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Esempi di Personal Branding Metodologia della ricerca

Esempi di Personal Branding

Metodologia della ricerca: ipotesi e scopo dell’analisi

L’ipotesi generale è che i social network non sono luoghi di simulazione anonima totalmente sganciati dalla realtà quotidiana, ma sono anche spazi in cui l’utente ha l’opportunità concreta di enfatizzare quelle parti della propria identità che non sono facilmente esprimibili negli ambienti faccia a faccia, di mettere in scena un’immagine di sé più socialmente desiderabile, ovvero i sé possibili auspicabili, il sé ideale elaborando così una strategia di Personal Branding. Questa immagine può infatti essere considerata come una mera maschera virtuale che noi mettiamo sulla ribalta dei social network, dal momento che la narrazione identitaria su Facebook, LinkedIn, Youtube, Instagram ecc., produce sempre un impatto importante nell’idea che una persona vuole dare di sé agli altri.

Nello specifico l’ipotesi è affermare se e come le persone che cercano chance lavorative, grazie alla Rete, mettono in atto strategie di self branding. La mia ricerca consiste in tre analisi di contenuto qualitative.

Inizialmente analizzerò 30 profili di utenti di LinkedIn, la piattaforma professionale per eccellenza, concentrandomi in particolare sui contenuti testuali scritti e visivi come foto, cioè sulle homepage, che sono la faccia/facciata dell’utente.

Di seguito porterò due casi di self presentation di successo di due ragazze italiane Clio Zammatteo e Chiara Ferragni, analizzando la loro faccia, cioè tutto ciò che esse comunicano di loro aspetto fisico, hobby, competenze, esperienze, relazioni sociali ecc., compreso il loro stile comunicativo, per capire se hanno utilizzato strategie di Personal branding.

Mi concentrerò quindi sulla self presentation nei vari social network, descritti nel capitolo precedente, analizzando alcuni concetti di Goffman[1].


© Il personal Branding – Marika Fantato


[1] Goffman E., The Presentation of Self in Everyday Life. La vita quotidiana come rappresentazione, Garden City: Doubleday, 1959.

Approfondimento sul Social Media ROI

Approfondimento sul Social Media ROI

Il Social Media ROI è il ritorno di investimento dell’attività di marketing sui social network.

Un qualsiasi investimento ha bisogno di un ritorno, che sia di immagine o economico. Per ciò che riguarda la sfera della promozione online, spesso un Mi Piace su Facebook non ha un diretto ritorno economico, ma ha un valore a livello di visibilità del brand e un probabile riscontro indiretto sulle vendite.

Dimostrare che dall’investimento sia derivato un ROI è fondamentale per la reputazione del brand e per mantenere i clienti.

Non calcolare il ritorno di investimento dell’attività di social media sarebbe un errore strategico perchè non permetterebbe di capire l’efficacia delle azioni di marketing scelte.

Il ROI non è identificabile in un modo solo, può essere un nuovo contatto, un nuovo acquisto, un lead, un click, un nuovo acquisto. Per calcolare il ROI, quindi, bisogna impostare degli obiettivi, il cui raggiungimento lo rappresenterà.

Generalmente per i social media si parla di 5 principali metriche da considerare:

  • reach: è la portata di utenti che si riescono a raggiungere, maggiore è la portata più il brand sarà conosciuto e le vendite e i contatti avranno possibilità di aumentare;
  • traffico: non inteso come traffico sui profili social, bensì come traffico verso il sito web aziendale o il corporate blog. Portare visite al sito significa aumentare le probabilità di vendita e successo;
  • leads: è probabilmente uno dei parametri più importanti, poiché misura le conversioni, in termini di contatti ricevuti, provenienti dai social;
  • clienti: è sicuramente uno degli obiettivi più difficili da raggiungere, significa misurare il successo in base ai nuovi clienti ottenuti attraverso i profili social;
  • tasso di conversione: ovvero il rapporto tra leads e numero di visite. È un dato importante quando si vuole fare un confronto tra più canali, ad esempio tra Twitter e Facebook, o tra il blog e il profilo Google Plus.

Gli obiettivi devono essere allineati con la piattaforma, bisogna quindi scegliere quella giusta per l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Sono molte le variabili in questo senso, seppure i vari social abbiano delle caratteristiche ben definite, che distinguono anche il modo in cui gli utenti tendono ad utilizzarli:

  • Facebook: è il social per eccellenza, con il numero più alto di utenti. Grazie a questa caratteristica è adatto a tutti i business, poiché di sicuro c’è un target adatto a ognuno di essi;
  • Twitter: è molto diffuso, ha tantissimi utenti e la sua particolarità è la sintesi, adatto specialmente per la condivisione e diffusione di notizie e informazioni che necessitano di un’ancora su una pagina web di approfondimento;
  • Instagram: si basa tutto sulla condivisione di foto e brevi video corredati di hashtag. Nasce e vive grazie al mobile e molti brand hanno cominciato a utilizzarlo ai fini del marketing, per avere una partecipazione attiva dei clienti e potenziali tali. È adatto a chi ha un prodotto/servizio molto visuale, che può essere messo in risalto grazie a foto e immagini;
  • Google+: è il social di Google di cui ora si parla moltissimo, probabilmente perché è diventato quasi obbligatorio avere un profilo, per l’authorship come per la reputazione online, ma i brand non sono particolarmente attivi sulla piattaforma;
  • LinkedIn: è dedicato esclusivamente al business personale come anche aziendale. È ottimo per chi si occupa di B2B e per chi ha bisogno di costruire relazioni professionali e accrescere la propria rete.

