PNL: I giochi di For Mother Earth

PNL: I giochi di For Mother Earth

Tutti i giochi presentati, oltre che avere come fine il divertimento, sono un allenamento e hanno la funzione di alfabetizzare i bambini in campo emotivo. Vanno dai più semplici ai più complessi. Non si è soliti indicare l’età per la quale sono adatti, perché i bambini ci insegnano che possono fare e fanno molto più di quanto un adulto possa pensare: è tutta una questione di fiducia in loro e di rispetto, non di aspettative.
Al nido, a scuola o in casa, se è l’adulto a proporre il gioco, questo va terminato prima che cali l’interesse del bambino, cioè va interrotto mentre il suo interesse è ancora alto. Successivamente, quando il bambino ha già familiarizzato con lo strumento nuovo, bisogna lasciarlo libero di continuare e di esprimersi anche modificando il gioco stesso.
Nel dare indicazioni, Lo Presti si rivolge all’adulto in genere – intendendo sia l’educatore del nido, sia l’insegnante, sia il genitore – e al bambino in genere, maschietto o femminuccia che sia. Tutte le attività possono essere fatte con più bambini insieme: dipende dai bambini e dagli insegnanti. E’ consigliato comunque dedicare del tempo anche ad un bambino individualmente.
I giochi di For Mother Earth sono adatti ai bambini a partire dai 18 mesi di età fino ai 10/11 anni. I giochi qui proposti utilizzano quanto più è possibile tutti i canali sensoriali: Visivo (V), Uditivo (A), Cinestesico (K), Uditivo Digitale (Ad) poiché la PNL dimostra che quando tutti i nostri sensi sono coinvolti in un’attività, l’apprendimento avviene ad un livello più profondo. Inoltre, questo permette di coinvolgere entrambe i lobi cerebrali: il sinistro, quello predisposto all’analisi, alla logica ed al linguaggio e il destro, sede della creatività, della visione globale, del senso dello spazio e della musica.
Tutti i giochi, indipendentemente dal loro livello, hanno il medesimo obiettivo di carattere generale e cioè quello di sviluppare:
    • l’intelligenza emotiva
    • l’intelligenza interpersonale attraverso giochi che richiedono il contatto con gli altri e stimolano la comprensione degli altri e la collaborazione;
    • l’intelligenza intra-personale, che ha a che vedere con la conoscenza di sé;
    • la capacità creativa
Il gioco è lo strumento attraverso il quale il bambino si allena:
    • nel riconoscimento delle emozioni – sia in se stesso che nell’espressione altrui – nelle loro diverse gradazioni;
    • nell’espressione delle proprie emozioni – soprattutto attraverso il viso – nelle loro diverse gradazioni;
    • nella contestualizzazione delle emozioni nelle loro diverse gradazioni, cioè nel mettere in relazione una specifica emozione con la situazione in cui si manifesta.
Seguono alcuni esempi di giochi intorno ai quali ruotano le attività proposte da For Mother Earth:
A) I giochi con le carte delle emozioni
Queste carte rappresentano delle facce che esprimono diversi stati d’animo, dalla tristezza alla rabbia, dalla gioia alla paura. Diventano degli strumenti efficaci attraverso i quali il bambino fa conoscenza visivamente delle varietà delle emozioni che ogni individuo vive. Le carte aiutano a:
    • notare somiglianze e differenze;
    • cogliere le caratteristiche comuni a ciascuna famiglia di emozione, nelle sue diverse gradazioni emotive;
    • formare degli insiemi;
    • imparare i nomi delle diverse gradazioni emotive, arricchendo il vocabolario affettivo;
    • associare l’espressione emotiva al nome specifico dell’emozione, e non più solo al nome della famiglia emotiva;
    • a diventare ancora più consapevole della ricchezza del mondo emotivo.
B) Le carte/foto da costruire
Dopo un po’ di allenamento con le carte delle emozioni, si può fare il gioco di cercare, su riviste, quotidiani, ecc., volti espressivi ritagliandoli e incollandoli su cartoncino. Si possono utilizzare le carte/foto così ottenute per inventarne delle altre (gli obiettivi sono quelli già indicati).
