L’ancoraggio: uno strumento per crescere
 
Durante l’anno, l’insegnante, a livello del tutto inconscio, crea dei forti ancoraggi in svariati modi: attraverso la semplice spiegazione di una lezione, egli ancora gli alunni alle proprie parole, al tono di voce, alla postura del corpo, alle espressione del viso ecc.., che diventano dei mezzi per catturare la loro attenzione. Anche solo un sorriso, un gesto di incoraggiamento, possono far riemergere, anche successivamente, degli stati d’animo positivi e perciò dei comportamenti corrispondenti.
 
Molto spesso i bambini hanno delle capacità o abilità di cui non sono consapevoli, che usano raramente, o mettono in atto solo a scuola, o semplicemente sognano di possedere. L’insegnante può aiutarli a riconoscere e mettere a frutto l’uso di tutte queste competenze, attraverso il loro ancoraggio in base agli obiettivi.
Decorare la classe o la propria stanza con cartelloni che esprimono i successi raggiunti o scrivere degli slogan sulle credenze positive sono delle ancore che tendono a modificare quegli atteggiamenti o comportamenti negativi che non conducono ad ottimi risultati.
 
Lo Presti, in un progetto indirizzato ai ragazzi del liceo, ha proposto delle attività per individuare quelli che lei chiama i “pensieri killer”, ovvero quei pensieri che innescano degli stati d’animo negativi, d’ansia, di paura che non permettono, ad esempio di superare delle situazioni difficili, come un’interrogazione. Sopra ogni banco gli studenti hanno applicato una frase o una parola che dà forza e consapevolezza di sé e permette loro di modificare e trasformare i pensieri negativi. Queste sono delle ancore che si accompagnano ad alcuni e semplici gesti che gli vengono insegnati per riattivare l’affermazione positiva che rimette loro nello stato migliore per affrontare il problema o il disagio.
L’ancoraggio però, secondo Lo Presti, non deve mai avvenire tramite una persona esterna, ma è consigliato l’auto-ancoraggio compiuto dallo studente stesso, altrimenti si potrebbe correre il rischio di generare dei rapporti di dipendenza che non sono affatto sani e non rafforzano la crescita del soggetto. Ciò che è possibile fare è insegnare ai bambini a creare degli ancoraggi in maniera autonoma per imprimere degli stati emotivi vincenti, che semmai sono richiamati e rinforzati dal gruppo stesso.
 
Linda Lloyd, al contrario è favorevole all’ancoraggio esercitato dall’insegnante e nel suo manuale spiega come eseguirlo correttamente. 
Quando l’educatore si rende conto che gli studenti mostrano un atteggiamento distratto, frustrato oppure positivo, energico, egli può stabilire delle ancore attraverso le quali può ancorare gli stati d’animo corrispondenti.
Dopo aver notato le espressioni facciali, il tono di voce, il ritmo del respiro, il colore della pelle, l’insegnante è in grado di identificare il momento in cui i bambini stanno vivendo una situazione favorevole e a questo punto è possibile fissare lo stato d’animo positivo con un gesto, una parola, un tono di voce. Il movimento deve essere preciso perché successivamente, solo con la riproduzione esatta di esso, può avvenire un cambiamento positivo e si può beneficiare dell’ancoraggio.
Questa strategia possiede un gran forza e la sua gestione è estremamente delicata.
 
Il formatore può, sia creare delle nuove ancore, che eliminarne o rafforzarne delle vecchie. Se due ancore sono simultaneamente associate allo stesso evento, o l’ancora più incisiva prevale, oppure avviene un’integrazione in cui le due ancore ne creano una nuova. 
Ad esempio, se un bambino ogni volta che compie un errore, si sente mortificato e offeso (ciò significa che un ancoraggio negativo già è stato fatto), l’insegnante può eliminare questa ancora e stabilirne una nuova, attraverso un gesto o una parola di lode (“Meno male che fai degli errori così possiamo migliorare, bravo, rendi il mio lavoro più semplice!”) che al bambino richiama un sentimento positivo, permettendogli di concepire un errore come un mezzo per apprendere.
 
L’influenza che l’insegnante ha sui bambini è molto più forte di ciò che si immagina, in quanto gran parte di essa avviene a livello inconscio; deve, perciò, essere consapevole di questo potere e utilizzarlo con saggezza. Se l’ancoraggio è messo in atto con amore e rispetto, può trasformarsi in un’efficace strumento di crescita.
L’educatore, insegnando con il totale coinvolgimento di tutti i sensi, crea delle ottime basi per ancorare, attraverso i canali sensoriali, ciò che i bambini apprendono, ed avere, inoltre, l’opportunità di richiamare l’esperienza ancorata con rapidità e semplicità.
Questa strategia è un ulteriore mezzo per rafforzare quelle abilità che possono essere trasferite da un campo all’altro, per migliorare la consapevolezza di sé e la propria flessibilità. Ogni volta che il bambino si imbatte in una nuova abilità, il ruolo dell’educatore sta nell’aiutarlo a visualizzare tutti i campi in cui è possibile l’applicazione: una competenza che si apprende a scuola può essere applicata a casa o nello sport o viceversa. L’ancoraggio offre le basi necessarie e sufficienti per fissare le sue potenzialità e renderlo maggiormente flessibile.
 
 
 
 
 
 
© Un criterio di analisi dell’efficacia della Programmazione Neurolinguistica applicata al processo educativo infantile - Leila Schrott
 
 

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