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10 strategie per rendere felice i dipendenti

10 Strategie per rendere felici i dipendenti

Dagli esperti nelle risorse umane arrivano 10 consigli per favorire il benessere e la felicità dei lavoratori, migliorando rendimento e produttività.

Il benessere e la soddisfazione dei lavoratori paga, sempre. Per i manager delle risorse umane fare in modo che i dipendenti siano “felici” è un punto di partenza, più che un obiettivo, finalizzato a potenziare il rendimento dell’azienda.

Ma di cosa hanno bisogno i lavoratori per essere felici?

Esistono vari modelli di welfare aziendale, anche molto innovativi, tuttavia secondo gli esperti in HR basta focalizzare l’attenzione su poche ma fondamentali iniziative – che non richiedono ingenti investimenti – volte a migliorare la vita in ufficio e, soprattutto, favorire la conciliazione tra carriera e privato.

  1. Offrire spazi per la crescita: per i lavoratori è fondamentale sapere di avere la possibilità di avanzare nella carriera, con numerosi benefici per la produttività e il rendimento in ufficio.
  2.  Offrire un buon programma di formazione: attivare progetti formativi aziendali favorisce non solo l’effettivo miglioramento delle competenze, ma anche una il potenziamento della soddisfazione e dell’autostima dei dipendenti.
  3. Concedere piccoli bonus: i premi aziendali, anche di piccola entità, contribuiscono a rendere i lavoratori più motivati.
  4. Concedere autonomia ai lavoratori: una maggiore autonomia nella gestione delle proprie mansioni, o degli orari di lavoro, rappresenta una notevole dimostrazione di fiducia da parte del datore di lavoro.
  5. Creare un ambiente favorevole in ufficio: se i rapporti tra colleghi sono sereni anche la produttività aziendale ne gioverà.
  6. Promuovere il telelavoro: nonostante ci siano varie scuole di pensiero in merito al rapporto tra lavoro da casa e produttività, consentire ai dipendenti (se richiesto) di svolgere una parte delle loro mansioni da casa potrebbe rappresentare un ottimo incentivo per migliorare le proprie prestazioni lavorative.
  7. Favorire la concentrazione dei lavoratori: stop alle comunicazioni inutili (via email, ad esempio) che rischiano di rallentare il lavoro e far perdere la concentrazione.

 

Fig. 6 – Un esempio di personale soddisfatto – http://2.bp.blogspot.com/-0BQ5rLY_UAY/UVDJFCNmxWI/AAAAAAAAAZo/-4TZ_Xll-28/s1600/aziende-dove-si-lavora-meglio.jpg

  1. Offrire un pacchetto unico di benefici: gli esperti in HR consigliano di predisporre specifici “pacchetti di servizi” a favore dei dipendenti, ad esempio voucher finalizzati a favorire i servizi di cura (baby sitting, assistenza ai familiari anziani e simili).
  2. Aiutare i lavoratori a vivere uno stile di vita sano: le aziende dovrebbero investire il più possibile nella salute e nel benessere dei propri lavoratori.
  3. Concedere brevi ma salutari pause dal lavoro: lasciare ai dipendenti un po’ di tempo libero, per navigare su Internet o dare un’occhiata a Facebook, rappresenta un ottima strategia per migliorare il loro rendimento.

 

© Chiedimi se sono felice:Analisi del Clima Organizzativo e del suo effetto sulle risorse umane – Dott.ssa Sonia Barbieri

 

[1] http://www.manageronline.it/articoli/vedi/8065/10-strategie-per-rendere-felici-i-dipendenti/

Promozione e prevenzione

Promozione e prevenzione

Nello statuto dell’OMS (1986) la salute viene definita come: “condizione di completo benessere fisico, mentale, sociale e non semplicemente assenza dello stato di malattia o di infermità”.
Conformemente all’interpretazione del concetto di salute, inteso come un diritto fondamentale dell’uomo, la Carta di Ottawa evidenzia alcuni requisiti fondamentali per tutelarla, fra cui: la pace, adeguate condizioni economiche, l’alimentazione, l’abitazione, un ecosistema stabile e un uso sostenibile delle risorse.

