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Approfondimento sul Metodo Canvas

Approfondimento sul Metodo Canvas

Il Personal Branding Canvas, ideato da Luigi Centenaro ( creato insieme all’azienda italiana Beople SRL specializzata in Business Design) è lo strumento visivo per lo sviluppo rapido di una strategia di Personal Branding. L’idea è di rendere il più semplice possibile:

  • descrivere, progettare e re-inventare il proprio Personal Brand anche senza basi di Branding e di Marketing;
  • insegnare e fare coaching sul Personal Branding in maniera semplice ed efficace. Il Personal Branding Canvas è basato sull’approccio Business Model You®, sviluppato da Tim Clark e sulla metodologia Business Model Generation resa famosa da Alex Osterwalder e Yves Pigneur nel loro best-seller.

Il punto di forza del Personal Branding Canvas è quello di far spostare l’attenzione dal lungo sviluppo di una strategia, che può richiedere molto tempo e risorse, a quello della progettazione, del ragionare per modelli: realizzare un primo prototipo, testarlo sul mercato e imparare dai feedback.

La metodologia che vi è alla base comprende, molti strumenti e pratiche visive, alcuni originali e altri presi in prestito dal Business Design e dal Design Thinking: mappa empatica, customer journey, Value Proposition Canvas, mind mapping, mappe di posizionamento, ecc.

Fare Personal Branding significa implementare il processo con cui una persona identifica il suo valore, lo fa conoscere al giusto pubblico (audience) e ottiene risultati per se stessa. Per attivare questo processo è necessario disporre di un modello chiaro e dell’immagine generale, la big picture: di dove stai andando, perché lo stai facendo, come e se stai raggiungendo il risultato che desideri.

Il Personal Branding Canvas permette di fare tutto questo molto velocemente.

Figura 3. Metodo Canvas disponibile all’indirizzo: http://personalbrandingcanvas.com/it/canvas-ita/

Il Personal Branding Canvas è un nuovo strumento “visual” che in nove passi può aiutare chiunque a creare, valutare, riprogettare e migliorare il proprio Personal Brand. Questo approccio è rivolto a tre segmenti di persone:

  • per chiunque voglia scoprire o re-inventare il proprio Personal Brand, ma vuole un approccio concreto e senza gergo tecnico: artisti, professionisti, avvocati, dottori, dentisti, imprenditori, startupper, manager, studenti, politici, celebrity, influencer, blogger, etc;
  • per tutti quei professionisti nel campo del successo personale: career coach, consulenti d’immagine, portavoce, PR, digital PR, community manager, talent agents, web e social media marketing, ecc. Tutti coloro che necessitano di un metodo pratico per sviluppare una strategia allineata con la vera identità e gli obiettivi reali dei loro clienti e studenti;
  • questo metodo visivo può anche semplificare il lavoro di qualsiasi Personal Branding Strategist perchè l’approccio sottolineato dal Canvas può sostenere qualsiasi stile di personal branding.

 

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

Roadmap per una social media strategy

Roadmap per una social media strategy

Foto di Free-Photos da Pixabay

Come scrive Massarotto, gli elementi costitutivi di una scocial media strategy sono[1]:

  • ricordare che la community del proprio brand vivrà al 90% distribuita su property non vostre;
  • pianificare sui social media;
  • avviare un monitoraggio preliminare ampio e strutturato prima di delineare la strategia;
  • inserire l’ascolto strutturato e in real time come primo elemento continuativo della propria strategia;
  • scegliere un tipo di strategia: presidio, promozione, progetto o solo ascolto;
  • scegliere in base alla strategia quali spazi presidiare:
  • programmare la crescita della propria presenza (promozionale, organica, media);
  • definire uno stile di relazione;
  • definire una policy per i social media e le regole;
  • verificare la propria strategia in rapporto alla brand identity.

Riassumendo quindi, gli elementi di primaria importanza, se vogliamo usare i social media in modo efficace attirando potenziali clienti, da non dimenticare di aggiornare nei nostri account personali sono:

  • le foto: l’immagine di un profilo è molto importante, è meglio non utilizzare foto non vere, ma scegliere una nostra foto che ci faccia ricordare di noi e cercare di non utilizzare foto diverse, ma un massimo di 3 foto simili, per non confondere il potenziale cliente;
  • Link SitoWeb o Blog: quasi ogni social media permette nel proprio account di inserire un URL, che indentifichi il sito web o blog principale. Questa è una informazione molto utile per avere una nuova finestra nella quale intercettare potenziali clienti;
  • biografia: trovare la possibilità di inserire una breve descrizione, per informare la nostra attività. Se non cè la possibilità di scrivere troppo testo basta il titolo professionale, altrimenti bisogna cercare di spendere qualche paragrafo per la nostra presentazione;
  • contatti: oltre ad inserire informazioni su di noi, accertiamoci di lasciare la possibilità di contattarci tramite altri social media o email. Diversi progetti permettono nel proprio account di aggregare altri social, è opportuno fare tale collegamento solo con quelli che si utilizzano davvero.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

[1] Massarotto M., Social Network. Costruire e comunicare identità in Rete.,Apogeo, 2011 pag.39

Social media strategy per la promozione del Personal Brand

Social media strategy per la promozione del Personal Brand

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

 

Il mondo dei social media in continua evoluzione e mutazione può essere visto da più punti di vista, in base alle risorse e agli obiettivi che le persone vogliono raggiungere. Si possono intraprendere diverse strategie, per rendere i social media il miglior strumento di marketing utile alla comunicazione del proprio brand.[1]

Strategia di presidio: identifica i social media come lo spazio di massima importanza per la comunicazione del brand, la strategia è molto impegnativa sia economicamente che come utilizzo di risorse. Gli elementi chiave di una strategia di presidio sono:

  • piano dei contenuti
  • community management
  • reportistica strutturata
  • coinvolgimento aziendale elevato

Facebook è il social network più adatto per questa strategia, grazie alle pagine riservate ai brand opera proprio in termini di presidio; YouTube invece è quello meno adatto per il troppo impegno che richiede per costruire una produzione video di lungo periodo e per i limiti strutturali della piattaforma.

Le strategie di presidio richiedono una grande pianificazione ed un sistema di metriche innovative per calcolare il ROI[2]. E’ bene programmare anche un’analisi di banchmark della concorrenza[3]. Il vantaggio di queste strategie è che lavorano sulla ottimizzazione della reputazione dell’azienda, che è un concetto fondamentale per la buona percezione del brand.

