La personalità del viaggiatore

 Una ricerca sulla Personalità del Viaggiatore

 

Alcuni mesi fa ho deciso di condurre una ricerca indipendente sulla Personalità del Viaggiatore. La mia ricerca aveva uno scopo assolutamente esplorativo, ero interessata a capire se alcuni tratti di personalità possano influire sulla scelta del viaggio.

 

La maggior parte degli approcci della psicologia del turismo sono orientati ad analizzare prevalentemente la motivazione, le aspettative e la soddisfazione di un viaggiatore, io mi sono chiesta se questi elementi potessero essere influenzati dai tratti di personalità predominanti che ogni viaggiatore ha. 

 

Gli strumenti che ho scelto sono stati un questionario sull’orientamento al viaggio, creato da me ed un test di personalità standardizzato, ho utilizzato ITAPI-G (Perussia) creato dall’università di Torino all’interno di un progetto europeo e quindi già tradotto in diverse lingue.

 

Il questionario è stato divulgato in formato on-line tradotto in 3 lingue, italiano, inglese e spagnolo. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’utilizzo di social network quali face-book, linked-in, e couchsurfing e in parte contattati da me personalmente durante un lungo viaggio in Sudamerica. 

 

Ho ritenuto che fosse importante intervistare persone che avessero interesse a viaggiare,piuttosto che un campione casuale, poiché il focus della mia analisi era indagare sul peso che alcuni tratti di personalità possono avere nella scelta del viaggio che un individuo sceglie di intraprendere. 

 

La mia analisi ha coinvolto un campione di 740 soggetti provenienti da 71 nazionalità e poi suddivisi macro aree geografiche, 68% della popolazione è di provenienza europea, il 26% nord e sudamericana e il resto distribuita tra Africa, Asia, Medio Oriente ed Oceania.

Il campione esaminato è composto dal 57% di uomini e 43% di donne, ed è stato suddiviso in 5 fasce di età che vanno dai 18 agli ultra sessantenni, possiamo dire che la fascia più numerosa, il 47%, è rappresentata da ragazzi tra 26 e 35 anni.

L’analisi anagrafica riguardante il titolo di studio ha evidenziato che il 49% dei soggetti è laureato, il 25% ha un master o un PHD e il 23 % un diploma superiore.

 

La mia prima domanda è stata chiedermi quali tratti di personalità orientano maggiormente l’aspettativa di viaggio. I dati hanno evidenziato che la capacità d’immaginazione e l’empatia dei viaggiatori sono molto rilevanti nel processo di costruzione di un’aspettativa; vediamo infatti, che chi ha una grande immaginazione ed empatia si aspetta di Fare Nuove Amicizie e Conoscere una Nuova Cultura ed ha caratteristiche di personalità molto diverse rispetto a chi preferisce una vacanza Relax.

Ho chiesto loro dove preferissero dormire durante i viaggi e posso dire che il genere degli intervistati si è rivelato molto importate. Vediamo che 37% delle donne preferisce alloggiare in un B&B contro il 27% degli uomini; mentre l’alternativa campeggio è scelta dal 14% degli uomini contro solo l’8% delle donne. Anche la provenienza geografica è rilevante, gli europei preferiscono soggiornare nei B&B (37%) mentre gli americani nelle Guest House (42%). 

Il tratto di personalità più discriminate è risultato la Difensività, infatti le persone più difensive preferiranno alloggiare in un Hotel di Lusso o B&B e quelli poco difensive in Campeggio.

 

Per me una buona parte del viaggio la fa la compagnia, quindi ho voluto indagare su quale fosse la compagnia preferita. Ho potuto osservare che il 34% degli uomini preferisce viaggiare da soli rispetto al 23% delle donne; mentre il 31% delle donne ha espresso la preferenza a viaggiare con il partner o famiglia, alternativa scelta solo dal il 24% degli uomini. 

