Neuropolitica: il cervello contro ogni forma di democrazia

Neuropolitica: il cervello contro ogni forma di democrazia.

“W la Democrazia!” è uno slogan che il nostro cervello non appoggerebbe mai. Credetemi.

Anzi, non credete a me, ma nell’evoluzione della specie.

Data questa stranissima introduzione, a qualcuno verrà spontaneo chiedersi “Ma cosa diavolo c’entra l’evoluzione umana con la democrazia politica!?”. QUI viene il bello.

Verso gli anni ottanta, il neuroscienziato statunitense Paul D. MacLean, sulla base di accurati studi sperimentali, elaborò il modello del “Cervello Trino” (the Triune Brain), uno dei più grandi contributi alla comprensione della struttura e dell’evoluzione del nostro sistema nervoso. MacLean sostiene che il nostro cervello sia costituito da tre specifiche sezioni, una più antica dell’altra: il cervello rettiliano, la più remota, ebbe origine fra i 500 e i 150 milioni di anni fa ed è sede degli istinti innati dell’essere umano; il sistema limbico è la regione intermedia, in cui risiedono le nostre emozioni biologiche; il neo-cortex è la parte che si è evoluta più recentemente, ed è sede della nostra razionalità. Si suppone che l’evoluzione del cervello rettiliano sia stata la prima; pertanto, essa avrà senza dubbio avuto una forte influenza sullosviluppo delle altre regioni. Se ci pensiamo, è come dire che gli istinti hanno sempre condizionato il nostro sviluppo, sin dalle nostre origini. E’ sorprendente tuttavia come questa teoria sia stata pienamente confermata a distanza di circa trent’anni. In base agli studi di David Moscrop, ricercatore dell’University of British Columbia, il cervello non è fatto per essere democratico. Egli afferma:

”Siamo spinti all’azione dai nostri cosiddetti cervelli primordiali”.

La moderna democrazia prevede che i cittadini agiscano in base alla propria razionalità, mentre il voto elettorale si basa esclusivamente sull’istinto. E’ evidente il conclamato paradosso; l’istinto è chiamato a decidere per una democrazia della ragione. Eppure è da anni che gli scienziati sostengono che circa il 95% della nostra attività cerebrale sia inconscia. Non pensate assolutamente che facciamo quel che facciamo perchè vogliamo davvero fare quel che stiamo facendo o vogliamo fare. Tanya Chartrand, docente di psicologia alla Duke University, è assolutamente convinta di questo:

”E’ errato pensare che abbiamo il pieno controllo di quel che facciamo. Non abbiamo le risorse mentali per elaborare tutto ciò che è nel nostro ambiente in modo consapevole, riusciamo a prestare attenzione solo a una piccola percentuale del contesto in cui ci troviamo. Gli stimoli però raggiungono il nostro cervello e, anche se in maniera inconsapevole, riusciamo ad elaborarne molto più di quanti non crediamo. Questa elaborazione non cosciente di fatto influenza le decisioni che prendiamo”

Ogni candidato che si rispetti sa che le preferenze politiche dei cittadini sono già ben che formate. Per questo motivo, l’obiettivo delle moderne propagande politiche non è quello di convincere le persone in una libera condivisione di opinioni, ma piuttosto stimolare gli istinti umani ripetendo e rafforzando gli stereotipi ideologici già esistenti. Il filosofo Joseph Heath accusa le pubblicità elettorali in quanto tentano in tutti i modi di agitare le reazioni viscerali tramite la stimolazione visiva. Se si colpiscono i sensi, la razionalità viene accecata e tolta di mezzo. Heath afferma che si ha l’erronea tendenza di concepire la razionalità come qualcosa situato nelle profondità del cervello. In realtà, come già previsto da MacLean, la ragione risiede nella superficie cerebrale, quella “più giovane”, mentre in fondo al cervello c’è l’istinto. Tutto torna!

Insomma, l’indole primordiale ha condizionato ogni nostra forma di consapevolezza. Questo è stato deciso dalla nostra evoluzione, non possiamo farci niente. Ciò consente di capire quanto l’inconscio possa essere molto più di una favola o una leggenda: esiste e manipola quello che noi chiamiamo coscienza. L’epoca moderna (finge di) non conosce(re) gli aspetti della nostra mente e ogni versante della società viene plasmato a prescindere dalla nostra natura. Lo stesso discorso può essere applicato alla politica come all’economia o alla religione.

©  Porfiri Gian Luca