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Il visual content

Il visual content

I brand che usano il visual content hanno dei benefici in termini di traffico, leads e condivisioni: il nostro cervello processa più velocemente le immagini rispetto al testo. Oggi il social media marketing sta diventando sempre più visivo: Instagram, Pinterest, Vine, Tumblr, Snapchat, ecc.

Instagram racconta e coinvolge attraverso le foto: è un po’ macchina fotografica, si fanno le foto e si applicano filtri che le rendono effettivamente molto più belle e un po’ social network, si seguono altri utenti, si mette il like sulle foto, si commentano le foto, si condividono le foto con gli hashtag#.

Il messaggio da comunicare ai destinatari deve essere breve, interessante e che vada dritto al punto. È bene evitare di aggiungere troppe informazioni, altrimenti si corre il rischio di allontanare dal fulcro della discussione, perdendo l’attenzione del  pubblico. Inserire delle foto a caso nel tuo post non farà aumentare il coinvolgimento del tuo pubblico. E’ necessario che le immagini siano coerenti con il post e rilevanti per il tuo target.

Per emergere dalla massa e raggiungere il target di riferimento, fare un buon uso degli elementi visivi diventa una necessità per i brand che intendono promuoversi sui social media.

Numerose ricerche mettono in evidenza che su Facebook e Twitter le immagini ottengono un engagement maggiore rispetto agli altri contenuti. Sui blog, una landing page curata dal punto di vista degli elementi visivi aumenta il tempo di permanenza sul sito, mentre contenuti come le infografiche aumentano il traffico al sito e le condivisioni.

Grazie ai contenuti si può migliorare la presenza online, interagire con il proprio target ed essere ricordato con maggiore vividezza. Questa tipologia di contenuti ha il vantaggio di poter essere condiviso su un gran numero di piattaforme social, ad esempio su Facebook, Twitter, Pinterest e Instagram, stando attenti a non esagerare, per quanto riguarda le dimensioni: infatti alcune immagini sono perfette per alcuni social, ma non per altri.


© Il personal Branding – Marika Fantato


 

Instagram

Instagram

Foto di ElisaRiva da Pixabay

La parola Instagram deriva da “instant camera” e “telegram”, due concetti strettamente legati all’immediatezza. L’applicazione è anche un omaggio alle vecchie Instamatic e Polaroid, macchine fotografiche che producevano immagini quadrate. Direi più alla Polaroid, che non usava un rullino, ma stampava la fotografia in pochi minuti.

Instagram è una piattaforma social e un canale di comunicazione per creare contenuti, è content marketing visuale, semplice e diretto e, forse proprio per queste sue caratteristiche, più funzionale di altri. Nasce come applicazione gratuita, che permette agli utenti di scattare foto, applicando filtri e condividerle nei vari social e viene messa a disposizione di Itunes Store nel 2010.

Instagram non ha le stesse caratteristiche di Twitter, Facebook e Google Plus, non possiamo condividere le foto altrui, ma tutti gli scatti che pubblichiamo restano nel nostro profilo. Al massimo possiamo condividerli automaticamente su Twitter, Facebook, Tumblr, Flickr e Foursquare, ma nessuno può ripubblicare una nostra foto.

Non esistono messaggi diretti, ma possiamo taggare persone, menzionarle, inserire hashtag come negli altri social media.

Dal momento che non possiamo usufruire della ricondivisione dei contenuti, per farci notare usiamo gli hashtag, che ci permettono di essere rintracciati dagli altri utenti. A ogni foto dobbiamo associare un certo numero di hashtag che la identificano, ne sono consentiti al massimo 30. Sul sito Tagstagram, un’app gratuita, possiamo trovare un elenco ben fornito di hashtag, suddivisi in 20 categorie, dalla natura alla moda, dallo sport ai viaggi, ecc. Instagram consiglia di essere specifici e rilevanti usando gli hashtag: in questo modo possiamo rendere più contestuale l’immagine e essere sicuri che arriverà al pubblico giusto. Usando, inoltre, tag troppo generici, come #me (oltre 245 milioni di foto), #life (oltre 73 milioni), #follow (oltre 210 milioni), la nostra foto sarà persa in mezzo alle altre e quasi impossibile da trovare.