Dopo aver scelto obiettivi e piattaforme è necessario monitorarne i risultati costantemente, per capire dove intervenire e per migliorare o per individuare ulteriori possibilità di crescita. Esistono diverse piattaforme, gratuite e non, che consentono di effettuare il monitoring come:

  • Google Analytics: è il servizio gratuito di web analysis formato Google, consente di monitorare moltissimi dati, oltre che di impostare obiettivi di ogni tipo.
  • Klout: è un servizio on line gratuito che consente di verificare qual’ è l’influenza online di una certa persona. L’influenza in rete è misurata tramite un numero il Klout score. Questo viene calcolato sulla base delle nostre interazioni all’interno dei social network e altri valori come le citazioni in Wikipedia. Nello specifico, Klout misura la capacità di guidare azioni nei social network. Il Klout score può andare da 0 a 100 e la media è intorno ai 40 punti. Chi ha un Klout score pari a 75, secondo lo schema della startup americana, dovrebbe essere in grado di influenzare 100 mila persone.
  • Quin: fornisce le analisi per Facebook, YouTube, Google e Twitter, grazie a dashboard personalizzabili a cui è possibile aggiungere una selezione di widget per dati o statistiche che si desidera monitorare.

Una volta ottenuto un certo numero di dati è bene compilare dei report, le scadenze possono essere stabilite a seconda delle esigenze e delle richieste. Fra i report personalizzabili di Google Analytics ce ne sono diversi, perfetti per i social network. Nel momento in cui si hanno in mano i risultati è possibile fare un confronto con gli obiettivi prefissati e calcolare il ROI.

Figura 4. Social Media Roi & Analysis Framework. Immagine che raffigura un programma strategico e un framework di misurazione subordinati al raggiungimento di obiettivi di alto valore per il brand, dando al R.O.I. un significato più ampio e di lungo periodo. Disponibile all’indirizzo: http://www.chefuturo.it/2013/07/il-roi-dei-social-media-e-il-corretto-framework-di-misurazione/

Il raggiungimento degli obiettivi legati alle attività sui social media può essere misurato attraverso tre metodologie d’indagine:

  • analisi delle relazioni che serve ad individuare le reti di persone che seguono un certo account o una specifica discussione e capire i legami forti e deboli che li uniscono;
  • analisi delle conversazioni utile a comprendere le discussioni che avvengono in rete attorno ad un brand o ad un tema;
  • analisi delle interazioni necessaria per misurare la capacità di un’azienda di entrare in relazione con chi abita i nuovi spazi della rete.

Non bisogna quindi accumulare fan e follower senza costruire relazioni.

Come scrive Cosenza[1] le spie da considerare per valutare le proprie performance su Facebook sono:

  • Likers o Fan: è la metrica più pubblicizzata dalla piattaforma, ma non la più interessante. Indica il bacino potenziale di lettori, ma è noto che solo una minima parte dei contenuti di una pagina viene resa visibile nel news feed dei fan, intorno al 10% secondo alcuni studi. L’Edge Rank, l’oscuro algoritmo di indicizzazione di Facebook, li seleziona sulla base di molteplici parametri che tengono conto dell’interesse manifestato da ogni utente e dei comportamenti dei suoi amici. In sintesi più sono stimolanti i contenuti prodotti e maggiore distribuzione avranno, ecco perché l’obiettivo dovrebbe essere l’engagement più che l’aumento smisurato dei fan;
  • Total Engagement: rappresenta la quantità di tutte le interazioni che le attività sulla pagina sono riuscite a produrre. Si ottiene dalla somma algebrica di like, commenti, condivisioni e post spontanei dei lettori in bacheca. Un valore alto indica una pagina stimolante. Un approfondimento ulteriore permette di capire il peso dei singoli addendi e quindi le attività maggiormente svolte dai lettori, ad esempio: la community tende più a commentare o a postare autonomamente?;
  • Page Engagement: è un indice dato dal rapporto tra Total Engagement e Fan. Il valore risultante indica il numero di interazioni prodotte, mediamente, da ogni fan. Quindi è un buon elemento per misurare la “capacità produttiva” dei fan e il loro grado di coinvolgimento;
  • Engagement per post: è un indicatore del livello di apprezzamento dei contenuti della pagina. È dato dal rapporto tra l’engagement generato dai post pubblicati dall’amministratore, ossia la somma di like, commenti e condivisioni generati e il numero di post scritti nel periodo considerato;
  • Total Reach o Portata: evidenzia il numero delle persone, uniche, che hanno visto effettivamente i contenuti della pagina. Si tratta di un’informazione cui solo l’amministratore della pagina può accedere, ma che è fondamentale per capire quanto lontano sono arrivati i post pubblicati. Insights permette di capire quali sono stati i canali della portata: se organica (cioè gli utenti hanno letto la notizia sulla pagina), virale (se l’hanno appresa grazie ai propri amici) o a pagamento (frutto di un’attività promozionale).

