La PNL: Ricalco, Guida e Calibrazione

 
Il ricalco
 
Il ricalco, come per definizione dei fondatori del PNL, è considerato il procedimento mediante il quale rimandiamo al nostro interlocutore per retroazione, con il nostro stesso comportamento, i comportamenti e le strategie che abbiamo osservato in lui: cioè andiamo verso il suo modello del mondo.
Saremo riusciti a ricalcare bene la strategia di una persona, quando avremmo assemblato le informazioni sulle quali stiamo lavorando, in modo tale che la forma della nostra presentazione coincida, stadio per stadio, con la sequenza di rappresentazioni per le quali passa in quella strategia la persone in questione.
 
La guida
 
La guida è un termine usato nella PNL per indicare la capacità che abbiamo di accompagnare le persone lungo una direzione diversa da quella che stanno percorrendo.
È soltanto a partire dal rispecchiamento e dal ricalco, che si può indurre una persona a fare un cambiamento.
 
Così come il rispecchiamento è basato su elementi di uguaglianza, la guida si fonda sull’introduzione di una differenza nell’uguaglianza.
La guida ha lo scopo di allargare la mappa dell’altro. Il rispecchiamento e la guida sono funzioni di processi di empatizzazione e influenzamento, che continuamente ricorrono nella nostra esperienza quotidiana.
La capacità di attuare queste strategie è alla base di ogni comunicazione efficace, in ogni ambito.
Nessuna applicazione di metodologie risulterà soddisfacente se prima tra le persone non si sarà instaurato quel binario preferenziale lungo il quale tutto è semplice, quella cornice lunga la quale tutto è possibile.
 
Calibrazione: calibrare i segnali e i canali sensoriali
 
La fase successiva e più approfondita del mirroring è la calibrazione: è il riconoscimento di un cambiamento di stato nella persona che ci viene da segnali non verbali. Calibrare significa saper raccogliere un feedback non verbale. Questa tecnica o procedimento è composta da diverse fasi:
 
  1. osservare l’altro in modo più attento e sottile, orientando l’attenzione verso certi elementi perché sono ricchi di significato per l’interazione in corso. A questo scopo occorre togliere una parte dell’attenzione normalmente diamo al cosa/contenuto di un’interazione per spostarla al come (modalità usate dalla persona per esprimere i diversi contenuti);
  2. leggere tra le righe, cioè osservare elementi minuziosi dell’esperienza dell’altro con sottile capacità discriminativi, concentrandosi su quello a cui normalmente non si fa caso ed interessandosi alle relazioni inconsce dell’altro (oltre a quelle consce).
 
Quali sono le finalità della calibrazione?
Essa serve a prestare attenzione ad indicazioni fisiologiche e comportamentali che sono associate a stati interni, e si esteriorizzano quindi, dalle modalità di funzionamento interno.
Ogni minimo cambiamento esterno, infatti, testimonia sempre un cambiamento di stato d’animo interno.
Calibrare non è valutare, fare apprezzamenti sui contenuti, ma significa fare un’osservazione delle modalità di funzionamento interno di qualcuno.
Non è nemmeno interpretare, perché conosciamo gli altri solo sulla base della nostra esperienza personale e quindi è facile, e spesso diventa pericoloso, allargare o distorcere l’esperienza altrui, proiettandone la nostra.
 
Nel funzionamento interno di una persona si possono distinguere più fasi.
In un primo momento, avviene la raccolta dati tramite i sensi: è un passaggio obbligato per un contatto con l’esterno. Si può parlare di un’attività sensoriale conscia, temporanea, limitata con un necessario susseguirsi da un’ informazione all’altra. Segue un’attività sensoriale inconscia, ininterrotta, simultanea e globale che è la più ricca.
 
Dopo la raccolta di dati si passa a un’elaborazione interna che corrisponde ad una complessa attività, composta di più fasi che avvengono in rapida successione. Partendo dall’attività percettiva, del tutto soggettiva si passa all’attività di rappresentazione, ovvero la realtà esterna viene rappresentata all’interno.
La conseguente presenza della realtà in un modello rappresentativo, ne permette l’utilizzazione in varie operazioni mentali (memoria a lungo termine, ripresa di esperienze passate o lontanissime, costruzione di esperienze sconosciute, invenzioni, immaginazioni).
 
La terza fase è chiamata di reazione, in quanto la conoscenza concreta della realtà, sia pure solo come modello mentale, serve alla persona per sapere come reagire, cioè come comportarsi per influenzare o modificare tale realtà e per soddisfare i propri bisogni.
 
A questo punto appaiono i comportamenti: questa fase evidenzia il taglio soggettivo del processo, dato che non è possibile una concezione oggettiva della realtà. Ogni persona si fa un’idea della realtà che è data dall’impronta soggettiva che ognuno si attribuisce (mappa della realtà).
 
Esistono dei filtri che portano inevitabilmente alla soggettivazione. 
Il primo è il Filtro neurologico, definito dai limiti nell’abilità di discriminare dei sensi, limiti di tipo genetico o costituzionale. Il secondo è un Filtro socioculturale, rappresentato dagli influssi che il contesto geografico e culturale può determinare sulle modalità percettive soprattutto attraverso il linguaggio (usato anche per il dialogo interno).
L’ultimo è il Filtro personale e concerne la storia personale di ognuno, l’esperienza passata che conduce un certo riconoscimento di significato alla realtà con cui si viene a contatto.
 
Oltre a questi, nell’attività di elaborazione interna sono in funzione tre meccansmi che ognuno impiega in modi diversi in ogni occasione: generalizzazione, distorsione, cancellazione. La generalizzazione si ha quando una singola esperienza viene presa come valida a rappresentare altre esperienze dello stesso tipo: è la base degli automatismi stimolo/risposta. La distorsione avviene quando si introducono degli elementi che modificano in modo arbitrario l’esperienza in corso, soprattutto le categorie spaziali e temporali.
La cancellazione permette di ridurre una pluralità di dati ad un livello che ne facilita l’elaborazione, scartando, con criteri puramente soggettivi, quanto non si ritiene indispensabile.
 
Abbiamo già visto come ogni esperienza, per quanto interna, possa essere descritta e rappresentata in modalità sensoriali, cioè con immagini, suoni, sensazioni.
La metodologia della Programmazione Neuro Llinguistica si basa sui canali sensoriali, come la psicanalisi si basa su Ego, Super Io, Es, oppure l’Analisi Transazionale usa gli stati dell’io del Genitore, Adulto, Bambino.
Si può anche definire la modalità di funzionamento dei canali sensoriali (visivo, uditivo, cinestetico), come uno stato di coscienza mista.
Con la calibrazione, si possono cogliere le informazioni sul funzionamento dei tre sistemi sensoriali, si possono avere dati dall’osservazione esterna si e può arrivare a fare delle ipotesi su preferenze, modalità abituali di funzionamento, che portano meglio a conoscere e poter prevedere la realtà.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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