La PNL nel processo educativo: l’ambiente
 
La Programmazione Neuro Linguistica, attualmente, non dispone di ambienti o strutture particolari ed indipendenti, per poter esprimere pienamente il suo carattere innovativo.
Non esistono autori o practitioner di PNL che delineano un ambiente particolare come può avvenire in tante altre scuole che si basano su metodi, che se pur alternativi alle tradizionali visioni di educare, hanno delle strutture autonome ed autosufficienti in cui tutto, anche lo spazio rappresenta una forma di insegnamento.
Gli insegnanti che applicano, perciò, la PNL lavorano negli ambienti e nelle aule delle strutture statali che molto spesso  risultano spoglie e poco adatte alle esigenze dei bambini.
La difficoltà di stabilire una comunicazione con lo spazio circostante è, perciò, molto elevata per gli insegnanti, che si concentrano soprattutto sul rapporto di forte empatia con i bambini, per stabilire tra loro un’atmosfera rassicurante e positiva. In questo modo anche le mura di un’angusta stanza rappresentano per il bambino un luogo di incontro e protezione, in cui egli ha la possibilità di esprimersi liberamente e di arricchirsi.
 
Carmela Lo Presti ha avviato diversi progetti che hanno come obiettivo la crescita emotiva e personale dei bambini, attraverso l’applicazione delle tecniche della PNL unite alla Globalità dei Linguaggi. Opera all’interno delle classi delle scuole materne, elementari e superiori pubbliche caratterizzate, molto spesso, da strutture carenti ed insufficienti, eppure, con l’utilizzo di semplici materiali e supporti, è in grado di stabilire un forte contatto anche con lo spazio che diventa funzionale alle strategie stesse.
L’ambiente in cui vivono i bambini deve divenire uno strumento per ancorare le distinte e versatili attitudini e competenze che gli educatori sviluppano quotidianamente attraverso il loro operato. 
Le mura, perciò sono dei veicoli per imprimere le conquiste e i presupposti che ogni alunno si pone di raggiungere.
Un’attività che Lo Presti propone ai bambini, ad esempio, è quella di realizzare dei cartelloni colorati in cui scrivere il nome di ogni bambino appartenente alla classe, con accanto le abilità e i talenti che lo caratterizzano.
La compilazione di questi tabelloni avviene dopo un momento di confronto tra i soggetti, in cui ognuno parla di sé e contemporaneamente mette in evidenza le qualità dei compagni. Ogni qual volta un bambino apprende una nuova abilità o migliora in altre, i cartelloni, con il consenso di tutti, vengono ampliati e aggiornati. Ciò rafforza la consapevolezza di sé e degli altri, aumenta l’auto-stima e l’auto-valutazione, creando contemporaneamente una crescita dei rapporti interpersonali nella classe.
Il bambino si sente valorizzato, apprezzato e invogliato a migliore. L’idea di attaccare i cartelloni sui muri rappresenta una strategia, un ancoraggio che rafforza l’apprendimento visivo collettivo: vedere scritto ogni giorno i propri talenti e le abilità e monitorare i miglioramenti, rappresenta per il bambino un input costante che consolida la crescita personale.
 
Un’attività analoga, chiamata “What do you want?” (Cosa vuoi?) è consigliata da Linda Lloyd in Classroom Magic, relativa all’ottenimento dei propri scopi. Dopo aver fornito ai bambini gli strumenti per prendere consapevolezza di ciò che vogliono, desiderano e sognano cambiare di se stessi, vengono indirizzati alla realizzazione di disegni, scritte o qualsiasi cosa ricordi loro visivamente e rapidamente lo stato desiderato.
Attraverso colori, tessuti, disegni, materiali e strumenti, canzoni, filastrocche, rappresentazioni, il bambino crea il proprio ambiente che lo descrive e lo rappresenta nelle sue intenzioni e valori positive, che alimenta la sua fantasia e creatività. È uno spazio che parla di lui e delle sue conquiste che avvengono con e grazie agli altri: sono proprio i compagni che incoraggiano il bambino ad andare oltre il possibile fallimento, che lo valorizzano, lo apprezzano per quello che è realmente.
Lloyd consiglia ai bambini di ricrearsi nella propria stanza ciò che è presente nell’aula per rafforzare l’ancoraggio e il riconoscimento di esso.
 
Lo spazio e i materiali scelti sono componenti fondamentali e parti integranti di un metodo di insegnamento, attraverso i quali si facilita l’apprendimento e la comunicazione.
 
Nell'asilo steineriano, ad esempio, i bambini giocano con semplici materiali naturali (lane, stoffe, bambole di pezza, carretti di legno, cere colorate, ecc.), cantano, recitano filastrocche, ascoltano fiabe, dipingono, preparano il pane, fanno euritmia (arte del movimento guidata dalla musica e dalla parola fondata da Steiner stesso).
Pertanto l'ambiente viene considerato in modo che semplici attività della vita casalinga o attività artigianali possano venir osservate ed imitate con ricchezza di fantasia. I bambini si esprimono in piccoli giochi di rappresentazione, in girotondi e versi ritmati, ma anche in un ascolto pieno di meraviglia di fiabe e in uno spontaneo fluire nel canto.
Abitualmente queste scuole hanno strutture realizzate interamente in legno e materiali naturali, site in ambienti campestri e rustici, in cui l’apprendimento delle normali materie accademiche vengono accompagnate con altrettanta serietà da attività come falegnameria, taglio e cucito, arte.
 
Per la Montessori, è proprio l’ambiente a rivestire un ruolo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dei bimbi; la scuola deve essere in grado di coinvolgerli e stimolarli nelle attività individuali e di gruppo, accrescendo in loro, il senso d’appartenenza ad una collettività e nello stesso tempo dando loro piena libertà di movimento e di azione.
Anche gli arredi devono essere pensati e studiati tenendo conto della corporatura dei piccoli, costruiti all’insegna della leggerezza in modo che, proprio la loro fragilità, possa rivelare un utilizzo sbagliato o una mancanza di rispetto da parte di coloro che ne fanno regolarmente uso. Per questo motivo, nelle scuole montessoriane vengono utilizzati piatti di ceramica, bicchieri di vetro e soprammobili fragili. I bambini sono, in questo modo, invitati a coordinare i movimenti con esercizi quotidiani di autocontrollo, autocorrezione e prudenza.
Importante è anche il concetto di ordine, il cui mantenimento è il compito principale del bambino, nella convinzione che solo un ambiente ordinato e organizzato è in grado di far emergere le virtù nascoste di chi lo frequenta e lo vive.
 
 
 
 
 
 
 
 
© Un criterio di analisi dell’efficacia della Programmazione Neurolinguistica applicata al processo educativo infantile - Leila Schrott
 
 
 

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