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Ricerca: Conclusioni

Al termine della presente tesi si può concludere come, tendenzialmente, le persone presentino una maggiore percezione del rischio, qualora nel costrutto sintattico sia posta per prima la causa e successivamente l’effetto. Questo risultato risulta in antitesi con quelli trovati per quanto riguarda la rilevanza personale, esaminata nelle ricerche precedenti effettuate da Battilani e colleghe (2015).

Si è tuttavia rilevato come tali risultati siano, in ogni caso, influenzati in percentuale rilevante dal contenuto delle domande poste. Ovvero si è notato che i partecipanti, se da un lato sono spontaneamente portati a subire l’effetto del Word Order, dall’altro sono inevitabilmente sollecitati dal contenuto del messaggio. Infatti, qualora esso abbia in se delle conseguenze più gravose , gli stessi individui focalizzano la loro attenzione su questo, in modo indipendente dall’ordine delle variabili Causa – Effetto.
Si fa in questo caso riferimento a uno dei limiti principali dello studio condotto, evidenziato da un T-test che ha messo a confronto le medie tra le due condizioni (CE ed EC) nelle diverse versioni.
I risultati si sono mostrati in linea con le ipotesi, evidenziando un effetto maggiore dovuto alla presentazione della causa prima dell’effetto. Tuttavia, in V=1 si verifica un effetto principale di EC(M=56.83, SD=19.87) rispetto a CE(M=50.77, SD=18.1) con t(59)=3.57, p<.05 , mentre in V=2 CE(M=65.55, SD=19.42) risulta maggiore di EC(M=51.44, SD=18.98) con t(59)=-6.69, p<.001.
Da ulteriori verifiche si è visto che questo effetto era dovuto al contenuto delle frasi che, in studi sul linguaggio, non può essere sottovalutato.
La presenza di alcune costruzioni, evidentemente più forti per il loro significato, ha provocato un aumento della media nella condizione EC nella prima versione e di CE nella seconda. Ciò risulta evidente dal fatto che tutte le altre variabili sono state controbilanciate e dal fatto che la differenza tra le medie in V1 risulta meno forte rispetto a quella in V2.

La ricerca condotta sostiene, in ogni caso, gli studi di Fernbach, Darlow, & Sloman (2010) e Fernbach, Darlow,& Sloman (2011) i quali sottolineano la naturale predisposizione degli individui per ragionamenti predittivi, ossia che partono dalla causa per giungere all’effetto.

La progettazione di interventi di comunicazione, da parte di esperti che aspirano ad influenzare atteggiamenti e comportamenti, dovrebbe dunque tener conto dell’ordine in cui le cause e gli effetti sono disposti all’interno del messaggio. In effetti, ordini diversi potrebbero suscitare risposte diverse sia sul piano cognitivo che comportamentale.
Mentre una struttura che segue ordine EC influenza il lettore sulla dimensione di rilevanza, una struttura CE ottiene maggiori effetti lungo la dimensione di rischiosità, accentuando il legame effettivo tra la causa e l’effetto presentati.

In entrambi gli studi, tuttavia, viene confermata la relazione tra l’ordine Causa- Effetto e la maggiore predisposizione da parte delle persone, con una vita meno salutare, ad effettuare scelte che maggiormente tutelano la loro salute o che la potrebbero migliorare.
Non solo forma, ma anche contenuto. Circa quest’ultimo è da tenere conto, in ogni caso, che la soglia della percezione di ciò che è un comportamento rischioso presenta in aggiunta degli aspetti soggettivi, inconsci e di storiografia individuale, che sfuggono al rilievo dell’esperimento. Questo spiega i risultati ottenuti dalla differenza tra le medie CE-EC calcolata considerando entrambe le versioni.
Per la creazione delle correlazioni sono state utilizzate, infatti, sia variabili connesse all’alimentazione, sia temi come fumo e alcol che rientrano tra gli argomenti socialmente delicati da affrontare e che portano il partecipante a fornire dei risultati in cui la presenza di bias non è certamente da escludere. Sarebbe dunque stato necessario un pre-test per analizzare l’influenza del contenuto in modo da controbilanciare le domande evitando distorsioni nei risultati.
Soltanto avendo a mente tutto ciò si può quindi costruire un messaggio veramente efficace, ovvero capace di indurre nel ricevente gli effetti voluti dall’agente.
Gli elementi andranno quindi modulati a seconda dei molteplici aspetti sussistenti nello spazio/tempo in cui il messaggio viene reso.
Si possono qui accennare delle ipotesi di combinazione. Relativamente allo spazio, si può introdurre una riflessione circa la nostra società guidata, ancora molto, dalle apparenze. Come già anticipato infatti dai risultati di studi precedenti, emerge che le persone rimangono maggiormente influenzate se gli effetti dei loro comportamenti rischiosi riguardano aspetti socialmente visibili. Pensare, ad esempio, che il fumo invecchia la pelle ha un effetto maggiore sulla percezione del rischio, rispetto al pensiero che provochi problemi respiratori. Si tratta di indicazioni che possono essere sfruttate nella costruzione di un’efficace campagna persuasiva, tenendo conto dunque della cultura occidentale di riferimento. Ipoteticamente, in oriente, all’interno di culture che pongono maggiore attenzione alla sfera interiore e spirituale, i risultati potrebbero essere diversi.
Relativamente al tempo invece, i cambiamenti dei modelli di vita e del modo di vivere il lavoro hanno avuto un importante impatto sulla concezione del tempo libero. Si passa infatti da una situazione in cui la vita lavorativa rappresentava l’unica e massima realizzazione dell’individuo, ad un periodo in cui il tempo al di fuori dall’ambiente di lavoro viene rivalutato e valorizzato sempre di più. Mentre prima le persone si dedicavano al “dolce far nulla”, ora il tentativo risulta essere quello di dimostrare una dimensione extra-lavorativa impegnata di attività socialmente condivise, all’insegna del divertimento e, molto speso, dello sballo. Questo porta inevitabilmente le persone verso abitudini considerabili poco salutari.
All’interno di queste disamine vi è da considerare dunque, in tutte le sue sfumature, la definizione di influenza sociale, ossia il verificarsi di cambiamenti nei giudizi, nelle opinioni, e negli atteggiamenti di un individuo in seguito all’esposizione ai giudizi, alle opinioni e agli atteggiamenti di altri individui.
Alla stregua di tale affermazione è perciò possibile la creazione di un circolo virtuoso che partendo da un intervento a macrosistema raggiunge la dimensione di microsistema generando modifiche comportamentali nei singoli individui.
Posto ciò, si nota come sia valevole anche la possibilità contraria, ossia la creazione di un circolo vizioso, ed è proprio in tale contesto che si possono muovere delle future riflessioni di tutela della salute.
Si consideri infine che, studiando l’influenza del Word Order su atteggiamenti individuali, sarebbe possibile utilizzare questo strumento per dirigere l’attenzione delle persone di fronte a questioni legate alla salute.

