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I mediatori dell’amicizia cross-group estesa

I mediatori dell’amicizia cross-group estesa

 

Wright et al. (1997), propongono quattro meccanismi mediante cui l’amicizia cross-group estesa può ridurre il pregiudizio migliorando l’atteggiamento verso l’outgroup: la riduzione dell’ansia intergruppi, le norme dell’ingroup, le norme dell’outgroup e l’inclusione dell’outgroup nel sé.

La riduzione dell’ansia intergruppi

Come per le amicizie di tipo diretto, anche osservando una relazione positiva tra i membri dell’ingroup e dell’outgroup si possono ridurre le aspettative negative circa le interazioni future con questi. Inoltre, rispetto all’amicizia crossgroup diretta, l’amicizia cross-group estesa non porta ad interazioni concrete, per cui i partecipanti non risentono dell’ansia iniziale legata all’incontro con l’altro gruppo.

Le norme dell’ingroup

In questo caso, la riduzione del pregiudizio è collegata alla percezione di norme dell’ingroup positive verso l’outgroup, in quanto coinvolge l’osservazione di comportamenti positivi di un membro dell’ingroup che interagisce con un membro dell’outgroup.  Whight et al. (1997) notano inoltre come l’appartenenza al rispettivo gruppo è più saliente per chi osserva il contatto rispetto a chi è direttamente coinvolto nell’interazione, e ciò porta alla categorizzazione di sè come un membro intercambiabile del gruppo, altamente influenzato dai suoi principi e atteggiamenti (Spears, Doosje & Ellemers, 1999). In queste circostanze, gli altri membri del gruppo sono visti come una fonte importante di informazioni riguardanti le opinioni condivise dal gruppo. In conclusione, osservare un membro dell’ingroup comportarsi positivamente verso l’outgroup porta alla percezione che vi siano dei principi generalmente positivi dell’intero ingroup verso l’outgroup.

Le norme dell’outgroup 

In maniera analoga, l’amicizia cross-group estesa sviluppa la percezione che anche l’outgroup abbia delle norme positive riguardo alle interazioni con l’ingroup. Infatti, vedere un membro dell’outgroup comportarsi in maniera amichevole verso l’ingroup genera l’informazione che l’outgroup è interessato a relazioni intergruppi positive. Come si è detto, inoltre, l’appartenenza al gruppo è particolarmente saliente nell’amicizia cross-group estesa, e ciò incrementa la probabilità che la persona coinvolta venga vista come rappresentativa dell’intero gruppo e che le sue azioni e i suoi atteggiamenti riflettano i principi generali dell’outgroup (Brown & Hewstone, 2005). In accordo al principio di reciprocità, vi è la tendenza a farsi piacere le persone a cui si percepisce di piacere e, quindi, se la persona vede un membro dell’outgroup interessato ad una relazione positiva con lei è probabile che si reagisca in maniera analoga.

L’inclusione dell’outgroup in se stessi (IOS)

Da diversi studi è emerso che, quando avviene la categorizzazione di sé come membro di un gruppo l’ingroup viene incluso in se stessi, ovvero si crede che le caratteristiche dell’ingroup rappresentino anche le proprie (Tropp & Wright, 2001). Inoltre, vi è la tendenza a raggruppare le persone che si percepisce essere amici trattandoli come una singola unità cognitiva. Quando avvengono contemporaneamente questi due fenomeni, il membro dell’outgroup è percepito sovrapposto cognitivamente al membro dell’ingroup, diventando dunque parte anche di se stessi. Infine, per lo stesso processo è probabile che il membro dell’outgroup includa il proprio gruppo in se stesso, e quindi per l’osservatore cresce anche la misura in cui l’outgroup viene incluso in se stessi (Turner et. al., 2007). In definitiva, tramite una amicizia cross-group estesa è maggiormente probabile che l’outgroup venga trattato come se stessi (e quindi positivamente) condividendo risorse, sentendosi orgogliosi dei successi dell’altro e triste per i suoi insuccessi (Aron, Aron, Tudor & Nelson, 1991).

