La teoria tripolare di Sternberg      

Negli anni 1987-2000 Robert Sternberg (Sternberg, 1987), studioso dello sviluppo cognitivo, definisce l’intelligenza un “autogoverno della mente”, una abilità dell’intelletto di regolare e coordinare i processi e le componenti di ordine inferiore.

L’intelligenza si esprimerebbe attraverso la modalità analitica, una capacità che consente di fare analisi profonde, di fare confronti tra elementi diversi, di valutare e di formulare giudizi, attraverso la modalità creativa, legata all’intuizione e che si realizza nell’inventare, scoprire, immaginare, affrontare con successo situazioni nuove per le quali le conoscenze esistenti si mostrano inadeguate e attraverso la modalità pratica, la capacità di utilizzare strumenti, applicare procedure e mettere in atto progetti.

La struttura dell’intelligenza viene descritta all’interno della Teoria tripolare e suddivisa nelle subteorie contestuale, esperienziale e componenziale.

Per la subteoria contestuale il soggetto cerca di trovare un adattamento tra se stesso e l’ambiente che lo circonda attraverso la modifica del sistema ambiente o la trasformazione degli obiettivi che persegue.
Da ci  deriva che l’intelligenza cambia in base all’ambiente sociale e culturale in cui il soggetto è inserito ed in funzione dell’età (dell’esperienza acquisita).

Nella subteoria esperenziale i soggetti si differenziano sia in base al grado di insight (abilità che consente di affrontare i compiti e le situazioni nuove) applicato alla soluzione dei problemi che per la capacità di automatizzazione delle informazioni acquisite (abilità che permette di eseguire compiti complessi).

La subteoria componenziale ci dice che per studiare le differenze di intelligenza tra i soggetti, dobbiamo osservare il modo il cui soggetto, al fine di scoprire la relazione tra le due parti di una analogia, si costruisce ed usa una mappa mentale.

“Le componenti” sarebbero “processi elementari di informazione che operano su rappresentazioni interne di oggetti o simboli” (Sternberg, 1987) che possono venire suddivise in subcomponenti sempre più raffinate chiamate metacomponenti, componenti di prestazione e componenti di acquisizione di conoscenza.

Le metacomponenti sono processi esecutivi di ordine superiore con funzione di esecuzione di un compito, vengono impiegate nella progettazione, nel controllo e nella presa decisionale.

Vengono chiamate direttivi o homunculus.

Sette sono le metacomponenti della funzione intelligenza: il giudizio sulla natura del problema da risolvere, la selezione di componenti di ordine inferiore, la selezione di una o più rappresentazioni dell’informazione, la selezione di una strategia atta a combinare le componenti di ordine inferiore, le decisioni su come distribuire l’attenzione, il controllo della soluzione, la sensibilità ai feedback esterni.

Le componenti di prestazione sono i processi impiegati nell’esecuzione di un compito, comprendono le componenti di codificazione, le componenti di combinazione e confronto e le componenti di risposta.

Le componenti di combinazione e confronto vengono utilizzate nella soluzione di analogie o nella strategia di abbinamento e confronto di informazioni.

Le componenti di acquisizione della conoscenza concorrono alla formazione dell’insight, vengono utilizzate nell’apprendimento di nuove informazioni e sono suddivise in: componenti generali (consentono di eseguire i compiti), componenti di classe (aiutano ad interfacciarsi con una subcategoria di prove), componenti specifiche (utili nell’esecuzione di compiti singoli).   
 
 
 
 
 
 
 

© I predittori della performance accademica  - Laura Foschi
 
 

 

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