La teoria sulle intelligenze multiple di Gardner e gli studi di psicologia della personalità

La teoria della Gestalt considera la mente come una totalità organizzata in una struttura unitaria e distingue tra pensiero produttivo, un sistema che crea le soluzioni mediante una ristrutturazione cognitiva attuata per mezzo dell’insight (un salto qualitativo/cognitivo che consente di percepire aspetti nuovi del problema e di utilizzarli in una nuova prospettiva) e pensiero riproduttivo, la ripetizione di schemi e strategie comportamentali già utilizzati in passato.

Le teorie sull’insight vengono suddivise in teorie dell’elaborazione speciale, un tipo di elaborazione dell’informazione che consiste in ampi salti logici inconsci ed in teorie del niente di speciale, in cui l’insight è un’estensione dei normali processi percettivi, cognitivi, di apprendimento e di ideazione ed è formato da tre processi psicologici correlati, la codificazione selettiva, cioè la capacità di capire ed individuare gli elementi utili dell’informazione, la combinazione selettiva, la capacità di accostare elementi di informazione apparentemente distinti all’interno di un complesso unificato, il confronto selettivo, cioè la capacità di mettere in relazione informazioni appena acquisite con altre già possedute (come avviene nella soluzione dei problemi per analogia).    

Nel 1983 il cognitivista Howard Gardner (Gardner, 1983) propose di considerare priva di fondamento la vecchia concezione di intelligenza come fattore unitario misurabile tramite QI e di sostituirla con una definizione più dinamica, articolata in sottofattori differenziati.

Parlò di Intelligenze multiple, sostenendo l’esistenza di vari tipi di intelligenza, ognuna con una diversa base biologica ed uno sviluppo indipendente: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, cinestesica o procedurale, naturalistica, etica e filosofico-esistenziale.

Ogni forma di intelligenza corrisponderebbe ad unità funzionali individuali, ci  spiegherebbe la ragione per la quale un individuo pu  eccellere in un’area e non in altra.

La teoria tiene conto anche delle dinamiche ambiente-cultura, sostiene che all’interno della popolazione le diverse tipologie di intelligenza hanno una distribuzione casuale, garantendo una spartizione equa tra gli individui dotati di talento che ricevono educazione e sostegno culturale.       

Gli studi in ambito di psicologia della personalità hanno messo in luce il profilo dei cosiddetti soggetti plusdotati, individui caratterizzati da curiosità, apertura al nuovo, anticonformismo, tolleranza a frustrazione e conflitto e amore per il rischio.

Questi soggetti confermano che ogni individuo è un sistema unico e che l'intelligenza creativa è il prodotto dell'unione di abilità innate e influenza ambientale favorevole.

Lo studio di soggetti con grave ritardo mentale ha, invece, evidenziato l’esistenza della sindrome del Savant o savantismo, una rara condizione in cui soggetti con disfunzioni dello sviluppo (forme diverse di autismo) definiti idiot savant (idioti sapienti), mostrano una prodigiosa capacità mnemonica (circoscritta a pochi ambiti) o le cosiddette splinter skills, schegge di abilità, frammentarie e non ricollegabili al resto della quotidianità (ad esempio, il collezionismo ossessivo di dati da memorizzare), cioè doti eccezionali ma prive di cognizione. 
 
 
 

 
 

© I predittori della performance accademica  - Laura Foschi
 
 

 

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