L’esposizione continua ad informazioni presentate con ordine Causa – Effetto potrebbe rafforzare la percezione di rischiosità da una parte, ma celare la possibilità di cause alternative dall’altra. È necessario, per cui, tenere a mente tale influenza nella progettazione di interventi, che non possono prescindere dall’aver coscienza degli effetti suscitati nel pubblico. Non bisogna sottovalutare il significato delle inferenze causali indotte, così da evitare distorsioni interpretative.

Le persone potrebbero facilmente trovarsi a pensare che la riduzione o eliminazione di una specifica causa possa portare all’annullamento conseguente dell’effetto. Vi sono contesti in cui un pensiero più globale, guidato da ragionamenti diagnostici e che dunque sfrutta gli effetti quali basi di costruzione delle proprie mappe cognitive, potrebbe avere risultati più produttivi nella modifica degli atteggiamenti, e di conseguenza dei comportamenti.
Si propongono dunque ulteriori analisi che considerano una duplice via di intervento mirato alla tutela della salute.

Se consideriamo che l’ordine di presentazione delle variabili Causa – Effetto influenza in modo differente le persone con stili di vita più o meno salutari e che, mentre lo schema EC attiva una percezione di maggiore rilevanza del problema, lo schema CE agisce invece sulla rischiosità, si potrebbero definire due percorsi differenti.

Nello specifico si suggerisce di validare l’efficacia di messaggi costruiti mettendo in rilievo gli effetti di determinati comportamenti rischiosi, in riferimento a destinatari che già conducono una vita salutare, con l’obiettivo di preservare tale condizione.
Dall’altro lato invece, sarebbe altrettanto interessante verificare l’efficacia di messaggi che pongono in rilievo un ragionamento di tipo predittivo e che, ponendo in luce tutte le cause ritenute maggiormente degne di nota, agiscono influenzando la percezione di rischiosità di individui che invece presentano stili di vita meno salutari.

 

 

© Ordine di presentazione di variabili causa e effetto e la percezione dei rischi in ambito della salute – Dr.ssa Alice Spollon

 

 

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Questo studio sulla relazione tra Word Order e percezione del rischio offre alcuni interessanti spunti di riflessione.

I nostri risultati dimostrano che l’ordine in cui le cause e gli effetti sono disposti, all’interno delle frasi, può svolgere un ruolo determinante nel pensiero causale.

Siamo partiti dall’ipotesi che l’effetto principale dell’ordine CE avrebbe indotto i partecipanti a confermare la loro naturale predisposizione per l’inferenza predittiva.

In particolare, abbiamo ipotizzato che tali inferenze avrebbero portato gli individui a sovrastimare la relazione tra la causa e l’effetto, all’interno delle frasi proposte, aumentando così la percezione del rischio associata al comportamento dato.

Questa ipotesi è stata confermata dal nostro studio. Secondo i risultati ottenuti, infatti, l’ordine in cui le variabili Causa – Effetto sono disposte in una frase, incide sulla forza dell’inferenza causale e sull’influenza che il Word Order esercita sulla percezione di rischiosità.

Dai primi feedback, si riscontra una predominanza dell’effetto dell’ordine delle parole, il quale risulta maggiormente accentuato nella condizione CE, indipendentemente dal genere dei partecipanti.
Tuttavia, questa differenza si è verificata soprattutto quando i partecipanti dichiaravano comportamenti considerati a rischio. In un’analisi successiva è stata evidenziata, infatti, una distinzione tra i partecipanti che riportano una percezione più o meno sana delle proprie abitudini alimentari e del proprio stile di vita.

Si è visto che, a differenza delle persone più salutari, coloro che indicano comportamenti a rischio sono soggetti a maggiore influenza da parte del Word Order.

Nello specifico, mentre nel primo caso la correlazione percepita tra Causa – Effetto si mantiene sopra la media, indipendentemente dall’ordine di presentazione delle variabili, nel secondo caso si riscontra un aumento dei punteggi in corrispondenza della condizione CE, piuttosto che EC. Il risultato potrebbe essere dovuto al fatto che si trattava di persone maggiormente coinvolte nelle problematiche presentate.
Infine, coloro che presentano maggiore influenza dell’ordine delle parole, risultano anche essere maggiormente disposti ad accettare un cambiamento comportamentale. Ciò si dimostra in linea con la letteratura, la quale prende in considerazione la modifica degli atteggiamenti come presupposto necessario per agire sul comportamento.
Secondo il modello classico comportamentale citato in precedenza, infatti, gli atteggiamenti sono indicati come una delle variabili responsabili per il determinarsi di comportamenti a lungo termine.

