Gli strumenti di misura del benessere

La valutazione del benessere soggettivo

Il benessere soggettivo fa riferimento a stati interni e di natura soggettiva, a cui non necessariamente possono corrispondere fattori oggettivamente misurabili. Proprio per questo motivo i ricercatori hanno ritenuto che le misure più adeguate per cogliere l’esperienza del benessere fossero i resoconti soggettivi, attraverso questionari e interviste; molto spesso vengono utilizzate misure di self-report, ovvero una o più affermazioni rispetto alle quali si esprime il proprio grado di accordo in termini qualitativi su una scala numerica.

Nel corso degli anni questa modalità di rilevazione è stata sottoposta a varie critiche. Il problema principale riguardava l’eventualità che i resoconti soggettivi riflettessero adeguatamente gli stati interni. La psicologia clinica riteneva che queste misure non rappresentassero in modo fedele gli stati interni, in quanto le persone possono andare incontro a meccanismi di distorsione con funzione ego-difensiva, come ad esempio negare le proprie emozioni, In questo modo dichiarerebbero di essere più soddisfatte di quanto lo siano veramente, in accordo con le norme sociali e morali e con la cultura di riferimento.

Le prospettive cognitiviste hanno messo in luce come il processo di formulazione dei giudizi sul benessere sia complesso: di fronte ad una scala di valutazione le persone devono, per prima cosa, interpretare bene la domanda, ricercare nella memoria breve e a lungo termine le informazioni e comunicarle in maniera accettabile e chiara. In ognuna di queste fasi possono intervenire fattori suscettibili di influenzare la valutazione complessiva finale.

Tuttavia le analisi psicometriche degli strumenti hanno mostrato buone caratteristiche di validità, affidabilità e un buon grado di coerenza interna.
Come è stato visto precedentemente il benessere soggettivo include una componente cognitiva/valutativa e una componente affettiva ed emozionale, ovvero le emozioni che derivano dal giudizio di soddisfazione per la propria vita; esistono quindi strumenti che colgono l’una o l’altra componete o entrambe insieme.

Il benessere soggettivo può essere valutato a livello globale o a livelli più specifici, in riferimento a diversi ambiti della vita.

Si possono inoltre utilizzare scale ad un item solo che consistono in unica affermazione alla quale i soggetti rispondono scegliendo la risposta che meglio li rappresenta oppure indicando il proprio grado di accordo con l’affermazione. Spesso però le scale disponibili includono una varietà di affermazioni, con lo scopo di cogliere diverse componenti; tali scale possiedono in genere una miglior validità e fedeltà rispetto alle misure ad un item solo che, di contro, presentano come vantaggio il fatto di essere più brevi e più facili da somministrare.

Ovviamente non esiste uno strumento adeguato a priori; tutto è relativo allo scopo, alle esigenze del ricercatore e al tipo di popolazione.

Esempi di scale che misurano la componente affettiva/emozionale del benessere sono: la Scala dell’equilibrio affettivo di Bradburn (1969); essa si fonda su un modello del benessere emozionale, visto come differenza fra le due dimensioni dell’affetto positivo e negativo. Uno strumento più recente è il Positive and Negative Affect Scales di Watson (1988): misura anch’esso due dimensioni del benessere, l’affetto negativo e l’affetto positivo.

Fra le misure che colgono la componente cognitiva troviamo, ad esempio, la Satisfaction With Life Scale di Diener et al. (1985), in cui si pensa che i soggetti indicano il proprio grado di accordo, confrontando la proprie condizioni di vita con uno standard personale.

Pavot et al. (1998) hanno osservato che la valutazione della soddisfazione per la vita può trarre benefici dall’inclusione di una dimensione temporale; è plausibile che il grado di soddisfazione attuale sia influenzato dalla credenze e dalle aspettative dei soggetti circa il futuro. Per cogliere questa componente gli autori hanno costruito la Temporal Satisfaction With Life Scale (Pavot et al., 1998), che consente di valutare la soddisfazione globale del presente, passato e futuro.

Il benessere psicologico dell’anziano ha un ruolo determinante nella progressione o nel rallentamento del processo d’invecchiamento (Amoretti & Ratti, 2003) e contribuisce sostanzialmente al quadro generale della qualità della vita (Lawton, 1991). È quindi un’importante misura d’efficacia per interventi terapeutici, riabilitativi e assistenziali. Per questo motivo, in ambito gerontologico sono state sviluppate diverse misure: la Life Satisfaction Index di Neugarten et al. (1961) da cui si ricavano cinque dimensioni (il gusto per la vita rispetto all’apatia, fermezza e forza d’animo, congruenza fra scopi prefissati e scopi raggiunti, una concezione positiva di sé e tono dell’umore) e la Life Satisfaction in the Elderly Scale di Solomon e Conte (1984).

Fra le scale per bambini e adolescenti esiste la Multidimensional Students’ Life Satisfaction Scale (Huebner, 1994) che misura la soddisfazione in cinque contesti differenti: la famiglia, la scuola, gli amici, l’ambiente di vita e il sé.

Per valutare la soddisfazione dei pazienti psichiatrici esistono molte scale tra cui la Satisfaction with Life Domains Scale di Lehman (1983) e il Lancashire Quality of Life Profile (1996) che valuta le caratteristiche sociodemografiche, gli indicatori oggettivi e soggettivi e misure globali del benessere.

La valutazione del benessere psicologico

Oltre alla scale che valutano l’esperienza emozionale positiva e il senso di soddisfazione, esistono altri strumenti di misura che colgono altre dimensioni del funzionamento psicologico positivo.

L’autostima è fra le più utilizzate come indicatore del benessere (Scala di Rosenberg, 1965), seguita dall’ottimismo, dal locus of control e dalla self-efficacy.

Una delle scale maggiormente usate per cogliere il benessere psicologico è quella di Ryff (1989) che valuta sei criteri del funzionamento psicologico: l’autonomia (la capacità di indipendenza), il controllo ambientale (il grado di controllo e di competenza nella gestione dell’ambiente e la capacità di usufruire delle sue risorse), la crescita personale (la percezione di una crescita del sé), le relazioni positive con gli altri (la qualità delle relazioni personali), lo scopo nella vita (la presenza di mete ed obiettivi e la percezione di una direzione) e l’accettazione di sé (la presenza di un atteggiamento positivo verso se stessi e l’accettazione delle qualità negative).

Si tratta di uno strumento dotato di una portata più generale e più inclusivo rispetto alla scale che sono state applicate alla misurazione di aspetti specifici del funzionamento positivo (come l’autostima).

 
 

© Stile repressore e benessere - Margherita Monti
 
 

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