Abbiamo 150 caratteri per far capire chi siamo e cosa facciamo e nel profilo possiamo inserire il link al nostro sito o blog. Instagram è un’applicazione per cellulare, quindi il sito che inseriamo sarà visto da mobile: se vogliamo essere su Instagram al meglio, l’intera nostra comunicazione deve essere studiata per un pubblico mobile.

La conversazione che nasce da questa condivisione è molto significativa: a ogni contenuto video o foto è abbinata la possibilità di dialogare attraverso i commenti.

Instagram, acquisito da Facebook nell’aprile 2012, è un social network in forte crescita, ma è anche un area sperimentale per Facebook: per provare nuove forme di conversazione, di promozione del contenuto e nuove funzionalità.


© Il personal Branding – Marika Fantato


YouTube per il Personal Brand

YouTube per il Personal Brand

YouTube è un social media importante che permette di ottenere un nuovo canale specializzato nei video, utile per promuovere e attirare nuovi fan e clienti al proprio brand.

Per promuovere il proprio brand con questo social, bisogna creare un video in cui ci si presenta al pubblico, farsi riconoscere metterci la faccia, e mostrare le proprie passioni anche pubblicando corsi, tutorial grafici e i gli ultimi lavori.

Dopo Google, il secondo motore di ricerca più usato è quello interno a YouTube, quindi è importante inserire titoli, descrizioni, categorie e tag di un video pensando alle parole chiavi con strategia e non con distrazione. Inserire titoli intelligenti con parole chiavi, crea curiosità aiutando con le anteprime del nuovo video.

Utili sono le testimonianze di fan e clienti consolidati ti permettono di aumentare esponenzialmente la fiducia e affidabilità del proprio brand. Una cosa è leggere due righe di testo con le solite frasi, un’altra è vedere e sentire il cliente o fan in prima persona che da un feedback con una breve registrazione condivisa.

La comunicazione video agisce in modo immediato, crea emozionalità maggiore rispetto a trecento righe di testo, quindi può essere molto interessante far conoscere in questo modo i  nuovi servizi o gli ultimi progetti e iniziative per far capire le proprie potenzialità a chi ci guarda.

Essendo molto vasta bisogna imparare a utilizzare la community di YouTube non abbandonando i nostri video al destino di citazioni o commenti indesiderati. Monitorando settimanalmente i video, si ha la possibilità di ottenere statistiche mirate al target di visualizzazioni e creare in questo modo un’analisi più precisa. Ad esempio si può rispondere con delle video risposte a quei video molto trafficati e in linea con la propria mission.

I video di YouTube, sono quindi molto utili nel contesto del Personal Branding poiché sono la forma più innovativa di comunicazione: quanto più il video risulta essere accattivante tanto più permette di comunicare con il pubblico. Se un video nasce allo scopo di far conoscere un brand personale, i migliori sono quelli eseguiti come fossero interviste contenenti i soli messaggi chiave. Per generare un video di qualità e che sia in grado di raggiungere un certo audience, bisogna prestare attenzione anche ad aspetti in apparenza futili come la scelta del colore dell’abbigliamento (mai troppo chiaro) e la scelta dei giusti accessori. È opportuno inoltre, evitare di leggere e cercare di essere il più naturali possibile, senza dimenticare di curare bene i contenuti.


© Il personal Branding – Marika Fantato


Personal branding: YouTube

YouTube

Foto di Mizter_X94 da Pixabay

YouTube nasce come piattaforma web nel 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video sharing. YouTube.com è stato inventato da da Chad Hurley (amministratore delegato), Steve Chen (direttore tecnico) e Jawed Karim (consigliere), tutti ex dipendenti di PayPal, che cercavano una nuova opportunità di business e dopo avere effettuato alcune ricerche si sono resi conto che esisteva un bisogno reale di un servizio che rendesse semplice e accessibile la fruizione e la condivisione di video on-line. Nel primo mese di vita, circa tre milioni di persone sono entrate nel sito e hanno fruito dei suoi contenuti, all’epoca ovviamente ancora limitati, è stato un risultato di un certo rispetto. Entro la fine del terzo mese di presenza on-line, il sito ha triplicato le presenze e dopo sei mesi ha raggiunto quota 30 milioni di contatti. Dopo un anno, le presenze sono arrivate a 38 milioni diventando così uno di quei siti che ha goduto della crescita più veloce nella storia di internet. Un fenomeno del genere non è passato inosservato, soprattutto ai concorrenti. Il più grande e importante dei quali, Google, ha deciso di acquistare l’azienda nel 2006, pagando 1,65 miliardi di dollari.

