Articoli

Caratteristiche dell’identità e della comunicazione online

Caratteristiche dell’identità e della comunicazione online

Ciò che caratterizza gli ambienti virtuali e influiscono sulle modalità di comunicazione del sé possono essere:

  • l’anonimato, che si esplica nella possibilità di nascondere o modificare la propria identità. Tale condizione offre l’opportunità di sentirsi più disinibiti, meno vulnerabili, meno soggetti a giudizi altrui e di distanziarsi da sé stessi, guardandosi dall’esterno come spettatori del proprio sé messo in scena. E’ una sorta di presa di distanza da sé stessi, dalle parti di sé che si rappresentano, come se non fossero veramente le proprie;
  • la non visibilità: relazionarsi da dietro un monitor contribuisce a creare un clima di maggiore libertà espressiva, anche se questo, in alcuni casi, può creare un clima di incertezza, di ambiguità, di sfiducia, di sospetto;
  • la possibile mancanza di sincronicità: alcune forme di comunicazione, quali ad esempio le e-mail, offrono la possibilità di adattare a sé stessi i tempi di risposta. Ognuno può avere i suoi tempi di lettura, risposta, riflessione, possono dare risposte affrettate, impulsive che possono portare a pentirsi e quindi non essere in sincronia;
  • l’abbattimento delle differenze sociali: l’assenza di indizi visivi che possono indicare l’età, il sesso, lo status socioeconomico, l’abitudine diffusa a darsi del tu, la mancanza di un potere centrale all’interno della Rete, possono contribuire a ridurre le distanze sociali che non si annullano del tutto, ma si rimodellano in un nuovo assetto che si basa sull’esperienza dell’uso della Rete, sulle competenze in un particolare settore di discussione e sulle abilità di espressione per iscritto.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

Identità online-offline

Identità online-offline

 

L’immagine che le altre persone possiedono di noi non è altro che il riflesso che ciascun individuo vuole fornire al mondo sociale. Sostanzialmente quindi, ciascuna persona costruisce la propria identità sociale che mostra agli altri membri della società di riferimento, in base al modo in cui vuole apparire e vincolati dalle aspettative che gli altri nutrono su di noi.

Grazie ai media digitali e in particolare ai social media, le persone costruiscono sempre di più un’identità online che si affianca all’identità e alla reputazione offline.

L’identità personale si costruisce con i contenuti che le persone pubblicano direttamente nei profili nei social media o nei siti personali e si completa con i contenuti e le opinioni che altri utenti condividono online, pubblicamente o in forma anonima.

Proprio come avviene per le aziende, la qualità della reputazione personale che emerge, per esempio, da una ricerca per nome e cognome su Google, influenza le opportunità di lavoro, di collaborazioni professionali e di relazioni interpersonali. Per questo è importante monitorare e costruire una solida identità personale in Rete, attraverso una specifica attività di personal branding.

Con il personal branding si comunica in modo strategico l’identità di una persona, applicando gli stessi principi utilizzati per comunicare un brand aziendale. L’attenzione al personal branding quindi è fondamentale nei casi di diffamazione o di diffusione di falsità online.

La costruzione dell’identità online presenta alcune caratteristiche molto interessanti, che in parte la differenziano dai processi di costruzione dell’identità offline in termini sociali.

Online l’utente ha la possibilità di fare una scelta, ovvero può scegliere chi è e cosa lo caratterizza in modo più arbitrario rispetto al mondo offline, nel quale deve fare i conti con caratteristiche che non può cambiare e con dinamiche sociali e relazionali diverse. Nella sfera online l’assenza di una comunicazione non verbale (gestualità, prossemica, mimica facciale) impedisce l’esecuzione di un atto interamente involontario. Quest’assenza viene sostituita dalla presenza dei cosiddetti “smile =)”, che manifestano la comunicazione non verbale contestualizzandola con espressioni analoghe alla mimica facciale, utili nella comunicazione. Ma  questi non evitano fraintendimenti.