Anche la provenienza geografica può darci informazioni utili; osserviamo che gli europei preferiscono viaggiare con il partner o famiglia (35%) mentre gli americani esprimono, in percentuale uguale 37% , la preferenza per i viaggi in solitaria o con un amico.

Anche in questo caso la Difensività acquista un carattere discriminante e quindi predittivo per scelte future di persone simili, come pure l’Introversione. Le persone molto difensive, infatti, preferiscono viaggiare con il partner/famiglia e in Gruppo.

Le persone molto introverse preferiscono viaggiare da sole, questo è un dato molto importante che va osservato nell’insieme dei tratti di personalità predominanti in un viaggiatore solitario; chi viaggia da solo ha senz’altro una curiosità sociale, ma anche una naturale disposizione a stare soli con i propri pensieri. 

E’ stato chiesto agli intervistati se avessero mai viaggiato da soli e se ne avessero intenzione di farlo in futuro; come si può osservare di seguito, le risposte alle due domande sono assolutamente in linea.

Ha dichiarato di aver già viaggiato da solo l’85% è di uomini contro il 75% delle donne e la stessa percentuale ha dichiarato che lo rifarebbe in futuro. Il 92% degli americani e del resto delle aree geografiche ha dichiarato di aver viaggiato in solitaria almeno una volta nella vita e confermato che lo rifarebbero, in Europa la percentuale scende al 74% e solo il 72% lo rifarebbe in futuro. E’ confermata l’idea che nei paesi d’oltre oceano sia molto più diffusa e socialmente accettata, l’ipotesi di viaggiare da soli anche per una donna.

Molo interessante osservare che insieme ad una tendenza all’introversione, emersa dalla domanda precedente, le persone che previlegiano viaggiare da soli sono molto dinamiche e con un livello basso di vulnerabilità e difensività. Chi sceglie di passare un lungo periodo in solitudine o quantomeno senza figure ponte come possano essere quelle familiari, ha la necessità di avere una “base introversa”, è una persona che non ha necessariamente bisogno di condividere per godere di un momento, che vive in maniera serena i suoi momenti solitari, che ha una soglia della vulnerabilità molto alta e questo lo rende forte ed autonomo anche nei momenti difficili. Allo stesso tempo ha bisogno di essere una persona poco difensiva, quindi aperto verso il prossimo, con scarsa tendenza ai pregiudizi sociali, una persona fortemente dinamica che non ha bisogno di una spinta esterna per essere proiettato in una azione, ipotizzerei che il suo locus of control dovrebbe essere spostato verso l’interno.

 

Come si organizza il viaggio?

Il 66% degli intervistati ha dichiarato di affidarsi ad internet, mentre il 18% ha dichiarato di decidere on the road, rispetto ai tratti di personalità le persone più difensive e vulnerabili si affidano ad un tour operator.

 

Ho chiesto ai viaggiatori come immaginavano se stessi in viaggio, basandomi sul concetto ormai accreditato che il momento del viaggio sia un confronto tra un Sé ideale e un Sé reale: “l’immagine del soggetto in viaggio è riconducibile alla sua rappresentazione  della realtà e anche dell’immagine di se stesso in viaggio concetto che porta con se una serie di aspettative identificazioni, status simbol e convenzioni sociali di desiderabilità” (Kaplan).

L’esperienza turistica può modificare o confermare l’idea che si ha di se stessi, può permettere l’espressione del Sé o meglio ancora di diversi Sé possibili e questo, come sempre accade nella vita, non vuol dire che ci porta necessariamente ad un’esperienza migliore. L’aspettativa di un viaggio non raccoglie solamente il pacchetto turistico che una persona sta per comprare, ma anche un immagine di se stesso che ha deciso di sperimentare. Analizzando come un soggetto si visualizza in una vacanza, si può facilmente ricondurre il tipo aspettativa che ci si è costruiti al tipo di esperienza nel quale si è deciso di sperimentarsi.