YouTube è oggi una enorme community molto attiva che si occupa di argomenti di diverso interesse. Parte di Google ha un’offerta pubblicitaria ricca e articolata: su YouTube si possono guardare video riguardanti il proprio brand, competitor e mercato, le attività dei propri competitor e i risultati, i commenti ai video propri, dei competitor e del proprio brand, i voti e rating assegnati ai vari video.

L’insieme di queste informazioni, l’intensità delle conversazioni e i trend che ne derivano rendono YouTube una piattaforma di ascolto straordinaria utile anche per la misurazione del sentiment.


© Il personal Branding – Marika Fantato


 

LinkedIn per il Personal Brand

LinkedIn per il Personal Brand

LinkedIn è il business social network per eccellenza. Per utilizzarlo al fine di influenzare positivamente il proprio Personal Brand e con lo scopo di migliorare la Rete professionale per il mondo del lavoro, è opportuno rispettare i seguenti consigli condivisi sempre da Centenaro e Sorchiotti[1] ispirati dal guru Guy Kawasaki, cofondatore di Alltop.com (magazine online che tratta dei temi più popolari del web), autore di molti libri sul tema del branding ed ex dipendente Apple.

Di seguito segnalo i punti principali identificati dall’autore:

  • costruire la propria rete prima di averne effettivamente bisogno;
  • entrare in contatto con altri professionisti;
  • investigare sui dettagli dell’offerta lavorativa sfruttando la propria rete di contatti;
  • esaminare chi ha visitato il profilo;
  • aumentare la visibilità nel social network ricorrendo alle raccomandazioni;
  • dimostrare in qualsiasi momento la propria competenza.

Spesso questo social viene definito come un Curriculum Vitae online. In realtà LinkedIn va oltre a un CV: comprende le nostre esperienze, le nostre competenze, i progetti ai quali lavoriamo ed è per questo quello che più si avvicina al vecchio CV, ma il poter essere avvalorati da una rete intera di persone che, essendo connessioni, testimoniano e rafforzano ciò che noi ci auto-attribuiamo, è l’aspetto più significativo.

Se il Personal Branding è ciò che gli altri pensano di noi, l’immagine che siamo in grado di generare negli altri, allora attraverso ciò che scriviamo e che la rete testimonierà possiamo influenzare positivamente il pensiero altrui nella direzione utile al nostro obiettivo.

LinkedIn genera connessioni che vanno mirate, sfruttate e coltivate.

Le foto che si utilizzano nel profilo LinkedIn devono rappresentarci e dare la giusta immagine di noi stessi: seria, se se si vuole apparire seri, sorridente se si vuole apparire sorridenti.

La headline deve essere completa, deve riassumere le parole chiave per cui vogliamo farci trovare.

Per quanto riguarda la Bio non serve descrivere ciò che ci sarà scritto sotto, deve dire qualcosa in più di noi attraverso le parole, le immagini e i link, in modo anche accattivante se si vuole far colpo.

Nella gallery, per chi ce l’ha, può inserire in diverse parti del profilo immagini, link, presentazioni (slide ma anche prezzi) per catturare l’attenzione anche attraverso il call to action.

Nella parte progetti possiamo inserire tutto ciò che ci impegna, che fa parte di un’esperienza di lavoro, per questo utilizzare questa parte del profilo è utile perchè completa la nostra immagine professionale; interessante poi poter collaborare a progetti collegandosi con gli altri membri del team, persone con le quali magari non si collabora in maniera sistematica, ma che amplificheranno il nostro personal branding.