Si può ipotizzare dunque che, modificando la percezione di rischiosità, correlata al rapporto tra cause e ed effetti, si può generare un cambiamento comportamentale. (Petty e Cacioppo, 1986)

 

 

© Ordine di presentazione di variabili causa e effetto e la percezione dei rischi in ambito della salute – Dr.ssa Alice Spollon

 

 

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Avendo considerato l’intensità della correlazione tra variabili di causa ed effetto, come indicativo della percezione di rischiosità in relazione al Word Order, è stata condotta un’ ANOVA su valori assoluti, con misure ripetute sulla prima variabile a 2 (ordine : causa-effetto vs. effetto-causa) x 2 ( genere del partecipante ).
Tale analisi ha rivelato un solo risultato: un effetto principale per l’ordine , F (1118) = 6.03 , p = .016 , ?2 = .05 . Come previsto, la correlazione tra causa ed effetto è stata percepita più forte quando è la causa a precedere l’ effetto (M = 58.17 , sd = 19.54) rispetto a quando l’effetto precede la causa (M = 54.14 , sd = 20.12).

Attraverso una seconda analisi si è visto inoltre che, i partecipanti che giudicano le proprie abitudini alimentari come più sane, sono quelli che percepiscono più forte la correlazione causa ed effetto, indipendentemente dal fatto che venga menzionata per prima la causa, r (120) = 0,23, p = 0,011, piuttosto che l’effetto, r (120) =. 19, p = 0,038. Nessuna correlazione è stata riscontrata per le altre abitudini collegate allo di stile di vita.
Teoricamente più interessante è la questione che riguarda i partecipanti con diversi stili di vita, considerati meno salutari, sui quali si è voluta verificare l’influenza del Word Order. Abbiamo quindi calcolato, per ogni partecipante, la differenza del legame percepito (in punteggi assoluti) tra problemi di salute presentati in CE e quelli presentati in forma EC (CE meno EC).
Punteggi alti hanno indicato che i partecipanti percepiscono una correlazione più forte nella condizione CE rispetto a EC.
Abbiamo poi correlato questi punteggi di differenza tra le due condizioni con i comportamenti legati alla salute auto-riportati dei partecipanti. È interessante notare che i partecipanti che riportano comportamenti maggiormente a rischio (fumatori e consumatori di alcol) sono più sensibili al Word Order. La maggioranza dei partecipanti che indicano di essere fumatori, r(120) =. 19, p = 0,034, che bevono frequentemente superalcolici, r(120) =. 32, p <.001, vino e birra, r(120) = 27. , p = 0,003, riportano una maggiore percezione di correlazione tra le variabili nella condizione CE piuttosto che EC.
Ancora più importante, infine, è che i partecipanti più sensibili al Word Order sono coloro che hanno riportato di essere più disposti a modificare le proprie abitudini alimentari e il loro stile di vita, r (120) =. 24, p = 0,009.

 

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Studio e Ricerca: Disegno e procedura

Studio e Ricerca: Disegno e procedura

È stato utilizzato un disegno between-subjects per studiare l’effetto del Word Order sulla percezione di rischiosità in relazione al tipo di ragionamento (diagnostico vs. predittivo). Si tratta di un disegno “tra soggetti”, che corrisponde ad un esperimento in il materiale viene somministrato a soggetti differenti.

Abbiamo costruito due condizioni in cui abbiamo manipolato l’ordine di presentazione di potenziali cause ed effetti, all’interno delle frasi.

Le due versioni del questionario sono state pubblicate o n-line attraverso il software Surveymonkey®.

Le persone che decidevano di partecipare, dovevano rispondere a ciascuna domanda obbligatoriamente per poter proseguire la compilazione dell’intero questionario.

Per il corretto svolgimento del compito, inoltre, è stata introdotta una breve premessa che consentisse di chiarire il concetto di correlazione ai partecipanti (vedi allegato A).

Le domande che seguivano venivano presentate una ad una, in schermate indipendenti, sotto forma di affermazioni di cui il partecipante doveva esplicitare il grado di correlazione percepito, per un totale di 16 schermate complessive.
Le risposte venivano registrate attraverso la scelta del valore che meglio poteva rispecchiare la percezione di ogni soggetto, su una scala da -1 a +1.

Alla fine i partecipanti sono stati congedati tramite un messaggio di ringraziamenti aver partecipato allo studio.

 

 

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Studio e ricerca Partecipanti

Studio e ricerca: Partecipanti

120 persone di lingua italiana sono state invitate a partecipare al presente studio.

Non sono state previste limitazioni di alcun genere (età, genere, lavoro, provenienza), era richiesta unicamente una buona comprensione dell’Italiano.

È stato pubblicato un annuncio web-based su piattaforme di social network insieme al link del questionario.

Al fine di garantire una partecipazione libera , è stato chiesto ai partecipanti di leggere un modulo di consenso prima di iniziare l’esperimento.

230 persone hanno risposto al bando.

Tuttavia, in un momento successivo, il campione è stato ridotto tenendo conto della completezza delle risposte, fino ad un totale di 120 partecipanti.

Essendo lo strumento composto da due versioni, somministrate a persone differenti, si può precisare una suddivisione in 60 partecipanti, per versione, 30 maschi e 30 femmine.

