Il ruolo del corpo nella percezione della mente

Il ruolo del corpo nella percezione della mente

Come si è detto, la percezione della mente di individui e gruppi è fortemente legata al modo in cui vengono percepiti, oltre che alle loro caratteristiche intrinseche e a quelle dell’osservatore. Il fenomeno dell’oggettizzazione, legato alla focalizzazione dell’attenzione da parte dell’osservatore sulle caratteristiche fisiche di un’entità, consiste nella percezione di questa come un oggetto inanimato. Nel modello classico dell’oggettivazione
(in cui però ci si concentra soprattutto sulle capacità legate all’agency) ciò comporta una riduzione della percezione della mente, nel senso che i target vengono percepiti con delle capacità mentali ridotte o inesistenti.
Spesso questo processo è legato alla visione delle persone in un contesto sessuale (sessualizzazione), e ciò porta a vederle come mezzi per raggiungere la soddisfazione sessuale; in alcuni casi, ciò può avvenire anche in assenza di desiderio sessuale. Ad esempio, può avvenire oggettivazione (e, di conseguenza, anche una variazione nella percezione della mente) anche verso soggetti che provocano repulsione sessuale, o verso se stessi: è il caso delle donne, in cui l’auto-oggettivazione può portare a disturbi alimentari, depressione e anche autolesionismo (Gray, Knobe, Sheskin, Bloom & Barrett, 2011).
Nella teoria classica, le persone oggettificate sono solitamente viste come meno intelligenti, ambiziose e competenti; anche il semplice focalizzarsi sull’aspetto fisico comporta una percezione di minore competenza e capacità mentale, e di minor sensibilità ed emotività. E’ anche stato dimostrato (Cikara, Eberhardt & Fiske, 2010) che la visione di donne sessualizzate comporta, negli uomini, una minore attivazione delle zone del cervello collegate all’attribuzione degli stati mentali.
Parallelamente all’evoluzione della teoria della percezione della mente (Waytz et al., 2010) è stato approfondito anche il modello dell’oggettizzazione, tenendo conto delle due dimensioni dell’agency e dell’experience: così come la percezione non opera su un continuum monodimensionale ma lungo due assi ortogonali (agency ed experience appunto) anche l’oggettivazione non sembra comportare una classica dementalizzazione (ovvero una semplice riduzione delle capacità mentali da uno stato pienamente “mentale” ad uno di completa assenza mentale) bensì una ridistribuzione della percezione della mente nelle sue due dimensioni (Gray et al., 2011). Secondo le teorie più recenti, l’oggettivazione comporta non solo una rilevante riduzione della mente nella dimensione dell’agency (ovvero nella capacità di pianificare, agire intenzionalmente e autocontrollarsi), ma anche un incremento della percezione nella dimensione dell’experience (cioè la capacità di provare sentimenti, desideri ed emozioni).
Uno studio molto interessante in tal senso è quello di Gray et al. (2011) che, attraverso sei esperimenti, dimostrano come avvenga la percezione della mente al variare degli aspetti su cui si concentra l’attenzione dell’osservatore. Gli autori inizialmente sottolineano, tramite alcuni esempi, come il corpo sia intimamente coinvolto nella percezione delle emozioni e dei sentimenti, e come l’experience sia legata quasi esclusivamente alla carnalità. Infatti, le persone possono attribuire capacità mentali, come competenza o conoscenza, anche ad entità non umane come i robot, ma non avendo questi un corpo umano, sono riluttanti ad attribuire loro capacità di provare emozioni come felicità o paura (Gray et al., 2007); lo stesso avviene per un Dio puramente astratto o per le corporazioni che, anche essendo composte da più persone, non hanno un corpo proprio. La ragione di ciò è che l’experience è mediata da organi fisici come la pelle (la cui sudorazione, ad esempio, esprime paura o panico). E’ quindi evidente come il focalizzarsi sul corpo di qualcuno renda la sua percezione maggiormente legata all’experience. Per spiegare la corrispondente diminuzione dell’agency, gli autori si appoggiano al dualismo tra mente e corpo, che vengono sentiti come distinti o addirittura opposti: la mente è principalmente legata all’agency mentre il corpo è più legato all’experience, anche se entrambe le dimensioni si riferiscono alle capacità mentali dell’entità. Le persone, quindi, hanno la tendenza a vedere gli altri in termini di agency o, in alternativa, di experience, e questo dualismo è stato dimostrato anche in altri ambiti psicologici come nel “moral type-casting” e nella stereotipizzazione citati in precedenza (Fiske et al., 2007). Secondo gli autori e coerentemente con quanto trattato precedentemente (Gray et al., 2007), la responsabilità morale è maggiormente legata alla percezione dell’agency, mentre i diritti morali sono collegati alla percezione di una maggiore experience. Il concetto che il focalizzarsi sul corpo di un’entità non causi una dementalizzazione in senso stretto, ma piuttosto una ridistribuzione delle capacità morali a discapito dell’agency ed a favore dell’experience, ha perciò una serie di implicazioni morali: l’oggettizzazione provoca una diminuzione dell’attribuzione di responsabilità morale a persone o altre entità, ed una maggiore tendenza a garantirne i diritti morali per proteggerli da eventuali aggressioni esterne. Per dimostrare queste teorie vengono descritti di seguito i sei esperimenti condotti da Gray et al. (2011).

