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Social media strategy per la promozione del Personal Brand

Social media strategy per la promozione del Personal Brand

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

Il mondo dei social media in continua evoluzione e mutazione può essere visto da più punti di vista, in base alle risorse e agli obiettivi che le persone vogliono raggiungere. Si possono intraprendere diverse strategie, per rendere i social media il miglior strumento di marketing utile alla comunicazione del proprio brand.[1]

Strategia di presidio: identifica i social media come lo spazio di massima importanza per la comunicazione del brand, la strategia è molto impegnativa sia economicamente che come utilizzo di risorse. Gli elementi chiave di una strategia di presidio sono:

  • piano dei contenuti
  • community management
  • reportistica strutturata
  • coinvolgimento aziendale elevato

Facebook è il social network più adatto per questa strategia, grazie alle pagine riservate ai brand opera proprio in termini di presidio; YouTube invece è quello meno adatto per il troppo impegno che richiede per costruire una produzione video di lungo periodo e per i limiti strutturali della piattaforma.

Le strategie di presidio richiedono una grande pianificazione ed un sistema di metriche innovative per calcolare il ROI[2]. E’ bene programmare anche un’analisi di banchmark della concorrenza[3]. Il vantaggio di queste strategie è che lavorano sulla ottimizzazione della reputazione dell’azienda, che è un concetto fondamentale per la buona percezione del brand.

Strategia di promozione: riguarda l’insieme delle strategie utilizzate per supportare il lancio di una campagna o di una singola iniziativa. Il vantaggio è che sono programmate e gestite con uno sforzo organizzativo contenuto, ma non sfruttano totalmente la potenzialità dei social media. Di solito sono caratterizzate da: temporaneità, promozionalità/offerte e contenuti limitati in quanto le persone tendono a rifiutare le conversazioni che non sono strettamente legate al servizio/prodotto che si vuole promuovere. Di conseguenza possono anche creare delle insoddisfazioni negli utenti le cui domande non trovano risposte.

Strategia a progetto: prevede di coinvolgere i social media in un periodo temporale definito per promuovere o lanciare un progetto che può essere di:

  • co-creazione di contenuti;
  • feedback ovvero raccolta di opinioni;
  • creativo come un progetto collaborativo;
  • sociale come un’operazione di beneficenza.

Gli elementi chiave di una strategia progetto sono:

  • l’obiettivo;
  • la community di riferimento;
  • la community management;
  • la sinergia con il resto della comunicazione.

Perchè il progetto abbia successo deve essere di interesse, coinvolgente, innovativo e rivolto alla community adatta.

Strategia di solo ascolto: é la scelta di alcuni brand di mettersi solo in ascolto e di confrontarsi solo così con i social media. Ovviamente risulta essere una strategia poco dispendiosa, ma comunque se fatta in maniera professionale può essere molto utile.

Vede alcuni vantaggi:

  • basso impegno;
  • pochi rischi;
  • prepara la persona che vuole comunicare successivamente, conoscendo prima la cultura del web attraverso la fase di ascolto.

Questa strategia, quindi non utilizza per nulla i social media per comunicare, ma non si preclude la possibilità di intervenire, in casi di necessità, senza attivare i social media. Queste sono le quattro principali strategie di utilizzo dei social media per rendersi visibili agli occhi della Rete.

Ma ci sono anche altre strategie, sotto forma di accorgimenti, che possono essere utilizzati dalle persone per avere una buona presenza sul web e conservarla, quali:

  • creare e aggiornare i propri spazi sui social networking;
  • gestire un blog tecnico puntuale e aggiornato:
  • partecipare alle discussioni online per dare testimonianza della propria professionalità, della propria competenza e del proprio track record (precedenti esperienze, curriculum professionale);
  • le conversazioni degli utenti del web: possono avere un grande impatto sulla reputazione di persone e brand quindi trascurarle o ignorarle può essere fatale

(effetto passaparola);

  • le foto: un modo di trasmettere umanità, calore, vicinanza, facilmente da mettere online, ma potenzialmente utilizzabili da altri. Le foto postate possono essere riprese e pubblicate in spazi dove non figura il nome dell’utente che le ha pubblicate. Le foto su Internet sono uno strumento molto potente e usarle come strategia per il personal branding è utile, ricordandosi però che non si ha il controllo sulle foto in sé, ma sulle parole associate nel titolo, tag o post connessi;
  • i domini: registrare il proprio nome e cognome per marcare il territorio, nei motori di ricerca. Riservare i domini è un modo per evitare che si verifichi un furto d’identità, un omonimia scomoda o cybersquatting;
  • username o URL personalizzato: è importante perchè più è semplice e uguale al nome della persona più è facile da comunicare e far circolare;
  • il curriculum nel web: la gestione del proprio personal brand e della propria digital reputation riguarda anche la vita professionale, quindi mantenere le relazioni professionali attive attraverso i social, ottenere gli endorsement e gli accrediti accademici e professionali, come in Linkedin le raccomandazioni/referenze, sono la strategia utile a mantenere un profilo professionale per la ricerca di un lavoro;
  • SERP stategy: deve prevedere il monitoraggio dei risultati, un piano di contenuti per ottenere SERP (Search Engine Result Page ovvero pagina dei risultati dei motori di ricerca) sempre più ottimali e delle linee guida condivise sui risultati indesiderati;
  • un network attivo e con post recenti a cadenza regolare è una strategia per aiutare a capire se una persona è veramente quella che dice di essere;
  • il lifestream: una strategia per aggregare automaticamente in un’unica pagina ogni cosa che ognuno di noi crea online: possono essere messaggi, video o foto che si inviano, libri, articoli, blog che si leggono, programmi che si usano o musica che si ascolta. Può essere qualsiasi cosa che è fatta di bit e che è online, basta che il servizio da cui parte il messaggio la possa esportare e che quello a cui arriva la possa aggregare. I flussi vengono raccolti attraverso diverse tecnologie e la più utilizzata è il feed RSS: ogni servizio che abbia un feed pubblico raggiungibile dal web può virtualmente essere aggregato al proprio lifestream;
  • il monitoraggio di sé stessi, del proprio nome.