Strategia di promozione: riguarda l’insieme delle strategie utilizzate per supportare il lancio di una campagna o di una singola iniziativa. Il vantaggio è che sono programmate e gestite con uno sforzo organizzativo contenuto, ma non sfruttano totalmente la potenzialità dei social media. Di solito sono caratterizzate da: temporaneità, promozionalità/offerte e contenuti limitati in quanto le persone tendono a rifiutare le conversazioni che non sono strettamente legate al servizio/prodotto che si vuole promuovere. Di conseguenza possono anche creare delle insoddisfazioni negli utenti le cui domande non trovano risposte.

Strategia a progetto: prevede di coinvolgere i social media in un periodo temporale definito per promuovere o lanciare un progetto che può essere di:

  • co-creazione di contenuti;
  • feedback ovvero raccolta di opinioni;
  • creativo come un progetto collaborativo;
  • sociale come un’operazione di beneficenza.

Gli elementi chiave di una strategia progetto sono:

  • l’obiettivo;
  • la community di riferimento;
  • la community management;
  • la sinergia con il resto della comunicazione.

Perchè il progetto abbia successo deve essere di interesse, coinvolgente, innovativo e rivolto alla community adatta.

Strategia di solo ascolto: é la scelta di alcuni brand di mettersi solo in ascolto e di confrontarsi solo così con i social media. Ovviamente risulta essere una strategia poco dispendiosa, ma comunque se fatta in maniera professionale può essere molto utile.

Vede alcuni vantaggi:

  • basso impegno;
  • pochi rischi;
  • prepara la persona che vuole comunicare successivamente, conoscendo prima la cultura del web attraverso la fase di ascolto.

Questa strategia, quindi non utilizza per nulla i social media per comunicare, ma non si preclude la possibilità di intervenire, in casi di necessità, senza attivare i social media. Queste sono le quattro principali strategie di utilizzo dei social media per rendersi visibili agli occhi della Rete.

Ma ci sono anche altre strategie, sotto forma di accorgimenti, che possono essere utilizzati dalle persone per avere una buona presenza sul web e conservarla, quali:

  • creare e aggiornare i propri spazi sui social networking;
  • gestire un blog tecnico puntuale e aggiornato:
  • partecipare alle discussioni online per dare testimonianza della propria professionalità, della propria competenza e del proprio track record (precedenti esperienze, curriculum professionale);
  • le conversazioni degli utenti del web: possono avere un grande impatto sulla reputazione di persone e brand quindi trascurarle o ignorarle può essere fatale

(effetto passaparola);

  • le foto: un modo di trasmettere umanità, calore, vicinanza, facilmente da mettere online, ma potenzialmente utilizzabili da altri. Le foto postate possono essere riprese e pubblicate in spazi dove non figura il nome dell’utente che le ha pubblicate. Le foto su Internet sono uno strumento molto potente e usarle come strategia per il personal branding è utile, ricordandosi però che non si ha il controllo sulle foto in sé, ma sulle parole associate nel titolo, tag o post connessi;
  • i domini: registrare il proprio nome e cognome per marcare il territorio, nei motori di ricerca. Riservare i domini è un modo per evitare che si verifichi un furto d’identità, un omonimia scomoda o cybersquatting;
  • username o URL personalizzato: è importante perchè più è semplice e uguale al nome della persona più è facile da comunicare e far circolare;
  • il curriculum nel web: la gestione del proprio personal brand e della propria digital reputation riguarda anche la vita professionale, quindi mantenere le relazioni professionali attive attraverso i social, ottenere gli endorsement e gli accrediti accademici e professionali, come in Linkedin le raccomandazioni/referenze, sono la strategia utile a mantenere un profilo professionale per la ricerca di un lavoro;
  • SERP stategy: deve prevedere il monitoraggio dei risultati, un piano di contenuti per ottenere SERP (Search Engine Result Page ovvero pagina dei risultati dei motori di ricerca) sempre più ottimali e delle linee guida condivise sui risultati indesiderati;
  • un network attivo e con post recenti a cadenza regolare è una strategia per aiutare a capire se una persona è veramente quella che dice di essere;
  • il lifestream: una strategia per aggregare automaticamente in un’unica pagina ogni cosa che ognuno di noi crea online: possono essere messaggi, video o foto che si inviano, libri, articoli, blog che si leggono, programmi che si usano o musica che si ascolta. Può essere qualsiasi cosa che è fatta di bit e che è online, basta che il servizio da cui parte il messaggio la possa esportare e che quello a cui arriva la possa aggregare. I flussi vengono raccolti attraverso diverse tecnologie e la più utilizzata è il feed RSS: ogni servizio che abbia un feed pubblico raggiungibile dal web può virtualmente essere aggregato al proprio lifestream;
  • il monitoraggio di sé stessi, del proprio nome.

Grazie a tutte queste strategie si allarga la rete di relazioni e si crea una digital reputation solida ed efficace, perchè il personal branding oggi si costruisce partecipando alla conversazione online e dal momento che su Internet non ci siamo noi, ma la nostra immagine, è bene indirizzarla nella prospettiva giusta. Se ognuno di noi non cura la propria reputazione online, ci penserà qualcun’altro con conseguenze negative per il proprio personal brand.

Il personal branding è nato come effetto collaterale del fatto che grazie al web le nostre vite sono diventate pubbliche e consultabili e impaginate dentro a griglie simili a quelle di una marca.

Creando accout e profili nei vari social network creiamo un’immagine di noi caratterizzata da: nome=brand, avatar=logo e status=payoff (slogan/una frase breve che accompagna il nome di un prodotto).

Di conseguenza le nostre vite impaginate dentro a queste griglie simili a quelle di una marca, sono diventate pubbliche e i contenuti dei profili creati per noi stessi possono avere delle conseguenze positive, nuovi amici, complimenti, contatti di lavoro, ma anche negative perchè dobbiamo rispondere di cose che non vorremmo o ci viene chiesto di rendere conto delle nostre azioni.

Tutto quello che pubblichiamo su Internet è permanente e consultabile così come quello che gli altri dicono di noi o del nostro brand. Quindi importante è la gestione della propria immagine, ma anche quella della propria reputazione.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

[1] Massarotto M., Social Network. Costruire e comunicare identità in Rete, Apogeo, 2011

[2]  ROI= Return on investment è il rapposrto tra costi e profitti netti, viene utilizzato per calcolare il ritorno sull’investimento di un sito web ad esempio. Si calcola attraverso la formula: ROI= Utile derivato/ Capitale investito, dove per utile derivato si intende il reddito totale dell’operazione meno il capitale investito. Si utilizza il ROI per decidere come impiegare il budget e scoprire poi quanto si guadagna.

[3]   L’analisi di banchmark consente di: confrontare risultati, trend e caratteristiche di aziende e brand tra loro concorrenti, individuare i fattori chiave per operare con successo nel settore di appartenenza e comprendere le dinamiche competitive operanti nel settore. Questa analisi permette di capire immediatamente il posizionamento dei brand, in funzione dei diversi aspetti economico-finanziari indagati.