Il 42% si identifica con l’immagine di se stesso “in un mercato notturno della Thailandia”; potremmo dire che tale risposta può essere ricondotto ad una aspettativa di “conoscere una nuova cultura”, mentre “fare trekking sulle Ande”, scelto dal 35% ad una di “contemplazione della Natura”.

Il tratto di personalità che più discrimina l’immagine di se in viaggio è la Difensività; i soggetti più difensivi hanno come immagine di loro in viaggio “fare shopping a New York”, rapportabile ad un’aspettativa di divertimento.

 

Ho chiesto loro quale fosse la motivazione principale che solitamente orienta la scelta di viaggio. In ogni scelta ci possono essere motivazioni fisiologiche come il bisogno di rilassarsi e ricaricarsi spesso legato anche ad un bisogno di evasione e fuga dalla quotidianità, dei bisogni interpersonali che possono articolarsi nel ritagliarsi un tempo da dedicare alla propria famiglia e ai propri cari, rispetto a quanto si fa abitualmente, o semplicemente avere la possibilità di fare nuove amicizie, ampliare la propria  cerchia di amici. Ogni individuo può avere motivazioni psicologiche come l’esigenza di ritrovare se stesso, di auto-osservazione ed auto-ascolto; delle motivazioni sociali quali il prestigio, l’idea di affermare quel Sé ideale che si rincorre. La possibilità di mettere in atto comportamenti che solitamente non s’intraprendono, perché magari poco socialmente accettati o distanti dall’immagine di se stessi nella quotidianità; questo può essere inteso un po’ come una fuga dalle costrizioni sociali più che da quelle di spazio presenti nella vita di tutti i giorni.

Il driver principale delle persone da me intervistate risulta essere: la ricerca di se stesso (32%), e con uno scarto importante, il bisogno di rilassamento (20%,) e fuga con il 18%.

Il fenomeno sociale dei nostri tempi, a differenza di quello degli anni ’70-’80, identifica il viaggio come un momento in cui ci si può effettivamente dedicare a se stessi, ricercare se stesso in viaggio è visto come un momento in cui il viaggiatore ha il tempo e il modo per dare ascolto ai propri bisogni e alle proprie mancanze, attività che risulta molto difficile nel contesto caotico in cui viviamo.

Se valutiamo le risposte rispetto alla provenienza geografica, osserviamo che gli europei (31%) e gli americani (34%) identificano come motivazione preminente la “ricerca di se stessi” mentre il 22% degli europei sceglie la “Fuga”. Inoltre il 25% degli americani vede come determinante la possibilità di “lasciarsi andare a comportamenti che di solito non ho”. E’ molto ricorrente nel contesto anglosassone quello di recitare due copioni, uno nella vita formale ed uno in quello informale, comportamento che viene ripetuto e ricercato soprattutto in un contesto “altro” come quello del viaggio. La maggior parte delle persone che intraprende un viaggio cerca un distacco con la quotidianità, dedica ad un “altrove” il ruolo di cercare a trovare cose che nella vita di tutti i giorni risultano impossibili. 

Il tratto di personalità Difensività, risulta avere il maggior peso discriminante; i soggetti con alta difensività hanno come motivazione al viaggio il bisogno di rilassamento e la fuga.

 

Mi piace pensare come dice Dall’Ara (1990), che le motivazioni al turismo possono raggrupparsi in tre distinte aree:

 

  • quella del se’
  • quella dell’altro da se’
  • quella del dentro di se’.

 

Personalmente ritengo che l’esperienza del viaggio racchiuda queste componenti nel vissuto stesso, più che nella motivazione. Non si può sapere a priori quanto un viaggio cambierà queste tre aree, lo si può immaginare a seconda dello scenario e del contesto che si sta per sperimentare, ma in questo caso possono essere viste solo come esperienze sognate o costruite. L’impatto forte si ha al ritorno; un impatto spesso di modifica di queste tre aree.

