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I mediatori dell’amicizia cross-group estesa

I mediatori dell’amicizia cross-group estesa

Wright et al. (1997), propongono quattro meccanismi mediante cui l’amicizia cross-group estesa può ridurre il pregiudizio migliorando l’atteggiamento verso l’outgroup: la riduzione dell’ansia intergruppi, le norme dell’ingroup, le norme dell’outgroup e l’inclusione dell’outgroup nel sé.

La riduzione dell’ansia intergruppi

Come per le amicizie di tipo diretto, anche osservando una relazione positiva tra i membri dell’ingroup e dell’outgroup si possono ridurre le aspettative negative circa le interazioni future con questi. Inoltre, rispetto all’amicizia crossgroup diretta, l’amicizia cross-group estesa non porta ad interazioni concrete, per cui i partecipanti non risentono dell’ansia iniziale legata all’incontro con l’altro gruppo.

Le norme dell’ingroup

In questo caso, la riduzione del pregiudizio è collegata alla percezione di norme dell’ingroup positive verso l’outgroup, in quanto coinvolge l’osservazione di comportamenti positivi di un membro dell’ingroup che interagisce con un membro dell’outgroup.  Whight et al. (1997) notano inoltre come l’appartenenza al rispettivo gruppo è più saliente per chi osserva il contatto rispetto a chi è direttamente coinvolto nell’interazione, e ciò porta alla categorizzazione di sè come un membro intercambiabile del gruppo, altamente influenzato dai suoi principi e atteggiamenti (Spears, Doosje & Ellemers, 1999). In queste circostanze, gli altri membri del gruppo sono visti come una fonte importante di informazioni riguardanti le opinioni condivise dal gruppo. In conclusione, osservare un membro dell’ingroup comportarsi positivamente verso l’outgroup porta alla percezione che vi siano dei principi generalmente positivi dell’intero ingroup verso l’outgroup.

Le norme dell’outgroup 

In maniera analoga, l’amicizia cross-group estesa sviluppa la percezione che anche l’outgroup abbia delle norme positive riguardo alle interazioni con l’ingroup. Infatti, vedere un membro dell’outgroup comportarsi in maniera amichevole verso l’ingroup genera l’informazione che l’outgroup è interessato a relazioni intergruppi positive. Come si è detto, inoltre, l’appartenenza al gruppo è particolarmente saliente nell’amicizia cross-group estesa, e ciò incrementa la probabilità che la persona coinvolta venga vista come rappresentativa dell’intero gruppo e che le sue azioni e i suoi atteggiamenti riflettano i principi generali dell’outgroup (Brown & Hewstone, 2005). In accordo al principio di reciprocità, vi è la tendenza a farsi piacere le persone a cui si percepisce di piacere e, quindi, se la persona vede un membro dell’outgroup interessato ad una relazione positiva con lei è probabile che si reagisca in maniera analoga.

L’inclusione dell’outgroup in se stessi (IOS)

Da diversi studi è emerso che, quando avviene la categorizzazione di sé come membro di un gruppo l’ingroup viene incluso in se stessi, ovvero si crede che le caratteristiche dell’ingroup rappresentino anche le proprie (Tropp & Wright, 2001). Inoltre, vi è la tendenza a raggruppare le persone che si percepisce essere amici trattandoli come una singola unità cognitiva. Quando avvengono contemporaneamente questi due fenomeni, il membro dell’outgroup è percepito sovrapposto cognitivamente al membro dell’ingroup, diventando dunque parte anche di se stessi. Infine, per lo stesso processo è probabile che il membro dell’outgroup includa il proprio gruppo in se stesso, e quindi per l’osservatore cresce anche la misura in cui l’outgroup viene incluso in se stessi (Turner et. al., 2007). In definitiva, tramite una amicizia cross-group estesa è maggiormente probabile che l’outgroup venga trattato come se stessi (e quindi positivamente) condividendo risorse, sentendosi orgogliosi dei successi dell’altro e triste per i suoi insuccessi (Aron, Aron, Tudor & Nelson, 1991).