Social Media e Personal Branding

Social Media e Personal Branding

L’arrivo del web 2.0 e l’affermazione dei social media ha cambiato la relazione tra emittente e destinatario: i mercati sono diventati conversazioni.

Le caratteristiche di Internet, ovvero l’interattività, la partecipazione, la conversazione, la formazione di community, la fruizione di informazioni in tempo reale e la loro persistenza per molto tempo, hanno reso possibile una nuova forma di comunicazione non più unidirezionale come con i media tradizionali.

Alla base di ogni media sociale ci sono i contenuti, il materiale che gli utenti generano e condividono. La rete non connette computer, ma persone e per essere accettati all’interno delle conversazioni è necessario essere trasparenti e autentici.

Come afferma il blogger Mike Arauz:

Il valore di un brand online è il prodotto dell’investimento per il tempo speso per l’attività sociale svolta.

I social media quindi, essendo dinamici e aperti, rappresentano un canale ideale per affermare e comunicare il proprio brand personale.

Nel web 2.0 la reputazione e l’immagine di una persona dipendono da quello che gli altri dicono sul suo conto in rete, quindi il nostro personal brand non è ciò che diciamo, ma piuttosto quello che condividiamo, le conversazioni e la capacità di mantenere la promessa di valore che sosteniamo.

I social media sono molto importanti per sviluppare e rafforzare il posizionamento SEO. Per questo motivo come affermano Centenaro e Sorchiotti[1] per un buon personal brand si devono rispettare alcuni elementi chiave:

  • creare contenuti interessanti e coinvolgenti: la chiave di tutto, utili a farsi trovare; più link si riceveranno e migliore sarà il posizionamento sui motori di ricerca;
  • creare contenuti attuali: occorre essere costantemente aggiornati per capire quali siano gli argomenti di interesse dei lettori e dei propri utenti. La rete evolve velocemente e in alcune comunità gli argomenti possono diventare “in” o “out” anche nel giro di poche ore;
  • incoraggiare l’interazione: perchè il primo obiettivo deve essere quello di invitare gli utenti a contattarti, a comunicarti le proprie considerazioni e a confrontarsi con te, in modo tale che ogni discussione permetta uno scambio di opinioni,oltre che una nuova modalità di incontro;
  • promuovere la condivisione: ovvero la possibilità di condividere un contenuto che si apprezza anche con i tuoi contatti nella modalità preferita;
  • aggiornare con costanza e frequenza: in quanto qualsiasi attività sui social media richiede aggiornamenti costanti e in linea con le attività del brand, attraverso la coerenza con lo stile e il linguaggio utilizzati per diventare attendibili agli occhi delle persone;
  • ascoltare il proprio pubblico: leggendo quanto si dice a proposito del brand e della categoria di riferimento, per entrare in contatto con le persone che scrivono e rispondono e avviare così discussioni. Se i commenti sono positivi, si può pensare di rendere disponibili queste opinioni ai potenziali clienti e quindi promuoversi, al contrario, con giudizi negativi, sarà opportuno analizzarli e capire se rappresentano spunti per migliorare il servizio e quello che offriamo;
  • promuovere l’attività: sia con attività di marketing e comunicazione tradizionali, sia attraverso i social media, per promuovere ogni iniziativa offrendo un nuovo spazio di incontro e confronto.

Per mettere in pratica questi suggerimenti e dar vita ad un buon personal brand, si deve comunicare e restare in contatto con amici e conoscenti, ma soprattutto definire quali saranno i nostri punti di partenza.

Se fino a qualche anno fa, lo strumento più idoneo a costruire una forte presenza online era quello di crearsi il proprio sito personale, oggi i social network ci forniscono piattaforme sociali semplici, immediate e facili da gestire per definire e comunicare la propria identità online. Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn, YouTube, Instagram e tutti gli altri social network, infatti, sono servizi che permettono di rappresentare al meglio il proprio brand e se stessi. Come i blog, che rimangono il miglior spazio per condividere testo, audio, video e immagini, approfondendo in maniera efficace e non breve e concisa, come nei social, ogni tema.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

[1]  Centenaro L., Sorchiotti T., Personal Branding. Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità, Hoepli, 2013 pp. 107-108

Social media e social network: dalle origini ad oggi

Social media e social network: dalle origini ad oggi

Che differenza c’è tra social media e social network?

Spesso questi due termini sono usati in modo interscambiabile, ma in realtà sono due concetti con significati diversi.

Viene definito social media, da medium che in latino significa mezzo/strumento, un gruppo di applicazioni basate sul web che permettono la creazione e lo scambio di contenuti generato dagli utenti.

Social network, rete sociale in italiano, invece, nasce all’interno delle scienze sociali come concetto usato per descrivere le relazioni tra individui, gruppi e organizzazioni; è un servizio che per funzione primaria consente o agevola l’organizzazione e la gestione via Internet di una mappa di una parte delle proprie relazioni sociali attraverso la possibilità di creare e condividere contenuti, conversazioni o attraverso altri strumenti di socialità. I social network rappresentano un reticolo di persone unite tra loro da interessi di varia natura, che decidono di costruire una community, intorno agli interessi che hanno da condividere.

La differenza sostanziale è che i social media sono i veicoli necessari per condividere le informazioni con la nostra community e ciò rende possibile l’interazione con gli altri; mentre il social network, in quanto rete, la si può esprimere attraverso un grafo, in cui i nodi rappresentano gli individui e gli archi i legami che gli uniscono, si basa sulle conversazioni, secondo un modo di comunicare bidirezionale.

Ultimamente si parla molto di social network, ma il concetto stesso di rete sociale esiste da moltissimo tempo: esistono come reti fisiche, basti pensare ai sindacati o alle comunità religiose, persone unite da molteplici interessi che condividono e creano contenuti. Oggi quando si parla di social network si pensa immediatamente al web 2.0, in realtà è un concetto molto più antico e concreto.

I Social Media vengono definiti i figli del web 2.0, ma in realtà nascono nel 1971, con l’invio della prima e-mail tra due Pc. All’inizio degli anni ’90 Internet cominciò la sua divulgazione di massa. Tim Berners-Lee caricò sui server del CERN di Ginevra la prima pagina del progetto World Wide Web e gli Internet provider cominciarono ad offrire ai privati la possibilità di collegarsi al web, di avere un account e-mail e i primi servizi online: news, shopping, community.

