CONCLUSIONI

Il disagio lavorativo ed il malessere organizzativo sono ormai realtà che, non lo si può negare, stanno “emergendo” in termini preoccupanti.

Diviene pertanto necessario raggiungere l’obiettivo, individuato dall’Accordo Europeo del 2004, di “aumentare la consapevolezza e la comprensione di imprenditori, lavoratori e loro rappresentanti sulla questione dello stress lavoro - correlato”.

Le recenti disposizioni normative obbligano giuridicamente i datori di lavoro a tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro. I datori di lavoro sono chiamati ad individuare le cause dello stress legato all’attività lavorativa, valutare i rischi, tra cui anche quelli collegati allo “stress lavoro – correlato”, ed adottare le misure preventive più opportune per prevenire la salute ed il benessere psicofisico dei lavoratori.

Ad oggi non si è ancora giunti all’individuazione di un modello preciso che le organizzazioni possano adottare negli interventi di gestione dello stress correlato al lavoro ma, a livello europeo, è stato individuato un modello che funge da “modello di riferimento” e che fornisce indicazioni concrete per favorire buone pratiche, utilizzabile quale base per lo sviluppo di importanti linee di condotta ed efficaci piani di azione e di intervento.

Per avere successo nella prevenzione e nella gestione dello stress occupazionale, il modello propone di adottare una strategia di “intervento globale” che integri i tre livelli di interventi identificati dalla letteratura scientifica quali: primario, secondario e terziario.
 
Viene ribadita l’importanza di individuare le fonti dello stress lavorativo (prevenzione primaria che coincide con gli interventi a livello organizzativo), fornire la formazione ai dirigenti ed ai lavoratori in merito alla gestione dello stress lavoro - correlato per ridurne l’impatto (prevenzione secondaria) e, per coloro che abbiano avuto problemi di salute, a causa di stress da lavoro, fornire risorse per gestire e ridurne gli effetti (prevenzione terziaria).

Inoltre per avere successo, occorre agire per favorire negli stakeholders europei (organizzazioni datoriali, sindacati, istituzioni governative), un’adeguata conoscenza, percezione e consapevolezza delle variabili organizzative e psicosociali come possibili fonti di stress occupazionale.

Il tema della percezione e consapevolezza del problema, da parte degli stakeholders, è essenziale soprattutto per i risvolti operativi che esso ha ai fini della gestione e valutazione del rischio.

L’Ispesl ha condotto nel 2004 (Iavicoli et al., 2004) una ricerca che ha messo in evidenza il gap percettivo esistente fra i lavoratori e gli stakeholders.
Dai risultati emerge che, la percezione dello stress lavoro – correlato come problema più frequentemente denunciato dai lavoratori europei, non sia condivisa da tutte le parti sociali.
I risultati sottolineano la carenza di un adeguata percezione e riconoscimento del problema dello stress la cui fonte è riconducibile ad alcune dimensioni organizzative, quali: possibilità di controllo sul proprio lavoro, carico di lavoro, sicurezza lavorativa e carriera, ecc..

E’ opportuno tenere in considerazione che alcune caratteristiche, quali: grado di comprensione del fenomeno, grado di controllo percepito sul rischio ed i suoi effetti, conoscenza del rischio, rivestono un ruolo fondamentale nei processi percettivi e valutativi e possono influenzare fortemente la percezione degli individui fino al punto di determinare valutazioni inadeguate, sottovalutazioni o non riconoscimento del grado effettivo di rischiosità di alcuni aspetti della vita organizzativa.

Diventa indispensabile pertanto, diffondere ulteriormente le conoscenze relative ai possibili effetti sui lavoratori della variabili organizzative potenzialmente stressogene, sulle quali esiste un ampia evidenza scientifica (Natali et al., 2007).

Assume in quest’ottica, all’interno processo di intervento nella gestione dello stress lavoro – correlato, un ruolo chiave la “valutazione del rischio” che riserva sempre maggiore enfasi ai fattori di rischio psicosociali.
In letteratura sembra ci sia accordo nell’adottare un modello integrato nella valutazione dei rischi che preveda da un lato la valutazione dell’organizzazione e dall’altro la valutazione delle percezioni del lavoratore.
Inoltre viene suggerita la possibilità di adottare un approccio multidisciplinare che veda coinvolte, oltre al medico del lavoro, altre figure quali: esperti in ergonomia, psichiatri ed esperti in psicologia del lavoro (es: Tangredi et al., 2007).

Negli ultimi anni la comunità scientifica europea ha dichiarato l’interesse, come priorità nella ricerca, nei fattori di rischio psicosociali correlati al lavoro con particolare attenzione ai metodi di misura e valutazione dello stress lavoro – correlato.
In particolare nell’attuale piano triennale 2008-2010 è stato dato maggiore rilievo alle tematiche correlate ai rischi psicosociali, sviluppando specifiche linee di ricerca orientate allo sviluppo di concreti strumenti per la misura, valutazione e gestione dei rischi psicosociali (Ispesl, www.ispesl.it).

L’obiettivo è quello di favorire l’applicazione delle conoscenze teoriche, ormai consolidate, alle realtà lavorative attraverso l’individuazione di “buone prassi”.

Tali obiettivi possono essere raggiunti sia attraverso una miglior definizione di indicatori oggettivi di stress occupazionale, sia favorendo un’adeguata percezione del problema fra gli stakeholders, sia attraverso la formazione manageriale e ai gestori delle risorse umane.

Per la realizzazione di strategie di intervento efficaci inoltre, nel modello proposto viene sottolineata l’importanza della disponibilità dell’organizzazione ad affrontare i cambiamenti necessari e l’importanza di realizzare interventi che possano essere adottati nella pratica lavorativa quotidiana favorendo l’implementazione di un “ciclo continuo” di miglioramento.

Il dialogo sociale assume in questo scenario un ruolo rilevante, al fine di permettere ai diversi protagonisti del mondo del lavoro di raggiungere obiettivi condivisi sulla gestione del problema dello stress occupazionale e di giungere ad un diffuso ed auspicabile livello di benessere lavorativo, mirando al radicamento di una cultura di tutela della salute e del benessere lavorativi.

Oggi la salute dell’organizzazione e quella dei lavoratori sono aspetti ormai da considerare inscindibili.

Così come, lo stress lavoro – correlato ed un mondo del lavoro in continua evoluzione e cambiamento.
Lo stress sembra essere un fenomeno destinato ad accompagnare la vita di ciascuno, come sosteneva Selye “la completa libertà dallo stress è morte. Contrariamente a quanto si pensa non abbiamo e, in realtà, non possiamo evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi, ed adattando la nostra filosofia dell’esistenza ad esso” (Selye, 1974)

 

LA VALUTAZIONE DELLO STRESS LAVORO CORRELATO: PROSPETTIVE DI INTERVENTO A PARTIRE DAL DECRETO LEGISLATIVO DEL 9 APRILE 2008, N°81 - © Serena Molari
 

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