Motivi della menzogna

Motivi della menzogna

 

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Motivi della menzogna: cosa ci spinge a mentire ?

 

Fonte: Studio Castello Borgia

 

Chiunque mente (la media è ogni 10 minuti di conversazione), ma ognuno di noi utilizza una specifica e personale modalità , ciò significa che, tendenzialmente ognuno di noi quando mente, tenderà ad utilizzare sempre la stessa modalità di comunicazione

Diversi sono i fattori che influenzano la tipologia di modalità:

– le caratteristiche personali

– le caratteristiche di chi si cerca di ingannare

– il contesto

– lo scopo della menzogna

 

Affinché si possa raggiungere il nostro obiettivo, quindi mentire ed influenzare il prossimo, le tecniche migliori sono la dissimulazione e la simulazione (o falsificazione).

La dissimulazione è l’omissione di una parte del discorso che viene nascosta, praticamente una mezza verità. In realtà non è una vera menzogna, ma all’atto pratico si tralascia unaparte per esaltarne un’altra portando così ad una globale esposizione (e comprensione per il nostro interlocutore) ingannevole.

Esempi di dissimulazione : a metà, omissione, fuorviamento.

    • Nella prima si tralasciano dei dettagli (come intuibile dal termine);
    • nella seconda si nasconde un fatto a chi ha diritto di saperlo (un classico esempio lo troviamo nelle omissioni coniugali),
    • mentre nell’ultima tipologia si distrae l’attenzione di chi ascolta, deviando il discorso su altro o inventandosi una scusa che chiuda la comunicazione.

 

La simulazione o falsificazione non porta omissioni, ma vere e proprie alterazione della realtà/verità.

Non è facile, poiché implica una certa coerenza comunicativa (non si può cambiare la versione dei fatti con altre persone o con la stessa in tempi diversi) e perché no, un certo impegno di fantasia.

 

Esempi di simulazione: quella di finzione e quella di contraffazione.

    • Quella di finzione fa, appunto, finta di provare, pensare o compiere qualcosa; è una finta empatia.
    • La contraffazione, fa credere che 2 o più persone o cose, siano uguali o simili.

 

Motivi menzogna

 

Vi siete mai chiesti perché si mente?

 

Quali sono i motivi che ci spingono a mentire verso una persona?

 

 

 

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© Motivi della menzognaDott. Andrea Castello – Dott.ssa Borgia Irene

 

 

Menzogna: come capire se mente?

Menzogna: come capire se mente?

 

 

Fomte: Studio Castello Borgia

 

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La menzogna si scopre osservando il comportamento che assume il bugiardo: quello che dice e come lo dice.

 

La comunicazione non verbale globale del nostro interlocutore, è fondamentale per capire se mente oppure no; un errore dato da alcuni indizi rivelatori potrebbe essere fondamentali per capire e scoprire se mente,

Purtroppo non sempre riusciamo a scoprire qualcosa, poiché esistono microespressioni facciali, atteggiamenti, movimenti ed insieme di azioni così piccole e apparentemente insignificanti, da essere ignorate.

Dobbiamo individuare gli  indizi di menzogna, ed esistono 2 tipi di Indizi di menzogna:

    1. Indizi rivelatori (segni che mettono a nudo la verità)
    1. Indizi di falso (segni che fanno solo sospettare la menzogna e sui quali si deve verificare)

Gli indizi di falso e gli indizi rivelatori sono dati dal linguaggio del corpo e da tutta la comunicazione non verbale che comprende, paraverbale (tono, volume, velocità, timbro, pause  e ritmo della voce) e la comunicazione verbale, che comprende i famosi lapsus del bugiardo.

La certezza di questa approccio è che ‘più informazioni abbiamo, più indizi avremo per controllare se il nostro interlocutore dice il vero’.

Più indizi di menzogna avremo più la nostra valutazione sarà attendibile

La menzogna si scopre osservando il comportamento che assume il bugiardo: quello che dice e come lo dice.

 

Triangolazione

 

 

Un vecchio detto afferma che “le bugie hanno le gambe corte”… ma perché le bugie falliscono ?

 

 

 

 

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© Menzogna: come capire se mente ? –  Dott. Andrea Castello – Dott.ssa Borgia Irene

I comportamenti dei bugiardi

I comportamenti dei bugiardi

 

I comportamenti dei bugiardi

 

Fonte: Studo Castello Borgia

 

 

 

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Quante volte ci è capitato di dubitare di quello che ci diceva il nostro interlocutore? magari inconsciamente, senza capire il perché, semplicemente avevamo la sensazione che “non ce la contasse giusta” e mentalmente ci dicevamo “non mi convince, c’è qualcosa che non quadra …”.

