Intelligenza emotiva ed altruismo: Un Esperimento

Intelligenza emotiva ed altruismo: Un Esperimento

Molti studi hanno dimostrato che le emozioni possono influenzare il processo decisionale nell’ambito delle donazioni in beneficenza in molti modi differenti. Quando una persona deve decidere se aiutare un altro  in difficoltà può essere influenzata dal suo stato d’animo (Isen e Mean, 1983; Cialdini et al. 1973; 1976; 1987), dall’interesse empatico che prova nei confronti della vittima (Batson et al. 1978; 1981; 1984; 1997; 2007; Cialdini et al. 1987) ma anche le emozioni elicitate dallo stimolo stesso (Fetherstonaugh et al. 1997; Kogut e Ritov, 2005a; 2005b; Small et al. 2007).

 

Solo di recente invece la ricerca ha cominciato a spostare l’attenzione anche sulle differenze individuali nell’elaborazione di questi affetti. In particolare, è stato mostrato che le persone che hanno più confidenza con i numeri sono meno influenzabili dagli stimoli affettivi rispetto a persone che non lo sono (Small et al. 2007; Dickert, 2008; Dickert et al. 2011).

 

Oltre alle abilità matematiche, un ruolo importante sembrerebbero averlo le strategie con cui le persone regolano le loro emozioni (Cameron e Payne, 2011; Rubaltelli e Agnoli, 2012). Proprio il fatto che differenti abilità nella gestione delle reazioni affettive possano influenzare la decisione di aiutare  qualcuno in difficoltà suggerisce che l’IE di tratto possa avere un ruolo importante come mediatore del comportamento altruistico.

 

Altri studi hanno mostrato che l’IE di tratto gioca un ruolo fondamentale nel determinare il comportamento dell’attore decisionale (Sevdalis et al. 2007). Nessuno studio ha invece mai indagato il ruolo di questo costrutto in relazione ai comportamenti altruistici. L’obiettivo di questo studio è proprio quello di mostrare che l’intelligenza emotiva ha un ruolo determinante nel comportamento altruistico.

A questo scopo è stato messo a punto un paradigma sperimentale. In questo paradigma i partecipanti dovevano affrontare una prova al computer dove la sopravvivenza di 5 bambini in pericolo di vita dipendeva dalla loro prestazione. In particolar modo, le foto di questi bambini comparivano in diversi punti dello schermo del computer e i partecipanti dovevano cliccarle il più velocemente ed accuratamente possibile. L’intera sessione era suddivisa in 5 blocchi, uno per ogni bambino. Al termine di ogni blocco i partecipanti sapevano se erano riusciti o non erano riusciti a salvare il bambino rappresentato nella foto. Tuttavia, questo feedback era stato manipolato sperimentalmente. In una condizione i partecipanti riuscivano sempre a salvare il bambino (feedback positivo), nell’altra condizione invece, per quanto si potessero impegnare, non riuscivano mai nell’intento di salvarlo (feedback negativo). Venivano misurati l’intelligenza emotiva di tratto e lo stato d’animo. Quest’ultimo, in particolare veniva misurato all’inizio e dopo ogni blocco. Venivano misurate anche la velocità e l’accuratezza con cui i partecipanti affrontavano il compito come indicatore della motivazione implicita ad aiutare il bambino.

 

 

 

Intelligenza emotiva e altruismo: effetto di ripetuti successi ed insuccessi nel comportamento d’aiuto –  © Andrea Righi