BUZZ MARKETING

 BUZZ MARKETING

 

 

Il buzz marketing include tecniche di marketing non convenzionale che sfruttano il Web 2.0 per entrare in contatto con i clienti attraverso una modalità strategicamente nuova. 

Come noto, negli acquisti la fiducia è tutto: un consumatore sarà sempre più propenso ad acquistare un prodotto o un servizio segnalato in modo positivo da un amico o da un conoscente. 

Allo stesso modo, ricevuto un giudizio negativo, la propensione all’acquisto diminuirà drasticamente. 

 

Con Internet il concetto di amico, conoscente e fiducia si è esteso alle relazioni digitali instaurate grazie ai blogs. 

Le aziende hanno cominciato a sfruttare tali strumenti sociali per condizionare l’atteggiamento dei consumatori nei confronti di alcuni prodotti o brands. 

I blogs sono luoghi virtuali non governati dall’alto, scarsamente influenzati dall’opinione comune, voce alternativa all’informazione istituzionale e ufficiale: per tali motivi gli utenti sentono di potersi fidare, poiché non si sentono sottoposti ai circuiti di potere tradizionale (economico, politico, sociale).

 

Il buzz marketing, quindi, si serve delle communities virtuali per aumentare il numero ed il volume delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio e, conseguentemente, per accrescere la notorietà e la buona reputazione di una marca. 

Fa in modo che le persone abbiano motivo di parlare circa un prodotto, facilita le conversazioni che gli utenti attuano consapevolmente o inconsapevolmente. 

L’obiettivo della strategia buzz consiste nel “parlare e far parlare”: il termine “buzz” è onomatopeico e richiama il ronzio delle api, poiché tali tecniche mirano al raggiungimento, nel minor tempo possibile, dello “sciame”, cioè un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto ad un tema o una categoria di prodotti/servizi.

 

Il buzz marketing ha successo perché la trasmissione del messaggio avviene da pari a pari in maniera spontanea, rappresentando un consiglio di qualcuno che ti sta vicino; il punto chiave si riscontra nel fatto che queste conversazioni sono immerse nella quotidianità, per cui non vengono percepite alla stregua di tutti gli altri spazi pubblicitari.