ECM su COVID-19

ECM SU COVID-19, FORMAZIONE A DISTANZA PER LA TUTELA DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA DEL PERSONALE SANITARIO E DEGLI UTENTI

 

Foto di Tumisu da Pixabay

 

Oggi più che mai il sistema sanitario è chiamato a rispondere a numerose e rapide richieste d’assistenza di svariato ordine e grado. E’ inevitabile mantenere adeguati standard nella pratica clinica ed assistenziale mediante la formazione, intesa dal Ministero della salute come fattore strategico necessario.

Su INAIL infatti è stato posto in evidenza l’art. 20 del D.Lgs 81/2008 e s.m.i.  per il quale:  “ […] ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti su luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni […]”, perché, applicato al settore sanitario, evoca la riflessione sulla stretta relazione tra la tutela della salute e sicurezza sul lavoro e la gestione del rischio clinico, ancora più pregnante e critica in situazioni di gestione di epidemie. (Gagliardi et al., 2020).

A questo proposito, se in merito all’Educazione Continua in Medicina (ECM) gli eventi formativi residenziali (RES) e di formazione sul campo (FSC) in programma per il corrente anno sono stati momentaneamente sospesi, la FAD (formazione a distanza) rimane la modalità formativa di cui ci si può avvalere in un momento come questo.

Difatti sono molti i providers che hanno usufruito di tale modalità: è il caso della Federazione nazionale dei medici (Fnomceo) che dal 22 febbraio fino a fine anno ha reso disponibile sulla piattaforma Fadinmed un ciclo di lezioni su Covid-19 con il riconoscimento di crediti Ecm, i cui contenuti sono aggiornati ogni quindici giorni e sono raccolti in un e-book scaricabile gratuitamente dal portale Fnomceo.

Tra i temi affrontati: i numeri dell’epidemia, la valutazione del rischio, le modalità di contagio, i sintomi più comuni, la prevenzione con  misure di sicurezza e tutela della salute rivolte alla popolazione e per finire è stata inserita una sezione dedicata alla corretta comunicazione ai cittadini.

Ma anche  il Servizio Formazione della Presidenza dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha ideato un corso online accreditato ECM rivolto a medici, infermieri e a tutti gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) mediante la divulgazione delle attuali evidenze scientifiche, accessibile dalla piattaforma FAD 24 ore su 24 nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 10 luglio 2020.

L’obiettivo di questo breve framework consta nel fornire e mantenere aggiornato il core competence dei professionisti così da poter  vagliare le prestazioni di assistenza sanitaria collettiva e individuale, i bisogni della popolazione, i gap con la pratica corrente e utilizzare perfezionate pratiche cliniche atte a migliorare l’assistenza sanitaria.

 


© © Ecm su covid-19, formazione a distanza per la tutela della salute e della sicurezza del personale sanitario e degli utenti – Dott.ssa Federica Sapienza


 

BIBLIOGRAFIA

Diana Gagliardi, Benedetta Persechino, Marta Petyx, Paola Tomao, Nicoletta Vonesch, Sergio Iavicoli COVID-19 E PROTEZIONE DEGLI OPERATORI SANITARI – 2020 INAIL.

La paura del dopo

La paura del dopo

La paura

Dopo il Coronavirus

La paura del dopo, “coronavirus”, una parola che leggiamo sulle notizie dei mass media mondiali e che ci fa sempre paura.

“Presto passerà tutto” è la frase che più sentiamo dirci, per cercare di tenere a bada la paura, la rabbia e lo sconforto. E anche nel momento in cui avremo la possibilità di tornare alla vita di tutti i giorni, ci saranno delle ripercussioni psicologiche.
Il Covid-19 ci ha costretto alla pazienza, umiltà, rispetto per gli altri, e alla solitudine. Ha messo allo scoperto il nostro lato più fragile e vulnerabile, facendo crollare le certezze che avevamo.