Tutti e quattro i meccanismi sono stati testati simultaneamente mediante due studi (Turner et al., 2007): il primo su 142 studenti bianchi delle scuole medie, il secondo su 120 studenti bianchi delle scuole superiori. In entrambi, sono stati esaminate le amicizie cross-group estese e gli atteggiamenti verso individui del sud-est asiatico. Sono stati misurati tramite diversi item l’ansia intergruppi (chiedendo ad esempio quanto si sentissero a proprio agio durante l’interazione con i membri dell’outgroup),le norme dell’ingroup (chiedendo ad esempio ai partecipanti quanto essi pensino che siano amichevoli i loro compagni bianchi con l’outgroup), le norme dell’outgroup (chiedendo ad esempio quanto pensano che ai membri dell’outgroup piacciano gli individui bianchi) e l’inclusione dell’outgroup in se stessi. Quest’ultima è stata misurato mediante la scala di inclusione (IOS) proposta da Aron et al. (1991), che utilizza una serie di coppie di cerchi che si sovrappongono in maniera crescente tra di loro. In questa scala, il primo cerchio rappresenta se stessi ed il secondo rappresenta i membri dell’outgroup: più i cerchi si sovrappongono e maggiore è l’inclusione dell’outgroup nel sé. In questi studi si è ipotizzato che alti livelli di vicinanza con l’amico dell’outgroup più stretto predicano atteggiamenti maggiormente positivi verso l’intero outgroup; inoltre, si è analizzato se i quattro processi medino la relazione tra amicizie cross-group estese e atteggiamento verso l’outgroup, e se ognuno di questi fattori abbia un ruolo di mediatore indipendente quando vengono controllate le altre tre variabili. Dai risultati è emerso che le amicizie cross-group di tipo esteso sono associate ad una minore ansia intergruppi, alla percezione di norme più positive sia riguardo all’ingroup che riguardo all’outgroup e ad una maggior inclusione dell’outgroup nel sé. A sua volta, questi quattro fattori sono associati ad un atteggiamento maggiormente positivo verso l’outgroup. Anche se non si può stabilire con certezza la direzione causale, gli autori presumono che siano le amicizie estese a ridurre il pregiudizio piuttosto che il contrario. Infine, viene evidenziato il ruolo di altri processi nella relazione tra contatto esteso e pregiudizio e viene sottolineato come, mentre l’amicizia cross-group diretta è fortemente legata all’opportunità di contatto tra i due gruppi, l’amicizia estesa non lo è. Riguardo agli altri processi di mediazione in relazione al contatto esteso, ne vengono esaminati in particolare due (Tam, Hewstone, Kenworthy & Cairns, 2009): la fiducia intergruppi e la rivelazione di sé all’altro. In questa ricerca, si evidenzia come sia il contatto a predire la fiducia piuttosto che il viceversa; inoltre, secondo quanto descritto in precedenza e in accordo con la teoria dell’apprendimento sociale, anche la rivelazione di sé all’altro media la relazione tra amicizia cross-group estea e atteggiamento verso l’outgroup.

Riguardo i fattori mediatori nelle amicizie cross-group, sono da citare due lavori condotti in contesti italiani considerando diversi rapporti intergruppi: quello tra eterosessuali e omosessuali (Capozza, Falvo, Trifiletti & Pagani, 2014) è quello tra italiani Settentrionali e italiani Meridionali (Capozza, Falvo, Favara & Trifiletti, 2013).

Nello studio di Capozza et al. (2014) si è testato se le amicizie cross-group dirette ed estese siano collegate ad una riduzione dell’infraumanizzazione e ad una umanizzazione dell’outgroup. Gli autori evidenziano come nello studio di questo fenomeno si considerino generalmente come proprietà unicamente umane le emozioni secondarie (cognitivamente complesse) e tratti umani come razionalità e consapevolezza. Si sono ipotizzati tre processi di mediazione primaria (IOS, norme di ingroup e outgroup) e tre mediatori secondari (ansia intergruppi, fiducia ed empatia verso l’outgroup). Essi sottolineano come l’inclusione dell’outgroup nel sé, nel caso di amicizia cross-group estesa, prenda la forma di un’inclusione transitiva: da un’iniziale sovrapposizione tra sé e il membro dell’ingroup, a una successiva sovrapposizione tra questi ed il suo partner nel contatto, e infine a un’incorporazione finale di quest’ultimo con l’intero outgroup. L’ipotesi è che l’IOS riduca l’infraumanizzazione dell’outgroup sia direttamente sia attraverso i mediatori secondari. Anche le norme dell’outgroup possono essere efficaci nella misura in cui i membri dell’outgroup sono percepiti come prototipici; gli effetti di tali norme dovrebbero essere mediati, nella relazione con l’infraumanizzazione, da empatia, fiducia e ansia intergruppi. Le norme dell’ingroup, nelle amicizie dirette, agiscono tramite il processo di “selfanchoring”, mentre in quelle vicarie possono portare alla conclusione che l’ingroup abbia delle norme favorevoli verso l’outgroup.

I partecipanti erano studenti universitari eterosessuali. Sono state misurate tramite diversi item: l’amicizia cross-group diretta ed estesa; i mediatori di primo livello (per l’IOS è stato utilizzato l’item grafico della scala d’inclusione dell’altro nel sé di Aron, Aron & Smollan,1992); i mediatori di secondo livello; le attribuzioni di umanità tramite quattro tratti unicamente umani (es. moralità) e quattro non unicamente umani (comune anche agli animali, es. istinto) in modo da analizzare diverse componenti del concetto di umanità. Le misure sull’umanità sono state sintetizzate in due indici, uno di infraumanizzazione (differenza tra ingroup e outgroup sui tratti unicamente umani) ed un altro di umanizzazione

