PNL: Motivare e convincere
 
La motivazione è l’elemento guida per l’apprendimento di un bambino o di un qualsiasi altro soggetto.
Insegnando, si osserva come si riesce facilmente a motivare alcuni, e con estrema difficoltà si raggiungono altri. 
Anche la motivazione, è ricollegabile ai Sistemi Rappresantazionali che si scelgono e in base ai quali si costruiscono delle strategie: quando si cerca di stimolare un bambino bisogna modellarsi sul suo sistema d’apprendimento.
 
Carmela Lo Presti, alla mia domanda: “Come fai a motivare i bambini più svogliati e distratti?” mi ha risposto : “ Se un bambino viene coinvolto con l’utilizzo di tutti i sensi, non può non rispondere.”
Egli si pone nell’atteggiamento giusto quando capisce che ciò che sta imparando è importante e benefico non solo per lui, ma anche per gli altri; che tutte le abilità e competenze apprese a scuola sono sfruttabili nella vita di tutti i giorni, in famiglia, nello sport.
L’educatore può aiutarlo in questo percorso, cercando di mostrargli la relazione logica che c’è tra un argomento e l’altro, tra una materia e l’altra e tra ciò che è stato fatto lo scorso anno con quello che si farà il prossimo.
Ogni bambino vuole apprendere, rendere e essere soddisfatto di ciò che impara, perché come abbiamo visto precedentemente, dietro al comportamento più distaccato e distratto c’è un’intenzione positiva che deve essere identificata e canalizzata nella giusta direzione 
 
I bambini, a differenza degli adulti, sono motivati naturalmente a raggiungere il livello e lo stato desiderato. Ma un bambino che si sente d’appartenere ad un livello mediocre, lavorerà mediocremente senza pensare di poter migliorare o raggiungere obiettivi superiori.
Ma se l’educatore focalizza la sua attenzione sui suoi talenti, valorizzandoli e potenziandoli, distinguendo gli errori che egli può compiere dalla persona che è, il bambino acquisirà tale consapevolezza di sé e di ciò che può, da sentirsi continuamente motivato e apprezzato.
 
Il gruppo, in questo cammino di scoperta, è fondamentale e può essere il motore propulsore per il cambiamento di atteggiamenti o comportamenti negativi o asociali.
Linda Lloyd dispensa consigli a riguardo per aiutare i formatori nello sfruttare appieno le occasioni di crescita e di maturazione date dal gruppo.
Si rivolge agli insegnati affermando: “Create situazioni in cui i bambini si possano dire a vicenda - Puoi farcela! - oppure - Ce l’hai fatta! -”

  1. Insegnare a lavorare in coppia o in un piccolo gruppo.
  2. Sono leciti solo complimenti e incoraggiamenti.
  3. Incoraggiare gli studenti a complimentarsi l’uno con l’altro.
  4. Coppie di studenti affini per le stesse abilità, insegneranno ad altri micro gruppi, in quanto sono aiuto e incoraggiamento per gli altri.
  5. Tutti i bambini devono ricevere complimenti, non solo quelli che rendono di più.
  6. Creare un gioco in cui i soggetti possono scrivere un complimento o un talento di un’altra persona (La consapevolezza delle potenzialità degli altri, aiuta ad essere consapevoli delle proprie abilità)

 
In ogni tecnica che propone l’esperta di PNL, si nota l’importanza che si dà al feedback, strumento grazie al quale riusciamo a capire se la strategia che stiamo mettendo in atto è efficace o meno. In qualsiasi tipo di comunicazione, guardiamo alla reazione dell’altro; in matematica facciamo la prova per verificare la correttezza; in scienze ricorriamo all’esperimento e alla verifica per valutare la scientificità dell’evento.
L’educatore deve insegnare la strategia del feedback, ad esempio concentrandosi per l’intera lezione su un unico canale sensoriale, per verificare la presenza degli altri sistemi rappresentazionali non messi in uso.
 
Ricorrere ad un test, per esempio, è esaminare il feedback della classe.
L’insegnante, però, dovrebbe ricorrere al test, compito o interrogazione, solo dopo aver insegnato qualcosa di nuovo per controllare l’efficacia della lezione. Il miglior test è verificare se le abilità sulle quali si sta lavorando vengono applicate con naturalezza in altri ambiti o settori: solo mettendo i bambini di fronte ad una nuova situazione, l’insegnante può controllare la messa in atto delle competenze appena apprese; se la risposta è affermativa, i soggetti avranno realmente interiorizzato e appreso la lezione.
 
I risultati del feedback, sono inoltre degli strumenti per modificare, alleggerire o stravolgere le strategie future.
All’inizio di qualsiasi lezione, l’educatore dovrebbe non solo monitorare costantemente i feedback passati per migliorare l’apprendimento, ma crearsi un piano per organizzare meglio il proprio lavoro e gli obiettivi che vuole raggiungere, per poi rispondere ai seguenti punti:
 

  • Risultati dell’insegnamento o dell’apprendimento;
  • Abilità necessarie;
  • Atteggiamento positivo monitorando: motivazione- risultati-strategia d’apprendimento-convincimento-feedback;
  • Analizzare le risposte dei soggetti. Modifica la strategia e ricomincia se i risultati non sono stati raggiunti, altrimenti congratulati con te stesso e con i tuoi alunni.

 
 
 
 
 
 
© Un criterio di analisi dell’efficacia della Programmazione Neurolinguistica applicata al processo educativo infantile - Leila Schrott
 
 
 
 
 

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