Verso la fine degli anni ’90 nasce quello che oggi chiamiamo Web 1.0: nascono le prime web company che cercano di offrire esperienze online sempre più ricche e complete. Sono gli anni in cui nascono i portali e le community, dove gli utenti possono aprirsi un profilo, consultare forum e mandarsi messaggi. È in questo momento che nasce il primo sito riconducibile forse alle prime forme dei social network on line: era il 1997, quando uno statunitense di nome Ellison creò e lanciò in rete SixDegrees.com, un sito che aveva come obiettivo la creazione di relazioni digitali tra persone. Questo fu l’inizio di una nuova era. Il sito è stato attivo dal 1997 al 2001 ed è stato il primo sito che inglobava le caratteristiche distintive di un social network: profilo personale, lista di amici, messaggistica e instant messaging/chat, pubblicazione di status, visita dei profili degli amici e non e consultazione dei network.

Con l’inizio degli anni 2000 Internet subisce una battuta d’arresto a causa del disastro finanziario, ma è proprio nei primi anni 2000 che nascono i servizi collaborativi come Wikipedia, Youtube, Google e Facebook. Nasce così il Web 2.0.

Nel 2003 assistiamo alla nascita di LinkedIn dedicato ai professional dei social networking, nello stesso anno nasce anche MySpace, come spazio di espressione artistica online con riferimento soprattutto al mondo della musica.

Nel 2004 va in Rete Facebook, inizialmente come versione online dell’annuario di Harvard, ma oggi come social network dominante del pianeta.

Nel 2005 nasce YouTube, oggi come primo sito di entertainment al mondo.

Nel 2006 nasce Twitter, un servizio di microblogging.

Per la diffusione dei principali social network, Vincenzo Cosenza[1] ha elaborato una mappatura, che evidenzia il servizio più usato da desktop in ogni nazione, costruita usando i dati di Alexa e di altri servizi similari.

Anche se parziali, perché non evidenziano la componente mobile del traffico, che però ancora non è predominante, certificano lo stato dei social network nel mondo e la crescita inarrestabile di Facebook.

Il fenomeno si espande in tempo reale, a livello globale, con grandi differenze a seconda delle aree geografiche.

Grafico 1. Mappa dei social network nel mondo aggiornata a Giugno 2014, disponibile all’indirizzo: http://vincos.it/2014/09/04/la-mappa-dei-social-network-nel-mondo-luglio-2014/

Per comprendere ancora meglio questo fenomeno, Cosenza ha rappresentato i social media come delle scatole, nelle quali ogni area è proporzionale al numero mensile degli utenti attivi.

Grafico 2. I social media nel mondo: numero di utenti attivi al mese. Gennaio 2014, disponibile all’indirizzo: http://vincos.it/social-media-statistics/

Come si può vedere dal grafico, Facebook è la più grande piattaforma e conta 1,19 miliardi utenti attivi ogni mese, seguito da Qzone, il più importante social network cinese con 623,3 milioni di utenti. Google+ è al terzo posto con 300 milioni di utenti attivi. Tencent Weibo lanciato dallo stesso proprietario di Qzone e WeChat, conta 220 milioni di utenti attivi al mese, seguito da Twitter, suo modello d’ispirazione, con 218 milioni. Poi abbiamo Instagram, la piattaforma sociale che sta crescendo velocemente, che ha raggiunto i 150 milioni di utenti attivi. Infine, Forsquare con appena 8 milioni di appassionati.

Grafico 3. Social mondo: età utenti attivi. Report Gen2014 –GlobalWebIndex. Tratto da Social Brand Day 2014, l’evento sui Social Media per le aziende 8-9 Maggio a Bologna.

Numeri e statistiche in Italia: Facebook, Twitter, YouTube, Google

Plus e LinkedIn

Grafico 4-5-6-7. Panoramica dei Social Media in Italia: numeri e statistiche. Tratto dalla presentazione dell’evento: Social Brand Day 8-9 Maggio 2014, di Giuliano Ambrosio e Cristina Simone.

Da questi dati possiamo confermare anche in Italia, quello che è un fenomeno sociale nel mondo: la piattaforma Facebook si aggiudica il primato degli utenti attivi italiani, ben 26 milioni. Seguito da Youtube (24 milioni), Twitter (4,5 milioni), Instagram e Linkedin (con 4,5 milioni), e ultimo Google+ (3,8 milioni).

Con una popolazione di 61,5 milioni di abitanti, l’Italia ha 35,5 milioni utenti Internet e ben 97 milioni di abbonamenti mobile attivi, il 58% in più rispetto al totale della popolazione, ossia una persona su due ha due SIM.

We Are Social ha pubblicato il report Social, Digital & Mobile in Europa 2014, una fotografia della popolazione europea sull’utilizzo di Internet, social e mobile che sottolinea quando il mondo online sia penetrato nella nostra vita di tutti i giorni. Molto interessante il confronto tra l’Italia e gli altri paesi europei. In breve:

  • penetrazione di Internet: in Italia è del 58%, la media europea è del 68%;
  • penetrazione dei social network, utenti attivi: in Italia è del 42%, la media europea è del 40%;
  • abbonamenti mobile attivi: in Italia è del 158%, la media europea è del 139%.

Se da una parte l’Italia è sotto la media per quanto riguarda la possibilità di accedere alla Rete, dall’altra è senza dubbio davanti rispetto al continente europeo in termini di ore trascorse online e di utilizzo dei social media soprattutto via mobile.

In Italia il tempo medio speso su Internet ogni giorno è di 4,7 ore tramite laptop/desktop, e di 2,2 ore accedendo tramite mobile. Un tempo molto alto, se pensiamo che in Germania non si raggiungono le 4 ore e in UK le 4,1 via desktop, e che i francesi, per esempio, ne spendono 1,4 e gli inglesi 1,6 via mobile.

Per quanto riguarda il tempo speso sui social media, l’Italia è uno dei paesi in Europa dove si spende più tempo sui social media, ben 2 ore, circa mezz’ora in più al giorno rispetto la media europea.

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

[1]   Vincenzo Cosenza è social media strategist e responsabile della sede romana di BlogMeter. Dopo tre anni di esperienza nelle relazioni pubbliche di Microsoft, ha deciso di occuparsi delle nuove forme di comunicazione aziendale e di monitoraggio delle conversazioni in rete prima in Digital PR e ora in BlogMeter. Dell’impatto della rete su società, individui e imprese riflette su vincos.it. Ha scritto Social media ROIi (Apogeo, 2014) e l’ebook La società dei dati (40k, 2012).

Le 4P del marketing tradizionale applicate al Personal Brand

Le 4P del marketing tradizionale applicate al Personal Brand

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Noi siamo un brand in tutto e per tutto, il mercato di riferimento adatto alla nostra unicità è rappresentato dai datori di lavoro che sono costantemente bombardati dai messaggi della concorrenza, gli altri professionisti del settore e che sono sempre alla ricerca di qualcosa di innovativo.

Anche se i confini del marketing tradizionale non esistono più, a causa dei media online e delle nuove tecnologie digitali, le sue tattiche di base possono essere rielaborate per condurre una strategia online di personal branding.