L’altra dimensione fondamentale per valutare strategicamente i propri risultati è quella della comparazione con il proprio mercato o pagine similari per numero di fan. Per quanto riguarda la valutazione delle proprie performance su Twitter, invece, si deveno considerare le seguenti metriche:

  • Follower: il numero dei seguaci è la metrica principale che Twitter usa, ma non la più illuminante. Per un social network che basa tutto sull’attimo e sul flusso, il bacino dei follower conta relativamente. Indica un bacino potenziale di lettori, ma nulla di più. Su Twitter le possibilità che i tweet non vengano visti sono elevate, semplicemente perché all’atto della pubblicazione molti non erano online;
  • Mentions: con questo termine Twitter intende tutte le citazioni ricevute dal nostro account, siano esse spontanee o derivanti da retweet e reply. Misurarle vuol dire avere idea del cosiddetto engagement o coinvolgimento generato. In sintesi quante reazioni ha generato un certo account. Ancora meglio sarebbe avere strumenti di analisi semantica che indichino quali di quelle menzioni sono positive o negative. Non avendoli si può assumere ragionevolmente che almeno il numero di retweet rappresenti un segnale di adesione al proprio messaggio, quindi avere uno strumento che indichi separatamente il dettaglio del numero di retweet e reply aiuterebbe;
  • Impressions: misurano l’esposizione raggiunta dall’account, ovvero il numero di volte che i tweet provienienti dall’account o citanti lo stesso, possono essere stati visti. Si tratta di un potenziale teorico dato dalla semplice moltiplicazione del numero di tweet per i follower cui sono destinati. Ancora più interessante è capire lo scarto che c’è tra le impressioni determinate dai cinguettii prodotti dal profilo e quelle guadagnate grazie alle menzioni dell’account da parte di altri soggetti. In questo modo si potrà capire il grado di amplificazione dei messaggi creato dalla rete di follower;
  • Unique Authors o Reach: se le mention offrono un’idea del volume di discussioni, il numero degli autori unici ci dice quante persone citano l’account. Questi due valori non coincidono quasi mai perché soprattutto quando si considerano periodi lunghi di analisi, uno stesso individuo può citare più volte un certo account. Si tratta di un fenomeno molto frequente durante gli eventi (si pensi ai commenti alle trasmissioni televisive) o durante esperienze ricorrenti (ad esempio i viaggi);
  • Engagement per tweet: a differenza delle altre metriche questo è un indice composto dal rapporto tra engagement e numero di tweet prodotti. Il primo valore, generalmente, si fa coincidere con il numero totale di mention ricevute. Ma non è sbagliato aggiungere ad esso la quantità di Favourites ricevute dai tweet. Ultimamente è proprio Twitter che sta spingendo gli utenti, rendendo pubblica l’azione relativa, a prendere l’abitudine di premere la stellina dei preferiti per mostrare il proprio gradimento. Una sorta di like che può essere considerata una reazione positiva all’attività editoriale. Un valore alto di Engagement per tweet indica tendenzialmente, che i cinguettii dell’account raccolgono i favori del proprio pubblico di riferimento.

I cinque indicatori appena analizzati acquistano maggiore significatività se letti in prospettiva, ovvero se vi si aggiunge la dimensione temporale. Il fattore tempo permette di comprendere se si stanno compiendo dei progressi o se le performance sono ferme. Inoltre lo storico dei dati dà anche modo di proiettare i risultati futuri e decidere i prossimi obiettivi da assegnare al team di lavoro.

Un’altra dimensione utile a valutare le proprie performance è quella del mercato, con uno strumento che permette di confrontare le metriche, appena analizzate, rispetto ai risultati dei concorrenti, che possono essere diretti, quelli che offrono prodotti o servizi simili, o indiretti, che tendono a soddisfare lo stesso bisogno.

Sviluppare un brand costa tempo e impegno quindi, ma può anche richiedere degli investimenti in denaro. Lo stesso vale per una presenza online efficace e per la relativa digital influence.

A questo proposito Centenaro e Sorchiotti[2], parlano di ROI della partecipazione ai social media che va inteso come return on influence, ossia come aumento della propria digital influence.

È meglio lavorare costantemente e a lungo per sviluppare la propria influence e pensare alla monetizzazzione in un secondo momento.

Più tardi monetizzi, maggiormente monetizzi.[3]

Riassumendo è importante avere una precisa idea del Personal Brand che si vuole esporre online, definire in modo chiaro una strategia online di comunicazione in linea con il Brand, ricorrere all’uso di Google Alert[4] con il quale definire e configurare punti di ascolto, saper selezionare il proprio target ed infine partecipare alle conversazioni con gli utenti. È dunque fondamentale tenere a mente che il vero Personal Brand si genera partecipando alle conversazioni online.