 

 

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Studio di ricerca Metodo e materiale

Studio di ricerca: Metodo e Materiale

In questo studio è stato dunque utilizzato un questionario self-reported. Il questionario consisteva di due diverse sezioni.
La prima sezione comprendeva 12 dichiarazioni suddivise in 6 frasi Causa- Effetto e 6 frasi Effetto- Causa (l’ alcol ha un legame con la velocità dei riflessi; la velocità del metabolismo ha un legame con uno stile di vita sedentario), 6 correlazioni positive e 6 negative (l’alcol ha un legame con il rendimento a scuola o al lavoro; il fumo ha un legame con la disfunzionalità erettile).
Al fine di creare correlazioni che potessero servire per un’integrazione degli studi precedentemente effettuati da Battilani, all’interno della sua Tesi magistrale (2015), son state scelte variabili già utilizzate. Siamo dunque partiti da elementi quali fumo, alcol, attività fisica e da sostanze nutritive quali calcio , potassio , sodio e zucchero.
Ad ogni elemento son stati associati potenziali rischi o benefici relativi alla salute, sia osservabili (pelle, asma, disfunzionalità erettile, velocità dei riflessi), sia non osservabili direttamente (pressione sanguigna, colesterolo , glicemia, metabolismo, insorgenza di tumori ed efficacia di memoria e rendimento lavorativo/accademico), (una copia di una delle due versioni è riportata in seguito come allegato A).

Nella seconda sezione, invece, veniva chiesto di fornire informazioni personali (genere, età) e, attraverso una check list, veniva chiesto di indicare la frequenza d’uso di alcolici, superalcolici e la quantità di sigarette fumate.
Le risposte di frequenza sono state registrate dai partecipanti attraverso la scelta di una, tra sette alternative: Tutti i giorni, 4 volte a settimana, 3 volte a settimana, 2 volte a settimana, 1 volta a settimana, Raramente e Mai.
Infine, si chiedeva di valutare la qualità delle loro abitudini alimentari (“Quanto giudica sana la sua alimentazione?”), la loro intenzione di cambiare il comportamento attuale (“Quanto sarebbe disposto/a a modificare le sue abitudini alimentari o il suo stile di vita? “) e il tempo che dedicano alle attività fisiche (“Pratica attività fisica? Se sì, con quale frequenza?”).
Per quanto riguarda la prima e la seconda domanda, in questo caso, le risposte sono state fornite su una scala Likert a 5 punti, in cui 1 corrispondeva a “per nulla” e 5 corrispondeva a “molto”.
Per quanto riguarda la terza domanda, infine, i partecipanti potevano scegliere tra sei alternative: tutti i giorni, almeno due volte a settimana, almeno una volta a settimana, almeno una volta al mese, ogni tanto, non pratico attività fisica.
I dati raccolti in questa seconda parte risulteranno indicativi nel momento in cui verranno confrontati con le risposte date nella prima parte.
Mentre quest’ultima sezione, che aveva l’obiettivo di raccogliere alcune informazioni sullo stile di vita, rimaneva invariata; la prima parte del questionario è stata differenziata in due versioni alternative. Le differenze riguardavano non tanto il contenuto, quanto la modalità di presentazione delle variabili in questione. In altre parole, l’obiettivo e le modalità di compilazione rimanevano invariate, ciò che subiva modifica era l’ordine di presentazione delle frasi: le correlazioni che apparivano in ordine CE in una versione, venivano presentate in ordine EC nell’altra versione.
Le risposte sono state raccolte su un una scala a 11 punti rappresentativa del valore standard di correlazione, che varia da -1 a +1.

 

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Studio di ricerca Ipotesi

Studio di ricerca

Ipotesi

Per testare l’effetto del Word Order sul ragionamento causale è stato implementato uno studio on-line in cui i partecipanti dovevano assegnare il grado di correlazione percepito tra coppie di variabili relative alla salute.
Si è voluto studiare se i diversi ordini di presentazione (Causa – Effetto vs. Effetto – Causa) avessero influenza sulla percezione di rischiosità da parte dei partecipanti.

Sulla base dei riferimenti teorici riportati nella prima parte della presente Tesi, si ipotizza un effetto del Word Order principalmente nella condizione CE a discapito di EC che, invece, si è dimostrata più influente per quanto riguarda la percezione di rilevanza, in studi precedenti (Tesi Battilani).
Il meccanismo potenzialmente responsabile di questo effetto potrebbe essere l’attivazione di ragionamenti predittivi. Come sottolineato in precedenza, quando gli individui deducono gli effetti a partire da una causa data, sono più propensi a non prendere in considerazione ulteriori relazioni causali alternative.

La presenza dello schema Causa – Efetto dovrebbe quindi aumentare l’inferenza causale e, di conseguenza, la percezione di rischiosità del comportamento inteso come strettamente correlato all’effetto presentato (ipotesi 1).

Per esempio, una malattia come il cancro ai polmoni può essere considerata più pertinente e rischiosa quando viene presentata come effetto certamente conseguente di un comportamento a rischio quale fumare.
La co-presenza di molteplici cause, invece, porterebbe ad una percezione più labile dell’inferenza causale riducendo a sua volta la percezione di rischiosità.
L’ipotesi prevede dunque, in questo caso, punteggi più alti qualora le informazioni presentino le coppie di variabili in ordine Causa – Effetto. La frase “Il rendimento al lavoro (o a scuola) ha un legame con l’alcol” presenterà una correlazione maggiore, dunque, nella versione “L’alcol ha un legame con il rendimento al lavoro (o a scuola)”. Nel secondo caso la percezione di rischiosità del comportamento dovrebbe, per cui, risultare maggiore.

