Abilità di Intelligenza Emotiva e Intelligenza Emotiva di Tratto

In accordo con le argomentazioni del paragrafo precedente, Petrides e Furnahm (2000) hanno proposto una distinzione tra due differenti costrutti dell’intelligenza emotiva: abilità di intelligenza emotiva ed intelligenza emotiva di tratto. Questi due costrutti sono differenziati in base al metodo di misura usato per la loro operazionalizzazione.

L’abilità di intelligenza emotiva dovrebbe essere misurata tramite test di misurazione della massima performance legata alle abilità cognitive primariamente coinvolte nel processo emotivo mentre l’intelligenza emotiva di tratto dovrebbe essere misurata tramite misure self-report. Il costrutto di abilità di intelligenza emotiva, detto anche abilità congnitivo-emozionale, in linea con quanto sostenuto da Salovey et al. (1990) corrisponde all’abilità di processare l’informazione emotiva. L'abilità dell'intelligenza emotiva è in realtà particolarmente problematica da misurare, per varie ragioni. Prima tra tutte, la soggettività dell'esperienza emozionale rappresenta una sfida notevole per chiunque voglia creare un test che misuri questo costrutto. Infatti, una difficoltà da aggirare è quella di creare item o prove che siano davvero oggettivi e che possano comprendere in maniera completa l’ambito dell’abilità cognitivo-emotiva

L’intelligenza emotiva di tratto, o autoefficacia emozionale di tratto o IE di tratto, diversamente, è la “costellazione di autopercezioni situata al livello più basso della gerarchia di personalità” (Petrides, 2011) e rappresenta un costrutto meno problematico da misurare. Infatti, a differenza dell’abilità di intelligenza emotiva, comporta  l'uso di strumenti self-report per la sua misurazione perché implica l'autopercezione che una persona ha delle proprie abilità emozionali. In questo costrutto, dunque, la soggettività intrinseca all’esperienza emotiva è riconosciuta operazionalmente. 

Sulla base di queste premesse  Petrides e Furnahm (2000) hanno proposto la teoria dell’intelligenza emotiva di tratto. Secondo questa teoria non c’è un profilo che sia vantaggioso in ogni contesto, ma piuttosto diversi profili vantaggiosi in un determinato contesto e svantaggiosi in un altro. In altre parole il profilo “emozionalmente intelligente” è nulla più di un mito (Petrides, 2011). Inoltre, punteggi alti potrebbero essere l’indicazione di arroganza oppure di un alta desiderabilità sociale. 

Sulla base della teoria dell’intelligenza emotiva di tratto, Petrides e Furnham (2000) hanno proposto anche un questionario: il Trait Emotional Intelligence Questionnaire (TEIQue). Questo questionario si basa su risposte riportate dalle stesse persone che lo compilano e misura specificatamente l’intelligenza emotiva di tratto. E’ composto da 153 Item che permettono di misurare un punteggio su 15 dimensioni (adattabilità, assertività, espressione delle emozioni, gestione delle emozioni, percezione delle emozioni, regolazione delle emozioni, empatia, felicità, impulsività, ottimismo, abilità nelle relazioni interpersonali, autostima, automotivazione, competenza sociale e gestione dello stress), 4 fattori specifici (emozionalità, sociabilità, autocontrollo e benessere) ed un punteggio generale corrispondente all’intelligenza emotiva di tratto. Inoltre sono state proposte versioni di questo questionario tarate su popolazioni specifiche, come bambini (Mavroveli, Petrides, Shove e Whitehead, 2008) e adolescenti (Petrides, 2009). Di particolare interesse per questa tesi è invece il TEIQue-short form (Cooper e Petrides, 2010). Questo questionario è una versione abbreviata del TEIQue e si presta particolarmente per la ricerca, soprattutto in contesti dove c’è poco tempo a disposizione. In questo caso vengono misurate 4 dimensioni specifiche ed un punteggio generale. Gli item sono solo 30: 2 per ognuna delle 15 variabili della versione completa del TEIQue. 

 

 

 

 
Intelligenza emotiva e altruismo: effetto di ripetuti successi ed insuccessi nel comportamento d’aiuto -  © Andrea Righi

 

 

 

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