Questo può comportare un vero e proprio shock psicologico, le cui conseguenze si riverseranno anche quando questa emergenza finirà. La paura del contagio ed essere spinti all’isolamento sociale sarà sicuramente una delle prime conseguenze a prolungarsi dopo la quarantena. Tutto ciò potrebbe scaturire in fobia sociale, evitando tutte le situazioni in cui si entra a contatto con altre persone.

La depressione che consegue al lutto e alla solitudine provata durante la quarantena può essere un altro mostro da dover sconfiggere con l’aiuto di un professionista.

Il disturbo post traumatico da stress, derivato dalle diverse situazioni e condizioni stressanti che si sono protratte per mesi a causa del Virus. Tutto ciò influisce sulla qualità della vita post-quarantena e di certo non sarà facile ripristinare le vecchie abitudini.

La rabbia per aver perso il proprio lavoro, la stanchezza nel dover mandare avanti la famiglia e doversi ricostruire da solo sono emozioni che dovremmo affrontare per mesi, per cercare di sopravvivere in questo mondo che corre e che ora si è improvvisamente fermato.

Questi effetti possono essere rilevati ancora dopo mesi o anni e ciò desta preoccupazione per gli psicologi e indica che durante la quarantena dovrebbero essere messe in atto misure per minimizzare questi impatti psicologici.

Sicuramente la resilienza è l’elemento principale per superare questo momento, oltre che attivare subito la rete sociale per far ritrovare le certezze grazie al supporto e all’affiancamento di figure professionali che permettano di rendere immune anche la mente da questo virus.

 


© La paura del dopo – Dott.ssa Chiara Cosanzi


 

I bambini al tempo del Coronavirus

I bambini al tempo del Coronavirus

 

Una delle principali ripercussioni della diffusione della pandemia di Coronavirus si ha sulle relazioni e sulla vita sociale. Coloro che rischiano conseguenze anche gravi nel lungo periodo, sono in particolare i bambini e gli adolescenti i quali, per la fase di sviluppo che si trovano ad attraversare, hanno una forte necessità di relazionarsi con adulti e coetanei (di cui ho parlato in tema di aiuti alle famiglie, anche qui: https://sinapticamente.it/articolo/aiuti-alle-famiglie-al-tempo-del-coronavirus/ ), cosi da poter apprendere e mettersi alla prova nel tortuoso percorso di strutturazione della propria identità tipico di quegli anni.

Oltre all’impoverimento relazionale, altre conseguenze negative per loro possono essere un aumento del tempo trascorso davanti allo schermo, sia per seguire la didattica sia come intrattenimento alternativo alla scarsa attività fisica che riescono a fare e che, a sua volta, può portare ad un aumento di peso. A quest’ultimo può contribuire anche la tendenza a compensare le carenze, la noia e lo stress con il cibo. Altre conseguenze pervasive del prolungato isolamento sociale possono poi riguardare ad esempio lo sviluppo di ansia, disturbi del sonno o disregolazione emotiva.

Ma come parlare ai bambini ed aiutarli ad elaborare ciò che sta accadendo intorno a loro?

Ciò che i genitori possono fare è innanzitutto cercare di essere tolleranti e mantenere in casa un’atmosfera il meno stressante possibile, non facendo trapelare eccessivamente le proprie ansie e preoccupazioni (che vengono inevitabilmente assorbite dai piccoli) ma condividendo con loro, con parole semplici, come si sentono e perché, favorendo quindi il dialogo emotivo. È importante dunque tenere un atteggiamento rassicurante e positivo e cercare di mantenere regolarmente la rete sociale, tramite chiamate o videochiamate, per non alimentare il senso di abbandono dovuto all’isolamento o il senso di smarrimento che possono sperimentare vedendo stravolta la propria routine quotidiana.