Tutti e quattro i meccanismi sono stati testati simultaneamente mediante due studi (Turner et al., 2007): il primo su 142 studenti bianchi delle scuole medie, il secondo su 120 studenti bianchi delle scuole superiori. In entrambi, sono stati esaminate le amicizie cross-group estese e gli atteggiamenti verso individui del sud-est asiatico. Sono stati misurati tramite diversi item l’ansia intergruppi (chiedendo ad esempio quanto si sentissero a proprio agio durante l’interazione con i membri dell’outgroup),le norme dell’ingroup (chiedendo ad esempio ai partecipanti quanto essi pensino che siano amichevoli i loro compagni bianchi con l’outgroup), le norme dell’outgroup (chiedendo ad esempio quanto pensano che ai membri dell’outgroup piacciano gli individui bianchi) e l’inclusione dell’outgroup in se stessi. Quest’ultima è stata misurato mediante la scala di inclusione (IOS) proposta da Aron et al. (1991), che utilizza una serie di coppie di cerchi che si sovrappongono in maniera crescente tra di loro. In questa scala, il primo cerchio rappresenta se stessi ed il secondo rappresenta i membri dell’outgroup: più i cerchi si sovrappongono e maggiore è l’inclusione dell’outgroup nel sé. In questi studi si è ipotizzato che alti livelli di vicinanza con l’amico dell’outgroup più stretto predicano atteggiamenti maggiormente positivi verso l’intero outgroup; inoltre, si è analizzato se i quattro processi medino la relazione tra amicizie cross-group estese e atteggiamento verso l’outgroup, e se ognuno di questi fattori abbia un ruolo di mediatore indipendente quando vengono controllate le altre tre variabili. Dai risultati è emerso che le amicizie cross-group di tipo esteso sono associate ad una minore ansia intergruppi, alla percezione di norme più positive sia riguardo all’ingroup che riguardo all’outgroup e ad una maggior inclusione dell’outgroup nel sé. A sua volta, questi quattro fattori sono associati ad un atteggiamento maggiormente positivo verso l’outgroup. Anche se non si può stabilire con certezza la direzione causale, gli autori presumono che siano le amicizie estese a ridurre il pregiudizio piuttosto che il contrario. Infine, viene evidenziato il ruolo di altri processi nella relazione tra contatto esteso e pregiudizio e viene sottolineato come, mentre l’amicizia cross-group diretta è fortemente legata all’opportunità di contatto tra i due gruppi, l’amicizia estesa non lo è. Riguardo agli altri processi di mediazione in relazione al contatto esteso, ne vengono esaminati in particolare due (Tam, Hewstone, Kenworthy & Cairns, 2009): la fiducia intergruppi e la rivelazione di sé all’altro. In questa ricerca, si evidenzia come sia il contatto a predire la fiducia piuttosto che il viceversa; inoltre, secondo quanto descritto in precedenza e in accordo con la teoria dell’apprendimento sociale, anche la rivelazione di sé all’altro media la relazione tra amicizia cross-group estea e atteggiamento verso l’outgroup.

Riguardo i fattori mediatori nelle amicizie cross-group, sono da citare due lavori condotti in contesti italiani considerando diversi rapporti intergruppi: quello tra eterosessuali e omosessuali (Capozza, Falvo, Trifiletti & Pagani, 2014) è quello tra italiani Settentrionali e italiani Meridionali (Capozza, Falvo, Favara & Trifiletti, 2013).