 

 

 

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Relazione tra causa-effetto e percezione di rilevanza

Relazione tra causa-effetto e percezione di rilevanza

In quest’ottica è stato elaborato un questionario che consentisse di analizzare la relazione tra Word Order, con particolare riferimento a variabili «causa» ed «effetto», e la percezione correlata di rilevanza e rischiosità, precedentemente analizzata in altri studi di ricerca.
Per meglio intendere gli obiettivi dello studio è dunque necessario introdurre il percorso effettuato, in merito, nella Tesi magistrale non pubblicata di Battilani I. in collaborazione con Bettinsoli, Maass e Suitner (2015), presso l’Università di Padova.
L’autrice ha voluto indagare come il Word Order può influenzare la percezione di rilevanza circa il contenuto delle informazioni, le scelte e le intenzioni comportamentali. Più precisamente, lo studio in questione prevedeva che i partecipanti traessero inferenze causali da coppie di variabili relative alla salute. Lo scopo principale è stato quello di investigare se il diverso ordine in cui potenziali cause (nutrienti contenuti negli alimenti) e potenziali effetti (conseguenze positive o negative sulla salute) sono disposti all’interno di una frase , produce conseguenze differenti nello stile di ragionamento.
Si è voluta dunque indagare la relazione tra inferenze causali e ragionamento diagnostico e predittivo, variando la presentazione delle informazioni secondo gli schemi Effetto – Causa o Causa – Effetto.
Ai partecipanti è stato chiesto di leggere alcune frasi che riportavano possibili legami causali tra coppie di variabili valutando, per ognuna di esse, la rilevanza percepita per sé e per la popolazione in generale.
In seguito, al fine di investigare il ruolo del Word Order in una possibile scelta comportamentale, sono stati presentati due compiti decisionali relativi a cibi che i partecipanti avrebbero potuto scegliere. Infine è stata misurata l’intenzione di cambiare l’attuale abitudine alimentare.
Relativamente alla percezione di rilevanza, l’ipotesi prevedeva punteggi più alti nel caso in cui le informazioni avessero presentato le coppie di variabili in ordine Effetto – Causa.

Tramite questo esperimento, dunque, si è voluta porre evidenza del fatto che la presentazione, in frasi transitive, dell’effetto prima delle cause facilita un ragionamento di tipo diagnostico, il quale prevede che gli individui siano più propensi a considerare ulteriori relazioni causali oltre ai dati forniti quando deducono le cause partendo dagli effetti.
Nel valutare una questione di rilevanza personale come la salute, pensare a un gran numero di cause che possono generare l’effetto dato, porterebbe dunque ad aumentare la percezione di rilevanza. I risultati hanno confermato che l’ordine in cui le variabili sono disposte all’interno di una frase, può effettivamente modificare percezioni, scelte e intenzioni comportamentali.

Se ulteriormente investigato, l’effetto del Word Order sulle relazioni causali, potrebbe offrire nuovi spunti relativamente al ruolo del linguaggio nella comunicazione sociale. Seguendo l’analisi dei dati effettuata, si può entrare nel merito di riflessioni che potrebbero condurre a cambiamenti notevoli nell’atteggiamento, e dunque nel comportamento, delle persone. I partecipanti tendono ad effettuare scelte più sane nella condizione E – C , ma soprattutto quando già conducono una vita equilibrata e salutare. Si tratta di persone già attente a mantenere un comportamento sano e risultano, quindi, maggiormente sensibili agli effetti che lo stile di vita e l’alimentazione possono avere sul loro benessere. Al contrario, gli individui le cui abitudini sembrano estranee al raggiungimento di uno stato di salute ottimale, si dimostrano più sensibili all’ordine Causa – Effetto. Con la lettura di frasi “Cause – Effetti” circa sostanze nutrienti, l’attenzione posta sulla causa potrebbe aumentare il legame causale potenziale, attraverso l’attivazione di una inferenza predittiva. Ciò mostra che gli individui maggiormente sensibili agli effetti posseggono un obiettivo generale da raggiungere e considerano il pattern di cause come un piano comportamentale che verrà valutato ed attuato in vista di ottenere conseguenze desiderabili. Coloro che invece pongono maggiore attenzione alle cause adottano un punto di vista più contestuale e personale ossia, ottengono maggiore rilevanza gli effetti sul sé e le variabili appaiono solo vagamente correlate.

Per modificare un comportamento a breve termine, quindi, risulta efficace lo schema di presentazione Causa- Effetto, tuttavia se si aspira ad un cambiamento duraturo nel tempo, porre l’attenzione sugli effetti risulta preferibile. Il ragionamento diagnostico, per cui, influisce sugli atteggiamenti alla base dei comportamenti, agendo più profondamente e in modo più determinante, al livello cognitivo.

Ritornando, a questo punto, al modello classico comportamentale, base della psicologia sociale, già citato in precedenza, si può ipotizzare, quindi, che modificando la percezione dei rapporti tra cause e gli effetti, un cambiamento comportamentale può anche verificarsi. Se pensiamo all’ordine delle parole come un aspetto del linguaggio con un certo potenziale in comunicazione persuasiva, possiamo ipotizzare che le informazioni Causa – Effetto suscitino un’inferenza predittiva, che a sua volta potrebbe essere affrontata attraverso la via di elaborazione periferica. Allo stesso tempo, le informazioni Effetto – Causa possono suscitare un’inferenza diagnostica che, a sua volta, potrebbe essere soggetto del percorso persuasivo centrale (Petty & Cacioppo, 1986).