© Il personal Branding – Marika Fantato


[1] Cosenza V., Social Media ROI, Apogeo, 2014

[2]  Centenaro L., Sorchiotti T., Personal Branding. Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità., Hoepli, 2013.

[3]   Vaynerchuck G., Buttati! Ora o mai più. Trasforma la tua passione in soldi., Sperling &Kupfer, Milano, 2010.

[4]   Google Alert è un servizio che genera risultati di motori di ricerca sulla base dei criteri forniti e spedisce i risultati all’account e-mail. Questo servizio è utile per molti motivi, come il monitoraggio del web per avere informazioni specifiche sull’azienda, la popolarità dei contenuti online o la concorrenza. È usato anche per tenersi aggiornati sui nuovi progressi, gossip e tendenze.

YouTube per il Personal Brand

YouTube per il Personal Brand

YouTube è un social media importante che permette di ottenere un nuovo canale specializzato nei video, utile per promuovere e attirare nuovi fan e clienti al proprio brand.

Per promuovere il proprio brand con questo social, bisogna creare un video in cui ci si presenta al pubblico, farsi riconoscere metterci la faccia, e mostrare le proprie passioni anche pubblicando corsi, tutorial grafici e i gli ultimi lavori.

Dopo Google, il secondo motore di ricerca più usato è quello interno a YouTube, quindi è importante inserire titoli, descrizioni, categorie e tag di un video pensando alle parole chiavi con strategia e non con distrazione. Inserire titoli intelligenti con parole chiavi, crea curiosità aiutando con le anteprime del nuovo video.

Utili sono le testimonianze di fan e clienti consolidati ti permettono di aumentare esponenzialmente la fiducia e affidabilità del proprio brand. Una cosa è leggere due righe di testo con le solite frasi, un’altra è vedere e sentire il cliente o fan in prima persona che da un feedback con una breve registrazione condivisa.

La comunicazione video agisce in modo immediato, crea emozionalità maggiore rispetto a trecento righe di testo, quindi può essere molto interessante far conoscere in questo modo i  nuovi servizi o gli ultimi progetti e iniziative per far capire le proprie potenzialità a chi ci guarda.

Essendo molto vasta bisogna imparare a utilizzare la community di YouTube non abbandonando i nostri video al destino di citazioni o commenti indesiderati. Monitorando settimanalmente i video, si ha la possibilità di ottenere statistiche mirate al target di visualizzazioni e creare in questo modo un’analisi più precisa. Ad esempio si può rispondere con delle video risposte a quei video molto trafficati e in linea con la propria mission.

I video di YouTube, sono quindi molto utili nel contesto del Personal Branding poiché sono la forma più innovativa di comunicazione: quanto più il video risulta essere accattivante tanto più permette di comunicare con il pubblico. Se un video nasce allo scopo di far conoscere un brand personale, i migliori sono quelli eseguiti come fossero interviste contenenti i soli messaggi chiave. Per generare un video di qualità e che sia in grado di raggiungere un certo audience, bisogna prestare attenzione anche ad aspetti in apparenza futili come la scelta del colore dell’abbigliamento (mai troppo chiaro) e la scelta dei giusti accessori. È opportuno inoltre, evitare di leggere e cercare di essere il più naturali possibile, senza dimenticare di curare bene i contenuti.


© Il personal Branding – Marika Fantato


Personal branding: YouTube

YouTube

Foto di Mizter_X94 da Pixabay

YouTube nasce come piattaforma web nel 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video sharing. YouTube.com è stato inventato da da Chad Hurley (amministratore delegato), Steve Chen (direttore tecnico) e Jawed Karim (consigliere), tutti ex dipendenti di PayPal, che cercavano una nuova opportunità di business e dopo avere effettuato alcune ricerche si sono resi conto che esisteva un bisogno reale di un servizio che rendesse semplice e accessibile la fruizione e la condivisione di video on-line. Nel primo mese di vita, circa tre milioni di persone sono entrate nel sito e hanno fruito dei suoi contenuti, all’epoca ovviamente ancora limitati, è stato un risultato di un certo rispetto. Entro la fine del terzo mese di presenza on-line, il sito ha triplicato le presenze e dopo sei mesi ha raggiunto quota 30 milioni di contatti. Dopo un anno, le presenze sono arrivate a 38 milioni diventando così uno di quei siti che ha goduto della crescita più veloce nella storia di internet. Un fenomeno del genere non è passato inosservato, soprattutto ai concorrenti. Il più grande e importante dei quali, Google, ha deciso di acquistare l’azienda nel 2006, pagando 1,65 miliardi di dollari.

YouTube è oggi una enorme community molto attiva che si occupa di argomenti di diverso interesse. Parte di Google ha un’offerta pubblicitaria ricca e articolata: su YouTube si possono guardare video riguardanti il proprio brand, competitor e mercato, le attività dei propri competitor e i risultati, i commenti ai video propri, dei competitor e del proprio brand, i voti e rating assegnati ai vari video.