 

Viaggiando sperimentiamo i nostri confini e parlo proprio di quelli fisici, come la fatica, la resistenza, il freddo o il caldo; i nostri confini sociali che possono essere le relazioni con le persone con le quali decidiamo di viaggiare o il tuffarci in una nuova cultura con altri ritmi altre convenzioni, altri sapori. Il dentro di Sé, non si può prevedere, non si può mai predire quello che un viaggio provocherà dentro di ognuno di noi, sono esperienze che ci modificano, con una velocità ed un impatto che solo un trauma può avere, ma per fortuna quasi sempre al viaggio leghiamo un cambiamento positivo. A parer mio, da psicologa e da viaggiatrice ritengo che un viaggio possa avere un impatto su tutta l’area del Sé, può avere un impatto forte e profondo, ma alla fine del cammino bisognerebbe essere guidati nel ritorno alla realtà, per far sì che questa esperienza porti ad un reale cambiamento o quanto meno ad una diversa consapevolezza di Sé. 

 

 

 

© La Personalità del Viaggiatore – Francesca Di Pietro

 

 

 

Psicologia del Turismo: cos’è

PSICOLOGIA DEL TURISMO

COS’E’, DI COSA SI OCCUPA E QUALI BENEFICI ALLE AZIENDE DEL SETTORE

a Psicologia del Turismo nasce nel 1984 quando al termine del XX Congresso nazionale degli psicologi della S.I.P.S. (Società Italiana di Psicologia, Bergamo settembre 1984) venne proposta una giornata di studio post-congressuale per discutere la possibilità di applicare la psicologia al comportamento turistico.

Applicare cioè le competenze psicologiche al tempo libero, al viaggio, all’attività turistica, che andava sempre più estendendosi nel contesto nazionale grazie allo sviluppo economico degli anni Ottanta.

Tale giornata di studio fu aperta ad esperti provenienti da molti settori, non solo a quello della psicologia, comprendendo economisti, esperti di marketing, medici, geografi, sociologi e antropologi, direttori di agenzie di viaggio e tour operator, al fine di cogliere ogni aspetto rilevante della vacanza e di ciò che rappresenta per l’individuo.

Al termine della giornata a San Pellegrino nasce il Comitato scientifico nazionale interdisciplinare “Psicologia del turismo”.

“Il turismo è “un’area di convergenza e di confronto di fenomeni che riguardano l’uomo, le sue esigenze, le sue aspettative, l’economia di un paese e l’ecologia di un territorio, che implica problemi etici e legislativi, necessità formative e possibilità professionali”: con queste parole Marcello Cesa-Bianchi interveniva al IV Convegno di Psicologia e Turismo a Sangemini” (Maeran, 2004, Psicologia e Turismo).

**Il turismo è un fenomeno complesso, ma proprio la sua complessità offre alla psicologia un campo d’indagine proficuo; legati al concetto centrale di “turismo” vi sono una serie di elementi quali:

    • la motivazione
    • la scelta turistica
    • le funzioni della vacanza
    • la “customer satisfaction”
    • il marketing
    • il prodotto
    • l’impatto sociale e culturale del turismo
    • domanda/offerta/servizio
    • la qualità e i fattori critici di successo
    • la gestione delle risorse umane

 

Prima di chiarire ognuno dei punti sopra citati è bene definire che cosa si intende per turismo, questa parola di uso comune ha però vari utilizzi:

    1. turismo come evento del mondo esterno: comportamento messo in atto dai turisti;
    2. turismo come campo di indagine accademico: una comunità il cui scopo è quello di costruire un corpo di conoscenze;
    3. turismo come educazione: fenomeno che ha assunto importanza negli ultimi anni a fronte della necessità di formare operatori preparati.