C) Giochi con le carte degli eventi
Le carte degli eventi sono in tutto 54. Per ogni famiglia d’emozioni sono stati strutturati gli eventi, considerando tutte le gradazioni di intensità. Il gioco parte dalla consapevolezza che ogni essere umano, bambino o adulto che sia, vive ogni evento in modo personale:
    • ciò che viene vissuto con una certa intensità da uno, è vissuto con una diversa intensità, maggiore o minore, da un altro;
    • uno stesso evento può suscitare emozioni diverse a bambini diversi o ad uno stesso bambino, a seconda della focalizzazione del momento. Ad esempio: se ad un bambino viene tolto un giocattolo, si sentirà triste, se si è focalizzato sulla perdita; arrabbiato, se invece si è focalizzato sull’offesa; spaventato, se gli è stato tolto con violenza e urli (lo stesso vale per un adulto, anche se non parliamo più di giocattoli).
Utilizzando le carte degli eventi ciò che conta è individuare la/le famiglie delle emozioni possibili in quella situazione, e non la gradazione/nome dell’emozione. Tutte non in senso assoluto, ma riferite alle gradazioni prese in considerazione da Carmela Lo Presti per ciascuna categoria. Le abilità che grazie a questo gioco si sviluppano sono:
    • il rispetto di procedure e regole ben definite all’interno del gioco;
    • a collaborare con gli altri, per ottenere un risultato positivo;
    • a ottimizzare il tempo a disposizione;
    • a utilizzare i diversi linguaggi: grafico, verbale, corporeo;
    • a riconoscere le emozioni – sia in se stesso che nell’espressione corporea degli altri;
    • a esprimere, attraverso il linguaggio corporeo le proprie emozioni;
    • a contestualizzarle, cioè a metterle in relazione con le situazioni;
    • a creare sequenze temporali di eventi in associazione logica con le emozioni;
    • a diventare consapevole che uno stesso evento può essere vissuto diversamente, sia emotivamente che come intensità emotiva.
D) Disegnare le emozioni: il gioco dell’autoritratto e del ritratto
Dopo l’allenamento di alfabetizzazione emotiva, a questo punto del percorso educativo, il bambino è in grado di sviluppare molte sue abilità innate ed è capace di cogliere molte più sfumature e particolari di prima: questa sua crescita si manifesterà nei ritratti e negli autoritratti in modo evidente.
Ciò che occorre per giocare è:
    • fogli di carta bianca o fotocopie in formato A4 della Scheda che riproduce la sagoma di un viso;
    • pennarelli o pastelli colorati;
    • uno specchio di almeno cm 20 x cm 20 (rivestire tutti i bordi con dello scotch telato, largo e colorato, in modo che non ci siano pericoli di tagliarsi e sia anche gradevole alla vista. Incollare lo specchio su un cartone molto robusto, più largo dello specchio, in modo che possa essere preso e spostato con facilità).
L’obiettivo specifico del gioco è allenare il bambino:
    • ad ascoltare cosa sta provando, o entrare di nuovo in contatto con ciò che ha provato;
    • a riconoscere l’espressione emotiva nel proprio viso;
    • a porre attenzione ai particolari significativi di ogni emozione;
    • a riprodurre ciò che osserva di sé allo specchio;
    • a riprodurre ciò che osserva nelle espressioni di altri, dal vivo o in foto.
Dai 5/6 anni il bambino è inoltre in grado di:
    • raccontare un momento in cui ha provato una data emozione (allenandolo negli autoritratti e nei ritratti di tutte le emozioni), in modo che possa riattivare dentro di sé l’emozione vissuta.
    • guardare il suo viso allo specchio, mentre fa “una faccia”, o guardare l’espressione di un compagno e riprodurla.
    • I lavori si possono incorniciare ed appenderli, creando a casa, al Nido o a Scuola uno spazio per gli autoritratti e i ritratti di famiglia, della classe, ecc.