Grazie a tutte queste strategie si allarga la rete di relazioni e si crea una digital reputation solida ed efficace, perchè il personal branding oggi si costruisce partecipando alla conversazione online e dal momento che su Internet non ci siamo noi, ma la nostra immagine, è bene indirizzarla nella prospettiva giusta. Se ognuno di noi non cura la propria reputazione online, ci penserà qualcun’altro con conseguenze negative per il proprio personal brand.

Il personal branding è nato come effetto collaterale del fatto che grazie al web le nostre vite sono diventate pubbliche e consultabili e impaginate dentro a griglie simili a quelle di una marca.

Creando accout e profili nei vari social network creiamo un’immagine di noi caratterizzata da: nome=brand, avatar=logo e status=payoff (slogan/una frase breve che accompagna il nome di un prodotto).

Di conseguenza le nostre vite impaginate dentro a queste griglie simili a quelle di una marca, sono diventate pubbliche e i contenuti dei profili creati per noi stessi possono avere delle conseguenze positive, nuovi amici, complimenti, contatti di lavoro, ma anche negative perchè dobbiamo rispondere di cose che non vorremmo o ci viene chiesto di rendere conto delle nostre azioni.

Tutto quello che pubblichiamo su Internet è permanente e consultabile così come quello che gli altri dicono di noi o del nostro brand. Quindi importante è la gestione della propria immagine, ma anche quella della propria reputazione.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

[1] Massarotto M., Social Network. Costruire e comunicare identità in Rete, Apogeo, 2011

[2]  ROI= Return on investment è il rapposrto tra costi e profitti netti, viene utilizzato per calcolare il ritorno sull’investimento di un sito web ad esempio. Si calcola attraverso la formula: ROI= Utile derivato/ Capitale investito, dove per utile derivato si intende il reddito totale dell’operazione meno il capitale investito. Si utilizza il ROI per decidere come impiegare il budget e scoprire poi quanto si guadagna.

[3]   L’analisi di banchmark consente di: confrontare risultati, trend e caratteristiche di aziende e brand tra loro concorrenti, individuare i fattori chiave per operare con successo nel settore di appartenenza e comprendere le dinamiche competitive operanti nel settore. Questa analisi permette di capire immediatamente il posizionamento dei brand, in funzione dei diversi aspetti economico-finanziari indagati.

L’inesorabile spersonalizzazione di sé stessi attraverso i social media

L’inesorabile spersonalizzazione di sé stessi attraverso i social media

Oggi, in un’epoca globalizzata, caratterizzata dal consumismo sfrenato e dal successo a tutti i costi, non conta più chi siamo realmente, non conta il valore dei nostri pensieri, dei sentimenti che proviamo, ma tutto si basa su come si appare fuori.

L’uso sempre più diffuso dei social media per promuoversi online, è quindi complice della spersonalizzazione dell’essere umano; essi minano fortemente l’identità reale dell’individuo, che nella Rete viene invece valorizzata e ampliata, dando voce al singolo sconosciuto, facendolo quasi sentire accettato sempre e comunque da tanti altrettanti sconosciuti.

I social network  infatti, spingono l’individuo a condividere pensieri, frasi, stati d’animo, foto e link di persone che potranno in linea generale avere un’opinione simile alla nostra, ma mai identica. Il pensiero collegato è rendere felice l’altra persona facendogli sentire la nostra presenza, la nostra accettazione. Quindi: 1 Like/1 mi piace significa accetto ciò che scrivi, ciò che pensi, quindi ti accetto.

Il problema vero che spiega questa inesorabile spersonalizzazione dell’essere umano è la realtà: sui social network non si pone, perchè ci sentiamo apparentemente capiti, accettati e felici, ma quando si incontra un amico nella quotidianità si parla, si discute, ci si confronta e diamo quindi valore a quella persona e alla relazione che si instaura, ci rendiamo conto che su facebook, twitter, instagram ecc. questo non avviene, non esiste. Esiste un profilo, esistono le foto che pubblichiamo, esistiamo come persone, ma collegate ad un sistema, al computer, a Internet che ci limita e vieta di instaurare rapporti e relazioni vere.

Sostanzialmente l’essere umano attraverso i social media si spersonalizza per non apparire com’è veramente e per non mostrare la sua vera personalità. Sui social non si può essere veramente sé stessi, non si può essere veramente capiti ed esprimersi per quello che si è; questo perchè il web non è il mezzo idoneo per fare tutto questo e quindi in tanti di noi si attua una lenta, ma inesorabile spersonalizzazione.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato