Esaurimento emotivo

Nell’arco della propria vita professionale ci si trova spesso a dover confrontarsi con situazioni stressanti che provocano stati di ansia e tensione e inficiano o rendono difficoltoso lo svolgimento del proprio lavoro. Lo stress a cui le persone vengono sottoposte, associato a una mancanza di risorse per gestirlo causa uno stato di malessere che si riflette negativamente sulla salute.
La conseguenza del disequilibrio tra lo stress percepito e i mezzi che si hanno a disposizione per farvi fronte se protratto nel tempo, può dar luce al fenomeno che in letteratura viene definito come sindrome del burnout.

Il fenomeno attualmente è di grande rilevanza e ha suscitato ampliamente l’interesse degli studiosi che lo hanno analizzato da vari punti di vista soprattutto per il grande impatto che sembra esercitare sulla salute. Fu introdotto per la prima volta dallo psicologo Herbert Freudenberger (1974) che lo descrive come uno stato psicologico negativo collegato al lavoro, comprensivo di una serie di sintomi quali stanchezza fisica, esaurimento emotivo e perdita di motivazione

Ora esistono molte definizioni che descrivono il fenomeno, quella maggiormente citata risale a Maslach, Jackson e Leiter (1986) “Una sindrome di esaurimento emotivo depersonalizzazione e riduzione della realizzazione personale che può verificarsi negli individui che lavorano in interazione con le persone”.

In questa definizione sono presenti i tre punti chiave che caratterizzano la sindrome: 
 

  • L’esaurimento emotivo si riferisce al processo per cui un individuo si sovraccarica dal punto di vista emotivo, sentendo come proprie le emozioni di altri, sviluppando un sentimento di impotenza (Hamann & Gordon, 2000), questa condizione porta a sviluppare uno stato di irritabilità e paura che conducono allo sviluppo di una sensazione di disgusto verso sé stessi e il proprio lavoro, generando uno stato di disinteresse generalizzato,dovute a un eccessive richieste lavorative. 
  • La depersonalizzazione è uno stato che si sviluppa attraverso sentimenti e atteggiamenti freddi, comporta lo sviluppo di uno stato di indifferenza verso i destinatari del proprio servizio e induce un comportamento di negatività generale verso gli altri, non che verso sé stessi e  il proprio lavoro (Maslach, et. al, 1986). Tale attitudine di insensibilità nei confronti dei fruitori del servizio porta a sua volta a incolpare gli altri per il proprio scarso rendimento lavorativo (Fernández & Manzano, 2002). 
  • La bassa efficacia personale riguarda la tendenza a valutare negativamente il proprio lavoro, credendo che sia impossibile cambiare la situazione e perciò non valga la pena nemmeno provarci. Secondo alcuni autori (Mingote, 1998; Gil-Monte, 2002) , si è inclini a valutare negativamente anche sé stessi , le proprie abilità, e le interazioni in ambito lavorativo. 

Dal punto di vista psicologico queste tre dimensioni sono collegate tra loro, l’esaurimento emotivo è il risultato di fenomeni stressanti in ambito lavorativo, come ad esempio eccessive richieste lavorative ed emotive, conflitti interpersonali. Per far fronte a tali richieste, le persone tendono a distaccarsi mentalmente dal proprio lavoro andando così a diminuire la propria performance e sviluppando un sentimento di inefficacia (Schaufeli & Salanova, 2014).
La depersonalizzazione e l’esaurimento emotivo sono considerate le dimensioni principali del burnout.(Shaufeli, 2013) La depersonalizzazione viene considerata particolarmente importante per i suoi effetti, l’ indifferenza genera comportamenti non produttivi (Maslach & Jackson 1981) hanno scoperto che alti livelli di depersonalizzazione influenzano positivamente l’assenteismo. Firth e Britton (1989)  descrivono la depersonalizzazione come un elemento in grado di predire il turnover.  Le persone che sperimentano la depersonalizzazione si distaccano emotivamente dagli individui con cui interagiscono, limitandosi solo a cambiare la loro espressione esteriore per soddisfare le esigenze emotive del lavoro.