E) Le storie emozionanti
La narrazione di storie, come “Il Semino Chiccolino”, “La Farfallina Triste”, “La Storia di Camilla”, appositamente inventate per l’alfabetizzazione emotiva, oppure le più tradizionali come “Il mago di Oz” o “Pinocchio”, diventano delle occasioni per i bambini di calarsi nella vita dei personaggi e comprendere profondamente un altro punto di vista che gli permette di trasporsi nella propria esperienza personale.
Le storie possono essere usate in due modi diversi:
1) Come storie che, raccontando di emozioni e nominandole, permettono al bambino:
    • di familiarizzare con termini della sfera emotiva e dunque di ampliare il proprio vocabolario, per una migliore comunicazione che riguarda le sue esperienze interiori;
    • di acquisire la padronanza dei termini emotivi, che va considerato uno strumento di allenamento emotivo importante, con l’effetto di rasserenarlo e di aiutarlo a recuperare più in fretta dalle situazioni di turbamento.
    • di allenarlo a focalizzarsi non solo sugli eventi, ma sull’effetto degli eventi sul piano emotivo e quindi comportamentale.
2) Come traccia o filo conduttore per un percorso didattico, all’interno del quale collocare gli altri giochi proposti.
F) La musica per l’alfabetizzazione emotiva
Questo che segue è solo uno dei tanti esempi di percorso musicale per l’Alfabetizzazione Emotiva che For Mother Earth può proporre.
La classica fiaba di Rosaspina se raccontata, o meglio supportata da brani musicali di autori classici e contemporanei diventa un meraviglioso mezzo di crescita per i bambini. Questo, in particolare, è un percorso musicale strutturato personalmente da Lo Presti per un corso di formazione tenuto per le alunne della classe quinta del Liceo Pedagogico di Assisi.
Il percorso formativo aveva, tra gli altri obiettivi, quello di dare loro competenze nella narrazione “emozionante” attraverso la globalità dei linguaggi. E’ stata poi utilizzata, in una versione più ridotta, con i piccolissimi nel nido ed ha riscosso molto successo. Ai bambini è stata raccontata la storia di Rosaspina seguendo il percorso musicale e con la musica come sottofondo, i bambini hanno successivamente riconosciuto le emozioni abbinate alle musiche. Successivamente i bambini, ascoltando soltanto la musica, raccontavano loro stessi cosa succedeva a quel preciso punto della storia, descrivendo dettagliatamente le emozioni presenti.
L’obiettivo specifico è allenare il bambino:
    • a sviluppare il canale sensoriale uditivo;
    • a sviluppare la capacità sinestesica del pensiero, cioè la capacità di associare due o più sfere sensoriali. In questo caso quella uditiva e quella visiva;
    • ad utilizzare tutti i canali sensoriali;
    • all’ascolto;
    • al riconoscimento del “tono emotivo” della musica;
    • ad utilizzare contemporaneamente l’emisfero destro e quello sinistro;
    • a passare da un linguaggio, sonoro-musicale, ad un altro, grafico-pittorico o cinestetico, allenando così il bambino a sviluppare tutti i canali sensoriali e i sistemi di rappresentazione della realtà.
G) II GIOCO-TEST®
Un gioco-test è un gioco strutturato in modo tale da permettere di fare un confronto tra le competenze emotive dei bambini prima dell’ intervento educativo e dopo.
Se si sceglie di fare il gioco-test all’inizio e alla fine dell’ intervento, si ha la possibilità di:
    • valutare in termini più oggettivi gli effetti del tuo intervento sui bambini, andando al di là dei cosiddetti “occhi di mamma” (o di maestra);
    • ricavare suggerimenti su che cosa si può fare meglio o che cosa può essere considerato un punto di forza per l’allenamento emotivo.
In sintesi: i gioco-test servono per avere un feed-back il più possibile oggettivo sull’effetto che il percorso proposto ai bambini ha avuto sulle loro competenze emotive, dando la possibilità di verificare che cosa ha funzionato e che cosa può migliorare.