L’insieme di queste informazioni, l’intensità delle conversazioni e i trend che ne derivano rendono YouTube una piattaforma di ascolto straordinaria utile anche per la misurazione del sentiment.


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LinkedIn per il Personal Brand

LinkedIn per il Personal Brand

LinkedIn è il business social network per eccellenza. Per utilizzarlo al fine di influenzare positivamente il proprio Personal Brand e con lo scopo di migliorare la Rete professionale per il mondo del lavoro, è opportuno rispettare i seguenti consigli condivisi sempre da Centenaro e Sorchiotti[1] ispirati dal guru Guy Kawasaki, cofondatore di Alltop.com (magazine online che tratta dei temi più popolari del web), autore di molti libri sul tema del branding ed ex dipendente Apple.

Di seguito segnalo i punti principali identificati dall’autore:

  • costruire la propria rete prima di averne effettivamente bisogno;
  • entrare in contatto con altri professionisti;
  • investigare sui dettagli dell’offerta lavorativa sfruttando la propria rete di contatti;
  • esaminare chi ha visitato il profilo;
  • aumentare la visibilità nel social network ricorrendo alle raccomandazioni;
  • dimostrare in qualsiasi momento la propria competenza.

Spesso questo social viene definito come un Curriculum Vitae online. In realtà LinkedIn va oltre a un CV: comprende le nostre esperienze, le nostre competenze, i progetti ai quali lavoriamo ed è per questo quello che più si avvicina al vecchio CV, ma il poter essere avvalorati da una rete intera di persone che, essendo connessioni, testimoniano e rafforzano ciò che noi ci auto-attribuiamo, è l’aspetto più significativo.

Se il Personal Branding è ciò che gli altri pensano di noi, l’immagine che siamo in grado di generare negli altri, allora attraverso ciò che scriviamo e che la rete testimonierà possiamo influenzare positivamente il pensiero altrui nella direzione utile al nostro obiettivo.

LinkedIn genera connessioni che vanno mirate, sfruttate e coltivate.

Le foto che si utilizzano nel profilo LinkedIn devono rappresentarci e dare la giusta immagine di noi stessi: seria, se se si vuole apparire seri, sorridente se si vuole apparire sorridenti.

La headline deve essere completa, deve riassumere le parole chiave per cui vogliamo farci trovare.

Per quanto riguarda la Bio non serve descrivere ciò che ci sarà scritto sotto, deve dire qualcosa in più di noi attraverso le parole, le immagini e i link, in modo anche accattivante se si vuole far colpo.

Nella gallery, per chi ce l’ha, può inserire in diverse parti del profilo immagini, link, presentazioni (slide ma anche prezzi) per catturare l’attenzione anche attraverso il call to action.

Nella parte progetti possiamo inserire tutto ciò che ci impegna, che fa parte di un’esperienza di lavoro, per questo utilizzare questa parte del profilo è utile perchè completa la nostra immagine professionale; interessante poi poter collaborare a progetti collegandosi con gli altri membri del team, persone con le quali magari non si collabora in maniera sistematica, ma che amplificheranno il nostro personal branding.

Utile è citare le skills (abilità, competenze), non troppe né poche, che appariranno per prime nell’elenco: quindi inserire soprattutto quelle per cui si vuole essere trovati. Infine il numero dei collegamenti è, in genere, proporzionale all’utilizzo di LinkedIn, ma  la qualità di essi invece non lo è. Ogni collegamento deve esser sfruttato.


© Il personal Branding – Marika Fantato


 

[1] Centenaro L., Sorchiotti T., Personal Branding. Promuovere se stessi online per creare nuove opportunità, Hoepli, 2013.

Personal Branding: LinkedIn

LinkedIn

Foto di BedexpStock da Pixabay

LinkedIn è un business social network che nasce con lo scopo di fare da supporto ai più popolari social network di divulgazione di generici contenuti ed informazioni ed inoltre è un database per il recruiting, poiché mette in contatto le aziende con i profili degli utenti a loro volta personalizzabili con commenti e referenze di altri utenti del network. Possiamo definirlo come una fusione tra curriculum vitae, lettera di accompagnamento e referenze.

Il social network è stato lanciato nel 2003 ed è nato da una startup di origine californiana verte alla gestione e valorizzazione delle professionalità.

LinkedIn appartiene alla categoria dei social network tematici: è caratterizzato dai contenuti e dai legami relazionali che si concentrano su tematiche professionali e di business. Questo social infatti, permette la ricerca delle persone utili al raggiungimento dei propri scopi e la possibilità di farsi trovare dalle altre persone. È utile anche alle aziende che possono condurre diverse attività di comunicazione: recruiting, monitoraggio, engagement e corporate reputation.