Un ulteriore contenimento da attuare riguarda la noia, che a lungo diviene fonte di stress, per cui occorre cercare di impegnare i bambini con attività diversificate, ad esempio assegnando loro alcuni compiti casalinghi come riordinare o aiutare a cucinare o a sparecchiare, oppure prendendo spunto dai numerosi tutorial pubblicati sui siti delle scuole, divisi per classe e tipologia. Su di essi è possibile trovare infatti attività musicali, compiti manuali, video letture e molte altre idee originali utilizzabili per combattere la noia permettendo loro, allo stesso tempo, di non perdere completamente il contatto con la scuola e il programma didattico per loro previsto, mantenendo una certa regolarità e scansione del tempo durante il giorno. Un altro aspetto importante consiste nell’alimentare la progettualità, proponendo ad esempio ai bambini di creare delle liste di cose da fare sia giornalmente, sia quando finirà la quarantena.

Quindi cosa possono dire i genitori e gli insegnanti per cercare di spiegare ai bambini ciò che vedono?

Per evitare che sviluppino successivamente vere e proprie paure rispetto all’avvicinamento o al contatto sociale, che possono portare a comportamenti di evitamento delle situazioni ritenute minacciose, bisognerebbe insegnare loro a vedere ciò che accade da una prospettiva altruistica, per la quale non sono gli altri ad essere un pericolo ma dove, vista la facile trasmissibilità di questo virus, manteniamo temporanee misure di sicurezza per proteggere gli altri e di conseguenza anche noi stessi, tutti insieme. Anche riferirsi ad esperienze passate, come influenze o malattie di amici o parenti già vissute e superate, può essere un aiuto per far si che si riescano a rappresentare meglio ciò che avviene intorno a loro.

Non bisogna dimenticare poi anche l’importanza dell’attività fisica, che gioca un ruolo importante nel mantenimento dell’equilibrio cognitivo e quindi occorre cercare di alternare momenti di attività motoria a momenti di attività pratiche più sedentarie, così da favorirne il benessere psicofisico.

Se avete dubbi o domande sull’argomento, non esitate a contattarci per richiedere maggiori chiarimenti o suggerimenti.

 


© I bambini ai tempi del Coronavirus – Dott.ssa Alice Franceschini


 

Coronavirus: Ridare valore alle piccole cose

Ridare valore alle piccole cose

 

In questa situazione di emergenza siamo stati sicuramente costretti a dover cambiare le nostre abitudini, dalle più cattive alle più sane.

Nel mondo che è cambiato e che si è adattato alla modernità si è perso di vista l’importanza ed il valore delle piccole cose.

Abituati ad avere tutto non ci si accontentava più delle cose umili e non si apprezzavano i piccoli gesti che costavano fatica e sacrificio alle persone a noi care. Non si passava più il tempo a casa, in famiglia. Il lavoro è sempre stata la principale preoccupazione, riempiendo le nostre giornate di impegni e di stress.

Abbiamo vissuto la vita a rincorrere il tempo, che non ci bastava mai, piuttosto che viverlo ed ascoltarci.

Ma ora, per salvarci, siamo stati costretti a fermarci e a capire, ritrovando il senso della vita e delle piccole cose.

Soffermarsi su sè stessi e sui propri bisogni è qualcosa di impossibile se si vive in un mondo frenetico, all’insegna dell’accondiscendenza e del guadagno.

Spesso ciò che facciamo non corrisponde a ciò che vogliamo e a quello di cui abbiamo bisogno.

Beh, questa situazione imprevista ed imprevedibile sicuramente ci ha aiutato a comprendere il valore di alcune cose che sembrava fossero andate perdute, come il ritorno di una vera e propria vita in famiglia; il piacere di leggere dei buoni libri; apprezzare i piccoli gesti, come un sorriso o uno sguardo; imparare a fare la massa per pane, pizze e dolci con le proprie nonne, mamme e sorelle e soprattutto il valore di Sé stessi.

Quando tutto questo finirà non è da escludere che ci sia chi non vorrà tornare alla vita precedente. Chi, potendo, lascerà il posto di lavoro che per anni lo ha soffocato ed oppresso. Chi prenderà decisioni importanti, come un figlio o il matrimonio. Chi si interrogherà sulle scelte fatte e sulle rinunce.