 

Questo accade quanto, in generale, il nostro interlocutore comunica in modo incongruente, cioè quando la sua comunicazione non verbale (il linguaggio del corpo) non coincide (è diversa o addirittura contraria) alla comunicazione verbale, per esempio quando la persona a voce dice si ma con la testa dice no facendo movimenti laterali.

 

Anche se sembra che non ci accorgiamo di tali incongruenze, le percepiamo a livello inconscio e, sulla base di queste “percezioni a livello di pelle” (spesso le definiamo in tal modo), iniziamo a farci un’idea e a costruirci un “giudizio” sulla persona. La conseguenza sarà che leprossime volte che parlerà o agirà partiremo già prevenuti (pregiudizio). Spesso tali pregiudizi influenzano le nostre relazioni anche se si rivelano infondati, ma sono il frutto delle nostre esperienze pregresse.

 

Per ridurre questi errori di valutazione, è indispensabile concentrarsi sulle variazioni del comportamento delle persone con cui ci relazioniamo, indagarne e valutarne il linguaggio del corpo. In questo modo eviteremo giudizi affrettati e assoluti.

 

E’importante valutare correttamente, poiché grazie al nostro pregiudizio, filtriamo ogni tipologia d’informazione, prendendo decisioni e comportandoci di conseguenza.

 

Di seguito, una tabella con alcuni indizi comportamentali di menzogna e …..

 

 

 

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© I comportamenti dei bugiardiDott. Andrea Castello – Dott.ssa Borgia Irene

 

 

Quando un’emozione è falsa ?

Quando un’emozione è falsa?

 

Fonte: Studo Castello Borgia

 

 

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In base a ciò che abbiamo visto in precedenza nell’articolo delle 6 emozioni primarie è facile intuire quando un’emozione non è veritiera. Tuttavia esistono altri indizi rilevatori, che possono essere preziosi al fine di scoprire la verità (che vedremo nello specchietto riportato in questo articolo).

Per riconoscere le emozione vere da quelle false, esiste il FACS.

Il Facial Action Coding System (detto in sigla FACS) è un sistema che serve e ci aiuta a catalogare e distinguere i movimenti del volto umano. La classificazione di tali movimenti nasce da un anatomista svedese: Carl-Herman Hjortsjo, tale classificazione è poi stata ricodificata da Paul Ekman e Wallace V. Friesen nel 1978 ed aggiornati sempre dagli stessi insieme a Joseph C. Hager nel 2002.

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Il FACS tramite l’analisi delle microespressioni facciali ci aiuta ad identificare lo stato interno ed emozionale della persona.

In altri termini, l’analisi dei micromovimenti generati dal volto umano ci fornisce indicazioni su sulle emozioni che il soggetto sta vivendo. Conoscerle, può farci capire meglio l’altro ed identificare eventuali menzogne o incongruenze.

Attribuendo una combinazione di codici corrispondenti a determinati micromovimenti facciali (chiamati Action Unit) effettuati dalla persona è possibile stabilire in base alla presenza od assenza di tali Action Uniti (AU) se un’emozione è vera o simulata

 

La falsificazione di un’espressione la possiamo trovare nei seguenti indizi:

 

 

 

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© Quando un’emozione è falsaDott. Andrea Castello – Dott.ssa Borgia Irene

 

 

Le sei emozioni primarie

Le sei emozioni primarie

Fonte: Studio Castello Borgia

Secondo gli studi del dott. Elkman e del Dott. Friesen, esistono sei emozioni principali:

– felicità
– paura
– rabbia
– disgusto
– tristezza
– sorpresa

Queste sono emozioni innate che ritroviamo in qualsiasi popolazione anche se diverse tra loro, per questo motivo i due ricercatori le definirono emozioni primarie (universali).

Nell’immagine sopra, possiamo vedere un esempio di queste emozioni sul volto di altrettanti volti.

Darwin, per  primo aveva ipotizzato l’universalità delle espressioni basandosi sulla osservazione delle emozioni nei primati.In effetti, l’espressione delle emozioni avviene tramite l’attivazione di una serie di muscoli (di tutto il corpo), negli animali, così come nell’uomo.

