I fattori che influenzano il benessere soggettivo
 
Le variabili socio-demografiche
Le ricerche partono dal presupposto che il benessere dipenda sia dalle condizioni di vita oggettive, sia dal modo in cui queste vengono esperite e valutate dai soggetti; per esaminare questi aspetti si raccolgono informazioni su una vasta gamma di “ambiti della vita” (Andrews, & Withney, 1976), spesso definiti a priori dai ricercatori e in seguito uniti per avere un indice complessivo. La concezione che sta alla base di questo approccio è di tipo sommatorio o bottom-up; assume, cioè, che il senso di benessere scaturisca da un qualche tipo di combinazione (somma o media) di momenti ed esperienze piacevoli, che si riferiscono ad ambiti specifici (vita familiare, matrimonio, situazione finanziaria ecc.).

Per valutare i fattori che influenzano il benessere soggettivo si esamina, attraverso un approccio correlazionale, la differenza nei giudizi di benessere prodotti dalle persone, che differiscono sulla base delle specifiche variabili socio-demografiche e oggettive. I risultati di numerose indagini hanno indicato che i giudizi di benessere non differiscono in misura rilevante in base a variabili come l’età, il sesso e la razza (Andrew & Withney, 1976; Campbell et al., 1976). Sono state riscontrate, invece  differenze significative nei livelli di benessere su variabili oggettive come il reddito, la condizione di disoccupato (Bradburn, 1969; Campbell et al., 1976), le amicizie, le relazioni affettive e naturalmente la salute (Campbell et al., 1976; Lewinson et al., 1991). Per quanto concerne quest’ultimo campo d’interesse, per esempio, numerosi studi si sono concentrati sulle conseguenze delle malattie respiratorie sul benessere e sull’umore dell’individuo.

Da uno studio di Borak, Sliwinski, Tobiasz, Gorecka & Zielinski (1996), effettuato su 90 pazienti affetti da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva valutati sia prima che dopo un anno di ossigeno- terapia, è emerso che prima del trattamento i pazienti presentavano umore depresso, scarsa autostima e mancanza di interessi, segni di ansia, stress mentale e depressione. Dopo un anno di trattamento i pazienti dimostravano significativi miglioramenti nell’umore e nei pensieri.

Da un altro studio (Monsò et al., 1998) si è rilevato che i pazienti affetti da BPCO presentano, oltre a sofferenze fisiche, anche reazioni emotive, isolamento sociale e disturbi del sonno.

Il benessere risulta essere correlato anche con i disturbi ansiosi e dell’umore (Bech, Angst, 1996; Schonfeld, Verhoncoeur, Fifer, Lipschutz, Lubeck & Buesching, 1997).
 
In un recente studio di Ottolini et al. (2004) sul benessere psicologico e sulla sintomatologia residua nel disturbo di panico, si sono confrontati 30 pazienti con disturbo di panico e agorafobia in fase di remissione dalla malattia, in seguito a psicoterapia comportamentale, con un gruppo di controllo, reclutato tramite inserzioni e bilanciato con il gruppo dei pazienti in base alle categorie socio-demografiche. Per indagare il benessere si è utilizzata la scala del benessere psicologico (PWB) di Ryff (1989). I pazienti manifestano livelli di benessere peggiori, rispetto al gruppo di controllo: difficoltà nella gestione di situazioni di vita quotidiana (deficit nella padronanza ambientale), sensazione di essere ad un punto di stallo (deficit nella crescita personale), insoddisfazione riguardo se stessi (deficit nell’autoaccettazione) e poche mete e obiettivi da raggiungere nella vita (deficit nello scopo nella vita).

Altri fattori correlati con il benessere sono l’istruzione (Campbell et al., 1976), l’attività lavorativa e le attività del tempo libero (Argyle, 1987). Sembrerebbe infatti che livelli più alti d’istruzione portano le persone a sentirsi più sicure di sé e a giudicarsi con più valore.  Quando la professione si avvicina al nostro ideale di occupazione, che è maggiormente possibile con un livello di istruzione più alta, le persone si sentono più realizzate e soddisfatte di ciò che stanno facendo.