Le 4P del marketing sono: prodotto, prezzo, posizione e promozione, di conseguenza noi siamo il prodotto in vendita.

  • Prodotto: Per sviluppare una strategia di personal branding online, si deve determinare chi siamo come professionisti e costruire un personal brand intorno ai punti di forza, alle capacità ed esperienze. È importante creare un brand coerente e riconoscibile intorno alla nostra personalità, che abbia una mission, degli obiettivi e alcuni elementi brand visivamente riconoscibili. Il pubblico dovrà sapere immediatamente che cosa offriamo e che cosa può ottenere lavorando con noi e per far questo bisogna decidere quali saranno i messaggi chiave e usare un solo nome come brand.
  • Prezzo: rappresenta il valore che vogliamo far conoscere ai nostri potenziali clienti. I risultati raggiunti e l’esperienza si traduce in un prezzo: stabilendo quanto valiamo a seconda del livello di retribuzione medio nel nostro settore.
  • Posizione: nel marketing tradizionale, i prodotti venivano distribuiti in base a diverse regioni geografiche. Come professionisti è bene selezionare una sfera di influenza e rimanere fedeli ad essa: trovare la nostra nicchia. È utile cercare le persone che hanno bisogno del nostro servizio e scoprire in che luogo della rete si concentrano. Spargersi a caso nelle diverse comunità dove i nostri servizi non sono necessari porterebbe solo a scarsi risultati.
  • Promozione: per comunicare il nostro brand dobbiamo selezionare i mezzi adeguati e per farlo bisognar far riferimento al nostro pubblico di interesse, assicurandoci che i messaggi siano presenti nei canali che scegliamo. Ancora una volta, che ciò implichi la costruzione di un sito per vendere i vostri servizi o la creazione di una campagna pubblicitaria su un giornale locale o blog, la tattica più efficace dipende interamente dal pubblico di riferimento.

Oggi le nuove tecnologie hanno profondamente plasmato le nostre interazioni professionali e sociali quindi dobbiamo tenere in considerazione i precetti del marketing tradizionale. Che si cerchi un lavoro o si desideri essere considerati esperti nel proprio settore, gli obiettivi possono essere raggiunti costruendo un brand attorno a noi stessi, dando una buona prima impressione e facendo sì che le persone vogliano scoprire qualcosa in più su di noi suscitando curiosità.

Riassumendo il Personal Branding non è un’attività dedicata solo alle star o alle aziende, ma è di grande interesse ed utilità soprattutto per le persone comuni, per migliorare la propria attività professionale e per aprirsi la strada a nuove opportunità professionali. Se si è in grado di costruire un Personal Brand forte sia nel mondo online che in quello offline, i benefici saranno molti.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

PNL e comunicazione del personal brand

PNL per la comunicazione del Personal Brand

Foto di John Hain da Pixabay

PNL vuol dire Programmazione Neuro Linguistica ed è conosciuta come la scienza dell’eccellenza umana.

  • Programmazione: l’abilità di scoprire e utilizzare i programmi che facciamo funzionare (la comunicazione con noi e con gli altri) nel nostro sistema neurologico per ottenere obiettivi specifici e desiderati.
  • Neuro: il sistema nervoso (la mente) attraverso il quale le nostre esperienze vengono processate attraverso i 5 sensi: visivo, auditivo, cinestesico, olfattivo e gustativo.
  • Linguistica: il linguaggio e gli altri sistemi di comunicazione non verbale attraverso cui le nostre rappresentazione neurali vengono codificate, ordinate e a cui viene assegnato un certo significato. Includono: immagini, suoni, sentimenti e sensazioni, sapori e odori.[1]

In altre parole la PNL (Programmazione Neuro Linguistica)è come usare il linguaggio della mente per raggiungere in modo coerente degli obiettivi specifici desiderati.

La PNL è una recente tecnica psicologica che offre la possibilità di influire sul comportamento di un individuo tramite la manipolazione di processi neurologici attuata attraverso l’uso del linguaggio. Aiuta a capire come relazionarsi con l’altra parte, in modo da recepire tutti i messaggi che questa trasmette, in maniera volontaria ed involontaria, ed utilizzarli poi al meglio per ottenere il risultato desiderato.

È nata come modello di comunicazione con noi stessi e gli altri e ci aiuta a capire in che modo processiamo le informazioni che riceviamo dall’esterno e come queste influenzano il nostro comportamento e i nostri stati emozionali.

Attraverso la PNL i problemi si possono risolvere in modo particolare: si tratta di migliorare una certa situazione portando al massimo le aspettative e impegnandosi nella ricerca della strada migliore per farla avverare. La ricerca e la comunicazione di noi stessi attraverso la PNL può essere utile come strumento per migliorare il nostro storytelling.

Ogni persona percepisce le cose diversamente da un’altra e questa diversità forma il processo interno mentale che è composto dalle rappresentazioni mentali di quanto percepito, influendo sui valori e le convinzioni, i quali avviano uno stato interno composto da emozioni, sentimenti e sensazioni che formano i metaprogrammi, le strategie delle persone ancora sotto forma di rappresentazioni mentali. Dopo tutto questo lavoro interno, la persona risponde agli stimoli con un suo linguaggio, di due tipi, verbale e non verbale. Il linguaggio non verbale è molto più importante di quello verbale e spesso rappresenta la vera comunicazione in quanto è inconscio, automatico, simbolico, e lo possiamo vedere dalle foto che pubblichiamo nei social network e perchè no ,anche dai selfie.

Nella nostra mente ciascuna parola è associata a un’immagine mentale: attraverso i canali sensoriali visualizziamo immagini, ascoltiamo suoni, avvertiamo sensazioni associate a una determinata esperienza e ad un determinato oggetto.

Lo studio del personal brand affrontato dal punto di vista della PNL ci conferma che l’accoglienza buona o cattiva che una persona riceverà dal pubblico, è questione di percezione. Un brand non è migliore o peggiore di un’altro, ma la percezione è tutto, quindi un individuo avrà un brand più efficace se si è costruito un’identità che ha suscitato credibilità e fiducia nel pubblico.

Non si deve lasciare al caso ciò che le persone pensano di noi, ma bisogna sfruttare la percezione umana a nostro vantaggio e fare in modo di trasmettere agli altri ciò che vogliamo e la PNL ci aiuta a raggiungere tale scopo.

