Corso di Laurea in Psicologia di Cagliari: Conclusioni

Le verifiche empiriche condotte sulle prove di ammissione al Corso di Laurea in Psicologia di Cagliari hanno consentito di mettere in luce i risultati sintetizzati nei punti seguenti:

  1. Per ci  che riguarda le richieste di immatricolazione, chi ha partecipato alla prova di ammissione presenta caratteristiche socio anagrafiche e curricolari in buona parte sovrapponibili ai dati riportati in letteratura. 
  2. I questionari utilizzati ai fini della selezione sono risultati, per alcuni versi, insoddisfacenti. L’avere modificato nel corso degli anni la formulazione delle domande ha consentito di valutare, oltre alle conoscenze di cultura generale, anche alcune competenze di base come quelle connesse ad abilità di ragionamento su contenuti semantici e simbolici. Il persistente ancoraggio alle cinque aree disciplinari può , tuttavia, aver limitato la portata delle trasformazioni: la coesistenza entro lo stesso quesito di aspetti tra loro dissonanti (conoscitivi e cognitivi), può  aver rappresentato più un fattore di disturbo e confusione che un effettivo richiamo ad una o più dimensioni latenti (es. ragionamento verbale, numerico e astratto). I test poi, sono risultati particolarmente difficili. In media solo il 15% dei soggetti ha risposto correttamente a più della metà delle domande previste. La soglia elevata ha comportato un sostanziale appiattimento delle differenze di punteggio tra gli ammessi.
  3. Nel complesso, le procedure adottate non sembrano avere introdotto particolari iniquità. L’ultima ponderazione dei criteri sembra abbia condotto ad un sufficiente equilibrio tra la valutazione del curriculum precedente e la prestazione al test di ammissione. Le dimensioni individuate tramite l’analisi delle componenti principali paiono, in sostanza, avere costituito da fattori correttivi delle iniziali diseguaglianze introdotte dalla semplice valutazione del voto di diploma. Analoghe differenze di rendimento al test di ammissione, sulla base del precedente curriculum di studi, sono state riportate da Briante e Romano (1997) e da Depolo e Rinaldi (1997). Ciò  che contraddistingue lo studio di Cagliari è il peso che le prove hanno assunto: a) le risposte date a caso, non adeguatamente corrette, possono sia inflazionare la componente di errore che distorcere in modo incontrollato la procedura di misurazione; b) le conoscenze di cultura generale, in parte sintetizzate dal voto di diploma, sono state valutate anche sulla base delle risposte fornite al test di ammissione. 
  4. I criteri di selezione adottati (voto di diploma e test di ammissione) non sono in grado di predire sufficientemente il successo negli studi universitari. Dei due, il voto di diploma presenta la più alta utilità predittiva. Una meta-analisi condotta in Germania da Schuler, Funke e Baron-Boldt (1990) su 46 ricerche che hanno preso in esame 75 campioni indipendenti, per un totale di 26.867 soggetti, ha sottolineato come il contributo predittivo dei voti di maturità al successo accademico, corretto per inattendibilità di criterio, errore di campionamento e restringimento del range, spieghi il 64% della varianza dei risultati universitari. I dati dell’Università di Cagliari non consentono di escludere l’ipotesi che la scarsa rilevanza dei predittori sia dovuta ad un artefatto metodologico: gli ammessi rappresentano un segmento molto ristretto dei candidati (circa il 20%) selezionati proprio in base alle variabili assunte come predittori. Di conseguenza, gli ammessi possono presentare al loro interno una varianza ridotta dei punteggi (range restriction). L’eccessiva difficoltà delle prove pu  avere poi contribuito ad una ulteriore restrizione, minimizzando le differenze esistenti lungo le dimensioni valutate dal test.                                                        

Il numero programmato ha costituito l’unico rimedio, per il Corso di Laurea di Cagliari, di soddisfare una forte richiesta di immatricolazione in Psicologia (Guicciardi e Lostia, 1998). Ai fini predittivi, alcune variabili differenziali di tipo cognitivo-motivazionale (es. stili attribuzionali, Sé possibili, aspettative di riuscita, etc.: per una rassegna cfr. Marini, 1990), assumono un peso rilevante nella spiegazione del successo accademico, come testimoniano più di cinquanta anni di ricerche nel settore (Weiner, 1990).

Non è da trascurare l’ipotesi che il rendimento agli esami sia al contempo il prodotto e la causa delle modificazioni di tali costrutti (Van Overwalle, Mervielde e De Schuyter, 1995) e che una maggiore congruenza tra predittori e criterio possa migliorare la previsione del successo negli studi universitari. Ci  se si ha l’accortezza di introdurre il fattore tempo nel modello e misurare l’abilità di studio, le conoscenze specifiche e la motivazione intrinseca oltre al curriculum scolastico precedente (Minnaert e Janssen, 1992).

I dati indicano che se l’obiettivo è sostenere ed ampliare le possibilità di riuscita degli studenti, è sufficiente utilizzare il voto di diploma. A chi obietta che il voto di diploma possiede una metrica incerta e innesca effetti iniqui, è sufficiente rispondere che basta standardizzare i voti su base locale e/o ‘pesarli’ sulla base di parametri facilmente individuabili (Guicciardi e Lostia, 1998).    
 
 
 
 

 

© I predittori della performance accademica  - Laura Foschi
 
 

 

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