Psicologia ambientale

Psicologia ambientale

 

Articolo tratto da: www.sinapsyche.it

 

Vi siete mai chiesti come mai certe stanze risultino più accoglienti di altre? Perché ci sentiamo così bene a passeggiare nella natura? O ancora, come mai al ristorante spesso si preferisce sedersi nei tavoli ai lati della stanza piuttosto che al centro? Avete notato che dentro ai tribunali ci si sente spesso in soggezione anche solo ad entrarvi?

Queste e molte altre domande hanno dato vita a numerose ricerche nell’ambito della psicologia ambientale.

Come disciplina è piuttosto giovane, possiamo individuarne le origini intorno agli anni ’70 del Novecento (Baroni, 2012), la strada della ricerca è dunque ancora fertile per nuove scoperte e per rispondere alle esigenze dei più curiosi.

Potremmo sinteticamente dire che

la psicologia ambientale si occupa di studiare come gli stimoli presenti nell’ambiente siano in grado di influenzare il modo in cui ci sentiamo e come ci comportiamo in determinati spazi.

Inizialmente con stimoli ambientali ci si riferiva esclusivamente a stimoli di natura fisica, naturali o antropici; recentemente l’interesse si sta invece allargando a comprendere anche aspetti sociali ed affettivi (Baroni, 2012). Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento di seguito alcune delle tematiche che probabilmente incontrerete esplorando l’ambito: mappe cognitive, attaccamento al luogo, territorialità e spazio personale, densità e affollamento, preferenze estetiche, affordances, comportamenti sostenibili e molte altre.

Se l’ambiente in cui viviamo è così importante, perché non impegnarci per rendere più adatti alle nostre esigenze, come persone, tutti gli spazi in cui si muove la nostra società?

L’interesse in questo ambito avvolge e comprende moltissimi contesti, dagli spazi verdi al mondo urbano, dagli ambienti ospedalieri ai luoghi di lavoro. E’ evidente dunque che vi è un ampio margine di scambio interdisciplinare con possibilità di creare collegamenti con numerosi ambiti, dall’Architettura al Design, dalla Geografia all’Urbanistica, passando per la Sociologia e persino per la Medicina, vi sono infatti ricerche che si sono occupate proprio dello spazio ospedaliero e della sua influenza sul processo di guarigione di pazienti ricoverati (Ulrich, 1984). Se pensiamo ai possibili ambiti di applicazione, non possono che venircene in mente una grande quantità, basti pensare a come potrebbe essere reinventato lo spazio urbano, delle case di cura per anziani, degli ospedali, delle scuole e degli ambienti di lavoro. Pensandoci bene ci rendiamo conto che tutta la nostra vita si svolge all’interno di uno spazio, non a caso dedichiamo tantissime cure allo spazio della nostra casa, nell’intento di renderla quanto più bella e accogliente possibile, ma soprattutto che rispecchi noi che l’abitiamo, in quanto “nostra”. Se l’ambiente in cui viviamo è così importante, perché non impegnarci per rendere più adatti alle nostre esigenze, come persone, tutti gli spazi in cui si muove la nostra società, da quelli privati a quelli pubblici?

Nonostante le potenzialità della materia, qui in Italia lo Psicologo ambientale fatica un po’ ad inserirsi nel mondo lavorativo, rimanendo per lo più limitato all’ambito della ricerca. Il mio testardo ottimismo comunque non si arrende: con un po’ di coraggio e tanto impegno nel tempo riusciremo a farci strada!


©  Psicologia Ambientale – Dott.ssa Marina Mancinelli


 

Bibliografia / Per Approfondire

Baroni, M., R., (2012). Psicologia ambientale. Urbino: Il Mulino

Ulrich, R. S. (1984). View through a window may influence recovery from surgery. Science, 224(4647), 420-421.