Per un utilizzo ottimale del social network, è necessaria l’integrazione di Twitter nel network LinkedIn, in questo modo gli status verranno visualizzati nella bacheca e LinkedIn sembrerà più frequentemente aggiornato; è importante aderire a gruppi professionali che siano consoni e punti di riferimento per il proprio business e partecipare attivamente alle conversazioni all’interno dei gruppi ai quali si è aderito in modo da contribuire alla creazione di valore.

Poiché LinkedIn è il network professionale, esattamente come nel mondo del lavoro esistono le raccomandazioni: è consigliabile scrivere delle raccomandazioni/referenze per gli utenti considerati meritevoli di nota.

Rilevante è la creazione di un LinkedIn badge all’interno del profilo Facebook, ossia creare una icona la quale porta il visitatore direttamente nel profilo LinkedIn, per avere una integrazione maggiore tra i vari network ed infine includere l’URL[1] del profilo LinkedIn nel proprio biglietto da visita.

Centenaro e Sorchiotti[2] segnalano alcuni strumenti che LinkedIn mette a disposizione dell’utenza per incrementare le dimensioni della propria Rete di contatti e seguaci, questi sono cosi denominati: Invitation, InMail e Introduction.

Il  primo consiste nell’invitare un utente a connettersi indicandone l’indirizzo e-mail, il secondo consiste nell’utilizzo del servizio a pagamento di posta interna di LinkedIn che autorizza il contatto diretto con chiunque nella Rete ed infine il terzo consiste nella presentazione ad un utente fatta da un contatto in comune.


© Il personal Branding – Marika Fantato


[1]   L’Url è l’acronimo di Uniform Resource Locator ed è la sequenza di caratteri che identifica l’indirizzo di una risorsa su Internet.

[2]  Centenaro L., Sorchiotti T., Personal Branding, l’arte di promuovere e vendere se stessi online, Hoepli, 2013.

Google Plus per il Personal Brand

Google Plus per il Personal Brand

Oltre alle funzioni social, di aggregazione e alle utilità per tutti i brand e le attività in generale, Google plus è estremamente utile anche per le persone e il loro personal branding.

Il profilo Google+ è ben visibile nella ricerca, infatti cercando il nome di una qualsiasi persona presente nel social network è probabile che Google+ compaia fra i primi risultati di ricerca.

Interessante è l’authorship e la ricerca personalizzata di Google. L’authorship è la faccia che troviamo accanto ai risultati di ricerca per alcuni di essi, questa è collegata sia al nostro profilo che ai siti ai quali decidiamo di collegarla. In questo modo, qualsiasi sia la ricerca è possibile che la nostra faccia, quindi noi, sia direttamente nella ricerca di Google, facendoci conoscere. Per sapere quante persone ci hanno visto possiamo avere delle statistiche da Google Webmaster Tools.

Quindi ci sono molte possibilità per usare Google+ per il proprio personal brandig, dalla faccia nei risultati di ricerca ai risultati di ricerca stessi.

In Google+ è possibile creare delle cerchie, una specie di liste di Facebook, ma più usabili, con le quali puoi seguire e condividere elementi solo con le persone che ne fanno parte. Le persone che si aggiungono non possono venire a conoscenza del nome della cerchia, ma solo di far parte di una delle cerchie. Può essere utile inserire i propri clienti in una lista creata apposta per loro, con lo scopo di seguire il loro flusso e condividere alcune informazioni in target. In questo modo si può anche dividere la comunicazione professionale e non a seconda della cerchia.

Il profilo Google+ avrà molta rilevanza nei risultati di ricerca con il nome e cognome, pertanto è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiavi utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Nella pagina Informazioni, è bene inserire i nostri link sociali che possono offrire maggiore valore: i primi tre verranno visualizzati nelle risultati di ricerca.

Infine è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiave utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Tutto quello che condividiamo nel social network Google+ influenzerà i risultati di ricerca, in quanto comparirà una preferenza con il nostro account. Dobbiamo quindi cercare di invogliare il più possibile alla condivisione nei nostri elementi, in modo tale di invogliare la lettura.

Uno degli aspetti che colpiscono di Google+ è la possibilità di viralizzare il proprio account tramite la condivisione di un elemento. In questo modo possiamo vedere come un proprio elemento è stato ricondiviso mantenendo la fonte originaria. Questa possibilità rende molto interessante operazioni di marketing virale, e permette di poter aumentare la visibilità del proprio account e non solo all’elemento condiviso.

 

© Il personal Branding – Marika Fantato

Personal brand: Google plus

Google Plus

Foto di kropekk_pl da Pixabay

Goggle+ è il social network di Google lanciato nel 2011, molto simile e considerato per alcuni versi il concorrente di Facebook.

L’obiettivo di Google plus è quello di generare un sistema di condivisione aperta di contenuti web che sia il più possibile intuitivo e semplice come ha sempre fatto Google con tutti i suoi servizi.

Il punto di forza di Google Plus è l’inclusione in modo evoluto dei contenuti Google+ nei risultati di ricerca, creando in questo modo una ricerca sociale e non più solo organica. Se il Brand è grande, e riteniamo nella nostra strategia che possa essere utile in futuro posizionarsi su Google Plus, possiamo pensare di pianificare una presenza anche su questo Social, altrimenti puntiamo su un altro canale.

