Amicizia cross-group diretta ed estesa

Amicizia cross-group diretta ed estesa

Vengono ora analizzate due particolari forme di contatto che mostrano effetti notevoli nella riduzione del pregiudizio: l’amicizia cross-group diretta, che si sviluppa tramite contatto diretto tra i membri dei due gruppi antagonisti, e l’amicizia cross- group estesa, esperienza vicaria che consiste invece nella sola conoscenza che un altro membro dell’ingroup ha un’amicizia con un membro dell’outgroup. Pettrigrew (1997) riformula l’ipotesi del contatto di Allport (1954), affermando che la ricerca sul contatto intergruppi doveva focalizzarsi, piuttosto che su contatti di breve durata, sull’efficacia delle relazioni strette a lungo termine nella riduzione del pregiudizio (Turner, Hewstone, Voci, Paolini & Christ, 2007).

L’autore aggiunge alle quattro condizioni di Allport una quinta condizione, ovvero che la situazione di contatto fornisca l’opportunità di un’amicizia tra i membri dei due gruppi. Questa condizione si basa sull’assunzione che l’amicizia può risultare particolarmente efficace per due motivi: i fattori associati al contatto intergruppi ottimale sono simili a quelli che favoriscono la nascita di un’amicizia interpersonale, e l’attrazione interpersonale è favorita da cooperazione, un fine comune, l’interdipendenza e uno status uguale. Di conseguenza, in un contesto intergruppi, l’amicizia può portare all’attrazione intergruppi. In secondo luogo, un contatto di alta qualità come l’amicizia, piacevole e confortevole, è associato ad una maggiore positività negli atteggiamenti verso l’outgroup (Voci & Hewstone, 2003). L’amicizia (Pettigrew & Tropp, 2006) risulta essere la condizione più forte, poiché nessuna delle quattro condizioni stabilite da Allport risultano essere essenziali (sono invece facilitanti) e poiché la sensazione di vicinanza interpersonale, che è la determinante primaria per un contatto cross-group efficace, è più probabile sotto le condizioni che determinano il sussistere dell’amicizia stessa. In realtà, erano già presenti nell’ipotesi del contatto di Allport (1954) e Amir (1969) alcuni riferimenti impliciti all’amicizia cross-group: gli autori avevano notato come contatti più intimi avessero un miglior impatto sul pregiudizio rispetto a quelli casuali e superficiali.

Ma perché l’amicizia è così efficace? Essa è un elemento molto importante nella vita sociale umana in quanto attiva funzioni personali e sociali critiche, e perciò quasi tutti sono motivati ad iniziare e far crescere questo tipo di relazioni.

In confronto alla semplice conoscenza, l’amicizia include una maggior percezione di coesione tra i partner, comportando maggiore apertura, fiducia, condivisione di segreti, promesse, commenti positivi, supporto e reciprocità (Davies, Wright, Aron & Comeau, 2013). Già Duck, nel 1983, aveva sottolineato diversi benefici dell’amicizia: il senso di appartenenza, l’integrità e la stabilità emotiva, l’opportunità di parlare di se stessi, l’assistenza e il supporto, la sicurezza di crescere, l’opportunità di aiutare e sentirsi utili ed il supporto alla personalità: l’amicizia infatti, ha un effetto potente sullo sviluppo di un senso di sé pieno, coerente e soddisfacente e ci permette di testare gli elementi della nostra identità, proprio perché gli amici sono a proprio agio nell’essere onesti a vicenda rispondendo ai nostri sforzi auto-presentativi e dandoci informazioni utili su chi siamo. Inoltre, essa ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi e a seguire le aspirazioni personali, per cui si tenderebbe a diventare amici di persone che possano aiutarci a diventare la persona che vorremmo essere. Essa ci dà quindi l’opportunità di crescere come individui e di avere vite più piene e soddisfacenti. Tutto ciò suggerisce che, quando l’amicizia si forma superando i confini di gruppo, essa risulta particolarmente efficace nell’alterare la comprensione individuale del proprio mondo sociale e personale; alcune ricerche recenti evidenziano come l’amicizia sia particolarmente efficace nel cambiare positivamente l’atteggiamento intergruppi.