Questa è la quarantena dei valori ritrovati.

 


© Le relazioni ai tempi del coronavirus – Dott.ssa Chiara Costanzi


 

La solitudine ai tempi del coronavirus

La solitudine ai tempi del coronavirus

 

In questo momento difficile la tendenza dell’essere umano è quella di riunirsi, di stare insieme, di abbracciarsi.

Ma questa tendenza naturale ore non è possibile, in questo periodo non possiamo stare fisicamente insieme, non possiamo abbracciarci, non possiamo avere contatti con le altre persone, nemmeno con i nostri stessi parenti e amici.

Siamo animali sociali e tutto questo isolamento non ci sta facendo bene. In particolare pensiamo a quelle persone che sono sole, che magari hanno i loro parenti lontani, che non hanno un compagno/a con cui vivere e che quindi stanno tutto il giorno solo in compagnia della solitudine.

La solitudine fa paura, non siamo abituati a convivere con Lei, anzi spesso la allontaniamo.

Ma adesso non si può sfuggire ad essa. La quarantena e l’isolamento ci mettono davanti ai noi stessi, ci obbligano a fare i conti con i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre paure e le parti di noi dalle quali continuamente scappiamo.

La solitudine, amplificata da questa situazione, ci obbliga alla riflessione e all’introspezione. Quindi è vero la solitudine fa paura ma è anche una grande opportunità.

Fermiamoci un po’ con noi stessi e capiamo da cosa stiamo scappando, cosa stiamo allontanando, chi siamo veramente e soprattutto cosa vogliamo veramente.

Cogliamo tutto di questo periodo, anche lo stare soli, come una vera e proprio occasione.

È difficile è vero ma è ci potrà permettere di vivere un domani migliore, facendo in modo di non commettere gli stessi errori che facevamo prima e modificando quello che abbiamo capito non essere adatto per noi.

 


© Le relazioni ai tempi del coronavirus – Alessia Bottiglieri


 

Le relazioni ai tempi del coronavirus

Le relazioni ai tempi del coronavirus

 

Con questa quarantena molte delle cose che facevamo prima ora sono vietate e molte delle nostre libertà sono state limitate e a causa di tutto questo molte relazioni si sono dovute modificare  e adattare.

Con l’isolamento, infatti, molte coppie sono state separate e ormai da settimane non si possono vedere se non attraverso videochiamate. Anche magari i pochi chilometri che ci separano sembrano in realtà pianeti e questo sicuramente fa soffrire, certe coppie meno certe coppie di più.

Certo che questo dipende molto anche da quanto tempo dura il rapporto e da quanto questo è stabile. Ad una coppia stabile forse questo periodo di distanza può anche fare bene nel senso che ognuno si riprende i propri spazi e magari fa cose che prima con il partner non aveva il tempo di fare o che al compagno non piacevano e, inoltre, la distanza, può aiutare a rafforzare ancora di più il rapporto mettendo in evidenza quanto l’altra persona ci manca e cosa ci manca, aspetto che magari veniva trascurato quando prima c’era l’abitudine di vedersi spesso.

Questa situazione ci mette, però, anche davanti alla mancanza costante dell’altra persona, al fatto di dover affrontare questo momento difficile senza il suo supporto totale e ci mette davanti al fatto di affrontare la solitudine, cosa che pochi di noi sperimentano nella loro quotidianità e che sanno gestire al meglio.

Cerchiamo quindi di essere forti e resistere a questo duro momento cercando di farci carini quando “vediamo” il partner e cercando di non scaricargli addosso tutto il negativo che c’è in quanto la colpa di tutta questa situazione è esterna e non dell’altra persona. E comunque non smettiamo di fare le cose insieme, la tecnologia ce lo permette e anche se non è la stessa cosa è comunque un modo per rimanere uniti anche a distanza.