Inoltre, Google Plus è integrato con servizi, che ormai fanno parte della nostra quotidianità, come ad esempio Gmail e YouTube.

Le grande differenza tra le community (gruppi) di Google+ e Facebook è  che le pagine Google+ possono interagire nelle community.

Dentro l’ecosistema Google+ si possono fare video chiamate in streaming o live, private o pubbliche: tutti gli utenti iscritti in Google Plus hanno la possibilità di lanciare un Hangouts e iniziare una conversazione condividendo diversi strumenti di Google come Docs, YouTube ecc.

Non esiste il post perfetto, ma una buona struttura e mix tra testo, link e immagine può ottenere molte interazioni su Google Plus.

Propria la forte integrazione di Google+ con gli altri prodotti Google (Search, Local, Maps, Drive, YouTube, Gmail, Apps ecc) rendono la presenza irrinunciabile a vantaggio promozionale del proprio brand.

L’obiettivo di Google Plus è quello di generare un sistema di condivisione aperta di contenuti web che sia il più possibile intuitivo e semplice, come ha sempre fatto Google con tutti i suoi innumerevoli servizi.

Google Plus per il Personal Brand

Oltre alle funzioni social, di aggregazione e alle utilità per tutti i brand e le attività in generale, Google plus è estremamente utile anche per le persone e il loro personal branding.

Il profilo Google+ è ben visibile nella ricerca, infatti cercando il nome di una qualsiasi persona presente nel social network è probabile che Google+ compaia fra i primi risultati di ricerca.

Interessante è l’authorship e la ricerca personalizzata di Google. L’authorship è la faccia che troviamo accanto ai risultati di ricerca per alcuni di essi, questa è collegata sia al nostro profilo che ai siti ai quali decidiamo di collegarla. In questo modo, qualsiasi sia la ricerca è possibile che la nostra faccia, quindi noi, sia direttamente nella ricerca di Google, facendoci conoscere. Per sapere quante persone ci hanno visto possiamo avere delle statistiche da Google Webmaster Tools.

Quindi ci sono molte possibilità per usare Google+ per il proprio personal brandig, dalla faccia nei risultati di ricerca ai risultati di ricerca stessi.

In Google+ è possibile creare delle cerchie, una specie di liste di Facebook, ma più usabili, con le quali puoi seguire e condividere elementi solo con le persone che ne fanno parte. Le persone che si aggiungono non possono venire a conoscenza del nome della cerchia, ma solo di far parte di una delle cerchie. Può essere utile inserire i propri clienti in una lista creata apposta per loro, con lo scopo di seguire il loro flusso e condividere alcune informazioni in target. In questo modo si può anche dividere la comunicazione professionale e non a seconda della cerchia.

Il profilo Google+ avrà molta rilevanza nei risultati di ricerca con il nome e cognome, pertanto è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiavi utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Nella pagina Informazioni, è bene inserire i nostri link sociali che possono offrire maggiore valore: i primi tre verranno visualizzati nelle risultati di ricerca.

Infine è opportuno curare bene la descrizione dal punto di vista SEO, inserendo parole chiave utili dalle prime righe e cercando di aumentare valore presentandoci in modo corretto.

Tutto quello che condividiamo nel social network Google+ influenzerà i risultati di ricerca, in quanto comparirà una preferenza con il nostro account. Dobbiamo quindi cercare di invogliare il più possibile alla condivisione nei nostri elementi, in modo tale di invogliare la lettura.

Uno degli aspetti che colpiscono di Google+ è la possibilità di viralizzare il proprio account tramite la condivisione di un elemento. In questo modo possiamo vedere come un proprio elemento è stato ricondiviso mantenendo la fonte originaria. Questa possibilità rende molto interessante operazioni di marketing virale, e permette di poter aumentare la visibilità del proprio account e non solo all’elemento condiviso.

© Il personal Branding – Marika Fantato

Twitter per il Personal Brand

Twitter per il Personal Brand

Foto di ElisaRiva da Pixabay

Essendo un tipo di Blogging utilizzato in particolare da persone abituate alla tecnologia, Twitter è uno strumento di personal branding adatto a coloro che tipicamente hanno già una strategia tecnologica di un certo tipo e che dispongono di informazioni aggiornate di frequente.

Twitter è un ottimo strumento di personal branding e un potente mezzo di comunicazione per promuovere le proprie attività online nonostante la concorrenza degli altri social network come Facebook e Google+.

La caratteristica principale per avere un certo seguito su Twitter è la conversazione e la partecipazione alle discussioni di interesse o legate ad un argomento. Per raggiungere un buon livello di interazione è necessario prima di tutto prendere confidenza con lo strumento e poi buttarsi.

