La vittimologia: Vittime (in)coscienti

 La vittimologia: Vittime (in)coscienti

 

La vittimologia costituisce una giovane branca della criminologia, nata con lo scopo di apportare una nuova prospettiva allo studio della dinamica criminale.
Numerose ricerche cliniche e criminologiche, hanno portato al concetto che alcune vittime eserciterebbero una sorta di attrazione sui criminali. Infatti, se è ammesso che determinati fattori biologici, psicologici e sociali possano predisporre un soggetto alla devianza criminale, andando a rinforzare le sue inclinazioni delinquenziali, è plausibile anche l’esistenza di caratteristiche che rendano un individuo particolarmente vulnerabile ed esposto a subire certe azioni criminali.
Queste predisposizioni vittimogene, oltre a poter quantificare il rischio di divenire vittima di reato, vanno a delineare un profilo di vittima “potenziale”, o vittima latente” (Ellenberger, 1954). Questi, possono ispirare l’idea criminale, e far precipitare l’azione stessa.
Tra le vittime potenziali alcune sono caratterizzate da predisposizioni specifiche, che possono essere innate (sesso, ritardo mentale, ecc.) o acquisite (disabilità in generale come la sordità, cecità, o tratti psicologici sviluppati nel corso degli anni), permanenti (sesso), temporanee (età, ecc.)o passeggere ( stati psico- biologici di breve durata: depressione, ebbrezza alcolica, ecc.). Altre, invece, sono per una predisposizione generale, portate a diventare delle vittime nate.
Restando in ambito delle predisposizioni specifiche riportate sopra, possiamo trovare numerose evidenze empiriche e statistiche. Per esempio, i soggetti che si trovano ad essere più esposti a vari tipi di reato, che vanno dal maltrattamento psicologico, all’abuso, sono sicuramente quelli che hanno una minore possibilità di difendersi, per la loro età e/o per una disabilità psico- fisica. I minori di età e gli anziani posso essere vittima di vari agiti criminali. Indagini statistiche effettuate in vari paesi attestano che dal 5 al 10% dei bambini hanno avuto un esperienza fisica di violenza durante l’infanzia . Le persone anziane presentano un elevato rischio di essere vittimizzate, soprattutto per reati contro la proprietà e reati finanziari. Meno frequentemente possono essere vittime di abuso, maltrattamento o trascuratezza. I fattori scatenanti la vittimizzazione possono essere l’interesse economico, la dipendenza psicofisica dai familiari, solitudine, stress evocato dall’handicap dell’anziano (Pritchard, 2001). Fattori esterni di stress, come presenza di patologie psichiatriche in famiglia, o perdita di lavoro, possono ripercuotersi in forme di aggressività sull’anziano.
Il genere sessuale risulta essere il fattore vittimogeno più importante per alcuni delitti. Infatti lo stupro è un crimine commesso quasi esclusivamente sulle donne.
Le statistiche non lasciano speranze. 5.700.000 donne negli Stati Uniti, suboscono atti di violenza,grave o meno grave, dal proprio marito, e di queste almeno una donna su cinque ha subisce maltrattamenti ripetuti e reiterati all’interno della vita coniugale. Il fenomeno del wife beating (moglie maltrattata), risulta essere collegato ad alcune variabili psicosociali come l’alcolismo e la dipendenza economica dal coniuge.
La “vittima nata” 
Come esistono criminali recidivi, che si rendono continuamente colpevoli di reati, esistono vittime recidive, persone che sono inclini a collezionare una serie ininterrotta di fallimenti, sfortune, problemi di ogni genere. Spesso a determinare questa facilità alla vittimizzazione, è la combinazione di tanti elementi che vanno ad integrarsi tra loro. In particolare, le tendenze sadomasochistiche, sono spesso accompagnate da gravi sensi di colpa, e conseguentemente da atti mirati alla autopunizione fisica, morale e sociale. Gli aspetti depressivi dell’atteggiamento fatalistico li ritroviamo in certe persone che hanno una ridotta voglia di vivere, non curanti nei confronti della morte o della possibilità di suicidarsi. Persone totalmente incapaci di tutelarsi dai pericoli della vita, che amano mettersi in situazioni fobiche (reattività controfobica), che rinunciano alla loro realizzazione (equivalente suicidario esistenziale), o che mettono in atto comportamenti aggressivi contro se stessi e gli altri (equivalente suicidario fisico).
Quando ci troviamo di fronte ad un narcisismo molto forte, e all’impossibilità di diventare i più invidiati, ecco che si ribaltano le prospettive, e da una ricerca ossessiva di diventare degli eroi, si passa al culto dell’eroe in negativo, e si diventa i più brutti, infelici e sfortunati del mondo. Questi atteggiamenti disfattisti possono anche essere sostituiti dalla ricerca di superstimolazioni continue, emotive, intellettuali e fisiche. I cosiddetti sensation seekers, solitamente amanti di sport estremi, sono in costante ricerca di iperstimolazioni, e spesso loro stessi sono a creare delle situazioni vittimologiche. L’assunzione di droghe, dormire con estranei, saltare con il paracadute, corse con veicoli a motore, alpinismo e ogni altro sport estremo sono comportamenti che forniscono le sensazioni cui il seeker tanto anela, ma al prezzo di mettere in rischio la sua incolumità e quella delle persone che gli stanno attorno. Una continua sfida contro la morte, che spesso nasconde ciò che è alla base dei comportamenti suicidari, l’incuranza per la propria vita.
Bibliografia
V.Volterra. 2005. Psichiatria forense, criminologia ed etica psichiatrica. Masson.
DSM-IV-TR. 2004. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Masson-Ravizza.

 

 

© La vittimologia: Vittime (in)coscienti  – Dott.ssa Federica Falco