 

© Ordine di presentazione di variabili causa e effetto e la percezione dei rischi in ambito della salute – Dr.ssa Alice Spollon

 

 

Promozione e Prevenzione: l’approccio ecologico

Promozione e Prevenzione: l’approccio ecologico

La psicologia di comunità, in quanto disciplina orientata al cambiamento sociale, fonda teoria, ricerca e azione, sia su evidenze empiriche che su valori sociali: questi ultimi dicono alla scienza come dovrebbe essere la comunità ideale, mentre la scienza, indica quali metodi utilizzare per arrivare al cambiamento sociale (partendo dalle condizioni attuali) .
Bronfenbrenner (1979) è il principale esponente della teoria ecologica e sostiene che l’individuo, in fase di sviluppo, non possa essere visto come “tabula rasa” che l’ambiente plasma, ma come un’entità dinamica che cresce e si muove seguendo un’interazione reciproca e bidimensionale con l’ambiente.
L’ambiente eco-sistemico non è solo una situazione ambientale (microsistema), ma include rapporti tra più situazioni e contesti ambientali (mesosistema) rimanendo influenzato anche da fattori esterni (esosistema).

L’approccio ecologico viene inteso, quindi, come una lente attraverso cui osservare ed analizzare il mondo: le comunità sono sistemi composti da molteplici strati interconnessi tra loro, e il comportamento delle persone può essere meglio compreso quando viene studiato mediante diversi livelli d’analisi.

I problemi vengono considerati come il risultato del rapporto, nel tempo, fra individui, setting e sistemi: possono essere affrontati attuando cambiamenti nei contesti di vita e promuovendo le capacità delle persone di utilizzarne le risorse.
Si tratta, dunque, di un principio fondante, un’analogia (Levine e Perkins 1987) , un paradigma (Heller, 1990) e un insieme di valori, basato sull’idea che l’ambiente e i diversi contesti di vita in cui ciascuno è inserito, incidano significativamente sul comportamento delle persone.
Viene evidenziato, dunque, un rapporto di reciproca influenza individuo- ambiente (Kurt Lewin, 1935; Roger Barker, 1968; Urie Bronfenbrenner, 1979; James G.Kelly, 2006): il comportamento di un individuo può avere poco senso se osservato asetticamente, è necessario conoscere, quindi, i settings ambientali a cui partecipano gli individui su cui si vuole intervenire.
Attraverso lo studio condotto da Battilani (2015) si è visto, ad esempio, che hanno maggiore effetto sulla percezione di rischiosità i fattori che causano conseguenze visibili rispetto a conseguenze non direttamente osservabili (danni alla pelle vs. insorgenza di tumori). Questi risultati portano ad una riflessione circa la nostra società, consumista e guidata ancora molto dalle apparenze. Le persone rimangono maggiormente influenzate se gli effetti dei loro comportamenti rischiosi riguardano aspetti socialmente visibili.
Urie Bronfenbrenner (1979), individua quattro livelli di analisi dei contesti di vita di ogni individuo.
Il Microsistema è il livello centrale entro il quale le unità interpersonali minime, costituite da diadi (es. madre-bambino), sviluppano rapporti al loro interno, e con altre diadi, caratterizzati da significative interazioni dirette. Un microsistema è dunque un pattern organizzato di relazioni interpersonali, attività condivise, ruoli e regole, che si svolgono perlopiù entro luoghi definiti (famiglia, parentela più estesa, scuola).
Il Mesosistema è un sistema di microsistemi: si riferisce a due o più contesti sociali in cui il soggetto partecipa direttamente, e in modo attivo.
L’Esosistema è costituito, invece, dall’interconnessione tra due o più contesti, dei quali, almeno uno risulta esterno all’azione diretta del soggetto. Un esempio di Esosistema è costituito dal rapporto tra la vita familiare del bambino e il lavoro dei genitori.
Il Macrosistema, infine, comprende le istituzioni politiche ed economiche, i valori della società e la sua cultura. I complessi di credenze e comportamenti che caratterizzano il macrosistema sono trasmessi da una generazione a quella successiva attraverso i processi di socializzazione condotti dalle varie istituzioni culturali, come la famiglia, la scuola, la chiesa, il luogo di lavoro e le strutture politico-amministrative.

Una comunità, intesa in senso ecologico è, secondo James G. Kelly (2006), un sistema in cui ogni elemento si lega a tutti gli altri tramite un rapporto di interdipendenza, in modo che ogni cambiamento in una parte influenza tutte le altre.

Agendo dunque su strutture scolastiche, lavorative e politico-amministrative, a livello di macrosistema, si innescherebbe un meccanismo mantenuto su un insieme di risorse che vengono prodotte, trasferite e consumate in modo ciclico secondo una classica metafora ecologica, arrivando a “contagiare” il singolo individuo e agendo, dunque, sul microsistema.
L’equilibrio tra risorse e problematiche di un contesto fa nascere risposte differenti, l’analisi di queste situazioni è fondamentale per capire i processi in atto e per intervenirvi coscienziosamente. Importante, quindi, è analizzare la direzione di una comunità, i cambiamenti che si sono verificati in passato e come si sono evoluti nel tempo. L’ambiente non è statico, è in continua trasformazione.

Caplan (1964) parla di prevenzione, ossia di interventi intenzionali progettati con lo scopo di ridurre l’incidenza di disturbi nella popolazione e ritardare l’insorgenza di comportamenti a rischio. Distingue quindi tre tipologie: la prevenzione terziaria, che è finalizzata a ridurre le conseguenze e l’impatto di un particolare disturbo, evitandone la cronicizzazione; la prevenzione secondaria, che ha lo scopo di ridurre la durata e la diffusione del disturbo, agendo dunque sulla rilevanza del problema; e la prevenzione primaria, invece, che mira a ridurre la probabilità che insorgano disturbi, intervenendo sull’incidenza.