Gli accorgimenti per aumentare l’interazione su Twitter e aumentare i follower sono:

  • seguire profili interessanti e influenti nel tuo settore;
  • utilizzare la ricerca e gli hashtag per individuare le potenziali discussioni a cui prendere parte e gli utenti più attivi;
  • fare domande, partecipare, dare consigli;
  • fare ReTweet (senza esagerare);
  • pubblicare immagini e video;
  • rispondere sempre o comunque il più possibile;
  • non parlare solo di se stessi;
  • diffondere notizie sul propri interessi (sarà simile a quello dei propri follower);
  • twittare con frequenza e costanza: mantenere la presenza e l’attenzione dei follower;
  • essere rapidi e tempestivi nelle risposte e nelle discussioni

Grazie all’uso corretto degli #hashtag e condivisioni, possiamo aumentare la reputazione su determiante nicchie ed essere intercettati in modo maggiore. Per aumentare la propria autorità su una specifica nicchia, si deve far percepire ai propri follower, che sull’argomento siamo molto aggiornati. Questo lo si può fare semplicemente condividendo del contenuto di valore sul proprio account e le persone così ci seguiranno, adottandoci come Radar Autorevole su uno o più argomenti che trattiamo.

Twitter permette a chiunque di creare delle Liste e di inserire il proprio account senza avergli dato il consenso. Queste liste possono essere un utile strumento, per verificare se effettivamente la tua comunicazione viene percepita nella nicchia corretta.

Su Twitter è possibile raccogliere alcuni Tweet in una pagina chiamata Preferiti. Questa funzionalità è nata per tenere traccia di tweet interessanti, ma possiamo utilizzarla per raccogliere i migliori feedback inviati tramite Twitter. Questo ci permetterà di collezionare pareri positivi sulla nostra figura professionale e usarla a nostro vantaggio. Twitter viene molto sottovalutato, soprattuto in Italia, ma è un ottimo strumento per informare le persone in tempo reale su determinati argomenti. Basti pensare ai grandi brand o personaggi che raggiunto un numero considerevole di follower, sono capaci di trasportare un traffico molto considerevole su una qualsiasi pagina web.

© Il personal Branding – Marika Fantato

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Benvenuto su Twitter!

Twitter è il famoso Social News che permette di comunicare in modo rapido notizie, informazioni nei suoi 140 caratteri.

Il suo nome, in inglese, ricorda un cinguettio. E’ una piattaforma caratterizzata dalla condivisione di aggiornamenti con i propri followers, termine specifico del network che individua utenti che seguono un dato profilo.

Nasce nel 2006 dalla Odeo di San Francisco, azienda di web media, e viene utilizzato dagli utenti principalmente per restare in contatto con amici e conoscenti, leggendo in maniera facile e veloce i loro rispettivi aggiornamenti. Nasce un nuovo modo di relazionarsi online chiamato copresenza oppure ambient intimacy, ossia la condivisione continua della propria quotidianità.

Gli aggiornamenti possono avvenire tramite sito web o applicazione mobile, ma anche via SMS, e-mail.

È considerato un ottimo social network soprattutto per la condivisione veloce di contenuti legati ai propri interessi e al mondo business.

Per un Brand può essere utile servirsi di Twitter per svariati motivi, come ad esempio promuovere i propri prodotti, i propri eventi tramite il cosiddetto live tweeting.

Un’altra tipologia d’uso è quella del Customer Care, ovvero Servizio Clienti, un’attività da pianificare bene e sopratutto non per tutti.

Questo, come altri canali social, sono strumenti per comunicare in modo veloce, che deve essere fatto in modo corretto: se riceviamo una domanda o feedback su Twitter e come Brand rispondiamo, ad esempio, dopo 5 giorni, stiamo usando lo strumento nel  modo sbagliato.

Esso è uno dei tanti strumenti di microblogging, inteso come la pratica di pubblicare brevi contenuti nella Rete: è una sorta di piccolo blog personale. È proprio la natura sintetica dei contenuti condivisi che facilita la diffusione di questi in piccole comunità di utenti, con il conseguente incremento del senso di intimità e confidenza tra gli stessi.

Tutti i servizi di microblogging danno all’utente la possibilità di condividere qualsiasi tipo di informazione (da quelle importanti a quelle meno importanti) e consentono inoltre di dare e ricevere feedback in tempo reale, in questo modo è più facile creare relazioni con utenti che si dimostrano interessati al Brand personale di un individuo con cui hanno instaurato un legame.

E’ un ottimo strumento di conversazione poiché permette agli utenti di comunicare restando sempre aggiornati.

Permette di conversare e quindi di creare nuove relazioni instaurando quante più possibili discussioni con i propri interlocutori; permette di diffondere i contenuti aggregandoli ad altre fonti ed infine permette di aggiornare, ossia rendere partecipi i propri followers delle ultime novità.

La conversazione su Twitter prende varie forme e non ha regole precise, bensì parecchie usanze non scritte. Un utente può citarti, inserendo nel messaggio la stringa @tuousername anche senza essere un tuo follower. Puoi decidere di rispondere ad una domanda pubblicamente o via messaggio diretto. Ovviamente anche per questo media valgono le regole del buon senso, per garantire e mantenere una buona identità e reputazione.

 

© Il personal Branding – Marika Fantato