Esperimento 1: corpo contro viso
In questo esperimento vengono mostrati ai partecipanti delle foto di due soggetti (maschio e femmina) variando la salienza relativa del corpo, mostrando cioè la foto della sola faccia o di tutta la parte superiore del corpo, e viene testata la variazione della percezione nella mente tramite item sulle capacità mentali del target relativamente all’agency e all’experience. I risultati supportano l’ipotesi che focalizzare l’attenzione sul corpo provochi una redistribuzione della percezione mentale, con un aumento delle capacità collegate all’experience ed una diminuzione di quelle legate all’agency.

Esperimento 2: intelligenza contro sensualità
In questo esperimento si mostrano immagini identiche della stessa persona target manipolando l’attenzione del percipiente, ovvero facendo sì che si focalizzi sulle caratteristiche fisiche o su quelle mentali; cambiando il contesto della valutazione (dall’ambito lavorativo a quello sentimentale), al rispondente si chiedeva di valutare sia le caratteristiche mentali legate all’agency sia quelle legate all’experience. I risultati mostrano che, anche in questo caso, il concentrare l’attenzione sull’aspetto fisico o su quello mentale da parte dell’osservatore induce una ridistribuzione della percezione mentale, che si sposta rispettivamente dall’experience all’agency.

Esperimento 3: vestiti contro nudi
In questo esperimento vengono confermati i risultati precedenti estendendo sia il campione di target, sia i metodi per valutare la percezione della mente nelle due dimensioni. Viene mostrata ai partecipanti una foto tratta di un set di 20 foto che ritraggono dieci soggetti differenti, e sono completamente identiche per quanto riguarda l’illuminazione, l’espressione dei target e la loro postura, con l’unica differenza che in un set di foto essi sono vestiti e nell’altro sono completamente nudi (con l’applicazione di un filtro grafico sulle parti intime).
Si chiede ai partecipanti di valutare dodici capacità mentali (sei legate all’agency, sei legate all’experience). Anche in questo caso, per i target “sessualizzati”, avviene un aumento nella dimensione dell’experience e un decremento dell’agency; quest’ultimo effetto è più marcato rispetto al primo. Si rileva inoltre che le donne in generale attribuiscano più capacità mentali alle donne vestite rispetto a quelle nude; viceversa, attribuiscono più capacità mentali agli uomini nudi che a quelli vestiti (per gli uomini accade il contrario). I risultati portano a supporre che l’oggettizzazione induca principalmente una redistribuzione mentale nelle due dimensioni, mentre la sessualizzazione riduce la percezione mentale sia dell’agency che dell’experience.