Utile è citare le skills (abilità, competenze), non troppe né poche, che appariranno per prime nell’elenco: quindi inserire soprattutto quelle per cui si vuole essere trovati. Infine il numero dei collegamenti è, in genere, proporzionale all’utilizzo di LinkedIn, ma  la qualità di essi invece non lo è. Ogni collegamento deve esser sfruttato.


© Il personal Branding – Marika Fantato


 

[1] Centenaro L., Sorchiotti T., Personal Branding. Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità, Hoepli, 2013.

Personal Branding: LinkedIn

LinkedIn

Foto di BedexpStock da Pixabay

LinkedIn è un business social network che nasce con lo scopo di fare da supporto ai più popolari social network di divulgazione di generici contenuti ed informazioni ed inoltre è un database per il recruiting, poiché mette in contatto le aziende con i profili degli utenti a loro volta personalizzabili con commenti e referenze di altri utenti del network. Possiamo definirlo come una fusione tra curriculum vitae, lettera di accompagnamento e referenze.

Il social network è stato lanciato nel 2003 ed è nato da una startup di origine californiana verte alla gestione e valorizzazione delle professionalità.

LinkedIn appartiene alla categoria dei social network tematici: è caratterizzato dai contenuti e dai legami relazionali che si concentrano su tematiche professionali e di business. Questo social infatti, permette la ricerca delle persone utili al raggiungimento dei propri scopi e la possibilità di farsi trovare dalle altre persone. È utile anche alle aziende che possono condurre diverse attività di comunicazione: recruiting, monitoraggio, engagement e corporate reputation.

Per un utilizzo ottimale del social network, è necessaria l’integrazione di Twitter nel network LinkedIn, in questo modo gli status verranno visualizzati nella bacheca e LinkedIn sembrerà più frequentemente aggiornato; è importante aderire a gruppi professionali che siano consoni e punti di riferimento per il proprio business e partecipare attivamente alle conversazioni all’interno dei gruppi ai quali si è aderito in modo da contribuire alla creazione di valore.

Poiché LinkedIn è il network professionale, esattamente come nel mondo del lavoro esistono le raccomandazioni: è consigliabile scrivere delle raccomandazioni/referenze per gli utenti considerati meritevoli di nota.

Rilevante è la creazione di un LinkedIn badge all’interno del profilo Facebook, ossia creare una icona la quale porta il visitatore direttamente nel profilo LinkedIn, per avere una integrazione maggiore tra i vari network ed infine includere l’URL[1] del profilo LinkedIn nel proprio biglietto da visita.

Centenaro e Sorchiotti[2] segnalano alcuni strumenti che LinkedIn mette a disposizione dell’utenza per incrementare le dimensioni della propria Rete di contatti e seguaci, questi sono cosi denominati: Invitation, InMail e Introduction.

Il  primo consiste nell’invitare un utente a connettersi indicandone l’indirizzo e-mail, il secondo consiste nell’utilizzo del servizio a pagamento di posta interna di LinkedIn che autorizza il contatto diretto con chiunque nella Rete ed infine il terzo consiste nella presentazione ad un utente fatta da un contatto in comune.


© Il personal Branding – Marika Fantato


[1]   L’Url è l’acronimo di Uniform Resource Locator ed è la sequenza di caratteri che identifica l’indirizzo di una risorsa su Internet.

[2]  Centenaro L., Sorchiotti T., Personal Branding, l’arte di promuovere e vendere se stessi online, Hoepli, 2013.

Google Plus per il Personal Brand

Google Plus per il Personal Brand

Oltre alle funzioni social, di aggregazione e alle utilità per tutti i brand e le attività in generale, Google plus è estremamente utile anche per le persone e il loro personal branding.

Il profilo Google+ è ben visibile nella ricerca, infatti cercando il nome di una qualsiasi persona presente nel social network è probabile che Google+ compaia fra i primi risultati di ricerca.

Interessante è l’authorship e la ricerca personalizzata di Google. L’authorship è la faccia che troviamo accanto ai risultati di ricerca per alcuni di essi, questa è collegata sia al nostro profilo che ai siti ai quali decidiamo di collegarla. In questo modo, qualsiasi sia la ricerca è possibile che la nostra faccia, quindi noi, sia direttamente nella ricerca di Google, facendoci conoscere. Per sapere quante persone ci hanno visto possiamo avere delle statistiche da Google Webmaster Tools.