 


© Le relazioni ai tempi del coronavirus – Alessia Bottiglieri


 

Coronavirus: Il costo psicologico per gli operatori

EMERGENZA COVID -19: IL COSTO PSICOLOGICO PER GLI OPERATORI

 

L’elevato impatto traumatico e i carichi di lavoro a cui assistono da settimane gli operatori , possono causare disagio di varia entità in base alla valutazione ed alla  gestione di tali situazioni.

Gli operatori stanno vivendo lungo un funambolico filo a metà tra aspetti positivi (la soddisfazione di aiutare gli altri, l’esperienza di condivisione con il gruppo, il riconoscimento sociale del proprio ruolo professionale) ed aspetti negativi (rischi professionali e personali).

A ciò si uniscono stressor professionali (es. carenza di dpi, di strumenti, di personale, turni lunghi,  fatica estrema, percezione del fallimento nonostante gli sforzi) e stressor personali (es. paura del contagio, scarso livello di preparazione personale o professionale in contesti d’emergenza, senza tralasciare il continuo coinvolgimento dei processi cognitivi ed emotivi (Curtacci,2017).

Tutti i fattori nominati, se non presi in considerazione adeguatamente, possono condurre a reazioni di stress più o meno gravi, con connotazione temporale breve:  riduzione della reattività psichica, deficit transitori mnestici , cognitivi o comunicativi; ma anche a reazioni a lungo termine: depressione, ansia cronica ,disturbo post-traumatico da stress, disturbo da stress lavoro correlato (Curtacci,2017).

La capacità di gestione dello stress sembra legata, oltre che alle caratteristiche di personalità individuali, alla preparazione specifica di ognuno e alle caratteristiche della struttura organizzativa all’interno della quale si lavora(Curtacci,2017).

Si pone spesso l’accento sul sovraccarico lavorativo, sui conflitti interpersonali e di ruolo, sul  sostegno  professionale, sulle  risorse  professionali, sull’autonomia lavorativa, sull’ambiguità di ruolo, sul livello delle difficoltà quotidiane, sullo  stile  di  supervisione (Parkes, 1986; Richardsen et al., 1992; Leiter, 1992).

Tutto ciò è altamente rischioso per l’equilibrio psicologico e per l’output che ne riceve l’utenza.

Ne risulta perciò che la promozione del benessere del lavoratore rappresenti una  conditio sine qua non per la salute e la sicurezza degli stessi.

Per questo motivo  È  e SARÀ  fondamentale aiutare gli operatori a gestire la propria emotività e lo stress che situazioni del genere inevitabilmente hanno comportato, comportano e comporteranno.

Bibliografia:

CURTACCI, A. (2017). Strategie di coping e sindrome da burnout nei vigili del fuoco.  Rivista di Psicologia dell’emergenza e dell’assistenza Umanitaria, semestrale della federazione psicologi per i popoli n.17 ,

PARKES, K.R.(1986). Coping in stressful episodes: the role of individual differences, environmental factors, and situational characteristics. Journal of Personality and Social Psychology, 51(6), 1277-1292.

RICHARDSEN, A.M., BURKE, J.B. e LEITER, M.P. (1992). Occupational demands, psychological burnout and anxiety among hospital personnel in Norway. Anxiety, Stress, and Coping, 5(1), 55-68.

LEITER,  M.P.  (1992).  Burnout  as  a  crisis  in  professional  role  structures:  measurement  and conceptual issue. Anxiety, Stress, and Coping, 5(1), 79-93.

 


© © Coronavirus: Il costo psicologico per gli operatori–  Federica Sapienza


 

 

Coronavirus: Piccoli consigli utili parte 2

Coronavirus: Piccoli consigli utili

parte 2

 

Continuiamo la nostra rubrica con altri piccoli consigli utili da mantenere in queste settimane di quarantena. Abbiamo già parlato dell’importanza di tenersi occupati e di fare attività che ci piacciono, di fare movimento e di mantenere attive le nostre relazioni sociali.