 

L’Organizzazione mondiale del turismo (World Tourism Organization) nel 1997 definisce il turista come “chiunque viaggi in paesi diversi da quello in cui ha la residenza abituale, al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo principale della visita sia diverso dall’esercizio di ogni tipo d attività remunerata all’interno del paese visitato.

In questo termine sono inclusi coloro che viaggiano per: svago, riposo e vacanza; per visitare amici e parenti; per motivi di affari e professionali; per motivi di salute, religiosi/pellegrinaggio o altro” (in Villamira, 2001, pag. 20).

LA MOTIVAZIONE TURISTICA

si parla di motivazione per indicare le forze sociopsicologiche che inducono una persona a scegliere l’esperienza turistica o una determinata località. Per Dann (1981, 1983) la motivazione turistica può essere definita come uno stato mentale che stimola a viaggiare, dalla motivazione nasce la domanda.

Seguendo le linee logiche delle teorie motivazionali l’individuo si trova a percepire un bisogno e quindi a mettere in atto la motivazione per ottenere ciò che lo farà sentire appagato; nel caso del fenomeno del turismo è compito del marketing quello di creare la consapevolezza del prodotto/servizio nella mente dei potenziali acquirenti suggerendo loro gli obiettivi per la gratificazione dei bisogni.

Un’eventuale teoria motivazionale turistica dovrà essere dinamica, con prospettive e formulazioni flessibili per tener conto dei continui cambiamenti individuali e culturali.

Punti chiave della motivazione:

    • fuga-evasione
    • vagabondare
    • regredire
    • ricercare se stessi
    • socializzare
    • cultura-conoscenza
    • prestigio sociale
    • cambiamento
    • sogno-ricerca del nuovo

 

LA SCELTA TURISTICA

il processo d’acquisto comprende varie fasi attraverso le quali la persona o un gruppo di persone elabora e mette in pratica decisioni riguardanti se, dove, quando e come acquistare e usare i servizi resi disponibili dalle aziende.

Le fasi sono:

    1. consapevolezza del bisogno;
    2. ricerca di informazioni (amici, depliant, agenzie di viaggio, internet, libri, ecc);
    3. sviluppo e formazione dell’atteggiamento;
    4. valutazione delle alternative (creazione di un personale set di criteri di scelta);
    5. agenzia di viaggio e prenotazione della vacanza;
    6. post-acquisto.

Vi sono alcuni elementi principali che definiscono un atto decisinale:

    • informazione
    • alternative
    • criteri
    • valori
    • preferenze
    • qualità della decisione

 

LE FUNZIONI DELLA VACANZA

sono di:

    • compensazione (non tanto del bisogno personale, ma del confronto con gli altri);
    • ricreazione (scelta nell’esperienza del proprio tempo libero, tempo di fuga dal quotidiano);
    • tipo simbolico.

 

Il turismo non è un need ma è un want, cioè un desiderio, un mezzo per differenziarsi, un bisogno culturale.

Benché il viaggiatore non parta sempre con questa consapevolezza ogni vacanza è fonte di una nuova formazione.

LA “CUSTOMER SATISFACTION”

con questo termine si intende la soddisfazione come valutazione post-acquisto del prodotto derivante dall’esito (positivo) della comparazione tra la performance del prodotto attesa e quella sperimentata e anche come stato psicologico derivante dalla risposta emotiva che l’esito della comparazione comporta (Oliver, 1993).

Perseguire una politica della customer satisfaction significa cercare di offrire prodotti e servizi totali che soddisfino aspettative e bisogni, sia espressi che latenti, del cliente.

Il mercato del turismo è un mercato molto competitivo e questo porta al miglior investimento cioè l’orientamento al cliente, quindi lo scopo ultimo dell’impresa deve essere la soddisfazione delle aspettative del cliente.

IL MARKETING

il marketing è la funzione dello scegliere:

    • a chi vendere
    • che cosa vendere
    • come vendere

perseguendo la realizzazione del profitto tramite la soddisfazione dei bisogni del consumatore.