Pettrigrew (1997) analizzò 3.800 partecipanti di gruppi maggioritari (provenienti da Francia, Inghilterra, Germania Ovest, Olanda), i quali riportavano il loro atteggiamento verso gruppi minoritari della propria nazione, e l’esistenza o meno di amicizie con individui di altre nazionalità, razze, culture, religioni o classi sociale. In tutti i casi, i partecipanti che avevano delle amicizie con membri dell’outgroup mostravano punteggi più bassi su cinque diverse misure di pregiudizio. L’effetto più rilevante delle amicizie con l’outgroup era sul pregiudizio affettivo (che misura quanto spesso si prova simpatia e ammirazione per l’outgroup), mentre i contatti di vicinanza o tra colleghi mostravano invece un impatto relativamente basso sul pregiudizio. Questo studio dimostra che vi è un legame tra amicizie intergruppi e riduzione del pregiudizio, anche se trattandosi di uno studio correlazionale non è chiaro se sia l’amicizia a ridurre il pregiudizio o il viceversa. Alcune analisi successive hanno però dimostrato che la relazione causale da amicizia cross-group a riduzione del pregiudizio è più forte rispetto alla relazione inversa. Pettigrew (1997) osservò, inoltre, che gli effetti dell’amicizia cross-group potevano essere generalizzati anche verso gruppi non coinvolti direttamente nel contatto (Van Laar, Levin, Sinclair & Sidanius, 2005).

Come evidenziato da Wright et al. (1997) nella loro ipotesi del contatto esteso, i benefici dell’amicizia cross-group possono essere estesi anche ad esperienze vicarie, ovvero alla conoscenza che un membro dell’ingroup ha degli amici appartenenti all’outgroup. Infatti, se questi ultimi vengono giudicati come amichevoli e favorevoli a rapporti con l’ingroup, le interazioni intergruppi possono essere maggiormente positive; inoltre, vedere un membro dell’ingroup mostrare tolleranza verso l’outgroup può influenzare gli atteggiamenti degli altri membri dell’ingroup verso l’outgroup, rendendoli più favorevoli. Sebbene la ricerca suggerisca che è necessario conoscere un membro dell’ingroup che ha un amico nell’outgroup, gli effetti positivi vanno oltre l’amicizia cross-group estesa, estendendosi ad altre forme di esperienze vicarie come, ad esempio, la conoscenza di membri dell’ingroup che hanno colleghi o conoscenti nell’outgroup, oppure l’esistenza di amicizie con membri non appartenenti all’ingroup che a loro volta hanno degli amici nell’outgroup di interesse. Quest’affermazione èconfermata dallo studio di Turner, Crisp e Lambert (2007), che mostra come anche il solo immaginare di avere un contatto amichevole con un membro dell’outgroup sia sufficiente a ridurre il pregiudizio (Crisp & Turner, 2012).

Alla base dell’ipotesi dell’amicizia cross-group estesa vi è un parallelismo con due teorie psicologiche molto diffuse. La prima è la teoria dell’apprendimento sociale (Bandura, 1977), secondo cui il comportamento umano è appreso prevalentemente mediante l’osservazione dei comportamenti altrui: l’amicizia cross-group estesa è infatti una forma di apprendimento per osservazione dove, osservando comportamenti appropriati verso un membro dell’outgroup, si pongono le basi per una successiva amicizia cross-group diretta. La seconda teoria a cui si fa riferimento nell’ipotesi dell’amiciza cross-group estesa è la teoria dell’equilibrio di Heider (1959), dove le varie relazioni tra entità diverse devono combinarsi armoniosamente in modo da trovare un equilibrio ben bilanciato. Lo squilibrio infatti produce tensioni negative e porta ad azioni per tentare di ristabilire l’equilibrio. Nel caso dell’amicizia cross-group estesa, lo stato sbilanciato sussiste se un individuo che ha una relazione positiva con l’ingroup e negativa con l’outgroup osserva un altro membro dell’ingroup avere un’amicizia stretta con un membro dell’outgroup (Figura 2). Così c’è una relazione positiva tra l’osservatore ed il membro dell’ingroup, un’altra relazione positiva tra il membro dell’ingroup e il membro dell’outgroup, ma una relazione negativa tra l’osservatore e l’outgroup generando, quindi, uno squilibrio. In accordo con Heider, tra le varie strategie per ristabilire l’equilibrio, è inclusa la rivalutazione da parte dell’osservatore del proprio atteggiamento verso i membri dell’outgroup. Sviluppando un atteggiamento positivo verso l’outgroup si ripristina, infatti, l’equilibrio naturale, e tutte e tre le relazioni diventano positive.

Figura 2 – Applicazione della teoria dell’equilibrio di Heider all’amicizia crossgroup estesa (da Turner et al., 2007)

Grazie a queste due teorie è possibile dunque comprendere gli aspetti psicologici specifici e l’efficacia potenziale dell’amicizia cross-group estesa nella riduzione del pregiudizio.

 

 

© La relazione tra amicizie dirette ed estese e attribuzioni di mente: Uno studio sul rapporto tra Meridionali e Settentrionali in Italia – Elisa Ragusa