Il Web 2.0, ha trasformato gli utenti della Rete da consumatori in users, ovvero produttori e consumatori allo stesso tempo. Con il World Wide Web, l’identità corrispondeva all’anonimato perchè si accedeva alla Rete con un nickname caratterizzante, che quasi mai era riconducibile all’identità offline. La nascita prima dei blog, e poi della piattaforma Facebook invece, ha quasi interamente annullato questa linea di confine fra la vita online e la vita offline, portando il nome “reale” al centro della dinamica online, mescolando le due realtà, che ora tendono a sovrapporsi e a confondersi.

Facebook in particolare ha portato al cambiamento dell’identità intesa come “il Sé”. Il risultato è quindi quello di una realizzazione di un processo sociale che sembra collettivo, ma in realtà è individuale:

“Il ruolo più importante di Internet nella strutturazione delle relazioni sociali è il suo contributo al nuovo modello di socialità basato sul’individualismo. (…) Così non è Internet a creare un modello di individualismo in rete, ma è lo sviluppo di Internet a fornire un supporto materiale adeguato per la diffusione dell’individualismo come forma dominante di socialità. (…) L’individualismo in rete è un modello sociale, non una raccolta di individui isolati.” [1]

Fra le tante definizioni sociologiche, forse quella che si avvicina di più al concetto di identità qui descritto è quella di performatività, in analogia con la ribalta del sé (Goffman)[2] e in similitudine con la performance artistica. Spesso infatti, la costruzione dell’identità online coincide con una esposizione della migliore immagine che riusciamo a creare di noi stessi.

A tale proposito possiamo collegarci alla piattaforma Second Life: qui l’identità è interamente costruita ex novo, in un sistema fittizio di interazioni che simula in tutto e per tutto la vita reale, coinvolgendo nell’ambito della costruzione dell’identità online anche il problema dell’arbitrarietà del corpo in quanto tale, grazie alla possibilità di scegliere arbitrariamente le caratteristiche fisiche del proprio avatar e vivere, con il “nuovo” sé, una vita in tutto e per tutto simile a quella quotidiana, per la confusione totale e definitiva della dicotomia online-offline, reale-virtuale.

[1]   Castells, M., Internet Galaxy, Oxford: Oxford University Press, 2001 pp.129-130.

[2]   Goffman E., sociologo canadese, The Presentation of Self in Everyday Life. La vita quotidiana come rappresentazione, Garden City: Doubleday, 1959.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

Personal Branding come oggettivazione di sé stessi in prodotto/brand

Personal Branding come oggettivazione di sé stessi in prodotto/brand?

 

Non dobbiamo pensare di metterci nei panni di un paio di scarpe o in quelli di succo di frutta, ma cercare di valorizzare i punti di forza e le unicità che abbiamo, consapevoli dell’effetto che hanno nella mente degli altri.

Un brand non è un grande marchio, ma è l’effetto e la percezione del grande marchio nella testa dei consumatori.

Viviamo in una società dell’immagine e siamo spesso disposti a rinnovare la nostra fiducia in prodotti più costosi dietro la promessa di valore che ci offre un marchio. Dobbiamo quindi sfruttare a nostro vantaggio caratteristiche e ideali che associamo alla nostra persona.

Di fatto la pratica di valutare e di etichettare una persona sulla base della prima impressione, fa parte delle abitudini di comportamento che  da sempre abbiamo, insite nella nostra cultura. Ma il personal branding non deve per forza portare alla spersonalizzazione e all’oggettivazione di noi stessi: tutti hanno un proprio marchio e ogni persona viene definita dagli interlocutori. Basti pensare ai soprannomi legati a qualità e caratteristiche personali. L’importante è riuscire a delineare il nostro brand prima che lo facciano gli altri per noi.

Assieme alla qualità dei contenuti e degli scambi serve costanza, probabilmente l’elemento più difficile per mantenere il proprio brand personale.

Di fondo ci deve essere un interesse reale dietro la scelta, la quale porterà a creare la strategia di promozione del brand: un blog, un account su LinkedIn o su altri social network, un profilo su Twitter, che può essere funzionale al nostro marchio.