 

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

 

 

[1] Di Lauro D., Manuale di comunicazione assertiva,XeniaEdizioni, 2011

La PNL e la Time-Line

 La PNL e la Time-Line

L’uso della Time-line (o TL) è un’applicazione piuttosto recente delle tecniche della PNL, che ci consente di conoscere meglio un soggetto e di intervenire in modo efficace sulla sua rappresentazione mentale della dimensione tempo.
Più precisamente, la linea del tempo (tradotto letteralmente) ci consente di lavorare sui ricordi passati e su come si pensa possano svolgersi gli eventi futuri. Molto spesso i ricordi non corrispondono a ciò che è realmente avvenuto nel nostro passato: in parte il tempo trascorso, in parte altri meccanismi, hanno alterato considerevolmente ciò che i sensi hanno registrato.
 Tutto questo, per il tecnico della PNL non costituisce un problema, egli non è un investigatore che indaga su fatti realmente avvenuti, non ha quindi motivo di chiedersi quali meccanismi abbiano provocato eventuali alterazioni dei ricordi. E’ importante ribadire che la PNL non si interessa alla realtà dei fatti, ma alla rappresentazione mentale che gli individui ne hanno, a prescindere dai motivi che l’hanno originata.
Tutto ciò, oltre che liberarci da inutili scrupoli legati all’attendibilità dei ricordi, ci permette anche di lavorare con il futuro sul quale ci possono essere solamente immagini mentali.
Gli utilizzi di questo procedimento sono molteplici: la linea del tempo può essere di aiuto al superamento di traumi passati o ansie future, e inoltre può facilitare la realizzazione degli obiettivi fornendo le risorse necessarie. Il modo di immaginare l’avvenire va ad influire su di esso, proprio come le considerazioni che facciamo sul nostro passato inevitabilmente condizionano il presente.
Le persone ambiziose hanno, spesso, una chance in più di arrivare al traguardo prefissato, poiché, ciò che precede il raggiungimento di un obiettivo, è spesso proprio la costruzione di un’immagine mentale che lo rappresenti.
Ciò che la PNL, e più specificatamente la Time Line, ci consente di fare, è mettere a fuoco il nostro modo di vedere il trascorrere dellavita, prenderne consapevolezza e intervenire su di essa al fine di vivere meglio i ricordi del passato e “mettere i mattoni” in modo opportuno per costruire il futuro desiderato.
Per poter lavorare sull’esperienza soggettiva di un individuo dobbiamo ricondurre qualsiasi ricordo, cognizione o aspettativa alle rispettive submodalità, in quanto è proprio con queste che il tecnico PNL lavora.
La Time Line utilizza quasi esclusivamente la modalità visiva e le sue innumerevoli submodalità; di conseguenza, chi ha una predisposizione naturale a visualizzare ne sarà facilitato.
Sarà capitato a tutti di ascoltare qualcuno che, con espressioni come: Ho lasciato il passato alle mie spalle, ha dichiarato di collocare nello spazio circostante (in questo caso dietro di sé) le immagini di alcuni eventi della propria vita. Altri dichiarano di vedere un futuro più roseo davanti a loro; anch’essi non fanno altro che collocare nello spazio qualcosa che non esiste in nessun altro posto che non sia la loro mente.
Questa capacità di tirare fuori la soggettività per tradurla in immagini, suoni, sensazioni e descriverne la collocazione, l’intensità o la qualità, è proprio quello che ci permette di lavorare con la PNL.
Quello che il tecnico dovrà fare, sarà aiutare il soggetto a individuare nello spazio a lui circostante la collocazione delle immagini (relative ai vari momenti della propria vita), fino a costruire una linea che unisca gli eventi presenti, passati, futuri. Su questa linea, ad esempio, troveremo le rappresentazioni legate al primo giorno di scuola, l’immagine del momento presente e quella relativa a un momento futuro (come ad esempio il giorno della pensione o la nascita del primo nipotino).
Questo compito sarà piuttosto difficile per l’operatore di PNL, che dovrà combattere contro la perplessità del suo interlocutore sottoposto ad un indagine tanto insolita; sarà inoltre impegnativa anche per il soggetto, che dovrà far ricorso alla sua capacità di visualizzare, di ricordare, di tradurre in immagini, suoni e sensazioni i suoi ricordi e le sue previsioni future.
L’individuo che ricostruisce la sua Time Line vive durante l’intero processo gli stati d’animo più diversi: in alcuni momenti potrà esserci paura, in altri fastidio, ma più spesso soddisfazione per essere riusciti a ordinare le idee in un modo così sistematico.
A causa della complessità di queste operazioni mentali, il tecnico dovrà essere dotato di molta pazienza, empatia, creatività e preparazione professionale per riuscire ad accompagnare il paziente o semplice interlocutore attraverso questa esperienza tanto insolita che sorprendente.
Il tecnico-programmatore dovrà avvalersi di uno schema di riferimento caratterizzato da tappe; dovrà essere dotato inoltre, dell’esperienza sufficiente per sapersi destreggiare con gli imprevisti che si verificano inevitabilmente, quando si lavora con la mente delle persone.
Se il procedimento che tra poco andremo a spiegare sarà eseguito in modo adeguato, si otterrà un eccezionale strumento di lavoro che permetterà il raggiungimento di molti obiettivi. Il procedimento da utilizzare è composto da tre tappe.
La prima tappa ha come punto di arrivo l’instaurazione del rapporto empatico positivo (rapport) tra il tecnico-terapeuta e il soggetto-paziente.
Lavorando con la time-line questo aspetto assume particolare importanza, in quanto il lavoro sarà piuttosto faticoso e necessiterà quindi di forte motivazione e spirito di collaborazione.
In questa fase oltre ad instaurare un rapport, l’operatore spigherà lo scopo del procedimento che si sta per intraprendere e avviserà l’interlocutore dell’impiego che sarà necessario per raggiungere un buon risultato. Una modalità valida potrebbe essere quella di presentare il tutto come un gioco stimolante e divertente, che potrà aiutare la persona a conoscere meglio se stessa e a raggiunger obiettivi importanti.
La seconda tappa corrisponde, una volta instaurato un rapport, a far prendere consapevolezza al paziente del fatto che egli ha già, nella sua mente, una time-line e quello che dovrà fare sarà unicamente riuscire a prenderne coscienza e a verbalizzarla; questi dovrà rendersi conto che, quando pensa al suo futuro o al suo passato, è in grado di collocarli nello spazio a lui circostante definendone la direzione e la distanza.
Per far entrare il soggetto nell’ottica giusta, sarà importante fargli notare, che è normale collocare gli eventi temporali nello spazio a noi circostante. Per fare questo, il metodo migliora sarà ricordargli come le persone esprimono questo stato di cose tramite la metafore presentate precedentemente.
A questo punto la domanda che dovrà fare il tecnico sarà quella di farsi indicare con il dito dove si trova il passato e dove il futuro.
È importante porre la richiesta in questi termini al fine di superare le barriere razionali (che interverrebbero inevitabilmente se venisse chiesto al soggetto di dirci dove si trovano passato e futuro. La riposta in questo caso non sarebbe spontanea, ma ragionata e ciò comporterebbe la veridicità).
Per raccogliere più informazioni, verrà chiesto dove si trova l’immagine del momento della nascita e lo stesso deve essere fatto con l’immagine relativa al momento presente e a quello della morte. Grazie a questo verranno fissati tre punti importanti sulla linea che chiameremo P quello relativo al presente, N quello riferito alla nascita e M quello che indica la morte.
Con questa serie di operazioni verranno fissati gli estremi della linea del tempo e verrà indicato a quale distanza dalla testa l’individuo colloca il punto che corrisponde al presente.