(attribuzione di tratti unicamente umani all’outgroup). I dati hanno mostrano che avviene infraumanizzazione ma non deumanizzazione (ovvero i due gruppi risultano differenti solo per quanto riguarda i tratti unicamente umani). Solo il contatto esteso è associato ad una riduzione dell’infraumanizzazione attraverso la mediazione dell’IOS, il quale assieme alle norme dell’outgroup, costituisce un mediatore anche per l’umanizzazione dell’outgroup. I risultati mostrano quindi che il contatto esteso può essere collegato a minor infraumanizzazione tramite l’IOS, che riduce la distanza tra i due gruppi riguardo all’umanità percepita. Se si considera l’umanizazione, l’IOS, legata al contatto esteso, agisce tramite la riduzione dell’ansia, facendo percepire un minor bisogno di atteggiamenti aggressivi o difensivi verso l’outgroup. Per quanto riguarda l’amicizia cross-group diretta, essa è collegata solamente ad un incremento dell’empatia verso l’outgroup; si suppone che ciò sia dovuto al contesto dell’analisi (eterosessuali/omosessuali), in cui l’IOS è di difficile realizzazione nel contatto diretto.

Nel secondo studio (Capozza et al., 2013) viene analizzato l’effetto dell’amicizia cross-group, sia diretta che estesa, sull’umanizzazione dell’outgroup, considerando gli stessi mediatori di primo livello (norme ingroup, norme outgroup, IOS) e di secondo livello (ansia, empatia e fiducia) in un contesto notevolmente diverso, ovvero quello tra italiani Settentrionali e  Meridionali; vengono inoltre testati alcuni modelli alternativi. Capozza et. al. (2013) evidenziano che oltre ad attribuire più emozioni secondarie all’ingroup rispetto all’outgroup, può anche avvenire deumanizzazione di tipo animalistico o meccanicistico, assimilando l’outgroup ad animali o oggetti inanimati. Ansia, fiducia ed empatia dovrebbero essere mediatori emozionali secondari tra le amicizie (sia dirette che estese) ed un aumento dell’umanizzazione dell’outgroup.

Gli autori considerano l’ansia un mediatore secondario proprio perché di tipo emozionale, e quindi un antecedente più diretto di atteggiamenti, percezioni e comportamenti. I partecipanti erano, anche in questo caso, studenti universitari settentrionali, con genitori settentrionali, nati e residenti nel Nord Italia. Si sono usate le stesse misure dello studio precedente, con la differenza che l’IOS è stato rilevato anche attraverso un item costituito da una domanda sull’inclusione nella propria identità di quella meridionale. I risultati mostrano che l’IOS è generalmente moderato, e che mentre vengono attribuiti più tratti unicamente umani all’ingroup, quelli non unicamente umani vengono attribuiti in misura maggiore all’outgroup. Le analisi hanno mostrato che l’amicizia diretta predice l’IOS, che a sua volta predice l’umanizzazione tramite la mediazione di tutte e tre le emozioni ipotizzate. Invece, per l’amicizia estesa, i mediatori di primo livello sono solamente le norme dell’ingroup. Vengono inoltre testati due modelli alternativi: nel primo vengono invertiti i mediatori di primo e di secondo livello, mentre nel secondo si testa il modello originale di Wright et al. (1997) in cui la relazione tra contatto esteso e umanizzazione è mediata da ansia, IOS, norme ingroup e norme outgrop. Entrambi questi modelli, comunque, forniscono dei risultati peggiori. Gli autori concludono che l’amicizia cross-group diretta ed estesa è collegata ad una maggiore attribuzione di tratti unicamente umani all’outgroup e quindi ad una maggiore umanizzazione. Inoltre, solo l’IOS è un mediatore di primo livello significativo nel contatto diretto e solo le norme ingroup lo sono nel contatto esteso (gli autori ipotizzano che il membro dell’outgroup abbia un ruolo periferico e quindi venga limitato l’IOS). L’effetto trascurabile del contatto esteso sulle norme ingroup potrebbe dipendere dal contesto analizzato in cui i settentrionali sono consapevoli della loro presunta superiorità socioeconomica e si curano poco dell’atteggiamento dei Meridionali verso di loro. Viene confermato il ruolo dell’ansia come mediatore di secondo livello, che agisce tramite un incremento dell’IOS nel caso di amicizie dirette e mediante la percezione di norme ingroup favorevoli nelle esperienze vicarie. In particolare, ciò dimostra che in questa relazione i fattori cognitivi e quelli affettivi operano seguendo un ordine sequenziale. Infine, gli autori suggeriscono che in altri contesti intergruppi (con outgroup etnici, religiosi, razziali o stigmatizzati) i mediatori possano agire in maniera differente. In particolare, per gruppi stigmatizzati come obesi e disabili, l’IOS può essere un mediatore nel contatto esteso, ma non in quello diretto, come dimostrato nello studio precedente sulla relazione con gli omosessuali.

© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia – Elisa Ragusa