Programmazione Neuro Linguistica: Come comunichiamo

 
Come comunichiamo
 
L’essere umano ha una peculiarità fondamentale, tra le tante, se comparato agli altri animali: la parola. Questo primato ci porta ad enfatizzare l’importanza del contenuto verbale del messaggio comunicativo. 
 
Alcuni sperimentatori hanno studiato gli elementi componenti la comunicazione e la percentuale dell’impatto comunicativo di ogni componente, e ne hanno ricavato un grafico (vedi fig. 2). La rappresentazione ci indica come tanto interesse dedicato da parte nostra alla componente verbale (contenuto = cosa diciamo) è del tutto fuori luogo, racchiudendo questa, in termini di impatto, solo il 7%. Al contrario, tendiamo a non considerare la parte non verbale, cioè il come si dice qualcosa, che
rappresenterebbe il 93% dell’impatto comunicativo.
 
 
Il linguista John Grinder, di cui tratteremo più avanti, è stato uno dei due studiosi creatori della Programmazione Neuro Linguistica. Egli, consapevole della preminenza della comunicazione non verbale, si fece trasportare in piena Amazzonia presso uno tribù di cui era del tutto sconosciuto il codice linguistico, per completare uno studio di cui si stava occupando. Pur non conoscendo una parola, riuscì dopo circa tre mesi a farsi eleggere capo tribù semplicemente ricalcando1 il modo di atteggiarsi del capo in carica, il suo tono, ritmo, volume della voce, la sua mimica e gestualità. 
Questo esempio è illuminante e paradigmatico, perché bene ci illustra l’ampio margine di impatto comunicativo che il linguaggio del corpo possiede. Elemento questo che è difficilmente controllabile a livello conscio e volontario.
 
Quando parliamo con un interlocutore la nostra mente conscia è impegnata nella codifica del messaggio verbale (digitale), la maggioranza dei messaggi vengono, al contrario, elaborati a livello inconscio. Ne consegue che la comunicazione è una funzione espressa e ricevuta soprattutto a livello inconscio.
 
Gli elementi fondamentali della comunicazione sono il contenuto e la relazione.
 
Il contenuto del messaggio viene normalmente trasmesso con il linguaggio verbale, mentre la relazione con quello analogico.
 
L’eccellenza della comunicazione è funzione della congruenza tra contenuto e relazione: qualsiasi transazione comunicativa può condurre ad una situazione di scontro e di incontro, che può verificarsi sia a livello di contenuto, che a livello di relazione.
 
La situazione ottimale è caratterizzata da un completo accordo in entrambii livelli e darà come risultato:
 
• una situazione di confronto
• probabile produzione di risultati
• stato interno: benessere
• posizione reciproca: parità
 
Al contrario, la situazione peggiore, che avviene quando gli interlocutori hanno una percezione sgradevole dell’altro e per giunta non condividono le argomentazioni trattate, è di totale scontro. In sintesi avremo: 
 
• una situazione di scontro
• non si producono risultati
• stato interno: malessere-tensione
• posizione reciproca: disparità (one up/one down)
 
Tra i due estremi si verificano anche le situazioni intermedie, che creano situazioni meno radicali, ma di facile cambiamento.
 
Il buon comunicatore si deve sentire completamente responsabile dei risultati che ottiene (o non ottiene). È vero che la reale responsabilità è da ripartire tra i comunicanti, ma l’atteggiamento di chi vuole raggiungere gli obiettivi prefissati deve mirare alla totale assunzione di responsabilità.
 
Se si attribuiscono le responsabilità agli altri si diviene passivi rispetto ad un processo comunicativo che, al contrario, è attivo e dinamico. Qualora dovessimo trovarci in una situazione in cui un’altra persona non ci consente di raggiungere un obiettivo è buona norma porsi il quesito:
 
Cosa posso fare io perché lui faccia ciò che io desidero e ciò che desideriamo insieme?
 
 
 
 
 
 
 

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