Esperimento 4: menti sessualizzate
Per testare quest’ultima affermazione e per testare se la percezione della gente in un contesto sessuale causa una completa dementalizzazione, viene effettuato un quarto esperimento in cui si mostrano tre foto diverse della stessa donna (aumentando la suggestività sessuale della stessa): nella prima foto è completamente vestita, nella seconda è nuda ma non sessualizzata, nella terza essa è nuda e sessualizzata. La valutazione delle percezione della mente nelle sue due dimensioni è simile a quella risultante dall’Esperimento 1. Anche in questo caso, l’oggettizzazione fa sì che aumenti l’experience percepita e contemporaneamente diminuisca l’agency; questo effetto si intensifica aumentando la suggestività sessuale delle foto, cioè nella condizione in cui il target è nudo e sessualizzato.
Nei due esperimenti successivi si analizza il legame tra l’oggettizzazione delle persone e le corrispondenti implicazioni morali.

Esperimento 5: mentalità e moralità
Si è visto come venga attribuita maggiore experience e minor agency se l’esposizione di una persona o la mentalità dell’osservatore si focalizzano sul corpo; avendo evidenziato il legame tra le due dimensioni della mente, le responsabilità e i diritti morali, si testano quali siano gli effetti morali di questo processo. Secondo l’ipotesi che una percezione di maggiore agency porti a visualizzare la persona come un’agente morale, e che viceversa la percezione di una maggiore experience porti alla visione di un paziente morale, vengono presentati ai partecipanti due target, uno percepito in maniera più razionale ed un altro in maniera più emozionale, ponendo entrambi in due situazioni diverse in cui sono, rispettivamente, aggrediti o compiono degli atti disdicevoli. I risultati, come previsto, mostrano che il target identificato come razionale viene percepito più come un agente morale che come un paziente morale e, quindi, risulta agli occhi dell’osservatore maggiormente responsabile per i suoi misfatti, e meno soggetto ad aggressioni; per il target più emozionale, accade l’opposto cioè questi viene visto come più incline ad aggredire e meno responsabile per i suoi errori.

Esperimento 6: pelle e shock elettrici
Si è ipotizzato, nel sesto esperimento, che il fatto di percepire qualcuno in maniera più “fisica” possa portare anche ad aspetti positivi, spingendo gli altri a proteggerlo dalle sofferenze ed aumentandone lo status morale anziché diminuirlo. Vengono mostrati ai partecipanti due soggetti in due condizioni diverse, prima completamente vestiti, dopo senza t-shirt e viene chiesto loro, in maniera sottile e suggerendo come obiettivo la protezione della persona interessata, di somministrargli delle scosse elettriche (ovviamente fittizie in realtà) tramite degli elettrodi applicati al petto. Viene quindi chiesto ai partecipanti di valutare la loro visione del target nelle due condizioni, da totalmente fisico a totalmente mentale. I risultati mostrano che oltre a vedere il target come più fisico nella condizione di nudità, i partecipanti gli somministrano un numero minore di scosse elettriche, percependo in questo caso una maggiore experience nel target.
In conclusione, Gray et al. (2011) spiegano alcune delle discrepanze tra il modello classico dell’oggettivazione e i risultati dei sei esperimenti come dovute al sessismo ostile, e al fatto che la ridistribuzione della mente è indipendente dal genere dei target e dei percipienti.
Viene inoltre sottolineato come la comprensione degli altri sia più complessa rispetto a quella definita dal semplice dualismo tra aspetti mentali e aspetti fisici, e che se la categoria mentale contiene la parte della mente collegata all’agency, la categoria fisica include non esclusivamente il corpo ma anche un’altra parte della mente, quella più viscerale legata alle emozioni e alle passioni; queste conclusioni sono coerenti con quelle relative al “moral typecasting”.
Infine, viene corretta l’assunzione per cui la focalizzazione sul corpo comporta necessariamente l’oggettivazione: le persone private del corpo non sono trattate come oggetti ma piuttosto come animali, ovvero sono incapaci di controllarsi o pianificare le proprie azioni, ma possono essere considerate maggiormente sensibili, emozionali e passionali. Tale conclusione è coerente con quanto sostenuto da Haslam e Loughnan (2014) sulla deumanizzazione, secondo cui essa può avvenire assimilando le altre persone ad oggetti privi di natura umana, con una negazione dell’experience, o ad animali privi dell’essenza umana, con una negazione dell’agency

 

© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia – Elisa Ragusa