Esame testimoniale: scoprire le menzogne

Esame testimoniale: scoprire le menzogne

 

Su autorizzazione dell’autrice Dott.ssa Chiara Vercellini, tratto da http://www.psicologiagiuridica.com/

Uno dei punti cardine dell’attività investigativa è, per l’appunto, smascherare le menzogne. Si deve, però, precisare che “mentire non significa dire il falso ed essere sincero non significa dire il vero” (Gulotta, 2008). Infatti, facendo riferimento al “quadrato della veridizione di Greimas”, si deduce che dire la verità significa che ciò che si dichiara è realmente accaduto (ciò che è quel che sembra), mentre mentire significa dire ciò che si crede non vero (ciò che non è ciò che sembra); si può, inoltre, aggiungere che il segreto è “ciò che non sembra ciò che è” e la falsità è “ciò che non sembra e non è”. Per chiarire con degli esempi, se un testimone accusa qualcuno di omicidio perché lo ha visto accoltellare una persona, egli può essere sincero e dire la verità (l’omicidio è effettivamente stato commesso dalla persona indicata), ma anche essere sincero e dire il falso (la persona, in realtà, stava pugnalando un cadavere. Ergo, non ha commesso omicidio). Ma si può anche mentire dicendo una cosa falsa (si assiste ad un furto e lo si nega), oppure mentire, ma dicendo una cosa vera (pur avendo assistito al fatto, si nega che una persona abbia rubato un portafoglio, ma questo, in realtà, era di proprietà della persona indicata) (De Cataldo Neuburger e Gulotta, 1996; Gulotta, 2000 e 2008).

È plausibile affermare che la persona che intende mentire non sia in grado di controllare tutto ciò che accade nella sua mente e nel suo corpo durante l’interrogatorio, motivo per cui chi interroga deve prestare la massima attenzione sia al canale verbale (ciò che il soggetto dice), sia al canale comportamentale (il modo con cui lo dice), in modo da rilevare eventuali discrepanze che possano far sospettare una menzogna (Lavorino, 2000). Infatti, gli studi in materia dimostrano che quando i messaggi verbali e non verbali che una persona trasmette sono discordi in maniera contraddittoria, tendenzialmente si considerano più affidabili quelli non verbali, in quanto più difficilmente manipolabili (Rossi, Zappalà, 2005; Gulotta, De Cataldo, 1996). La menzogna, in ogni caso, dovrà, poi, essere successivamente provata e verificata nel contraddittorio dell’interrogatorio.

Sono stati elaborati, nel corso degli anni, diversi sistemi, strumenti e indizi per rilevare le menzogne, che si basano sull’analisi del contenuto dell’eloquio, sulle risposte fisiologiche e sulla valutazione del comportamento non verbale.

 

 

 

 

 

© L’assistenza del consulente psicologo alle indagini difensive dell’avvocato: l’esame testimoniale – Dott.ssa Chiara Vercellini