Nello studio di Capozza et al. (2014) si è testato se le amicizie cross-group dirette ed estese siano collegate ad una riduzione dell’infraumanizzazione e ad una umanizzazione dell’outgroup. Gli autori evidenziano come nello studio di questo fenomeno si considerino generalmente come proprietà unicamente umane le emozioni secondarie (cognitivamente complesse) e tratti umani come razionalità e consapevolezza. Si sono ipotizzati tre processi di mediazione primaria (IOS, norme di ingroup e outgroup) e tre mediatori secondari (ansia intergruppi, fiducia ed empatia verso l’outgroup). Essi sottolineano come l’inclusione dell’outgroup nel sé, nel caso di amicizia cross-group estesa, prenda la forma di un’inclusione transitiva: da un’iniziale sovrapposizione tra sé e il membro dell’ingroup, a una successiva sovrapposizione tra questi ed il suo partner nel contatto, e infine a un’incorporazione finale di quest’ultimo con l’intero outgroup. L’ipotesi è che l’IOS riduca l’infraumanizzazione dell’outgroup sia direttamente sia attraverso i mediatori secondari. Anche le norme dell’outgroup possono essere efficaci nella misura in cui i membri dell’outgroup sono percepiti come prototipici; gli effetti di tali norme dovrebbero essere mediati, nella relazione con l’infraumanizzazione, da empatia, fiducia e ansia intergruppi. Le norme dell’ingroup, nelle amicizie dirette, agiscono tramite il processo di “selfanchoring”, mentre in quelle vicarie possono portare alla conclusione che l’ingroup abbia delle norme favorevoli verso l’outgroup.

I partecipanti erano studenti universitari eterosessuali. Sono state misurate tramite diversi item: l’amicizia cross-group diretta ed estesa; i mediatori di primo livello (per l’IOS è stato utilizzato l’item grafico della scala d’inclusione dell’altro nel sé di Aron, Aron & Smollan,1992); i mediatori di secondo livello; le attribuzioni di umanità tramite quattro tratti unicamente umani (es. moralità) e quattro non unicamente umani (comune anche agli animali, es. istinto) in modo da analizzare diverse componenti del concetto di umanità. Le misure sull’umanità sono state sintetizzate in due indici, uno di infraumanizzazione (differenza tra ingroup e outgroup sui tratti unicamente umani) ed un altro di umanizzazione

(attribuzione di tratti unicamente umani all’outgroup). I dati hanno mostrano che avviene infraumanizzazione ma non deumanizzazione (ovvero i due gruppi risultano differenti solo per quanto riguarda i tratti unicamente umani). Solo il contatto esteso è associato ad una riduzione dell’infraumanizzazione attraverso la mediazione dell’IOS, il quale assieme alle norme dell’outgroup, costituisce un mediatore anche per l’umanizzazione dell’outgroup. I risultati mostrano quindi che il contatto esteso può essere collegato a minor infraumanizzazione tramite l’IOS, che riduce la distanza tra i due gruppi riguardo all’umanità percepita. Se si considera l’umanizazione, l’IOS, legata al contatto esteso, agisce tramite la riduzione dell’ansia, facendo percepire un minor bisogno di atteggiamenti aggressivi o difensivi verso l’outgroup. Per quanto riguarda l’amicizia cross-group diretta, essa è collegata solamente ad un incremento dell’empatia verso l’outgroup; si suppone che ciò sia dovuto al contesto dell’analisi (eterosessuali/omosessuali), in cui l’IOS è di difficile realizzazione nel contatto diretto.

Nel secondo studio (Capozza et al., 2013) viene analizzato l’effetto dell’amicizia cross-group, sia diretta che estesa, sull’umanizzazione dell’outgroup, considerando gli stessi mediatori di primo livello (norme ingroup, norme outgroup, IOS) e di secondo livello (ansia, empatia e fiducia) in un contesto notevolmente diverso, ovvero quello tra italiani Settentrionali e  Meridionali; vengono inoltre testati alcuni modelli alternativi. Capozza et. al. (2013) evidenziano che oltre ad attribuire più emozioni secondarie all’ingroup rispetto all’outgroup, può anche avvenire deumanizzazione di tipo animalistico o meccanicistico, assimilando l’outgroup ad animali o oggetti inanimati. Ansia, fiducia ed empatia dovrebbero essere mediatori emozionali secondari tra le amicizie (sia dirette che estese) ed un aumento dell’umanizzazione dell’outgroup.