La semplice presenza non è sufficiente a conquistare visibilità online: occorre partecipare in maniera attiva, portando valore alla Rete attraverso contenuti e commenti, cercando il dialogo con altre persone interessate e dalle quali spesso può nascere uno scambio costruttivo. Non si tratta di fare promozione in maniera tradizionale, ma di entrare in relazione e cercare un modo per aiutare realmente gli altri.

Se l’immagine personale è la somma dei tratti fisici, del corpo e dell’abbigliamento, il personal branding è la somma degli elementi interiori e intangibili, ed è per questo che se un personal brand è fatto in maniera coerente e costruttiva a livello professionale non cade nell’oggettivazione dell’individuo.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

Cos’è il Personal Branding

Cos’è il Personal Branding

Se prendiamo la definizione di Wikipedia:

“L’espressione personal branding (mutuata dalla lingua inglese) indica la capacità di promuovere se stessi, al fine di essere gradito o comunque appetibile nei confronti di una comunità di consociati, con modalità simili a quanto avviene in campo economico, con i prodotti commerciali.  A differenza di altre discipline di miglioramento personale, il personal branding suggerisce di concentrarsi oltre che sul valore anche sulle modalità di promozione.”[1]

Secondo Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti, i primi in Italia ad occuparsi di personal branding:

“Fare Personal Branding significa impostare una strategia per individuare o definire i tuoi punti di forza e comunicare in maniera efficace cosa sai fare, come lo sai fare e perché gli altri dovrebbero sceglierti”. [2]

In altre parole, la propria personalità in Rete può essere considerata come un brand e gestita come tale.

Non esiste una definizione univoca di Personal Branding, ma è possibile definire tale fenomeno come la capacità, di ognuno di noi, di fare marketing di sé stesso, in un contesto dove con la parola Brand non si intende più il brand aziendale, ma personale, ossia l’insieme di tutto ciò che le persone dicono, provano e pensano sulla persona e sui servizi offerti nei vari contesti di vita; in sostanza come si viene percepiti dagli altri e come la propria personalità può essere gestita e considerata in rete come un brand.

Il personal branding si riferisce alla persona contrapponendosi all’idea di massa e sottolineando l’unicità dell’individuo. Allo scopo di sviluppare il proprio personal brand, è importante conoscere bene sé stessi per essere poi in grado di comunicare efficacemente con gli altri, al fine di sviluppare una prima impressione positiva; in questo modo si potranno influenzare a proprio favore le scelte delle persone con cui ognuno di noi interagisce.

Oggi i social media amplificano il potenziale del nostro brand personale: per la facilità di accesso, per la facilità di utilizzo e per la vastità di pubblico.

Ma cos’è il brand in generale?

Il brand è identità, ovvero il primario strumento di differenziazione tra offerte sul mercato; identità che si costruisce e si mantiene nel tempo attraverso un sistema di coerenze. Il brand non è il logo o il marchio, ma l’idea che risiede nella mente dei clienti; è quindi una peculiarità intangibile del prodotto, ma non per questo di poco valore.

L’obiettivo dell’attività di branding è quella di aumentare il valore percepito da parte del pubblico, garantendo contemporaneamente la qualità ed il prestigio di quanto offerto.

Allo stesso modo il personal branding è quel processo che crea nella mente dei possibili clienti l’idea che sul mercato non esista un’altra persona che possa fornire un servizio o un prodotto come noi. L’idea è quella di rappresentare un concetto unico e irripetibile nella mente del proprio cliente e di fare in modo che quando avrà una specifica esigenza saremo le sole persone a venirgli in mente. Il brand non è altro che un prodotto con una personalità e i concetti alla base del personal brand sono: rilevanza, esclusività e specificità.

 

[1]   Definizione disponibile all’indirizzo: http://it.wikipedia.org/wiki/Personal_branding

[2]   Centenaro L. primo personal branding strategist in Italia e fondatore del PersonalBranding.it. Sorchiotti T. digital e creative strategist, lavora sulla comunicazione online, sullo sviluppo del brand e sulla progettazione di ecosistemi digitali. Definizione tratta dalla pagina Personal Branding disponibile all’indirizzo: http://www.personalbranding.it/personal-branding-online/

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato