Il Counseling come attività di supporto allo sviluppo globale dell’individuo

 
Il counseling organizzativo si forma sulla base dell’esperienza del counseling individuale, inteso come azione d’aiuto al singolo per ottenere un orientamento comportamentale in differenti ambiti  (scolastico e lavorativo, familiare e di coppia, sanitario, inerente allo stress ambientale…). 
 
Il primo obiettivo del counseling è quello di favorire e/o mantenere uno stato di benessere nella persona che si rifletterà come conseguenza nelle relazioni e nei contesti di vita in cui essa vive: in particolare supporta gli individui che affrontano fasi di transizione psicosociali, siano esse normative o idiosincratiche (i canonici momenti di passaggio, propri di un percorso evolutivo e i cambiamenti improvvisi che possono sconvolgere i normali ritmi di vita) e sostiene i processi di scelta insiti negli stessi momenti di transizione psicosociale.
I due ambiti in cui, inizialmente nei paesi anglosassoni, si esprime il counseling sono quello scolastico e quello professionale, a testimoniare l’importanza di scegliere un percorso di studi e di lavoro, adatto per il soggetto e quindi motivante per la sua realizzazione personale. Il counseling professionale ha preso maggiormente piede, quando si è sviluppata l’idea che il lavoro possa avere una parte centrale nella vita e nell’identità delle persone: lo stadio in cui esso è cresciuto e diverso di più riguarda il passaggio dall’era industriale e quella dell’informazione. In tale periodo si affermano da un lato la life career development, un’azione di sviluppo delle traiettorie di carriera e dall’altro l’outplacement e il career counseling  come sostegno alle situazioni di ristrutturazione aziendale e di riconversione del tessuto produttivo.
 
Le direttrici del counseling come supporto alla persona sono riassumibili nei punti di seguito descritti. Il counseling è una relazione d’aiuto ovvero un contesto in cui si creano legami basato, come afferma il Filosofo Martin Buber, su un rapporto io-tu, in cui vi è un riconoscimento e un’accettazione incondizionata dell’altro. Essa diviene un’esperienza in comune che comporta reciprocità e rappresenta un luogo accogliente e non giudicante in cui la persona, in ragione di questo co-esistere con l’altro, trova una condizione di cura amorevole dove attuare profondi mutamenti; essa mira a far sentire l’altro talmente accettato da consentirgli di esprimere il vero sé e appagare bisogni umani basilari, entrando in contatto con i propri vissuti emotivi e con i blocchi che impediscono il dispiegarsi d’energie/potenzialità.
A prescindere dai compiti specifici d’ogni professione d’aiuto tale relazione ha come scopo ultimo la promozione dello sviluppo e della maturazione dell’individuo, un processo evolutivo che si costruisce grazie alla presenza di un operatore, dotato di un’elevata consapevolezza di sé, in grado di comprendere il problema e di aiutare la persona a trasformarsi (aumento dell’autostima, maggiore stabilità emotiva e migliore integrazione sociale).L’aiuto riesce a riattivare e riorganizzare le risorse interiori (emozionali, affettive, cognitive…), presenti nel soggetto, senza nulla aggiungere all’esterno. Ha l’obiettivo di aiutare le persone ad aiutarsi quindi di facilitare e sostenere, fornendo un posto in cui osservare in modo distaccato la propria condizione di conflitto, ma non di consigliare, se per consiglio intendiamo prescrizioni e indicazioni direttive su come agire. 
 
L’operatore non si sostituisce all’individuo nella soluzione del problema, bensì lo porta ad un maggiore livello di coscienza dei vissuti emotivi e degli schemi comportamentali e di pensiero che attiva, usando la comprensione empatica (sentire il mondo personale del cliente “come se” fosse il nostro senza mai perdere la qualità del “come se) e non la spiegazione razionale e l’interpretazione. Rogers sostiene che non è compito dell’operatore cambiare l’individuo, ma sarà quest’ultimo che cercherà di cambiare e sviluppare sé stesso, fino ad assumere fiduciosamente l’autodirezione.
Opera nel campo della decisione e della scelta, vocazionale e personale. L’operatore, si propone di accompagnare la persona ad affrontare stati di normale conflittualità, sperimentati nel momento in cui questa deve rendere una decisione importante, per superare una situazione, vissuta come problematica. 
 
Considerando che l’atto del decidere implica sempre uno sforzo emotivo e cognitivo, conseguente la scelta migliore e l’abbandono delle possibili scelte, in taluni casi si va incontro ad una confusione e disorientamento da cui é difficile uscire, senza il confronto con un agente esterno. E’importante evidenziare però che si è sempre in una condizione di normalità e che la persona è considerata capace di valutare e assumere una decisione in piena autonomia, senza cadere in stati d’indecisione e di blocco, paralizzanti. E’ infine considerato un intervento breve, circoscritto a un problema specifico (affrontare eventi stressanti della vita, migliorare le relazioni, prendere decisioni su specifiche questioni, intraprendere un cammino per sviluppare maggiore consapevolezza personale…) portato dal cliente, riguardo cui operare delle scelte o degli aggiustamenti.
Prevede una prima fase di chiarificazione a cui deve seguire una fase d’azione in cui poter monitorare il graduale riappropriarsi delle competenze, essenziali ad attuare il benessere psicofisico. 
Poiché, non è semplice circoscrivere il problema, la fase di diagnosi è fondamentale per impostare un intervento di counseling efficace: ad esempio nell’orientamento spesso la richiesta d’aiuto nasconde sullo sfondo una domanda latente, estesa ad aree differenti, che è essenziale fare emergere e gestire, se necessario, attraverso l’invio ad altre figure professionali. 
 
Lo scopo è il cambiamento, sia esso interno alla persona o relativo alla situazione esterna, che conduce al superamento del bisogno: è pertanto un obiettivo d’ordine adattivo e non strutturale (il focus non è sulla struttura di personalità che può comportare la ristrutturazione globale del proprio modo di essere) sebbene, perché ci sia un reale cambiamento, è necessario agire anche, almeno indirettamente, sugli schemi cognitivi che determinano il comportamento di un individuo.
Centrale infine è la relazione tra il counselor e il cliente, un’esperienza d’apprendimento interattivo tra due soggetti in contatto tra loro, posti in una posizione di parità e uniti da un patto di fiducia e di rispetto reciproco: spesso il buon esito del percorso  intrapreso dipende proprio dalla qualità dell’alleanza che si è creata tra i due.
 
In conclusione il fine ultimo del Counseling individuale è lo sviluppo armonico e funzionale della personalità che si esprime nella riscoperta di modi di vivere più fruttuosi e miranti ad un elevato stato di benessere. 
Il risultato del Counseling è misurabile attraverso il grado in cui si riesce a rendere una persona capace d’azioni razionali e buone, a renderla più soddisfatta, più in pace con se stessa, più capace di condurre una vita serena socialmente integrata.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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