Anche se la linea non è una retta precisa e in realtà non lo è quasi mai, unendo i punti individuati, si otterrà già un’idea, anche se approssimativa, di come è costruita la Time Line. Questa tappa è di particolare importanza poiché, oltre ad essere fondamentale per il lavoro successivo, consentirà al tecnico di individuare alcune caratteristiche specifiche della persona, che potranno poi essere utilizzate per modificarne il modo di percepire il tempo.
Nella terza tappa il paziente verrà invitato a pensare ad alcuni eventi significativi del proprio passato e a collocarne le immagini, i suoni o le sensazioni sulla linea del tempo.
È bene chiarire che, collocare un evento sulla TL è un’imprecisione, in quanto è possibile che si percepiscano alcuni episodi della vita come spostati (rispetto alla traiettoria della linea che aveva costruito unendo solo i punti N, P e M).
In questa eventualità, è bene sottolineare che in realtà è la linea che si deve adattare alle immagini corrispondenti agli episodi e non viceversa. Sarà inoltre opportuno inserire sulla TL anche gli eventi meno gradevoli o addirittura traumatici; in corrispondenza di questi, infatti, si trovano spesso delle variazioni nella forma, nella direzione, nella curvilineità, nel colore e nello spessore. È bene notare che alcune persone immaginando la propria time-line, non hanno l’immagine di una semplice linea scura, ma possono visualizzare un tunnel, un sentiero con diverse caratteristiche cromatiche e dimensionali.
Sta al terapeuta cercare di invitare l’interlocutore ad arricchire di particolari la Time Line, per renderla più personale e rappresentativa.
Le tappe successive, perciò si differenziano a seconda del tipo di lavoro che sarà necessario per venire incontro alle esigenze di ogni soggetto.
Dalla descrizione di centinaia di TL, sono emerse due tipologie di linee molto frequenti, le quali si differenziano per una caratteristica precisa. La loro collocazione rispetto alla testa del soggetto.
Alcune persone, collocano la propria immagine del presente in corrispondenza della testa o del corpo e quindi la linea li attraversa; essi posizionano il futuro davanti a loro e il passato alle spalle.
Questa tipologia detta in-line, è presente in soggetti con caratteristiche peculiari.
Benché far elicitare la Time Line non sia un test psicologico, quando ci troviamo di fronte ad un soggetto in-line possiamo dedurre alcune considerazioni su come questa tipologia di Time Line possa influenzarne alcuni aspetti dell’esistenza.
Ipotizziamo che la TL abbia una forma come quella rappresentata in fig.5: la persona si sentirà in diretto contatto con i suoi eventi futuri e passati, in quanto si percepirà attraverso essi. Questo, a livello emotivo, comporterà un forte coinvolgimento con i ricordi del passato e le aspettative o i timori per il futuro.
Questa linea viene spesso elicitata da persone che soffrono per i loro trascorsi o sono in ansia per ciò che potrà accadergli, in quanto non riescono a vivere con distacco gli eventi meno gradevoli della loro esistenza. Questo stato d’animo è inoltre sovente accompagnato da una certa confusione, poiché gli eventi futuri, come quelli passati, sono spesso sovrapposti. Gli eventi piacevoli del passato si sovrappongono a quelli spiacevoli, non permettendo ai soggetti in-line di mantenere un ricordo bello, isolato da uno neutro o da uno brutto. Quando queste persone ricordano un’esperienza positiva, non riescono più a goderne, in quanto l’associano automaticamente ad altre (a causa della loro prospettiva particolare.)
L’altro tipo di Time Line è chiamata through-time.
Come è possibile intuire guardando la figura 6, chi ha questo tipo di linea vive i momenti della sua vita con un certo distacco emotivo, poiché li percepisce distanti da sé; la persona through-time ha un ottimo controllo sugli eventi, perché la componente affettiva legata ad essi non ne impedisce un’analisi obiettiva. In virtù del fatto che i vari momenti della vita non sono sovrapposti ma collocati in serie, l’individuo through-time riuscirà a distinguere con più chiarezza le varie esperienze vissute e a giudicarle in modo distacco.
Quello che la PNL cerca di dare, è una maggiore possibilità di scelta, ciò che le interessa è unicamente capire come è organizzata la mente e come poterne migliorare le strategie.
Molto spesso, si sostiene di mal sopportare le limitazioni causate dalla forma o dalla collocazione della sua linea del tempo; la PNL dà la possibilità di modificare la TL e un cambiamento di esso può essere accompagnato da svariati e differenti stati d’animo.
Se una persona volesse, per esempio, far ruotare la sua linea del tempo o raddrizzarla oppure passare da in-line a through-time, dovrebbe farsi seguire da un esperto, il quale suggerirà le modifiche in base alle reazione emotive che gli verranno comunicate.
A seguito di questo cambiamento, il risultato atteso sarà uno stato d’animo diverso da parte del soggetto; egli potrà sperimentare, nei giorni successivi, in che modo l’aver cambiato la TL avrà influito sulla sua quotidianità.
Uno strumento di grande utilità all’elicitazione della Time Line è l’ipnosi.
Avvalendosi di una leggera trance ipnotica, il soggetto avrà una maggiore facilità di visualizzare, nel concentrarsi e nel percepire i suoi stati d’animo.
Una volta visualizzato la TL, la prima cosa da sperimentare sarà muoversi agevolmente sopra e dentro essa. Qualora si verificassero difficoltà, potrà essere utile  rovare a disegnare la linea segnando su di essa, i punti relativi ai vari momenti rievocati precedentemente. Fatto questo, dopo aver provocato nel soggetto un rilassamento più o meno profondo, il terapeuta lo inviterà a vedere se stesso inserito nella sua TL in corrispondenza del punto P; successivamente il paziente sarà invitato ad immaginare di elevarsi a qualche metro di altezza: questo gli provocherà un cambiamento di prospettiva distaccandolo emotivamente dalla situazione.
Il coinvolgimento emotivo sarà maggiore o minore in modo direttamente proporzionale all’avvicinamento o all’allontanamento dal punto in cui si trovano le immagini relative agli eventi. Successivamente si potrà ridiscendere sulla linea e ricontestualizzarsi nel punto P; si ripeterà l’esercizio fino a quando non si troverà agevole questa operazione.
Ciò da la possibilità di vedere da una posizione nuova e distaccata gli eventi del passato e del futuro.
Un ulteriore esercizio interessante potrebbe essere quello di sperimentare la regressione.
Se vogliamo rendere un’immagine più chiara di quello che si prova movendosi sulla Time Line, possiamo dire che, quando ci collochiamo sul punto P, ci vediamo nell’ambiente in cui ci troviamo realmente (per esempio, in una stanza). Questa ha due porte immaginarie situate a estremità opposte che si aprono una verso il passato e una verso il futuro. Attraversando, per esempio, la porta che conduce al passato, ci recheremo nell’ultimo posto dove ricordiamo di essere stati o nell’ultima situazione che abbiamo vissuto.
Continuando in questa direzione (cioè verso il passato) ci ritroveremo, per esempio, alla scuola materna.
Il terapeuta potrà quindi invitare il soggetto a muoversi dentro la Time Line, attraversare queste porte e descrivere ciò che vede.
Se l’operatore noterà un’espressione felice nel suo interlocutore, potrà invitarlo ad associarsi emotivamente al “se stesso” che incontra durante il percorso.
Diversamente, se attraverserà una porta che lo conduce ad un evento doloroso, il tecnico lo inviterà a vedersi sollevato da terra, evitandogli quindi di rivivere una sofferenza.
Nell’utilizzo di questa strategia è evidente il fatto che la PNL sia una costola della psicologia e della psicoterapia, che riscontra un numero infinito di frutti positivi e casi risolti.
È importante sottolineare che chi utilizza le tecniche di PNL deve avere a monte una cultura professionale sostanziosa da permettere l’utilizzo di pratiche terapeutiche, perché il compito che esegue è di estrema delicatezza proprio perché si lavora con le persone e la loro vita personale.