Gli autori considerano l’ansia un mediatore secondario proprio perché di tipo emozionale, e quindi un antecedente più diretto di atteggiamenti, percezioni e comportamenti. I partecipanti erano, anche in questo caso, studenti universitari settentrionali, con genitori settentrionali, nati e residenti nel Nord Italia. Si sono usate le stesse misure dello studio precedente, con la differenza che l’IOS è stato rilevato anche attraverso un item costituito da una domanda sull’inclusione nella propria identità di quella meridionale. I risultati mostrano che l’IOS è generalmente moderato, e che mentre vengono attribuiti più tratti unicamente umani all’ingroup, quelli non unicamente umani vengono attribuiti in misura maggiore all’outgroup. Le analisi hanno mostrato che l’amicizia diretta predice l’IOS, che a sua volta predice l’umanizzazione tramite la mediazione di tutte e tre le emozioni ipotizzate. Invece, per l’amicizia estesa, i mediatori di primo livello sono solamente le norme dell’ingroup. Vengono inoltre testati due modelli alternativi: nel primo vengono invertiti i mediatori di primo e di secondo livello, mentre nel secondo si testa il modello originale di Wright et al. (1997) in cui la relazione tra contatto esteso e umanizzazione è mediata da ansia, IOS, norme ingroup e norme outgrop. Entrambi questi modelli, comunque, forniscono dei risultati peggiori. Gli autori concludono che l’amicizia cross-group diretta ed estesa è collegata ad una maggiore attribuzione di tratti unicamente umani all’outgroup e quindi ad una maggiore umanizzazione. Inoltre, solo l’IOS è un mediatore di primo livello significativo nel contatto diretto e solo le norme ingroup lo sono nel contatto esteso (gli autori ipotizzano che il membro dell’outgroup abbia un ruolo periferico e quindi venga limitato l’IOS). L’effetto trascurabile del contatto esteso sulle norme ingroup potrebbe dipendere dal contesto analizzato in cui i settentrionali sono consapevoli della loro presunta superiorità socioeconomica e si curano poco dell’atteggiamento dei Meridionali verso di loro. Viene confermato il ruolo dell’ansia come mediatore di secondo livello, che agisce tramite un incremento dell’IOS nel caso di amicizie dirette e mediante la percezione di norme ingroup favorevoli nelle esperienze vicarie. In particolare, ciò dimostra che in questa relazione i fattori cognitivi e quelli affettivi operano seguendo un ordine sequenziale. Infine, gli autori suggeriscono che in altri contesti intergruppi (con outgroup etnici, religiosi, razziali o stigmatizzati) i mediatori possano agire in maniera differente. In particolare, per gruppi stigmatizzati come obesi e disabili, l’IOS può essere un mediatore nel contatto esteso, ma non in quello diretto, come dimostrato nello studio precedente sulla relazione con gli omosessuali.

 

 

© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia – Elisa Ragusa

 

 

 

Deumanizzazione ed infraumanizzazione

Deumanizzazione ed infraumanizzazione

Definizioni, analogie e differenze

Per comprendere al meglio i fenomeni di infraumanizzazione e deumanizzazione legati alla percezione dei gruppi dobbiamo necessariamente considerare il processo di categorizzazione (Voci & Pagotto, 2010). Grazie all’utilizzo di categorie, infatti, le persone riescono a ridurre la complessità dell’ambiente che li circonda: l’inserimento, sulla base di un principio di somiglianza, di un numero elevato di stimoli differenti all’interno di classi più ampie, consente di ridurre gli innumerevoli casi singoli a un numero molto più limitato di categorie. La formazione stessa delle categorie sociali o di gruppi porta inevitabilmente ad una percezione di accentuata omogeneitàall’interno di un gruppo e differenziazione tra gruppi diversi (processi di assimilazione intracategoriale e differenziazione intercategoriale). Le persone non si limitano a categorizzare gli altri, ma categorizzano anche se stesse: i gruppi che coinvolgono al loro interno il sé vengono denominati ingroup, e saranno concepiti come gruppi “speciali” (in quanto nostri), mentre i gruppi in cui il sé non è incluso vengono denominati outgroup. La formazione di stereotipi, pregiudizi e discriminazioni sono il prodotto del normale funzionamento della mente umana, basato sulla categorizzazione sociale, e dei processi motivazionali di valorizzazione dei gruppi di appartenenza, legati al bisogno di raggiungere e mantenere un’identità sociale positiva (Tajfel, 1981).