Quindi ci sono molte possibilità per usare Google+ per il proprio personal brandig, dalla faccia nei risultati di ricerca ai risultati di ricerca stessi.

In Google+ è possibile creare delle cerchie, una specie di liste di Facebook, ma più usabili, con le quali puoi seguire e condividere elementi solo con le persone che ne fanno parte. Le persone che si aggiungono non possono venire a conoscenza del nome della cerchia, ma solo di far parte di una delle cerchie. Può essere utile inserire i propri clienti in una lista creata apposta per loro, con lo scopo di seguire il loro flusso e condividere alcune informazioni in target. In questo modo si può anche dividere la comunicazione professionale e non a seconda della cerchia.

Il profilo Google+ avrà molta rilevanza nei risultati di ricerca con il nome e cognome, pertanto è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiavi utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Nella pagina Informazioni, è bene inserire i nostri link sociali che possono offrire maggiore valore: i primi tre verranno visualizzati nelle risultati di ricerca.

Infine è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiave utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Tutto quello che condividiamo nel social network Google+ influenzerà i risultati di ricerca, in quanto comparirà una preferenza con il nostro account. Dobbiamo quindi cercare di invogliare il più possibile alla condivisione nei nostri elementi, in modo tale di invogliare la lettura.

Uno degli aspetti che colpiscono di Google+ è la possibilità di viralizzare il proprio account tramite la condivisione di un elemento. In questo modo possiamo vedere come un proprio elemento è stato ricondiviso mantenendo la fonte originaria. Questa possibilità rende molto interessante operazioni di marketing virale, e permette di poter aumentare la visibilità del proprio account e non solo all’elemento condiviso.

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

Personal brand: Google plus

Google Plus

Foto di kropekk_pl da Pixabay

Goggle+ è il social network di Google lanciato nel 2011, molto simile e considerato per alcuni versi il concorrente di Facebook.

L’obiettivo di Google plus è quello di generare un sistema di condivisione aperta di contenuti web che sia il più possibile intuitivo e semplice come ha sempre fatto Google con tutti i suoi servizi.

Il punto di forza di Google Plus è l’inclusione in modo evoluto dei contenuti Google+ nei risultati di ricerca, creando in questo modo una ricerca sociale e non più solo organica. Se il Brand è grande, e riteniamo nella nostra strategia che possa essere utile in futuro posizionarsi su Google Plus, possiamo pensare di pianificare una presenza anche su questo Social, altrimenti puntiamo su un altro canale.

Inoltre, Google Plus è integrato con servizi, che ormai fanno parte della nostra quotidianità, come ad esempio Gmail e YouTube.

Le grande differenza tra le community (gruppi) di Google+ e Facebook è  che le pagine Google+ possono interagire nelle community.

Dentro l’ecosistema Google+ si possono fare video chiamate in streaming o live, private o pubbliche: tutti gli utenti iscritti in Google Plus hanno la possibilità di lanciare un Hangouts e iniziare una conversazione condividendo diversi strumenti di Google come Docs, YouTube ecc.

Non esiste il post perfetto, ma una buona struttura e mix tra testo, link e immagine può ottenere molte interazioni su Google Plus.

Propria la forte integrazione di Google+ con gli altri prodotti Google (Search, Local, Maps, Drive, YouTube, Gmail, Apps ecc) rendono la presenza irrinunciabile a vantaggio promozionale del proprio brand.

L’obiettivo di Google Plus è quello di generare un sistema di condivisione aperta di contenuti web che sia il più possibile intuitivo e semplice, come ha sempre fatto Google con tutti i suoi innumerevoli servizi.

Google Plus per il Personal Brand

Oltre alle funzioni social, di aggregazione e alle utilità per tutti i brand e le attività in generale, Google plus è estremamente utile anche per le persone e il loro personal branding.

Il profilo Google+ è ben visibile nella ricerca, infatti cercando il nome di una qualsiasi persona presente nel social network è probabile che Google+ compaia fra i primi risultati di ricerca.