Quest’ultimo possiede però una maggiore abilità nel controllo dei movimenti muscolari, soprattutto delle espressioni facciali, tramite 46 muscoli che risultano il principale vettore di comunicazione emozionale.

Seppure l’uomo possa adottare una particolare espressione facciale volontariamente, esistono due diversi circuiti nervosi per i muscoli facciali, di cui uno involontario, l’altro no, quindi fuori dal nostro controllo consapevole.

Infatti l’attivazione di una particolare emozione è in grado di mettere in azione anche i circuiti involontari, per questo motivo è impossibile negare completamente l’espressione di una emozione: alcuni muscoli si attiveranno comunque, anche se magari solo per un breve istante.

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© Le sei emozioni primarieDott. Andrea Castello – Dott.ssa Borgia Irene

FACS di Paul Ekman – Facial Action Coding System: come si usa la tecnica

FACS di Paul Ekman – Facial Action Coding System: come si usa la tecnica

 

 di Igor Vitale

 

 Il Facial Action Coding System (detto in sigla FACS) è un sistema per classificare i movimenti del volto, così come appaiono nel volto umano. La classificazione dei movimenti muscolari del volto umano nasce da un anatomista svedese: Carl-Herman Hjortsjo.
I movimenti muscolari del volto umano, così come li leggiamo ora nel Facial Action Coding System sono stati poi ricodificati da Paul Ekman e Wallace V. Friesen nel 1978, con aggiornamento degli stessi e Joseph C. Hager successivamente nel 2002.
La tecnica Facial Action Coding System (FACS) serve ad identificare lo stato interno ed emozionale della persona tramite l’analisi delle microespressioni facciali. In altri termini, l’analisi dei micromovimenti che il volto umano può produrre da indicazioni su pensieri ed emozioni nascoste del soggetto. Conoscerle, può farci capire meglio l’altro ed identificare eventuali menzogne o incongruenze.
La tecnica FACS si usa attribuendo una combinazione di codici corrispondenti a determinati micromovimenti facciali (chiamati Action Unit) effettuati dalla persona. A livello opzionale è inoltre possibile siglare un’intensità del movimento. La combinazione di questi movimenti può portare a una successiva decodifica ovvero a una “traduzione” del codice in un significato prevalentemente emotivo e solitamente inconscio.

 

La tecnica Facial Action Coding System (FACS) può essere applicata in una molteplicità di contesti come:
    • La selezione del personale: è la classica situazione in cui sia il candidato sia il selezionatore possono mentire a proposito delle reali informazioni date. Il candidato può tendere a mentire sulle sue reali informazioni di curriculum, così come il selezionatore, che ha l’obiettivo di mostrare in luce positiva la propria azienda e la posizione offerta può “gonfiare” positivamente la rappresentazione dell’azienda o della posizione offerta
    • La negoziazione: nella negoziazione, le due controparti spesso tendono a guardare esclusivamente al proprio interesse, ed è proprio in questi contesti che le informazioni effettivamente date dai negoziatori possono essere parziali o non rispecchiare la realtà, una sapiente analisi tramite la tecnica FACS può aiutarci a capire meglio le reali intenzioni della controparte, dandoci un vantaggio competitivo nella negoziazione.
    • Nei contesti giuridici e investigativi: la cross-examination, l’interrogatorio, la perizia, ma anche un semplice colloquio col cliente nel contesto giuridico può essere migliorata dall’analisi standardizzata delle microespressioni facciali. Le microespressioni facciali infatti, data una certa comunicazione, aggiungono sempre ulteriore materiale di analisi che può essere sapientemente utilizzato per formulare domande di approfondimento e di investigazione.
    • Nella relazione medico-paziente: il Facial Action Coding System può essere utilizzato nella relazione tra operatore sanitario e paziente. Esistono infatti correlazioni specifiche e predittive tra l’uso di determinate microespressioni e il disturbo presentato (fisico o psicologico che sia).

 

Per apprendere la tecnica FACS (Facial Action Coding System) è suggerita la frequentazione di un corso specialistico che fornisca le modalità d’uso del Manuale FACS.