 

 

 

 

La PNL: I segnali individuabili dai movimenti oculari

 La PNL: I segnali individuabili dai movimenti oculari

 

 I movimenti oculari degli esseri umani sono automatici, inconsci e legati ai Sistemi Rappresentazionali.
Il movimento rapidissimo delle pupille rivela la direzione dello sguardo e dimostra, di conseguenza, con quale sensorialità il soggetto accede all’esperienza che poi descrive con le parole.
Sviluppare la capacità di individuare il Sistema Rappresentazionale utilizzato in un dato momento dall’interlocutore, potrà essere uno strumento davvero efficace per condurre una valida comunicazione.
I movimenti oculari, segnali d’accesso all’interazione, sono micromovimenti che fanno parte del linguaggio analogico.
Essi sono collegati ai processi mentali dell’individuo o meglio fanno riferimento alle vie neurologiche. Quest’ultime, che provengono dal lato sinistro (campi visivi di sinistra), sono rappresentate nell’emisfero celebrale destro, responsabile della memoria visiva. I campi visivi di destra stimolano, al contrario, l’emisfero sinistro, sede della costruzione delle immagini (non ricordate quindi , ma costruite).
Nell’individuo mancino avverrà esattamente il contrario, poiché ciascuno dei due emisferi celebrali controlla l’attività della metà opposta del corpo.
Un emisfero diventa dominante quando controlla il lato utilizzato maggiormente. Quello dominante è responsabile del ragionamento di tipo causa-effetto; quello non dominante, del comportamento spaziale integrativo.
Quando arriva un input, che può essere una domanda che necessita di consultare l’archivio mentale per rispondere, allora gli occhi vanno a ripescare le immagini mentali dell’esperienza cui fare riferimento per poter rispondere alla domanda.
Gli occhi possono accedere a tutto l’archivio di esperienze, vale a dire alle voci, ai suoni, alle sensazioni e tutto ha una sua collocazione spaziale nell’archivio mentale. Rispondono in automatico alla velocità del pensiero che è molto più celere della parola e vanno a rispondere per proprio conto, anche se la persona non è direttamente interpellata; sono ricettivi di tutti gli stimoli che circondano l’uomo ed anche se egli risponde senza parlare, comunica con gli occhi.
Gli occhi fanno una ricerca interiore, seguono una strategia di ricerca che è legata all’esperienze passate e anche quelle immaginate, non ancora avvenute. La capacità rivelatrice che hanno gli occhi è utilizzata come alfabeto espresso in codice, per modellare le strategie di successo rappresentate mentalmente ed espresse attraverso i movimenti oculari che sono rapidissimi.
Si può dire che, i movimenti oculari seguono la velocità della luce, mentre le parole o i predicati verbali della stessa esperienza seguono la velocità del suono.
Le direzioni che compiono gli occhi assumono dei precisi significati:

Vc: visivo costruito
Questo movimenta (in alto a destra) si riferisce all’immaginazione di cose mai viste prima. Quando le persone le elaborano nella loro mente, gli occhi accedono al visivo costruito, perché seguono le immagini che si formano per rappresentare i pensieri. Questi movimenti possono essere prodotti accedendo ad un’esperienza per mezzo di una domanda, che implica una riflessione prima di fornire la risposta.
Un esempio di domanda per provocare questo movimento può essere:
Puoi immaginare la tua stanza se fosse esagonale?
Vr: Visivo ricordato
Questo movimento (in alto a sinistra) avviene quando il soggetto vede immagini, che nella sua mente richiama ad un evento passato. Accedere ai ricordi e fatti realmente accaduti. Alcune persone accedono al visivo ricordato guardando fisso nel vuoto, davanti a sé, con occhi sfuocati.
Un esempio di domanda che può provocare questo movimento è:
Di che colore era il tuo giocattolo preferito?
Ac: Uditivo costruito
Questo movimento (a destra, a livello) corrisponde all’elaborazione mentale di suono mai uditi prima.
Un esempio di domanda per provocare questo movimento può essere :
Prova ad ascoltare la mia voce come se parlassi coma Paperino?
Ar: Uditivo ricordato
Questo movimento (a sinistra, a livello) avviene quando il soggetto ricorda mentalmente suoni e voci già uditi in precedenza.
Un esempio di domanda per provocare questo movimento è:
Ricordi la voce di tua madre?
K: Cinestetico
L’accesso a questo sistema avviene quando il soggetto ricorda o prova sensazioni. Avviene lo stesso movimento (in basso a destra), anche se le esperienze non sono ancora avvenute, perché riguardano il futuro o sono solo immaginarie.
Esempio di domanda per provocare questo movimento è .
Che cosa provi toccando l’acqua del mare?
Ad: Dialogo interno
Questo movimento oculare (in basso a sinistra) avviene quando il soggetto entra in dialogo con se stesso.
Esempio di domanda per provocare questo movimento:
Cosa ti dici per alzarti la mattina?

La figura 3 schematizza i seguenti movimenti.