Interessante è l’authorship e la ricerca personalizzata di Google. L’authorship è la faccia che troviamo accanto ai risultati di ricerca per alcuni di essi, questa è collegata sia al nostro profilo che ai siti ai quali decidiamo di collegarla. In questo modo, qualsiasi sia la ricerca è possibile che la nostra faccia, quindi noi, sia direttamente nella ricerca di Google, facendoci conoscere. Per sapere quante persone ci hanno visto possiamo avere delle statistiche da Google Webmaster Tools.

Quindi ci sono molte possibilità per usare Google+ per il proprio personal brandig, dalla faccia nei risultati di ricerca ai risultati di ricerca stessi.

In Google+ è possibile creare delle cerchie, una specie di liste di Facebook, ma più usabili, con le quali puoi seguire e condividere elementi solo con le persone che ne fanno parte. Le persone che si aggiungono non possono venire a conoscenza del nome della cerchia, ma solo di far parte di una delle cerchie. Può essere utile inserire i propri clienti in una lista creata apposta per loro, con lo scopo di seguire il loro flusso e condividere alcune informazioni in target. In questo modo si può anche dividere la comunicazione professionale e non a seconda della cerchia.

Il profilo Google+ avrà molta rilevanza nei risultati di ricerca con il nome e cognome, pertanto è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiavi utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Nella pagina Informazioni, è bene inserire i nostri link sociali che possono offrire maggiore valore: i primi tre verranno visualizzati nelle risultati di ricerca.

Infine è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiave utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Tutto quello che condividiamo nel social network Google+ influenzerà i risultati di ricerca, in quanto comparirà una preferenza con il nostro account. Dobbiamo quindi cercare di invogliare il più possibile alla condivisione nei nostri elementi, in modo tale di invogliare la lettura.

Uno degli aspetti che colpiscono di Google+ è la possibilità di viralizzare il proprio account tramite la condivisione di un elemento. In questo modo possiamo vedere come un proprio elemento è stato ricondiviso mantenendo la fonte originaria. Questa possibilità rende molto interessante operazioni di marketing virale, e permette di poter aumentare la visibilità del proprio account e non solo all’elemento condiviso.

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Twitter per il Personal Brand

Twitter per il Personal Brand

Foto di ElisaRiva da Pixabay

Essendo un tipo di Blogging utilizzato in particolare da persone abituate alla tecnologia, Twitter è uno strumento di personal branding adatto a coloro che tipicamente hanno già una strategia tecnologica di un certo tipo e che dispongono di informazioni aggiornate di frequente.

Twitter è un ottimo strumento di personal branding e un potente mezzo di comunicazione per promuovere le proprie attività online nonostante la concorrenza degli altri social network come Facebook e Google+.

La caratteristica principale per avere un certo seguito su Twitter è la conversazione e la partecipazione alle discussioni di interesse o legate ad un argomento. Per raggiungere un buon livello di interazione è necessario prima di tutto prendere confidenza con lo strumento e poi buttarsi.

Gli accorgimenti per aumentare l’interazione su Twitter e aumentare i follower sono:

  • seguire profili interessanti e influenti nel tuo settore;
  • utilizzare la ricerca e gli hashtag per individuare le potenziali discussioni a cui prendere parte e gli utenti più attivi;
  • fare domande, partecipare, dare consigli;
  • fare ReTweet (senza esagerare);
  • pubblicare immagini e video;
  • rispondere sempre o comunque il più possibile;
  • non parlare solo di se stessi;
  • diffondere notizie sul propri interessi (sarà simile a quello dei propri follower);
  • twittare con frequenza e costanza: mantenere la presenza e l’attenzione dei follower;
  • essere rapidi e tempestivi nelle risposte e nelle discussioni

Grazie all’uso corretto degli #hashtag e condivisioni, possiamo aumentare la reputazione su determiante nicchie ed essere intercettati in modo maggiore. Per aumentare la propria autorità su una specifica nicchia, si deve far percepire ai propri follower, che sull’argomento siamo molto aggiornati. Questo lo si può fare semplicemente condividendo del contenuto di valore sul proprio account e le persone così ci seguiranno, adottandoci come Radar Autorevole su uno o più argomenti che trattiamo.