Inoltre di fondamentale importanza è l’attenzione al sonno. Avremo notato tutti che in questo periodo facciamo più fatica ad addormentarci e a volte le nostre notti sono piene di sogni e di incubi. Cerchiamo quindi di impegnarci a mantenere la nostra routine del sonno, cercando di non andare a letto troppo tardi la sera e di non svegliarci tardissimo alla mattina, cerchiamo di non modificare troppo i nostri ritmi perchè questo si ripercuote sulla nostra salute psico-fisica.

Un altro suggerimento è quello di non passare troppo tempo davanti alle notizie, cerchiamo di dedicare un unico momento della giornata destinato all’informazione su quello che sta succedendo. Troppe informazione potrebbero non fare altro che aumentare la nostra ansia e la nostra paura e preoccupazione.

Questo tempo può anche essere visto come una fonte di apprendimento, approfittiamone e seguiamo corsi online per imparare qualcosa di nuovo, anche le lingue per esempio che nessuno ha mai tempo di mettersi sotto a studiare,.

E poi non dimentichiamoci di noi stessi… Cerchiamo di rimanere in contatto con noi, con i nostri stati emotivi e con i nostri pensieri, accettiamoli e accogliamoli. La vita di tutti è stata improvvisamente modificata e questo indubbiamente si ripercuote sul nostro stato emotivo. Quindi non ci trascuriamoci!

Questo momento di stop può anche essere un momento per riflettere sulla situazione e sul domani, cosa possiamo lasciare indietro e quali sono invece le nuove abitudini da portare con noi? Forse tutto stava andando troppo velocemente? Non avevamo più neanche un momento per respirare? Trascuravamo noi stessi e le persone che ci stavano vicine? Chi sono veramente le persone che abbiamo sentito vicine in questa lontananza? Quanto poco spazio dedicavo a ciò che mi appassiona?

 


© Coronavirus: Piccoli consigli utili Parte 2 – Alessia Bottiglieri


 

 

Coronavirus: Piccoli consigli utili parte 1

Coronavirus: Piccoli consigli utili

parte 1

 

Uno dei consigli migliori in questo periodo è quello di tenerci occupati, bisogna infatti cerca di occupare il nostro tempo, crearci una routine quotidiana da rispettare, questo dà una scadenza al nostro tempo e ci aiuta a passare al meglio la giornata senza cadere nello sconforto e nell’inattività.

Inoltre potremmo approfittare del tempo extra che abbiamo per dedicarci ad attività, hobbies, passioni che nella vita quotidiana non riusciamo a fare, come ad esempio cucinare, disegnare, dipingere, leggere, vedere film, giardinaggio…

In questo modo occupiamo il tempo e facciamo qualcosa che ci piace, perché questo è fondamentale, fare cose che ci fanno stare bene, che ci piacciono, perché in un periodo dove tutto appare brutto e buio la cosa migliore è accendere delle piccole luci con le cose belle per noi.

Poi il fatto che le palestre sono chiuse e anche le passeggiate sono state ridotte non sono una scusa per non fare esercizio fisico, anzi il fisico in questo periodo non va trascurato.

Facciamo muovere il nostro corpo, ci sono tante applicazioni che ci permettono di fare allenamento da casa, questo è importantissimo. Almeno un pochino di movimento tutti i giorni ci farà sentire meglio e meno “legati” dalla situazione.

Le relazioni sociali poi sono fondamentali, anche se non possiamo vedere i nostri amici e i nostri parenti fisicamente questo non vuol dire che ci dobbiamo isolare.

Grazie alla tecnologia abbiamo la possibilità di rimanere in contatto con tutti, anche vedendoli negli occhi, con le video chiamate, quindi approfittiamo di questo e rimaniamo in contatto con tutte le nostre persone vicine.

Perché a volte anche solo un “ciao, come stai?” e un  sorriso da parte di un nostro amico possono risollevarci la giornata, possono ridarci il sorriso in un momento magari un po’ triste. Quindi mi raccomando manteniamo attive le nostre reti sociali.