In particolare, in questa indagine si è deciso, al fine di valutare lo stato di malessere di prendere in considerazione la variabile dell’esaurimento emotivo, dato che viene vista come la componente principale del burnout (Masclach & Jackson, 1981). 
Vi sono indicatori, che se rilevati all’interno dell’esperienza del singolo, possono essere segnali d’allarme indicanti lo sviluppo di uno stato di esaurimento emotivo, come la sensazione di non sentirsi a proprio agio nello svolgimento del proprio lavoro.
Negli ultimi anni l’interesse per lo stress lavoro correlato è stato oggetto di numerose ricerche empiriche che hanno mostrato come, il manifestarsi dell’esaurimento emotivo può essere visto quindi come una conseguenza nella percezione dello stress lavorativo cronico che appare associato a una scarsa salute fisica, e una conseguente scarsa produttività sul lavoro (Serrano, Rodriguez, Viera & Bestian, 2008 ).
Damerouti, Bakker, Nachreiner & Schaufeli (2001) sostengono che l’interpretazione dell’esaurimento emotivo in una chiave più generale richiamerebbe le reazioni allo stress occupazionale come ad esempio l’ansietà, la depressione legata al lavoro, l’affaticamento .  Inoltre è stato dimostrato come il fenomeno sia collegato ai diversi stressor legati al lavoro come problematiche legate al ruolo, eccessivo carico di lavoro e a determinati outcomes come assenteismo e turnover (Lee & Ashforth, 1996).

Esistono delle differenze individuali importanti nella gestione dello stress che a monte genera tale stato, Serrano et al.,(2008) individuano tre elementi principali che influenzano lo sviluppo dell’esaurimento emotivo: gli stimoli esterni, le variabili moderatrici, e il grado di vulnerabilità della persona. Per stimoli esterni s’intendono i fattori fisici e interpersonali in relazione alle richieste del compito da svolgere. Le variabili moderatrici fanno invece riferimento a dimensioni specifiche che della società nella quale si è inseriti quindi per esempio la variabile socio- economica, le norme le abitudini. Infine la vulnerabilità personale può essere ricondotta a quegli aspetti soggettivi della persona, quali le aspettative, i valori, le necessità, le strategie di gestione dello stress.

Appare quindi chiaro come l’impatto che l’esaurimento genera sull’individuo e le sue conseguenze sullo sviluppo del burnout, variano da persona a persona, tuttavia anche il contesto in cui il lavoratore si trova ad operare assume un ruolo determinante.
Le prime ricerche inizialmente ipotizzarono, che il burnout  e conseguente l’esaurimento emotivo occorresse in quelle mansioni lavorative che richiedevano interazioni faccia faccia con le persone, in questa prospettiva quindi, il fenomeno riguardava, quelle che venivano definite le professioni di aiuto (Shaufeli e Salanova, 2014).
Nell’arco della propria vita professionale ci si ritrova spesso a dover confrontarsi con situazioni stressanti che provocano stati di ansia e tensione e inficiano o rendono difficoltoso lo svolgimento del proprio lavoro. 
Una delle categorie, che date le caratteristiche proprie della mansione svolta risulta essere in maggior misura associata a situazioni di stress è il personale che lavora negli ospedali. Il contesto sanitario, è terreno particolarmente fertile per questo tipo di studi, la diffusione del burnout nel settore è alta ed è stata oggetto di attenzione di molti autori, diventando un fenomeno di sempre maggior preoccupazione. Studi fatti nel contesto europeo mostrano dati allarmanti, sottolineando come circa il 25% del personale infermiere sarebbe soggetto alla sindrome (Landau ,1992, in, Moreno, Garrosa & Gonzàlez, 2000).
Gli infermieri, ad esempio, vengono considerati come particolarmente inclini allo sviluppo dello stress dovuto principalmente a caratteristiche intrinseche della mansione stessa.
Nello specifico la continua pressione fisica e psicologica con cui i professionisti devono confrontarsi ogni giorno data dal contatto diretto con i pazienti (Moreno, Garrosa & Gonzàlez, 2000) unita a un contesto che spesso è caratterizzato da realtà dolorose, che rende le interazioni con i pazienti particolarmente difficoltose, basti pensare alle tipiche comunicazione medico-paziente che visto le tematiche sono spesso ricche di sentimenti di tensione e apprensione. Oltre a ciò, bisogna tener conto che soprattutto nei contesti di emergenza si ha l’obbligo di prendere velocemente decisioni in situazioni critiche per salvaguardare la salute delle persone.
Date queste peculiarità appare chiaramente come le capacità personali di gestione dello stress per far fronte alle richieste imposte dal contesto siano fondamentali.
A partire dai primi anni Novanta però, si esce dalla concezione di burnout limitato strettamente alle professioni di aiuto (insegnanti, medici, ecc.) per estenderlo anche alle altre professioni e alla vita nelle organizzazioni.
Nonostante ciò, data la grande influenza che l’esaurimento emotivo sembra esercitare, come riportato, nel personale sanitario, si è deciso di prendere in analisi proprio questo contesto attraverso un campione di professionisti con profili differenti tutti operanti in quest’ambito. 
 
 
 
 

 
 
 
© Il lavoro emozionale in ambito sanitario: effetti sul benessere e il malessere lavorativo - Jessica Capelli  
 
 

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