Twitter permette a chiunque di creare delle Liste e di inserire il proprio account senza avergli dato il consenso. Queste liste possono essere un utile strumento, per verificare se effettivamente la tua comunicazione viene percepita nella nicchia corretta.

Su Twitter è possibile raccogliere alcuni Tweet in una pagina chiamata Preferiti. Questa funzionalità è nata per tenere traccia di tweet interessanti, ma possiamo utilizzarla per raccogliere i migliori feedback inviati tramite Twitter. Questo ci permetterà di collezionare pareri positivi sulla nostra figura professionale e usarla a nostro vantaggio. Twitter viene molto sottovalutato, soprattuto in Italia, ma è un ottimo strumento per informare le persone in tempo reale su determinati argomenti. Basti pensare ai grandi brand o personaggi che raggiunto un numero considerevole di follower, sono capaci di trasportare un traffico molto considerevole su una qualsiasi pagina web.

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Twitter

 

Twitter

Benvenuto su Twitter!

Twitter è il famoso Social News che permette di comunicare in modo rapido notizie, informazioni nei suoi 140 caratteri.

Il suo nome, in inglese, ricorda un cinguettio. E’ una piattaforma caratterizzata dalla condivisione di aggiornamenti con i propri followers, termine specifico del network che individua utenti che seguono un dato profilo.

Nasce nel 2006 dalla Odeo di San Francisco, azienda di web media, e viene utilizzato dagli utenti principalmente per restare in contatto con amici e conoscenti, leggendo in maniera facile e veloce i loro rispettivi aggiornamenti. Nasce un nuovo modo di relazionarsi online chiamato copresenza oppure ambient intimacy, ossia la condivisione continua della propria quotidianità.

Gli aggiornamenti possono avvenire tramite sito web o applicazione mobile, ma anche via SMS, e-mail.

È considerato un ottimo social network soprattutto per la condivisione veloce di contenuti legati ai propri interessi e al mondo business.

Per un Brand può essere utile servirsi di Twitter per svariati motivi, come ad esempio promuovere i propri prodotti, i propri eventi tramite il cosiddetto live tweeting.

Un’altra tipologia d’uso è quella del Customer Care, ovvero Servizio Clienti, un’attività da pianificare bene e sopratutto non per tutti.

Questo, come altri canali social, sono strumenti per comunicare in modo veloce, che deve essere fatto in modo corretto: se riceviamo una domanda o feedback su Twitter e come Brand rispondiamo, ad esempio, dopo 5 giorni, stiamo usando lo strumento nel  modo sbagliato.

Esso è uno dei tanti strumenti di microblogging, inteso come la pratica di pubblicare brevi contenuti nella Rete: è una sorta di piccolo blog personale. È proprio la natura sintetica dei contenuti condivisi che facilita la diffusione di questi in piccole comunità di utenti, con il conseguente incremento del senso di intimità e confidenza tra gli stessi.

Tutti i servizi di microblogging danno all’utente la possibilità di condividere qualsiasi tipo di informazione (da quelle importanti a quelle meno importanti) e consentono inoltre di dare e ricevere feedback in tempo reale, in questo modo è più facile creare relazioni con utenti che si dimostrano interessati al Brand personale di un individuo con cui hanno instaurato un legame.

E’ un ottimo strumento di conversazione poiché permette agli utenti di comunicare restando sempre aggiornati.

Permette di conversare e quindi di creare nuove relazioni instaurando quante più possibili discussioni con i propri interlocutori; permette di diffondere i contenuti aggregandoli ad altre fonti ed infine permette di aggiornare, ossia rendere partecipi i propri followers delle ultime novità.

La conversazione su Twitter prende varie forme e non ha regole precise, bensì parecchie usanze non scritte. Un utente può citarti, inserendo nel messaggio la stringa @tuousername anche senza essere un tuo follower. Puoi decidere di rispondere ad una domanda pubblicamente o via messaggio diretto. Ovviamente anche per questo media valgono le regole del buon senso, per garantire e mantenere una buona identità e reputazione.

 

© Il personal Branding – Marika Fantato