L’institute of medicine (1994) distingue gli interventi preventivi, invece, in: universali (desiderabili per l’intera popolazione), selettivi (auspicabili per i sottogruppi della popolazione il cui rischio di sviluppare un qualsiasi disturbo risulta maggiore rispetto alla media), indicati (rivolti cioè a persone che sono state identificate, per alcune caratteristiche individuali, come portatrici di chiari sintomi o segni prodromici, tali da doverli considerare ad alto rischio per quanto riguarda lo sviluppo futuro di un determinato disturbo).
Seguendo questa diversificazione, a seconda del livello di analisi in cui ci si trova, possiamo sviluppare interventi che agiscono a livello individuale, di microsistema, di organizzazione, di comunità o di macrosistema.
Gli interventi a livello individuale pongono in primo piano i fattori organico-ereditari e demografici della popolazione target, consentendo di definire i gruppi maggiormente a rischio rispetto un determinato fenomeno.
Al livello del microsistema, invece, vengono presi in esame tutti quei contesti di vita (e le persone) con cui il target conserva un rapporto diretto: si tratta di sottoporre ad esame l’intera rete sociale di riferimento, di cui va analizzata la struttura, la relazione e la funzione, individuandone il sostegno sociale apportato all’individuo.
Il livello di organizzazione, concentra l’analisi su un insieme strutturato di microsistemi a cui gli individui partecipano, ma su cui non hanno diretto controllo. In tale livello si pone l’attenzione a caratteristiche strutturali, organizzative e di clima organizzativo, valutandone gli effetti sulla persona.
L’ultimo livello prende in esame, invece, l’intera comunità di riferimento, intesa come quartiere, comune, città, e identificata attraverso una mappatura del territorio. Quest’ultimo, comprende tutti i livelli precedenti, sotto un’ottica di analisi delle tradizioni culturali che influenzano il comportamento delle persone. (“…solo politici ingenui possono pensare di dare ai singoli cittadini l’onere di fare scelte più sane quando l’ambiente che li circonda è il principale fattore del loro problema” Philip James, international obesity task force) . Il macrosistema, è quindi il livello più elevato, costituito da istituzioni nazionali, e racchiude condizioni economiche, culturali, politiche oltre che sociali, del territorio. Una politica di promozione della salute richiede che vengano identificati gli ostacoli all’adozione di politiche pubbliche per la salute nei settori non sanitari e i modi per superarli. Lo scopo deve essere quello di fare in modo che le scelte più sane siano quelle più facili da realizzare anche per coloro che compiono le scelte politiche.
Questi legami che esistono tra le persone e il loro ambiente costituiscono la base per un approccio socio-ecologico alla salute.
Tale analisi dei contesti di vita di ogni individuo, e la strutturazione di eventuali interventi correttivi o preventivi, dev’essere guidata da un modello flessibile che consenta di inserire fattori chiave per il fenomeno indagato; ma allo stesso tempo sufficientemente dettagliato per guidare il professionista in direzione degli aspetti principali per sviluppare interventi mirati ed efficaci. La fase di progettazione di una campagna di prevenzione della salute, attenendosi ad obiettivi universali e selettivi, dovrebbe agire sull’incidenza considerando comunque numerose variabili soprattutto culturali.
Il principio guida globale per il mondo, e allo stesso modo per le nazioni, le regioni e le comunità, è la necessità di incoraggiare il sostegno e la tutela tra le persone: prendersi cura gli uni degli altri, delle nostre comunità e del nostro ambiente naturale.
I cambiamenti dei modelli di vita, di lavoro e del tempo libero hanno un importante impatto sulla salute. Il lavoro e il tempo libero dovrebbero, infatti, essere entrambi una fonte di salute per le persone, con l’obiettivo di contribuire a creare una società più sana.
E’ essenziale che venga svolta una sistematica valutazione dell’impatto che può avere sulla salute un ambiente in rapida trasformazione, e dare forza all’azione della comunità per quanto riguardano i potenziali interventi correttivi volti al miglioramento sia individuale che collettivo.
Al cuore di tutto ciò vi è quella che è considerata come la forza maggiore della comunità, vi è il possesso e il controllo da parte delle comunità stesse dei loro sforzi e dei loro destini. Questo processo attinge alle risorse umane e materiali esistenti nella comunità stessa per aumentare l’auto-aiuto e il supporto sociale e per sviluppare sistemi flessibili che rafforzino la partecipazione e la direzione pubblica sui temi della salute.
Come sostenuto in precedenza si tratta di un passaggio ad una concezione sempre più astratta di benessere. Si sta manifestando una tendenza esponenziale a valorizzare la crescita extra-lavorativa e personale dell’individuo, che non ricerca più la sua realizzazione solo nell’impiego. Ciò che spesso accade è che vi sia una promozione sociale di comportamenti a rischio all’insegna dell’alcol, fumo, droghe e apparenza. All’interno della società infatti si sviluppano infatti comunità più ristrette soggette a valori poco salutari nell’ottica di dimostrare l’appartenenza a determinati status considerati d’eccellenza.
La promozione della salute agisce attraverso una concreta ed efficace azione della comunità nel definire le priorità, assumere le decisioni, pianificare e realizzare le strategie che consentano di raggiungere un migliore livello di salute. Viene dunque sostenuto lo sviluppo individuale e sociale attraverso la diffusione di informazione ed educazione alla salute e migliorando le abilità per la vita quotidiana. In questo modo, si aumentano le possibilità delle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria condizione e sui propri ambienti, e di fare scelte favorevoli alla salute.
La responsabilità per la promozione della salute nei servizi sanitari è condivisa tra i singoli, i gruppi della comunità, gli operatori sanitari, le istituzioni che garantiscono il servizio sanitario e i governi. Essi devono lavorare insieme per un sistema di assistenza sanitaria che contribuisca alla responsabilizzazione. I servizi sanitari hanno bisogno di adottare un mandato più ampio che sia sensibile e rispettoso dei bisogni culturali, sia individuali che comunitari, mirando ad una connessione stretta con le più ampie componenti sociali, politiche, economiche e dell’ambiente fisico. Tutto ciò deve portare, dunque, ad una modifica dell’atteggiamento e dell’organizzazione dei servizi sanitari, che devono ricalibrare la loro attenzione sui bisogni complessivi dell’individuo visto nella sua interezza.