Tra le molteplici forme di discriminazione, pregiudizio e ostilità nei confronti di chi è diverso da sé (gli outgroup), assistiamo spesso anche a forme particolarmente gravose, caratterizzate dalla negazione totale o parziale dell’umanità altrui, ovvero la tendenza a percepire i gruppi estranei come “meno umani”, “non umani” o “sub-umani”. La mancata o ridotta attribuzione di umanità o caratteristiche umane agli altri rappresenta infatti, per suoi contenuti, una forma “aggravata” di discriminazione, in quanto viene messa in discussione una delle proprietà basilari della persona, ovvero l’umanità. Tali processi, che richiamano alla mente tragedie e stermini di massa, sono piuttosto diffusi (anche se prevalentemente in forme sottili e implicite) e possono avere conseguenze disastrose specialmente quando avvengono in forma manifesta. In particolare, tali fenomeni sono stati studiati in due distinti filoni teorici ed empirici della ricerca scientifica (per una rassegna vedi Haslam & Loughnan, 2014): l’infraumanizzazione (Leyens et al., 2007) e la deumanizzazione (Haslam et al., 2006).

Entrambe le teorie partono dall’assunto secondo cui forme radicate di pregiudizio possono sorgere dalla percezione che l’ingroup e l’outgroup non condividano la stessa essenza in questo caso, l’essenza umana, trattandosi di gruppi di esseri umani. L’ essenzialismo (Medin, 1989; Leyens et al., 2007) consiste nella convinzione che le persone e i gruppi sono sostanzialmente differenti tra loro e che quindi esistono delle discontinuità nell’umanità degli stessi. Le conseguenze di questa percezione sono però diverse secondo i due approcci.

Secondo Leyens, Rodriguez, Rodriguez, Gaunt, Paladino, Vaes & Demoulin (2001) le persone, in determinate circostanze, possono ritenere che i membri dell’ingroup abbiano un’essenza “maggiormente umana” rispetto ai membri dell’outgroup. Nei loro studi, l’essenza umana viene connessa solamente al fatto di essere in grado di provare emozioni secondarie. Queste infatti, a differenza delle emozioni primarie (quali gioia, sorpresa, paura, tristezza, rabbia, disgusto), immediatamente visibili e poco complesse, sono stati affettivi complessi, con una caratterizzazione cognitiva e spesso legati alla moralità. Tra queste emozioni secondarie, secondo Leyens et al. (2001), possiamo citare il rimorso, la nostalgia, l’intelligenza, il linguaggio, e tutti i sentimenti. Tutti gli esseri viventi, quindi umani e animali, provano emozioni primarie, ma solo gli esseri umani sono in grado di sperimentare le emozioni secondarie. La minor attribuzione di umanità all’outgroup è legata, quindi, nella teoria dell’infraumanizzazione di Leyens, dalla capacità di provare in minor misura queste emozioni secondarie.