Kotler elabora le 4P del marketing:

    • Prodotto
    • Prezzo
    • Posizionamento
    • Promozione

Nel settore turistico come negli altri settori è bene fare un analisi di mercato, la più utilizzata è detta SWOT e consiste nello studio dei punti di forza (Strenght) e di debolezza (Weakness) dell’organizzazione e delle opportunità (Opportunity) e minacce (Threat) del mercato.

IL PRODOTTO

le caratteristiche del prodotto sono:

    • gli elementi di attrazione nella destinazione e nelle aree di transito
    • servizi
    • elementi di accesso alla destinazione
    • immagine della destinazione
    • informazione

Il prodotto turistico comprende fattori di:

    • attrattiva
    • strutture turistiche
    • accessibilità

Essendo il turismo un servizio vi è contemporaneità tra produzione (che coincide con il marketing) e consumo.

IMPATTO SOCIALE E CULTURALE DEL TURISMO

il turismo è un forte agente di cambiamento, che porta con sé conseguenze sociali, economiche ed ambientali.

Con “impatto sociale” si intende il modo in cui il fenomeno del turismo contribuisce a modificare i sistemi di valori, i comportamenti individuali, lo stile delle relazioni familiari, la condotta morale, l’organizzazione comunitaria nella località di destinazione.

L’impatto del turismo dipende dall’interazione tra la natura del cambiamento e la capacità, abilità, forza della cultura ospitante di assorbirlo.

DOMANDA/OFFERTA/SERVIZIO

la domanda turistica è caratterizzata da tre elementi:

    • la pluralità dei bisogni
    • l’accentuata stagionalità
    • l’elevata elasticità

L’offerta è l’insieme dei servizi e delle prestazioni materiali forniti da soggetti attivi e passivi per soddisfare i bisogni dei fruitori che trovano sempre più specializzazione.

Il servizio ha un tempo di erogazione e di fondamentale importanza è la soggettività.

Obiettivo finale per ottenere un buon risultato deve essere il raggiungimento di un servizio di qualità orientato al cliente (ricordiamo che dalle statistiche emerge che il grado di scontento dal servizio è l’indice percentuale più alto della perdita di un cliente).

LA QUALITA’ E I FATTORI CRITICI DI SUCCESSO

fattori determinanti della qualità dei servizi:

    • affidabilità
    • comunicazione
    • credibilità
    • sicurezza
    • capire/conoscere il cliente
    • attività tangibili
    • cortesia
    • accesso
    • competenza
    • capacità di risposta

La qualità di un servizio è la misura di quanto il servizio reso corrisponde alle aspettative del cliente.

Butterfield (1992) individua cinque fattori critici di successo per un’azienda:

    1.  prestare attenzione alle piccole cose
    2. dirigere l’azienda secondo la “regola d’oro” (prendersi cura sia dei clienti sia dei dipendenti)
    3. capire i clienti
    4. incoraggiare l’innovazione
    5. valorizzare il personale

 

LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

il ruolo del personale è fondamentale per due funzioni:

    1. garantire la qualità del servizio
    2. svolgere un ruolo di confine nella comunicazione con il cliente.

 

Punti di forza della “personnel idea” :

    • stile partecipativo;
    • comunicazione;
    • problem solving;
    • produttività;
    • training reciproco.

 

I circoli virtuosi di un’azienda di servizi (Fonte: Normann, 1992).

Bibliografia
Maeran R., 2004, Psicologia e turismo, Editori Laterza, Bari.
Normann R., 1992, La gestione strategica dei servizi, Etas Libri, Milano.
Villamira M. A. (a cura di), 2001, Psicologia del viaggio e del turismo, Utet, Torino.

 

© Psicologia del Turismo: cos’è, di cosa si occupa e quali benefici alle aziende – Erica Giani