 

 

© Ordine di presentazione di variabili causa e effetto e la percezione dei rischi in ambito della salute – Dr.ssa Alice Spollon

 

 

Promozione e prevenzione

Promozione e prevenzione

Nello statuto dell’OMS (1986) la salute viene definita come: “condizione di completo benessere fisico, mentale, sociale e non semplicemente assenza dello stato di malattia o di infermità”.
Conformemente all’interpretazione del concetto di salute, inteso come un diritto fondamentale dell’uomo, la Carta di Ottawa evidenzia alcuni requisiti fondamentali per tutelarla, fra cui: la pace, adeguate condizioni economiche, l’alimentazione, l’abitazione, un ecosistema stabile e un uso sostenibile delle risorse.

Il riconoscimento di questi requisiti fondamentali svela gli inestricabili legami esistenti tra le condizioni socioeconomiche, l’ambiente fisico, lo stile di vita delle persone e la salute.
Essendo considerata dall’OMS un diritto fondamentale dell’uomo, tutte le persone dovrebbero quindi poter accedere alle risorse basilari per ottenerla.
Una comprensione esaustiva di questo concetto dovrebbe per cui comportare la presa di coscienza da parte di tutti i sistemi e le strutture che determinano le condizioni socioeconomiche, delle implicazioni che il loro modo di operare ha sulla salute e sul benessere del singolo e della collettività. Oggi si va sempre più affermando la tendenza a riconoscere la dimensione spirituale della salute.
Nel contesto della promozione, il benessere viene considerato non tanto una condizione astratta, quanto un mezzo finalizzato a un obiettivo che, in termini operativi, si può esprimere come una risorsa che permette alle persone di condurre una vita produttiva sotto il profilo personale, sociale ed economico. La salute è una risorsa per la vita quotidiana e non lo scopo dell’esistenza. È un concetto positivo che mette in evidenza risorse individuali sociali, come anche le capacità fisiche.
Il concetto di promozione fa dunque riferimento ad modalità che consentono alle persone di acquisire un maggior controllo della propria salute e di migliorarla. Si tratta di un processo socio-politico globale che investe non soltanto le azioni finalizzate al rafforzamento delle capacità e delle competenze degli individui, ma anche l’azione volta a modificare le condizioni sociali, ambientali e economiche in modo tale da mitigare l’impatto che esse hanno sulla salute del singolo e della collettività. La salute di ogni individuo dev’essere infatti intesa inserendola all’interno del contesto culturale di riferimento, il quale deve risultare di supporto nel dirigere e tutelare comportamenti non
La prevenzione delle malattie, invece, comprende le misure adottate per prevenire l’insorgenza di infermità, ossia la riduzione dei fattori di rischio, e i metodi per fermarne l’evoluzione delle conseguenze una volta insorta la malattia.

Vengono distinte, così, tre tipologie di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.
Lo scopo della prevenzione primaria «prevention of occurrence» consiste nell’evitare l’insorgenza di una malattia, agendo su modifiche comportamentali ed ambientali seguendo un’ottica di potenziamento delle difese.
La prevenzione secondaria e quella terziaria sono volte, invece, ad arrestare o ritardare una patologia in atto e i suoi effetti, attraverso la diagnosi precoce e una terapia adeguata, oppure a rallentare l’evoluzione verso la cronicità, grazie a una riabilitazione efficace.

L’espressione “prevenzione delle malattie” talvolta viene utilizzata come termine complementare indicante la promozione della salute. Benché vi sia una frequente sovrapposizione dei contenuti e delle strategie tra le due voci, viene tuttavia proposta una definizione a sé stante di prevenzione: azione che normalmente proviene dal settore sanitario, ed è diretta a determinate persone e popolazioni nelle quali sono stati individuati fattori di rischio associati, molto spesso, a diversi comportamenti a rischio.
Nel tempo, sono state messe in luce le caratteristiche dei progetti di prevenzione e promozione che rendono efficaci tali processi: la molteplicità dei livelli di azione (interventi a diversi livelli o domini), l’utilizzo di metodi misti di insegnamento e coinvolgimento, sufficiente dosaggio (grado di esposizione alle attività del progetto in cui sono coinvolti i soggetti target), il fatto che devono necessariamente essere teoricamente fondati (le ragioni teoriche oltre che le evidenze empiriche sono fondamentali per guidare i progetti), culturalmente rilevanti (tenere in considerazione il contesto e la comunità all’interno del quale viene implementato), oltre a richiedere una formazione adeguata dello staff e una valutazione accurata degli esiti.

Non va tuttavia sottolineata l’importanza del linguaggio. Trattandosi di un cambiamento comportamentale (da rischioso a non rischioso), per ottenere un maggior risultato nella consapevolezza della collettività, è necessario agire sugli atteggiamenti dei singoli, utilizzando campagne con messaggi efficaci.

 

 

© Ordine di presentazione di variabili causa e effetto e la percezione dei rischi in ambito della salute – Dr.ssa Alice Spollon