Un ulteriore studio (Leyens et al., 2003) dimostra che l’infraumanizzazione è un fenomeno persistente in diversi contesti intergruppi, è evidente anche in assenza di conflitti intergruppi manifesti, ma quando vi siano differenze consistenti tra ingroup ed outgroup, ed è infine indipendente dai fenomeni di denigrazione dell’outgroup e di favoritismo per l’ingroup. Infatti, riguardo a quest’ultimo punto, mentre il favoritismo per l’ingroup consiste nell’associare solamente valori e caratteristiche positive al proprio gruppo e la denigrazione dell’outgroup nell’associare ad esso valori e caratteristiche negative, nell’infraumanizzazione vengono associate all’ingroup più emozioni secondarie, (unicamente umane), sia di tipo positivo sia di tipo negativo, come ha dimostrato uno studio che ha utilizzato una tecnica implicita di rivelazione delle associazioni gruppi-emozioni secondarie (Paladino et al., 2002).

E’ necessario sottolineare altri due aspetti: l’infraumanizzazione, secondo i suoi teorici, consiste in una tendenza pervasiva dettata dal bisogno di distinguere positivamente il proprio gruppo di appartenenza, ovvero è una conseguenza del processo di categorizzazione sociale. In virtù di queste assunzioni, Leyens et al. (2000) hanno sostenuto che tutti i membri dell’outgroup vengono percepiti come meno umani rispetto a coloro che appartengono all’ingroup. Inoltre, l’infraumanizzazione ha una varietà di implicazioni comportamentali che portano non solo alla mancata percezione dell’umanità altrui, ma anche ad un’evidente riluttanza nell’accettarla.

Il secondo approccio teorico relativo alle percezioni di umanità è quello della deumanizzazione proposto da Haslam (2006). L’approccio di Haslam si rifà al dualismo già evidenziato in diverse altre teorie psicologiche (come la percezione della mente di Gray, Gray & Wegner, 2007) differenziandosi da quello di Leyens e collaboratori (2000, 2001) principalmente perché effettua una distinzione tra le caratteristiche “unicamente umane” e le caratteristiche “legate alla natura umana”. Le prime sono quelle che differenziano gli esseri umani da quelli animali: tra queste rientrano sicuramente le emozioni secondarie già considerate da Leyens, ma anche altre capacità cognitive complesse e aspetti generali legati a civiltà, razionalità, moralità, socializzazione e cultura. Le caratteristiche legate alla natura umana sono invece quelle che, anche se possono in qualche misura caratterizzare le altre specie animali, sono ritenute centrali nel differenziare il genere umano da oggetti inanimati che ne sono invece privi, costituendo il nucleo di quella che può essere definita “umanità”. Esse riguardano per Haslam l’emotività, la vitalità ed il calore. A seconda di quale caratteristica venga negata all’outgroup, si possono quindi avere due tipi di deumanizzazione: quella animalistica o quella meccanistica. Quando ad un determinato gruppo vengono negate le caratteristiche unicamente umane, i suoi membri sono percepiti come privi di controllo sugli istinti, poco intelligenti, immaturi ed immorali: in altre parole, vengono assimilati alle altre specie animali. Invece, se ad essere negate sono quelle caratteristiche legate alla natura umana, i membri dell’outgroup saranno visti come freddi, rigidi e poco profondi: in altre parole, saranno considerati al pari di apparecchi meccanici (come degli automi) assimilati quindi alle macchine.

Il modello duale di Haslam (2006) appare maggiormente completo rispetto al precedente, e per diversi motivi. Esso riesce a superare i limiti della classica distinzione tra uomo e animale, introducendo anche gli oggetti come termine di paragone. Inoltre, invece di limitarsi all’analisi di un fenomeno specifico nella percezione dei gruppi, consente di classificare secondo diversi criteri le diverse forme di deumanizzazione che possono essere latenti o manifeste, animali o meccaniche, interpersonali o intergruppi.

L’infraumanizzazione, secondo Leyens ed i suoi collaboratori (2000, 2001), è un processo che deve essere necessariamente distinto dalla deumanizzazione, poiché presenta numerose differenze rispetto ad essa.

