avversione al rischio è benefica ma in altri può essere molto dannosa. Ad esempio quando si investe in una pensione integrativa è necessario accumulare il massimo rendimento possibile e questo può essere fatto solo investendo pesantemente in azioni, per lo meno fintanto che l’orizzonte temporale è sufficientemente lungo. In questi casi, la presentazione congiunta di fondi azionari ed obbligazionari potrebbe indurre gli investitori ad essere troppo avversi al rischio.

Così come la tendenza ad investire in obbligazioni sicure anche la tendenza ad investire in titoli nazionali piuttosto che in titoli stranieri o l’avversione al cambiamento presente nel timore delle nuove tecnologie potrebbero trovare una chiave di lettura interessante alla luce dei risultati di questo esperimento.

 

 

 

© L’IPOTESI DELLA IGNORANZA COMPARATIVA NELLA VALUTAZIONE DI ALTERNATIVE CERTE E RISCHIOSE – Dott. Andrea Righi

 

 

 

 

L’estensione dell’ignoranza comparativa all’effetto certezza

L’estensione dell’ignoranza comparativa all’effetto certezza 

 

Ipotesi

Rubaltelli e colleghi (Rubaltelli e Slovic, 2008; Rubaltelli, Rumiati e Slovic, 2010) sono stati tra i primi a notare che l’inversione di preferenza che si verifica tra valutazione congiunta (JE) e valutazione separata (SE) può dipendere dalle reazioni affettive che le persone provano verso uno stimolo.

Rubaltelli et al. (2010) hanno proposto che i loro risultati si possano estendere all’effetto certezza (Allais, 1953; Kahneman e Tversky, 1979). Questo effetto è stato studiato contrapponendo un’alternativa certa ad un’ altra rischiosa ma non è mai stato studiato presentando queste due alternative in SE.

L’esperimento condotto in questa tesi mostrerà che l’effetto certezza si verifica in modalità JE ma non in modalità SE, rispettando così quanto suggerito dall’ipotesi dell’ignoranza comparativa. In aggiunta, a differenza di quanto fatto da Kahneman e Tversky (1979) qui verranno misurate le reazioni emotive verso ciascuna scommessa piuttosto che le scelte delle persone. Si ipotizza che in JE venga replicata la preferenza per le alternative sicure, ovverosia che questa alternativa induca reazioni emotive più positive. Diversamente, in SE non ci si aspetta nessuna differenza tra le due alternative.

Partecipanti

128 studenti della Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova (76% femmine; età media = 24 anni) hanno partecipato all’esperimento. Sono stati assegnati casualmente ad una delle tre condizioni sperimentali: 44 studenti nella condizione JE; 42 in ciascuna condizione SE.

Materiale e procedura

L’esperimento prevedeva tre condizioni diverse ad ognuna delle quali  corrispondeva un questionario differente. Nella condizione di JE si chiedeva agli studenti di immaginare che gli venissero proposte due scommesse: una scommessa A ed una scommessa B. La scommessa A offriva una vincita sicura di €100 mentre la scommessa B offriva il 50% di possibilità di vincere €200. Seguivano 4 domande. Le prime due chiedevano quanto attraenti fossero rispettivamente la scommessaA e la scommessa B. I partecipanti segnavano la loro risposta su una scala Likert che andava da -4 (“assolutamente non attraente”) a +4 (“assolutamente attraente”). Le altre due  domande chiedevano quanto fosse positiva ognuna delle due scommesse.

Le risposte venivano riportate su una scala Likert che andava da 0 (“per nulla positivo”), a 6 (“assolutamente positivo”). Nelle due condizioni SE ai partecipanti era invece chiesto d’immaginare una sola delle due scommesse. In questo caso le domande presentate erano le stesse usate nella condizione JE, però riguardavano solamente la scommessa presentata e non tutte e due  le scommesse.

Risultati

Grado di attrazione

Per prima cosa, è stata condotta un’analisi della varianza 2 (alternativa certa vs. scommessa) x 2 (condizione JE vs. condizione SE) con il secondo fattore tra i soggetti. Quest’analisi ha mostrato un interazione significativa: F (1, 127) = 12,65;  p < .001 ?²= .131 (vedere Tabella 1).

In secondo luogo, in linea con quanto avevano trovato Kahneman e Tversky (1979), è stata replicata la preferenza per l’evento certo rispetto a quello probabile quando la valutazione è congiunta (JE): quando la vincita certa è stata valutata in JE è risultata significativamente più attraente, rispetto alla scommessa: t (43) = 4,56;  p < .01. La differenza tra le due alternative non è invece significativa in SE. Inoltre, come ci si attendeva, in JE la vincita certa è stata giudicata significativamente più attraente rispetto a quando è valutata in SE: t (43) = 2,345; p < .05. La scommessa, invece,

viene valutata come più attraente quando viene valutata in SE: t (43) = -1,72; p < n.s. Quest’ultimo dato, tuttavia non è significativo:  t (43)  = -1.72; p < n.s.

Tabella 1: Giudizio medio del grado di attrazione della vincita certa e della scommessa.

Valenza del sentimento (positivo/negativo)

I risultati relativi alla valenza del sentimento sono molto simili a quelli trovati per l’attrazione. Come per quest’ultima anche per la valenza del sentimento si è provveduto a fare in primo luogo un analisi della varianza 2 ( vincita certa vs.

scommessa) X 2 ( condizione JE vs. condizione SE) con il secondo fattore fra i soggetti. Ancora un volta è emerso un effetto di interazione significativo: F (1,  127) = 11,627; p < .001, ?² = .131 (vedere Tabella 2).

La vincita certa è stata valutata in maniera più positiva  rispetto alla scommessa  in JE piuttosto che in SE: t (43) = 4,97; p < .01. La stessa differenza non è risultata significativa in SE. Come ipotizzato, in JE la vincita certa è valutata significativamente  più positivamente che in SE: t (84) = 2,9; p < .05. La scommessa, invece viene valutata come più positiva che in SE, ma la differenza non è significativa: t (43) = -1,07; p > n.s.

Tabella 2: Giudizio medio dell’emozione indotta dalla valenza dalla vincita certa e dalla scommessa.

Nella prossima sezione di tesi sarà presentato un esperimento che prende in considerazione questa ipotesi.

 

 

© L’IPOTESI DELLA IGNORANZA COMPARATIVA NELLA VALUTAZIONE DI ALTERNATIVE CERTE E RISCHIOSE – Dott. Andrea Righi