Il riconoscimento di questi requisiti fondamentali svela gli inestricabili legami esistenti tra le condizioni socioeconomiche, l’ambiente fisico, lo stile di vita delle persone e la salute.
Essendo considerata dall’OMS un diritto fondamentale dell’uomo, tutte le persone dovrebbero quindi poter accedere alle risorse basilari per ottenerla.
Una comprensione esaustiva di questo concetto dovrebbe per cui comportare la presa di coscienza da parte di tutti i sistemi e le strutture che determinano le condizioni socioeconomiche, delle implicazioni che il loro modo di operare ha sulla salute e sul benessere del singolo e della collettività. Oggi si va sempre più affermando la tendenza a riconoscere la dimensione spirituale della salute.
Nel contesto della promozione, il benessere viene considerato non tanto una condizione astratta, quanto un mezzo finalizzato a un obiettivo che, in termini operativi, si può esprimere come una risorsa che permette alle persone di condurre una vita produttiva sotto il profilo personale, sociale ed economico. La salute è una risorsa per la vita quotidiana e non lo scopo dell’esistenza. È un concetto positivo che mette in evidenza risorse individuali sociali, come anche le capacità fisiche.
Il concetto di promozione fa dunque riferimento ad modalità che consentono alle persone di acquisire un maggior controllo della propria salute e di migliorarla. Si tratta di un processo socio-politico globale che investe non soltanto le azioni finalizzate al rafforzamento delle capacità e delle competenze degli individui, ma anche l’azione volta a modificare le condizioni sociali, ambientali e economiche in modo tale da mitigare l’impatto che esse hanno sulla salute del singolo e della collettività. La salute di ogni individuo dev’essere infatti intesa inserendola all’interno del contesto culturale di riferimento, il quale deve risultare di supporto nel dirigere e tutelare comportamenti non
La prevenzione delle malattie, invece, comprende le misure adottate per prevenire l’insorgenza di infermità, ossia la riduzione dei fattori di rischio, e i metodi per fermarne l’evoluzione delle conseguenze una volta insorta la malattia.

Vengono distinte, così, tre tipologie di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.
Lo scopo della prevenzione primaria «prevention of occurrence» consiste nell’evitare l’insorgenza di una malattia, agendo su modifiche comportamentali ed ambientali seguendo un’ottica di potenziamento delle difese.
La prevenzione secondaria e quella terziaria sono volte, invece, ad arrestare o ritardare una patologia in atto e i suoi effetti, attraverso la diagnosi precoce e una terapia adeguata, oppure a rallentare l’evoluzione verso la cronicità, grazie a una riabilitazione efficace.

L’espressione “prevenzione delle malattie” talvolta viene utilizzata come termine complementare indicante la promozione della salute. Benché vi sia una frequente sovrapposizione dei contenuti e delle strategie tra le due voci, viene tuttavia proposta una definizione a sé stante di prevenzione: azione che normalmente proviene dal settore sanitario, ed è diretta a determinate persone e popolazioni nelle quali sono stati individuati fattori di rischio associati, molto spesso, a diversi comportamenti a rischio.
Nel tempo, sono state messe in luce le caratteristiche dei progetti di prevenzione e promozione che rendono efficaci tali processi: la molteplicità dei livelli di azione (interventi a diversi livelli o domini), l’utilizzo di metodi misti di insegnamento e coinvolgimento, sufficiente dosaggio (grado di esposizione alle attività del progetto in cui sono coinvolti i soggetti target), il fatto che devono necessariamente essere teoricamente fondati (le ragioni teoriche oltre che le evidenze empiriche sono fondamentali per guidare i progetti), culturalmente rilevanti (tenere in considerazione il contesto e la comunità all’interno del quale viene implementato), oltre a richiedere una formazione adeguata dello staff e una valutazione accurata degli esiti.

Non va tuttavia sottolineata l’importanza del linguaggio. Trattandosi di un cambiamento comportamentale (da rischioso a non rischioso), per ottenere un maggior risultato nella consapevolezza della collettività, è necessario agire sugli atteggiamenti dei singoli, utilizzando campagne con messaggi efficaci.

 

 

© Ordine di presentazione di variabili causa e effetto e la percezione dei rischi in ambito della salute – Dr.ssa Alice Spollon