Secondo la loro teoria, mentre nel processo di deumanizzazione l’outgroup viene considerato totalmente disumano, nell’infraumanizzazione l’outgroup è semplicemente percepito come qualcosa di meno umano e più simile agli animali rispetto all’ingroup. Inoltre, mediante la deumanizzazione si giunge necessariamente a conflitti armati o manifesti (generando inoltre un’esclusione morale verso l’outgroup), mentre l’infraumanizzazione è per certi versi più  sottile: essa si presenta come una variazione simultanea dei fenomeni di amore verso l’ingroup e odio verso l’outgroup, che in questo caso sono fortemente associati poiché avvengono insieme (Brewer, 1999). L’infraumanizzazione è teorizzata includendo entrambi questi fenomeni come un doppio movimento che incrementa la valorizzazione dell’ingroup e abbassa il valore dell’outgroup. Tra le altre differenze, secondo questa teoria, l’infraumanizzazione riguarda solamente le relazioni intergruppi e non quelle interpersonali (Leyens et al., 2007); infine, questi teorici evidenziano che la relazione per cui l’ingroup si crede più umano rispetto all’outgroup è legata maggiormente al nazionalismo, che viene chiaramente distinto dal patriottismo. Quest’ultimo si riferisce soltanto all’avere un forte orgoglio verso il proprio gruppo, mentre il nazionalismo unisce a questo orgoglio anche una svalutazione e denigrazione dell’outgroup.

Per concludere, Leyens e i suoi colleghi (2007) sostengono che sia la deumanizzazione animalistica ad essere una branca dell’infraumanizzazione, mentre Haslam ed i suoi colleghi (2006) sostengono l’opposto, ovvero che l’infraumanizzazione sia una forma di deumanizzazione animalistica. La diatriba tra le due scuole di pensiero è attualmente ancora in corso, ma di certo questi fenomeni sono intimamente legati tra di loro.

Verranno adesso analizzati nel dettaglio i diversi aspetti della deumanizzazione e dell’infraumanizzazione, basati sul modo in cui avvengono, sulle caratteristiche dei gruppi e delle persone che la subiscono o la causano, sui fattori situazionali e motivazionali in cui si verificano. Infine, verranno discussi i loro diversi effetti e le strategie di riduzione potenzialmente più efficaci.

© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia – Elisa Ragusa

 

 

 

 

La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Introduzione

La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia

 

Introduzione

La società odierna è caratterizzata dalla coesistenza, a volte forzata, di diversi gruppi sociali che sono differenti gli uni dagli altri non solo per le loro caratteristiche fisiche (come il colore della pelle), ma anche per una serie di attributi legati alle loro differenze culturali, al loro credo ideologico-religioso, alle loro condizioni economiche, gusti sessuali o tradizioni. La psicologia sociale da tempo si dedica all’analisi dei fenomeni che avvengono nei diversi contesti intergruppi, focalizzandosi in particolare sugli effetti del contatto nella riduzione del pregiudizio tra i gruppi.

Il presente lavoro di tesi riguarda il fenomeno del pregiudizio esistente in un contesto intergruppi particolare e a noi vicino, che è stato oggetto da tempo di analisi da parte della comunità scientifica: è quello composto da Italiani Settentrionali e Meridionali, che pur avendo la stessa nazionalità e lo stesso credo religioso, sono molto diversi per quanto riguarda le rispettive condizioni di benessere economico, le tradizioni culturali e le espressioni linguistiche. A ciò si aggiungono diversi stereotipi che rafforzano una percezione negativa delle differenze reciproche tra i due gruppi: gli abitanti del Nord Italia vengono spesso etichettati come onesti contributori fiscali, dediti più al lavoro che alla famiglia, piuttosto freddi e poco socievoli con gli altri; gli abitanti del Sud sono invece spesso dipinti come ospitali e calorosi fannulloni, propensi all’evasione fiscale e alla truffa, legati indissolubilmente alla famiglia e alle proprie tradizioni locali. Naturalmente, quelli appena descritti sono solamente stereotipi legati alla visione che ognuno dei due gruppi ha dell’altro, ma di certo contribuiscono ad alimentare il conflitto esistente tra Nord e Sud Italia.