 

 

 

©  F.A.C.S. – Dr. Igor Vitale

 

 

Riconoscere la menzogna tramite la comunicazione non verbale

Riconoscere ed interpretare la menzogna tramite la comunicazione non verbale

 

La menzogna è spesso definita come una dichiarazione contraria a ciò che viene fatto, sentito, visto, è una sorta di alterazione del vero. Secondo gli studi sul linguaggio del corpo, l’analisi attenta della comunicazione non verbale permette di discriminare se il nostro interlocutore dice la verità oppure mente. Tutti noi durante la giornata mentiamo più volte, sia agli altri che a noi stessi. La menzogna ha principalmente due ruoli, può essere utilizzata per ingannare l’altro, danneggiarlo, oppure può essere utilizzata per salvaguardare la propria autostima (affermo il falso perché la verità sarebbe troppo dolorosa). Molto spesso le persone non affermano ciò che realmente credono per proiettare una immagine positiva di sé.
Secondo alcune ricerche, chi mente è molto attento a costruire la bugia nei suoi contenuti verbali. L’impegno cognitivo è notevole, chi mente è molto attento a costruire una storia, a renderla credibile, a memorizzarla per poter essere congruente in momenti successivi. Per questo motivo, tralascia tutta una serie di aspetti legati alla comunicazione non verbale, che possono mostrarci un’incongruenza.
Chi ha una preparazione avanzata nell’analisi del linguaggio del corpo, può raccogliere indizi di falso tramite una serie di segnali, statisticamente associati alla menzogna:

 

i segnali di tensione: sono segnali di scarico della tensione emotiva, si manifestano quando la persona sta parlando di un argomento ansiogeno, oppure quando mente.
segnali di asincronia: sono segnali in cui la gestualità segue un ritmo diverso da quello delle parole. Sono segnali di carico cognitivo molto comuni in chi mente.
i segnali di incongruenza: sono segnali del corpo incongruenti al contenuto verbale espresso dal nostro interlocutore. E’ possibile identificarle in maniera attendibile solamente con strumenti di osservazione standardizzati come il Facial Action Coding System.
forme lessicali involute: sono forme linguistiche statisticamente associate alla menzogna.
Quando una persona mente, è molto attiva dal punto di vista cognitivo, ma anche dal punto di vista emotivo, in quanto entra in gioco la paura di essere scoperti e/o il senso di colpa.
Questo è manifestato dal linguaggio del corpo, pallore, rossore, dilatazione pupillare, segnali di autocontatto come grattamenti, la copertura della bocca, aumento dei segregati verbali sono solo alcuni dei segnali di tensione che il corpo lascia trasparire. Un aumento di questi segnali in una conversazione sono un elemento che merita di essere approfondito. Perché la persona, nei confronti di un certo argomento di conversazione, mostra segnali di tensione?
Una seconda grande categoria di segnali di menzogna sono i segnali di incongruenza,  questi segnali si verificano ogni qual volta il significato delle parole e il linguaggio del corpo hanno significati opposti.
Vediamo alcuni esempi di incongruenza, se una persona afferma “mi dispiace”, ma c’è una contrazione dello zigomatico maggiore (nella tecnica F.A.C.S. Unità d’Azione 12), abbiamo un segnale di incongruenza.
Le parole affermano dispiacere, ma il volto ha delle contrazioni muscolari associate alla felicità.

 

Se una persona afferma “sono certo che questo metodo funzionerà”, ma contrae il mento e il depressore del labbro (nella tecnica F.A.C.S, Unità d’Azione 15+17), ci sta mostrando un segnale di incongruenza: le sue parole esprimono una certezza, il suo volto esprime perplessità.
Il timing è un aspetto legato al tempo che le persone impiegano nel comunicare.
Tendenzialmente quando una persona mente,impiega più tempo a rispondere alle domande, in quanto deve costruire una risposta dal nulla, processo cognitivo più impegnativo dell’accesso alla memoria a lungo termine. Inoltre, gli errori di timing sono indizi di falso quando la gestualità che normalmente accompagna le parole perde il sincrono e va fuori tempo rispetto alle parole.
 Le forme lessicali involute sono forme linguistiche statisticamente associate alla dichiarazione di falso: esempi di forme lessicali involute sono l’aumento della formalità, le barriere verbali e tutti quegli espedienti verbali che consentono a chi mente di occupare il suo turno di conversazione con informazioni inutili o prive di contenuto.
Tutto ciò che proviene dai messaggi del corpo può solamente farci sospettare che il nostro interlocutore menta, il professionista che ha una preparazione specifica nelle tecniche di codifica e decodifica del linguaggio del corpo può usarle come base per formulare domande di approfondimento di ciò che il nostro interlocutore afferma.