© Coronavirus: Piccoli consigli utili Parte 1 – Alessia Bottiglieri


 

Le conseguenze psicologiche del coronavirus

Le conseguenze psicologiche del COVID19

Il ruolo giocato dalle emozioni

In questo periodo di dubbi e incertezze le emozioni la fanno da padrone. Anche se alcuni di noi esseri umani si credono dei robot razionali e privi di qualsivoglia emozione purtroppo questo periodo di ansie e incertezze scatenano in noi reazioni inconsapevoli e potenti che facciamo fatica a gestire.

Sicuramente la paura è una delle prime emozioni che si è presentata in questo periodo; la paura è una delle nostre emozioni primarie ed è di importantissima utilità in quanto ci mette in guardia dai pericoli e ci tiene in vita. Questa però è adattiva nel momento in cui dura per brevi periodi, quando però la situazione si prolunga e la paura diventa la nostra compagna quotidiana allora si può trasformare in panico e ci può far attuare comportamenti controproducenti e irrazionali.

Trattandosi poi di un nemico invisibile, le persone sottoposte a questa paura/stress costante sono portate a ricercare dei nemici in carne ed ossa per dare un volto a questo nemico che colpisce tutto e tutti indistintamente.

Quindi si manifestano episodi di odio razziali, oppure generalizzati verso alcune tipologie di persone e di comportamenti. E questo non fa altro che aumentare il nostro odio e il nostro stato interno di stress, allontanandoci ancora di più dalle persone e provocando in noi molta rabbia.

Infatti anche la rabbia è una delle altre emozioni che ci sta accompagnando in questo periodo, rabbia per quello che sta succedendo, rabbia perché questo “male” non ha un volto, rabbia per la deprivazione, rabbia per l’incertezza. Questa emozione è altrettanto importante in quanto ci mantiene attivi, la rabbia è infatti un’emozione attivante e questo è molto positivo, però, come nel caso della paura, bisogna stare attenti che non si trasformi in odio che come abbiamo detto in precedenza, e come anche il passato ci insegna, non è utile a nessuno, anzi!

Da quando questo virus si è insinuato nella nostra vita tutto è cambiato, le nostre abitudini, la nostra vita, il nostro lavoro, il rapporto con i nostri familiari… Ci siamo dovuti adattare in un tempo assolutamente rapido a cambiare tutta la nostra quotidianità senza avere il tempo di capire cosa stesse succedendo realmente. Ci siamo trovati ad avere paura e ad essere in ansia per una situazione esterna che si è sviluppata molto rapidamente e che colpisce senza guardare in faccia nessuno e nello stesso tempo abbiamo dovuto stravolgere completamente le nostre abitudini.

All’improvviso ci siamo trovati isolati e chiusi nelle nostre cose, lontani da amici e parenti, abbiamo iniziato a lavorare da casa e utilizzare alcune forme di tecnologia da alcuni mai utilizzate, abbiamo iniziato ad avere tempo, un tempo extra al quale non eravamo abituati, abbiamo iniziato a stare 24 ore su 24 con il nostro partner che magari prima vedevamo solo qualche ora la sera, abbiamo iniziato a passare tutta la giornata con i nostri figli, all’improvviso non potevamo più andare dove volevamo, vedere chi volevamo, ogni volta che usciamo di casa abbiamo l’ansia anche se siamo giustificati nel farlo.

Insomma nel giro di poche settimane ci siamo trovati in una situazione per tutti sconosciuta! Quindi lo sconvolgimento iniziale è più che motivato, anzi sarebbe quasi più strano il contrario, ma non possiamo neanche farci schiacciare da questo, dobbiamo cercare di reagire a tutto quello che ci sta capitando e cercare di prendere il buono anche da una situazione come questa.


© Le conseguenze psicologiche del coronavirus – Alessia Bottiglieri