L’esistenza di questi conflitti e la loro influenza sulla vita quotidiana è sicuramente legata ai fenomeni di deumanizzazione e infraumanizzazione (Haslam & Loughnam, 2014), che nei contesti intergruppi portano ad una ridotta o assente attribuzione di stati mentali ai membri di un gruppo diverso dal proprio.

Il primo capitolo tratta appunto di questi due fenomeni, analizzando nella prima parte le basi teoriche, evidenziando analogie e differenze e descrivendo le varie forme in cui esse possono avvenire; successivamente, vengono approfondite le caratteristiche degli individui e dei gruppi che subiscono tali attribuzioni di minore umanità, degli individui e dei gruppi che le mettono in atto e le condizioni sotto le quali esse sono più probabili. Infine, vengono analizzati gli effetti di questi due fenomeni sulle relazioni intergruppi e interpersonali, e vengono discusse le strategie più efficaci per la loro riduzione.

Da più di mezzo secolo è stato individuato dagli studiosi, a partire dall’ipotesi del contatto di Allport (1954) un tipo “speciale” di contatto che ha effetti particolarmente positivi sulle relazioni intergruppi: si tratta dell’amicizia crossgroup (Pettigrew, 1997). Essa può avvenire in due forme: l’amicizia cross-group diretta consiste nel contatto diretto tra membri dell’ingroup e dell’outgroup, mentre l’amicizia cross-group estesa (Wright, Aron, McLaughlin-Volpe & Ropp, 1997) è un’esperienza vicaria che consiste nella semplice osservazione o conoscenza dell’amicizia tra un membro dell’ingroup e un membro dell’outgroup. Il secondo capitolo tratta proprio di queste due forme di amicizia intergruppi, focalizzandosi sui fattori mediatori e moderatori nella relazione tra questi tipi di contatto e l’atteggiamento verso l’outgroup. Viene, infine, trattata la loro efficacia nei diversi contesti intergruppi.

I fenomeni di pregiudizio intergruppi sono riconducibili a processi che riguardano la percezione della mente, sia propria che altrui; il terzo capitolo tratta appunto della teoria psicologica della percezione della mente (Waytz, Gray, Epley, & Wegner, 2010), che risulta dipendente dalle caratteristiche dei membri gruppo che la percepiscono o che vengono percepiti. Viene evidenziato il dualismo tra le due dimensioni della percezione delle mente (agency ed experience) e approfondito il ruolo che riveste il corpo nella percezione della mente altrui.

Diversi fattori possono influire sia sulle attribuzioni di umanità e di mente sia sul conseguente atteggiamento verso gli altri. Un ruolo particolare è rivestito dalle meta-attribuzioni, ovvero dai processi di comprensione di cosa gli altri individui e gruppi pensino di noi. Il quarto capitolo è dedicato proprio alle metaattribuzioni, analizzando caratteristiche e processi che incidono sulla loro formazione, i suoi effetti sulle relazioni intergruppi e le strategie di riduzione degli effetti negativi che esse possono avere.

Infine, nel quinto capitolo verrà descritto lo studio condotto considerando il contesto intergruppi descritto precedentemente. Lo studio ha l’obiettivo di analizzare il legame tra amicizie cross-group (dirette ed estese), attribuzioni di umanità e di mente all’outgroup esaminando partecipanti settentrionali (ingroup; Meridionali sono l’outgroup). I dati sono stati raccolti tramite la somministrazione di oltre 300 questionari a studenti universitari frequentanti l’Università di Padova. Nel capitolo, quindi, vengono inizialmente descritti gli obiettivi e le ipotesi alla base della ricerca, il metodo, nonché le misure utilizzate nel questionario. Vengono, infine, riportati i risultati delle analisi, discutendo le loro implicazioni a livello teorico e applicativo.

 

© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia – Elisa Ragusa