Il processo cognitivo e di giudizio sociale
La Social Cognition ha messo in luce come il modo in cui le persone percepiscono e valutano il mondo circostante ha un ruolo fondamentale nei sentimenti di benessere (Taylor, 1983). Le persone utilizzano meccanismi di pensiero e ragionamento che sono normali e adattivi in condizioni regolari ma, se usati troppo spesso e in modo inappropriato, possono far nascere sentimenti di disagio e infelicità, arrivando alla depressione (Legrenzi, 1998). Uno di questi comportamenti è l’illusione di avere controllo sugli eventi ovvero la convinzione di possedere maggior controllo di quanto se ne abbia effettivamente; questa certezza sorge da una motivazione innata al controllo e rinforzata mediante le competenze acquisite e le esperienze personali (Bandura, 1995; Skinner, 1995). Un altro fenomeno è l’ottimismo irrealistico, cioè la convinzione di essere meno vulnerabili, rispetto ad altre persone, agli eventi e alle situazioni negative e quindi di essere più esposti a circostanze positive.

Vari studi hanno dimostrato che le persone con livelli di benessere soggettivo superiori sopravvalutano il loro controllo sulle situazioni e sulle azioni, si aspettano per il futuro più eventi positivi e sottovalutano la probabilità di incontrare eventi negativi (Taylor & Brown, 1988; Taylor & Armor, 1996). Tali credenze sono strettamente correlate ai processi di spiegazione delle cause degli eventi e delle strategie di coping utilizzate (Skinner, 1995); chi è convinto di avere controllo sugli eventi affronta meglio lo stress poiché tende ad adottare strategie di fronteggiamento più efficaci, mentre la perdita di controllo abbassa il morale e peggiora la salute. Le persone depresse tendono a fare attribuzioni interne per gli eventi negativi, colpevolizzandosi, a ritenere che tali eventi coinvolgano altre sfere della vita e a credere che si ripresenteranno nel futuro. Le persone felici invece tendono a compiere attribuzioni interne, stabili e globali per gli eventi positivi (Argyle & Martin, 1991).
Al fine di modificare questi stili esplicativi depressivi esistono tecniche che mirano ad insegnare il pensiero positivo (Seligman, 1996) e ad avere controllo sui propri pensieri (Larsen et al., 1987).

Alcune teorie del benessere, chiamate anche “teorie del giudizio” o “teorie dei confronti” (Diener, 1984), mettono in luce come i fattori che influenzano il benessere non sono stabili nel tempo, ma variano in base alle circostanze e ai criteri personali che le persone utilizzano per valutare la propria vita.
 
Nella “teoria del confronto sociale” vi è l’assunto che le persone interpretano la propria vita confrontando le condizioni attuali con uno standard che è determinato dal livello delle altre persone. I soggetti che risultano favoriti dal confronto con lo standard sociale saranno soddisfatti e proveranno emozioni positive mentre, se il processo darà esiti negativi, si prevedono sentimenti di tristezza e ansia (Buunk, Gibbons & Reis-Bergan, 1997). Tale approccio si basa sull’idea che la soddisfazione per la vita non dipende solo dalla posizione assoluta di una persona, ma anche dalla posizione delle altre persone con cui ci si confronta. Queste possono essere presenti nell’ambiente più immediato oppure ricercate attivamente dalla persona a seconda degli scopi che vuole raggiungere; in alcuni casi le persone si costruiscono una persona immaginaria con cui confrontarsi. Il soggetto in questo modo può guardare gli altri nel tentativo di trovare motivazione ad agire e migliorare il proprio umore, ad esempio osservando chi è in condizioni più sfavorevoli di lui oppure chi si trova in circostanze superiori, servendo come modello.
Questo processo è particolarmente evidente in pazienti con malattie gravi (Gibbons, 1997) e in anziani che cercano di adattarsi al declino associato all’età (Baltes, 1990; Hendrich & Ryff, 1995).

Un altro approccio conosciuto come “teoria degli approcci multipli” deriva dalla Multiple Discrepancy Theory (Michalos, 1995). Questo modello, che appare più integrato, sostiene che le persone utilizzano una serie di criteri nel valutare la propria vita. La soddisfazione dipenderebbe dalla grandezza del divario frà ciò che il soggetto ha e quello che vorrebbe avere, o quello che gli altri hanno, o ciò che pensa di meritare o di aver bisogno; la presenza di divari tra le condizioni attuali e i gli standard di riferimento è ritenuta causa di insoddisfazione, mentre la corrispondenza fra i diversi aspetti è indice di benessere.

 
© Stile repressore e benessere - Margherita Monti
 
 

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